Monologo di Hans Landa (Christoph Waltz) da Bastardi senza Gloria: ratti, falchi, tedeschi, ebrei

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~ LA REDAZIONE DI RC

Monologo di Hans Landa (Christoph Waltz) da "Bastardi senza Gloria": Ratti, falchi, tedeschi, ebrei

Questo monologo è una trappola perfetta per un attore: sembra tutto controllo, eleganza e intelligenza, ma sotto c’è violenza pura. Se stai cercando un pezzo che mostri autorità, precisione e minaccia senza cadere nell’urlo o nella caricatura del cattivo, il monologo di Hans Landa in Bastardi senza Gloria fa per te. È un monologo maschile per provino che obbliga a lavorare di sottrazione, e proprio per questo può diventare un’arma fortissima.

Scheda tecnica

  • Film/Serie: Bastardi senza Gloria (Inglourious Basterds, 2009)

  • Personaggio: Colonnello Hans Landa

  • Attore/Attrice: Christoph Waltz

  • Minutaggio: 13:50-19:30

  • Durata monologo: circa 5 minuti e 40 secondi

  • Difficoltà: 9/10 — controllo glaciale, ritmo variabile, sottotesto feroce

  • Emozioni chiave: calma, superiorità, ironia, minaccia, sadismo

  • Adatto per: provini da antagonista, ruoli d’autorità, scene di tensione psicologica, test di sottotesto

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

Hans Landa entra in scena all’inizio di Bastardi senza Gloria come ufficiale nazista incaricato di scovare famiglie ebree nascoste nella campagna francese. Si presenta in modo educato, quasi cordiale, ma il punto è proprio questo: la sua gentilezza non rassicura, terrorizza. Sta parlando con un uomo che sa molto più di quanto voglia ammettere, e costruisce il discorso come una rete.

Il personaggio, interpretato da Christoph Waltz, non alza quasi mai la voce. Non ne ha bisogno. La situazione emotiva è chiarissima: lui domina la stanza, domina il tempo della conversazione, domina persino il silenzio. Per un attore, il cuore della scena non è “fare il cattivo”, ma far capire che Landa gode del proprio potere e sa perfettamente di essere temuto.

Testo del monologo

Ora, capisco la sua esitazione a dirlo. Heydrich a quanto pare odiava il nome d’arte che la brava gente di Praga gli aveva affibbiato. In realtà il motivo per cui odiasse quel nome d’arte, il “Boia”, mi sfugge. Aveva fatto tutto quanto in suo potere per meritarlo.

Ma io, al contrario, amo il mio titolo non ufficiale proprio perché me lo sono guadagnato.

Il tratto che fa di me un così efficace cacciatore di ebrei, è che al contrario di molti soldati tedeschi io so pensare come un ebreo, mentre loro sanno pensare solo come tedeschi. Più precisamente come soldati tedeschi.

Ora, se si dovesse determinare quale attributo il popolo tedesco condivide con una bestia sarebbe l’istinto astuto e predatore di un falco; ma se si dovessero determinare quali attributi gli Ebrei condividono con una bestia, sarebbero quelli del Ratto.

La… la propaganda del Fuhrer e di Goebbels ha detto più o meno la stessa cosa, ma le nostre conclusioni differiscono nel fatto che io non considero il paragone un insulto.

Consideriamo, per un momento, il mondo in cui un Ratto viva. E’ un mondo molto ostile.

Se un Ratto dovesse intrufolarsi dalla porta di casa sua, adesso, non lo accoglierebbe con ostilità? I ratti le hanno fatto qualcosa per creare l’animosità che sente nei loro confronti? I ratti erano la causa della peste bubbonica, ma è successo tempo fa. Io penso questo: le malattie diffuse dai ratti possono essere diffuse anche dagli scoiattoli. E’ d’accordo? Eppure immagino che non nutra per gli scoiattoli la stessa animosità che ha per i ratti. Eppure sono entrambi roditori, no? E a parte la coda si somigliano perfino. 

Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.

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Tuttavia, per quanto interessante possa essere il concetto, non fa la minima differenza con quello che lei prova. Se un ratto si intrufolasse dalla porta proprio ora, mentre sto parlando, gli offrirebbe un bicchiere del suo latte squisito? Io non credo proprio. Non le piacciono. Non sa bene perché non le piacciono, sa solo che li trova ripugnanti.

Di conseguenza, un soldato tedesco perquisisce una casa in cui si sospetta si nascondano gli Ebrei. Dove guarda il falco? Guarda nel fienile, guarda in soffitta, guarda in cantina… Guarda ovunque lui potrebbe nascondersi. Ma ci sono molti posti in cui a un Falco non verrebbe in mente di nascondersi.

Infatti la ragione per cui il Fuhrer mi ha strappato alle mie Alpi in Austria e mi ha portato nella campagna francese oggi è perché viene in mente a me. Perché capisco di quale impresa incredibile un uomo sia capace una volta abbandonata la propria dignità.

Posso fumare la pipa anche io?


(Si accende la pipa)

Ora… il mio dovere impone che io faccia entrare i miei uomini in casa sua, per condurre una scrupolosa perquisizione prima di poter ufficialmente cancellare la sua famiglia dalla mia lista. E se ci saranno irregolarità riscontrabili, e ci saranno sicuramente… certo, a meno che lei non abbia da dirmi qualcosa che renda la perquisizione superflua… potrei aggiungere che ogni informazione che renderà più facile lo svolgere del mio dovere qui, non verrà ricambiata con punizione. Anzi, al contrario, verrà ricambiata con un premio. E quel premio sarà che la sua famiglia non sarà più disturbata in alcun modo dai militari tedeschi per il resto della nostra occupazione nel vostro Paese.

Lei dà rifugio ai nemici dello Stato, vero? Sono sotto le tavole del pavimento, vero? Mi indichi il punto in cui si nascondono.

Note di recitazione riga per riga

“Ora, capisco la sua esitazione a dirlo…”: attacca con tono morbido, quasi comprensivo; sguardo fisso ma non aggressivo; postura rilassata, come se stessi mettendo l’altro a suo agio per farlo crollare.

“Aveva fatto tutto quanto in suo potere per meritarlo.”: qui entra una punta di umorismo nero; accenna un sorriso minimo, più intellettuale che emotivo; lascia una pausa prima di “meritarlo”.

“Ma io, al contrario, amo il mio titolo…”: abbassa leggermente il volume, come su una confidenza preziosa; petto aperto; gusto quasi vanitoso nel pronunciare “me lo sono guadagnato”.

“Il tratto che fa di me un così efficace cacciatore di ebrei…”: rallenta su “così efficace”; fai sentire l’orgoglio professionale, non la rabbia; occhi lucidi di intelligenza, non di furia.

“Io so pensare come un ebreo…”: non caricare la frase di odio, sarebbe troppo facile; dilla come se stessi illustrando una competenza tecnica; il gelo nasce proprio dalla normalità.

“L’istinto astuto e predatore di un falco…”: qui il ritmo si fa più elegante, quasi da lezione; accompagna con un piccolo gesto della mano; fai capire che Landa ama ascoltarsi.

“...sarebbero quelli del Ratto.”: taglia netto la parola “Ratto”; micro-pausa prima e dopo; sguardo addosso all’interlocutore per vedere l’effetto.

“Io non considero il paragone un insulto.”: mezzo sorriso breve e disturbante; tono più basso; come se stessi offrendo un ragionamento “ragionevole”.

“Consideriamo, per un momento…”: qui entri in modalità seduttiva; inviti l’altro a seguirti; usa un ritmo più lento, quasi ipnotico.

“Se un Ratto dovesse intrufolarsi…”: non avere fretta; ogni domanda è un passo verso la trappola; guarda l’altro come un professore che sa già la risposta.

“I ratti le hanno fatto qualcosa…?”: la domanda non va recitata indignata; va fatta con falsa curiosità; sopracciglio appena sollevato.

“Le malattie diffuse dai ratti possono essere diffuse anche dagli scoiattoli.”: questa frase vive di logica fredda; spezza bene “ratti” e “scoiattoli”; mantieni il corpo fermo, lascia lavorare solo la voce.

“E a parte la coda si somigliano perfino.”: qui puoi inserire una lieve ironia; quasi una nota da conversazione brillante; attenzione a non farla diventare macchietta.

“Non sa bene perché non le piacciono…”: abbassa ancora il tono; questa è la parte più insinuante; sembra che Landa stia leggendo nella mente dell’uomo, e deve sentirsi.

“Guarda nel fienile, guarda in soffitta, guarda in cantina…”: costruisci una progressione; ogni luogo un gradino; non correre, ma aumenta la pressione.

“Ma ci sono molti posti…”: piccola pausa prima di “molti”; qui devi far sentire che la partita è già finita; il falco non vede, lui sì.

“Perché capisco di quale impresa incredibile un uomo sia capace…”: questa frase va detta con cupa ammirazione; non disprezzo, quasi studio antropologico; lo sguardo si fa più duro.

“Posso fumare la pipa anche io?”: cambio improvviso di tono; quasi leggero, civile; proprio questo cambio disorienta e terrorizza.

(Si accende la pipa): prenditi tempo; il gesto è potere puro; nessuna fretta, nessun nervosismo.

“Ora… il mio dovere impone…”: qui il ritmo torna misurato e burocratico; sembra un documento parlato; più sei ordinato, più fai paura.

“...e ci saranno sicuramente…”: lascia una sospensione sporca; un piccolo cedimento verso il sorriso; sai già tutto.

“...non verrà ricambiata con punizione.”: tono rassicurante, quasi paterno; è una menzogna morbida, non una minaccia aperta.

“Lei dà rifugio ai nemici dello Stato, vero?”: adesso niente più eleganza inutile; linea retta, domanda secca; sguardo inchiodato.

“Sono sotto le tavole del pavimento, vero?”: qui puoi avanzare di pochissimo col busto; il colpo finale deve arrivare senza esplodere.

“Mi indichi il punto in cui si nascondono.”: frase conclusiva pulita, precisa, definitiva; nessuna rabbia; l’errore più comune è gridarla, mentre funziona molto di più se la dici come un ordine amministrativo.

Perché questo monologo funziona

Questo monologo di Hans Landa in Bastardi senza Gloria funziona perché non vive sulla violenza esterna, ma sulla gestione del tempo. Il cuore di questa scena è il piacere del controllo. Landa non vuole solo ottenere un’informazione: vuole dimostrare all’altro che la sua mente è superiore, che la resistenza è inutile, che persino la conversazione appartiene a lui.

Il punto chiave è il sottotesto. Non sta parlando di animali, di propaganda o di logica comparativa. Sta dicendo: “So che stai mentendo. Posso distruggerti quando voglio. Decido io quando farlo.” Se un attore perde questo livello e si limita a “fare il nazista cattivo”, il monologo crolla. Diventa piatto, prevedibile, quasi teatrale nel senso peggiore.

La crudeltà qui è raffinata, educata, persino brillante. Attenzione anche a non imitare Christoph Waltz in superficie: la musicalità della sua interpretazione è straordinaria, ma copiarne il risultato senza capirne la strategia porta dritti alla maschera. 

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini per antagonisti intelligenti e manipolatori

  • ruoli di potere istituzionale o militare

  • scene di tensione psicologica senza esplosione fisica

  • test di recitazione basati su sottotesto e ascolto

Evitalo se:

  • cerchi un pezzo breve e immediato

  • il provino richiede naturalezza contemporanea molto asciutta

  • non hai ancora controllo forte di pause e ritmo verbale

Si abbina bene con: un secondo monologo più vulnerabile e umano, magari tratto da un dramma familiare o da un coming-of-age, per mostrare contrasto e ampiezza di registro.

Se lavori su questo pezzo, concentrati meno sulla cattiveria e più sul piacere del dominio. Hans Landa non invade la scena: la possiede già. E quando un attore capisce questa differenza, il monologo cambia faccia.

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