Monologo di Camille in Berlino e i Gioielli di Parigi: libertà e amore

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Monologo di Camille da "Berlino e i Gioielli di Parigi": libertà di amare

Se stai cercando un monologo che mostri fragilità, desiderio e dignità senza finire nel melodramma, questo di Camille da Berlino e i Gioielli di Parigi  è un pezzo da tenere d’occhio. Funziona solo se sai tenere insieme impulso vitale, vulnerabilità e controllo. Samantha Siqueiros qui non chiede pietà: prova a restare vera mentre viene lasciata andare. Ed è proprio questo che rende il pezzo utile per un provino.

Scheda tecnica

  • Film/Serie: Berlino e i Gioielli di Parigi

  • Personaggio: Camille

  • Attore/Attrice: Samantha Siqueiros

  • Stagione/Episodio oppure Minutaggio: 26:30-28:00

  • Durata monologo: 1 minuto e 30 secondi

  • Difficoltà: 7/10 — fragile ma mai lamentosa

  • Emozioni chiave: innamoramento, delusione, lucidità, speranza, commozione

  • Adatto per: provini drammatici, ruoli romantici complessi, scene di vulnerabilità trattenuta

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

Camille è una donna sposata che incontra Simon, cioè Berlino, senza sapere davvero chi sia. Si innamora di lui in modo rapido, profondo, quasi pericoloso, perché in quell’uomo vede la possibilità di una vita più intensa, meno prevista, meno spenta. Nel momento del monologo, lui la sta lasciando andare: non vuole legarsi di più, anche perché dietro il loro rapporto c’è un mondo che Camille ignora completamente.

La scena è interessante perché Camille non reagisce con rabbia. Non fa scenate, non implora, non si umilia. Accetta il rifiuto, ma lo attraversa restando fedele a quello che sente. È un addio pieno di dolore, sì, ma anche di slancio vitale. E questo per un’attrice è materiale molto buono: il personaggio perde qualcosa, ma non perde se stesso.

Testo del monologo

E cos’è una storiella? Tu lo sai? Perché io no. Io cerco di vivere tutto quello che è possibile. Ci sono notti in cui non posso dormire. Mi sveglio e vado in un bar. Parlo con moltissime persone. Bevo tequila. Ballo, come una pazza. E quando torno a casa… Dormo felice. Perché ho vissuto qualcosa che non era previsto.

Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.

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Molte persone rimarrebbero in camera rigirandosi nel letto, e io esco per vivere intensamente. Scusa, come puoi restare a fissare il soffitto… quando ci sono persone come te che… appaiono quando meno te lo aspetti? Comunque… comprendo il tuo rifiuto. E, mi piace, perché dice tanto di te e della tua onestà. Au revoir. Spero… che un giorno ci rincontreremo.

Note di recitazione riga per riga

“E cos’è una storiella? Tu lo sai? Perché io no.”: Qui non partire già in lacrime. Parti con una sincerità quasi disarmata. Attacca la prima domanda come una sfida dolce, non aggressiva.

“Io cerco di vivere tutto quello che è possibile.”: Questa è la dichiarazione di identità del personaggio. Raddrizza appena la postura, come se Camille si ricordasse chi è.

“Ci sono notti in cui non posso dormire.”: Qui si apre la crepa.

“Mi sveglio e vado in un bar. Parlo con moltissime persone. Bevo tequila. Ballo, come una pazza.”: Questa parte rischia di diventare “carina”. Attenzione. Ogni frase deve avere un piccolo impulso fisico diverso: uno scatto di spalla, un mezzo sorriso, una mano che si apre.

“E quando torno a casa…”: Qui serve una pausa vera. Fai sentire il cambio di temperatura emotiva.

“Dormo felice.”: Frase cortissima, ma decisiva. Non dirla con euforia: è una felicità quieta, quasi infantile.

“Perché ho vissuto qualcosa che non era previsto.”: Qui c’è il cuore filosofico del monologo. Sottolinea “non era previsto” con una piccola pausa prima di “previsto”.

“Molte persone rimarrebbero in camera rigirandosi nel letto, e io esco per vivere intensamente.”: Qui il rischio è il giudizio. Evitalo. Non accusare “molte persone”: è una differenza di natura, non una superiorità morale.

“Scusa, come puoi restare a fissare il soffitto…”: Questa è una domanda che nasce dal dolore. Rallenta su “Scusa”: non è ironico, è quasi tenero.

“quando ci sono persone come te che…”: Qui il sentimento diventa scoperto. Fermati prima di “persone come te”, come se stessi decidendo se esporti troppo.

“appaiono quando meno te lo aspetti?”: Questa chiusura della domanda deve suonare inevitabile. Dai a “appaiono” qualcosa di quasi meravigliato.

“Comunque… comprendo il tuo rifiuto.”: Cambio netto. Camille si ricompone. La pausa dopo “Comunque” è fondamentale: segna il ritorno al controllo.

“E, mi piace, perché dice tanto di te e della tua onestà.”: Qui c’è maturità, ma anche l’ultimo tentativo di dare valore al legame. Sottolinea “onestà” come la qualità che Camille ammira davvero.

“Au revoir.”: Una parola minuscola, ma delicata. Non farla civettuola.

“Spero… che un giorno ci rincontreremo.”: Ultima apertura emotiva. La pausa dopo “Spero” deve contenere quasi le lacrime.

Perché questo monologo funziona

Questo monologo è interessante perché non si appoggia sul classico schema del rifiuto romantico. Io credo che il cuore di questa scena sia tutto nel contrasto tra due modi opposti di stare al mondo: da una parte Simon/Berlino, che controlla, separa, decide; dall’altra Camille, che si butta, sente, vive l’imprevisto come unica forma possibile di verità. Il pezzo quindi non funziona se lo reciti solo come “donna lasciata”. Funziona se fai emergere una visione della vita.

Il punto chiave è il sottotesto: Camille sta dicendo “mi stai rifiutando”, ma sotto sta dicendo anche “io non mi pento di averti incontrato” e soprattutto “io resto fedele alla mia natura anche adesso”. Questo le dà dignità. L’errore più comune sarebbe spingere troppo sul pianto o sulla sofferenza amorosa. Così diventa una scena qualsiasi. Invece qui serve una fragilità viva, non passiva.

C’è un’altra trappola: rendere Camille ingenua. Non lo è. È aperta, impulsiva, romantica, ma capisce quello che sta accadendo. Quando dice che apprezza il rifiuto perché parla dell’onestà di lui, non sta facendo la santa. Sta cercando un senso, e forse anche un modo elegante per sopravvivere a quel momento. Per un’attrice, questa doppiezza è oro puro.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini per ruoli femminili romantici ma non passivi

  • scene di confessione emotiva trattenuta

  • personaggi vitali, impulsivi, pieni di desiderio

  • casting Netflix/seriali con tono drammatico contemporaneo

Evitalo se:

  • ti chiedono un pezzo molto duro o rabbioso

  • hai bisogno di mostrare comic timing

  • il provino richiede forte trasformazione sociale o anagrafica

Si abbina bene con: un secondo monologo più secco e controllato, magari tratto da un dramma familiare, per mostrare contrasto tra vulnerabilità e rigore.

Altri monologhi dalla saga di "Berlino"

Se lavori su questo pezzo, concentrati soprattutto su una cosa: Camille non supplica, si espone. È diverso. E cambia tutto. Il valore del monologo sta proprio lì, in quella linea sottile tra quasi lacrima e fierezza. Se riesci a non romperla, hai in mano un ottimo monologo femminile per provino.

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