Monologo di Blaine (Seth Numrich) in The Boroughs: anziani, tempo, pace

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Monologo di Blaine (Seth Numrich) da "The Boroughs - Ribelli senza tempo": gli anziani 

Se stai cercando un monologo maschile per provino che lavori sulla calma apparente, sulla persuasione e su un sottotesto inquietante senza bisogno di alzare la voce, questo fa per te. Il monologo di Blaine in The Boroughs - Ribelli senza tempo è una trappola: in superficie consola, sotto la superficie manipola. Ed è proprio questo doppio binario che lo rende molto utile per un attore.

Scheda tecnica

  • Film/Serie: The Boroughs - Ribelli senza tempo

  • Personaggio: Blaine

  • Attore/Attrice: Seth Numrich

  • Minutaggio: 15:57-16:50

  • Durata monologo: 1 minuto

  • Difficoltà: 7/10 — calma credibile con sottotesto ambiguo

  • Emozioni chiave: empatia, controllo, malinconia, inquietudine, persuasione

  • Adatto per: provini camera, ruoli ambigui, personaggi istituzionali, uomini rassicuranti ma opachi

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

Blaine si trova nel centro per anziani in cui lavora o che comunque gestisce da posizione di autorità. Davanti a lui c’è Claire, la figlia di Sam, arrivata perché preoccupata per il padre. La situazione, almeno in apparenza, è semplice: una donna cerca risposte, un uomo prova a rassicurarla.

Ma il punto interessante è un altro. Blaine non si limita a spiegare: costruisce una narrazione emotiva. Usa l’esempio di Mike Ellis, un paziente affetto da demenza, per portare Claire verso una conclusione precisa, cioè accettare quel luogo come soluzione necessaria. In The Boroughs - Ribelli senza tempo, questa scena funziona perché dietro il tono accogliente di Seth Numrich si sente già qualcosa di storto.

Testo del monologo

No, no, nessuno qui è pazzo. A loro serve un piccolo aiuto in più. Ad esempio, Mike Ellis. Guardi. Ogni giorno per vent’anni lui ha preso il bus per recarsi al lavoro col suo amico Charlie. Quando Mike ha sviluppato la demenza ha iniziato a chiedere dove fosse Charlie, ogni giorno. E, ogni giorno, la sua famiglia gli doveva ricordare che Charlie era morto. Così ogni giorno Charlie ha dovuto rivivere la morte del suo migliore amico.

Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.

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Ma poi una mattina i suoi figli lo hanno trovato in giro confuso a vagare in cerca di una vera fermata del bus. E l’hanno portato qui, dove Mike può aspettare il suo amico, in pace. Le persone che soffrono di demenza, non percepiscono il tempo come facciamo noi. Il tempo non è una linea retta per loro, è come se fossero in mare aperto e si sentissero persi, alla deriva. Ma questo… questo è un porto sicuro per le persone che amiamo. Parli con suo padre. Si faccia un’idea, prima che qualcuno lo trovi confuso a vagare come il signor Ellis.

Note di recitazione riga per riga

“No, no, nessuno qui è pazzo.”: Qui non partire difensivo in modo scoperto. Meglio un tono basso, quasi gentile, come se stessi correggendo un equivoco con pazienza. Il primo “no” può essere più istintivo, il secondo più controllato. 

“A loro serve un piccolo aiuto in più.”: Rallenta su “piccolo”, perché è una parola strategica: minimizza, addolcisce, rende tutto più accettabile. Il busto resta aperto, le spalle morbide. Non fare il medico da fiction che spiega il caso clinico: qui stai vendendo una visione rassicurante.

“Ad esempio, Mike Ellis. Guardi.”: Su “Mike Ellis” entra nel concreto. Dare un nome rende il racconto più umano e più credibile. 

“Ogni giorno per vent’anni lui ha preso il bus per recarsi al lavoro col suo amico Charlie.”: Qui il ritmo può distendersi. Stai dipingendo una routine antica, quasi tenera. 

“Quando Mike ha sviluppato la demenza ha iniziato a chiedere dove fosse Charlie, ogni giorno.”: La parola “demenza” va detta con naturalezza, senza appesantirla. 

“E, ogni giorno, la sua famiglia gli doveva ricordare che Charlie era morto.”: Questa è una frase chiave. Non correre. 

“Così ogni giorno Charlie ha dovuto rivivere la morte del suo migliore amico.”: Attenzione: qui Blaine sbaglia nome oppure scivola nel racconto in modo ambiguo, e proprio questo può creare una sfumatura interessante. 

“Ma poi una mattina i suoi figli lo hanno trovato in giro confuso a vagare in cerca di una vera fermata del bus.”: Qui aumenta leggermente il ritmo nella prima parte, poi rallenta su “una vera fermata del bus”. Quell’immagine è concreta, quasi cinematografica. 

“E l’hanno portato qui, dove Mike può aspettare il suo amico, in pace.”. Su “qui” appoggia bene la voce. È il centro del discorso. Il luogo in cui ti trovi deve diventare improvvisamente la soluzione narrativa.

“Le persone che soffrono di demenza, non percepiscono il tempo come facciamo noi.”: Qui Blaine passa dal caso singolo alla teoria. Cambia appena il registro: meno racconto, più autorevolezza. Fai una piccola pausa dopo “demenza”. Poi una seconda pausa lieve prima di “come facciamo noi”, come a includere Claire nel tuo campo.

“Il tempo non è una linea retta per loro, è come se fossero in mare aperto e si sentissero persi, alla deriva.”:  Questa è la frase più poetica del monologo, quindi è anche la più pericolosa. L’errore più comune è gonfiarla. Non serve. Funziona meglio se la dici come un’immagine che Blaine usa spesso, ormai interiorizzata. 

“Ma questo… questo è un porto sicuro per le persone che amiamo.”: La ripetizione di “questo” è preziosa. La prima volta cercala, la seconda affermala. Pausa netta tra le due. Un piccolo gesto della mano o del mento verso lo spazio circostante aiuta. 

“Parli con suo padre.”: Qui cambia l’obiettivo. Non stai più raccontando: stai guidando. Frase breve, diretta. Tono morbido, ma con una punta di decisione in più. 

“Si faccia un’idea, prima che qualcuno lo trovi confuso a vagare come il signor Ellis.”: Chiusa fondamentale. Parti quasi ragionevole su “Si faccia un’idea”, poi lascia scendere un’ombra su “prima che qualcuno lo trovi”. 

Perché questo monologo funziona

Questo monologo di Blaine da The Boroughs - Ribelli senza tempo funziona perché non chiede all’attore di “mostrare emozione” in modo diretto. Chiede qualcosa di più difficile: tenere insieme due verità. La prima è quella ufficiale, cioè la compassione verso chi soffre di demenza. La seconda è il possibile sottotesto di manipolazione, controllo, o comunque di opacità morale.

Blaine parla come un uomo premuroso, ma l’attore non deve mai dimenticare che sta orientando Claire verso una scelta. Non è un ricordo condiviso. Non è uno sfogo. È persuasione travestita da empatia.

Il punto chiave è non fare il “cattivo ambiguo” in modo compiaciuto. Così si perde la cosa migliore del pezzo, cioè la sua apparente umanità. Attenzione a non cadere nella trappola di renderlo teatrale: questo è un pezzo da ascolto, da precisione, da camera.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini self tape per ruoli maschili adulti, controllati e ambigui

  • personaggi istituzionali: medici, direttori, terapeuti, funzionari

  • scene in cui serve mostrare autorevolezza senza aggressività

  • casting per thriller psicologici o drama con sottotesto oscuro

Evitalo se:

  • ti chiedono un pezzo fortemente esplosivo o rabbioso

  • hai bisogno di mostrare grande varietà emotiva in poco tempo

  • il provino richiede leggerezza, commedia o vulnerabilità romantica

Si abbina bene con: un secondo monologo più scoperto e fragile, magari tratto da un drama familiare, così mostri il contrasto tra controllo e crollo.

Se lavori su questo pezzo, concentrati meno sull’idea di “fare impressione” e più sul far sentire che Blaine crede davvero a ciò che dice. È lì che il monologo prende forza. E per un attore, questa è una palestra molto utile: imparare a inquietare senza mai uscire dal controllo.

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