Monologo di Blaise da The Boroughs: al lupo, al lupo

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Monologo di Blaise da "The Boroughs - Ribelli senza tempo": la favola di al lupo al lupo

Questo monologo di Blaise da The Boroughs - Ribelli senza tempo è interessante perché sembra una favola raccontata con calma, ma in realtà è una minaccia. Se stai cercando un monologo maschile per provino che ti permetta di lavorare sulla tensione senza alzare la voce, questo pezzo è molto utile. La trappola è recitarlo come “racconto inquietante”: invece va trattato come un avvertimento chirurgico, educato, quasi gentile.

Scheda tecnica

  • Personaggio: Blaise

  • Attore/Attrice: Seth Numrich

  • Stagione/Episodio: Episodio non specificato

  • Minutaggio: 6:00-7:45

  • Durata monologo: 1 minuto e 45 secondi

  • Difficoltà: 8/10 — Minaccia mascherata da favola, controllo totale

  • Emozioni chiave: controllo, minaccia, ironia, superiorità, freddezza

  • Adatto per: provini thriller, villain, ruoli ambigui, personaggi manipolatori

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

Blaise sta parlando a Sam. La scena, in apparenza, sembra costruita come un racconto: Blaise riprende la storia del ragazzo che gridava “Al lupo, al lupo” e la riformula in modo più oscuro. Ma il punto non è la favola. Il vero destinatario del monologo è Sam, e il messaggio è molto chiaro: non deve impicciarsi, non deve andare oltre, non deve entrare nella “foresta”. Blaise usa una metafora per esercitare pressione psicologica. Non minaccia apertamente: suggerisce, avverte, lascia immaginare le conseguenze.

Testo del monologo

Conosci la storia del ragazzo che gridava: “Al lupo, al lupo”?

La storia originale era ambientata in un piccolo villaggio felice, che era circondato da una foresta oscura.

In questo villaggio felice viveva un ragazzino che amava andare a giocare tra gli alberi ai margini del paese.

Fino a che… un bel giorno, il ragazzino vide un grosso lupo, che lo osservava dal profondo della foresta oscura.

Spaventato il ragazzo corse a casa. Disse agli abitanti del villaggio che aveva visto un lupo.

Ovviamente gli abitanti gli credettero, e così formarono una squadra di cacciatori.

Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.

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Continua...

Ma, una volta raggiunto il limite della foresta non videro traccia del lupo.

Il giorno seguente successe lo stesso. E il giorno dopo di nuovo. E questa cosa si ripetè per giorni.

Finché a un certo punto gli abitanti del villaggio si convinsero che stava mentendo.

Vedi, dato che ormai nessuno gli credeva, il ragazzo avrebbe potuto mollare.

Il lupo non avrebbe mai osato venire fuori dalla foresta.

E quel ragazzino avrebbe potuto avere una lunga e appagante esistenza nel suo villaggio perfetto, ma il suo orgoglio non glielo permetteva.

Deciso a dimostrare a tutti che stava dicendo la verità, il ragazzo si avventurò all’interno della foresta, dove il lupo… lo divorò.

Capisci cosa intendo dire, Sam?

Note di recitazione riga per riga

“Conosci la storia del ragazzo che gridava: “Al lupo, al lupo”?”: Parti con tono leggero, quasi conversazionale. Non far sentire subito la minaccia. Lo sguardo su Sam deve essere calmo, diretto, come se stessi aprendo una conversazione innocente. La domanda non cerca davvero una risposta: serve a prendere il controllo della scena.

“La storia originale era ambientata in un piccolo villaggio felice, che era circondato da una foresta oscura.”: Lavora sul contrasto tra “villaggio felice” e “foresta oscura”. Su “felice” puoi tenere una morbidezza quasi artificiale; su “oscura” rallenta appena. Non renderla teatrale: deve sembrare una scelta precisa, non una favola recitata ai bambini.

“In questo villaggio felice viveva un ragazzino che amava andare a giocare tra gli alberi ai margini del paese.”: Qui Blaise costruisce la trappola. Il ritmo può essere fluido, controllato. “Ai margini” è importante: sottolinealo senza spingere troppo. È lì che nasce il pericolo, sul confine tra sicurezza e minaccia.

“Fino a che… un bel giorno, il ragazzino vide un grosso lupo, che lo osservava dal profondo della foresta oscura.”: Pausa lunga dopo “Fino a che”. Lascia entrare il cambio. Su “lo osservava” puoi fissare Sam un secondo in più, come se il lupo fosse Blaise stesso. La minaccia deve passare dallo sguardo, non dal volume.

“Spaventato il ragazzo corse a casa. Disse agli abitanti del villaggio che aveva visto un lupo.”: Non accelerare troppo. Racconta i fatti con ordine. Blaise non è agitato: sta guidando Sam dentro un ragionamento. La parola “spaventato” non va recitata con paura, ma con una punta di distacco.

“Ovviamente gli abitanti gli credettero, e così formarono una squadra di cacciatori.”: Su “ovviamente” puoi inserire una micro-ironia. Come se Blaise sapesse già che la fiducia iniziale è una debolezza. Il tono deve restare educato, quasi didattico.

“Ma, una volta raggiunto il limite della foresta non videro traccia del lupo.”: Qui abbassa appena l’energia. “Il limite della foresta” è una soglia. Puoi fare una piccola pausa prima di “non videro traccia”, come se stessi lasciando Sam intuire che il problema non è vedere il lupo, ma sapere quando fermarsi.

“Il giorno seguente successe lo stesso. E il giorno dopo di nuovo. E questa cosa si ripetè per giorni.”: Lavora sul ritmo ripetitivo. Ogni frase deve aggiungere pressione. Non renderla monotona: fai crescere una piccola impazienza sotto la calma. Come se Blaise stesse dicendo: “Vedi dove porta insistere?”

“Finché a un certo punto gli abitanti del villaggio si convinsero che stava mentendo.”: Questa è una svolta. Rallenta su “si convinsero”. Non è importante se il ragazzo mente o no: è importante che nessuno gli creda più. Guarda Sam come se stessi parlando direttamente della sua situazione.

“Vedi, dato che ormai nessuno gli credeva, il ragazzo avrebbe potuto mollare.”: “Vedi” deve essere personale, quasi confidenziale. Qui Blaise smette di raccontare e comincia a spiegare la morale. Su “avrebbe potuto mollare” inserisci una finta comprensione, come se stessi offrendo a Sam una via d’uscita.

“Il lupo non avrebbe mai osato venire fuori dalla foresta.”: Questa frase va detta piano. È la regola del gioco: il pericolo resta al suo posto se nessuno lo provoca. Non fare il cattivo esplicito. La minaccia funziona perché sembra ragionevole.

“E quel ragazzino avrebbe potuto avere una lunga e appagante esistenza nel suo villaggio perfetto, ma il suo orgoglio non glielo permetteva.”: Qui c’è il giudizio. Su “lunga e appagante esistenza” puoi essere quasi dolce, come se descrivessi una possibilità reale. Poi cambia leggermente su “ma il suo orgoglio”: più secco, più freddo. Blaise sta accusando Sam senza nominarlo.

“Deciso a dimostrare a tutti che stava dicendo la verità, il ragazzo si avventurò all’interno della foresta, dove il lupo… lo divorò.”: Questa è la chiusura della trappola. Rallenta su “si avventurò”. La pausa prima di “lo divorò” deve essere molto precisa: non troppo lunga da diventare melodrammatica, ma abbastanza da creare immagine. Su “lo divorò” niente compiacimento: dillo quasi sottovoce.

“Capisci cosa intendo dire, Sam?“: Finale da lama. Non sorridere troppo. Non minacciare apertamente. È una domanda solo in apparenza: in realtà Blaise sta dicendo “ho finito di spiegartelo”. Lo sguardo deve restare fermo su Sam. Pausa dopo il nome: il nome rende la minaccia personale.

Perché questo monologo funziona

Io credo che il cuore di questo monologo di Blaise da The Boroughs - Ribelli senza tempo sia il contrasto tra forma e intenzione. La forma è quella di una favola, quasi un racconto morale. L’intenzione, invece, è violenta. Blaise non sta educando Sam: lo sta avvertendo. Sta usando una storia conosciuta per comunicargli che insistere, indagare o superare un certo confine potrebbe avere conseguenze definitive.

Il punto chiave è che Blaise non deve sembrare “cattivo” nel modo più ovvio. L’errore più comune sarebbe caricare il monologo di voce cupa, sguardi minacciosi e pause da villain. In realtà il pezzo funziona molto meglio se resta controllato, quasi gentile. La minaccia è più forte proprio perché non viene dichiarata: è nascosta nella logica del racconto.

Attenzione a non cadere nella trappola di recitare il lupo, la foresta, il villaggio come immagini fantastiche. Sono metafore, ma per Blaise sono strumenti di potere. Ogni elemento della favola corrisponde a un messaggio per Sam: resta nel villaggio, non entrare nella foresta, non costringere il lupo a mostrarsi. L’attore deve far sentire che Blaise sa perfettamente cosa sta facendo.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini per ruoli da villain elegante, controllato o manipolatore;

  • personaggi ambigui che minacciano senza esporsi;

  • scene thriller basate sulla tensione psicologica;

  • ruoli in cui il potere passa dalla calma, non dall’aggressività.

Evitalo se:

  • il provino richiede emotività aperta o vulnerabilità immediata;

  • non hai ancora controllo su ritmo, pause e sottotesto;

  • cerchi un monologo molto fisico o esplosivo.

Si abbina bene con: Un secondo monologo più fragile o emotivo. Questo pezzo mostra controllo e minaccia; abbinarlo a un monologo di perdita, paura o confessione permette di mostrare un registro opposto.

Altri monologhi dalla serie

Se lavori su questo pezzo, concentrati su una cosa: Blaise non deve convincere Sam urlando, ma facendogli capire che ha già perso spazio. La foresta non è il luogo della favola: è il punto oltre il quale Sam non dovrebbe andare.

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