Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Se stai cercando un monologo che mostri autorità, freddezza e ferocia senza scivolare nell’urlato generico, questo pezzo da Hela in Thor: Ragnarok fa per te. È una trappola perfetta per attrici che vogliono portare a un provino un villain femminile con status altissimo: breve, memorabile, molto fisico, ma anche insidioso, perché basta spingere troppo e diventa caricatura.
Film/Serie: Thor: Ragnarok (2017)
Personaggio: Hela
Attore/Attrice: Cate Blanchett
Minutaggio: 31:30-32:30
Durata monologo: 50 secondi
Difficoltà: 8/10 — reggere potere assoluto senza teatralità vuota
Emozioni chiave: superiorità, disprezzo, lucidità, fame di potere, minaccia
Adatto per: provini da villain, ruoli autoritari, self tape intensi, scene di status alto
Dove vederlo: Disney+
In Thor: Ragnarok, Hela torna ad Asgard dopo un lungo esilio e si presenta davanti all’esercito come una sovrana che non deve conquistare credibilità: per lei, quel potere le appartiene già. Questo è il punto da capire subito. Non sta cercando consenso. Sta comunicando un fatto.
La situazione emotiva del personaggio è semplicissima e proprio per questo difficile da recitare: Hela non è agitata, non è isterica, non è “cattiva” nel modo facile. È convinta di essere nel giusto. Davanti ai soldati parla come chi sta rimettendo ordine in un mondo che considera decaduto. Cate Blanchett, in Thor: Ragnarok, lavora proprio su questa calma brutale: il pericolo non è nel volume, ma nella certezza.

Mi è giunta voce che non abbiate idea di chi io sia.
Io sono Hela, primogenita di Odino, comandante delle legioni di Asgard, legittima erede al trono, e inoltre la Dea della morte.
Mio padre è morto. E così anche i principi. (pausa breve) Prego.
Un tempo noi eravamo la sede del potere assoluto nel cosmo.
Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.
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La nostra supremazia era indiscussa.
Tuttavia Odino si è fermato a Nove regni.
Il nostro destino è di regnare su tutti gli altri.
E io sono qui per ristabilire quel potere.
Inginocchiatevi, ed elevatevi al rango della mia grande conquista!
“Mi è giunta voce che non abbiate idea di chi io sia.”: Entra senza fretta, come se il silenzio fosse già tuo. Sottolinea “chi io sia” con un piccolo abbassamento del tono, non con la rabbia.
“Io sono Hela, primogenita di Odino, comandante delle legioni di Asgard, legittima erede al trono, e inoltre la Dea della morte.”: Qui il rischio è fare l’elenco in modo piatto o troppo enfatico. Evitalo. Dividi i titoli come se ogni definizione fosse una prova schiacciante.
“Mio padre è morto.”: Taglio netto. Frase corta, asciutta, senza lutto. Non abbassare lo sguardo: per Hela è un dato, non una ferita esposta.
“E così anche i principi.”: Qui puoi inserire un’ombra di ironia. Minima, ma velenosa. La parola “principi” va detta con un leggero disprezzo, quasi fossero ostacoli mediocri.
“Prego.”: Questa è una coltellata elegante. Falla brevissima, con un mezzo sorriso che compare e sparisce.
“Un tempo noi eravamo la sede del potere assoluto nel cosmo.”: Qui allarghi il respiro e il quadro. Porta lo sguardo oltre i soldati, come se vedessi un impero davanti a te.
“La nostra supremazia era indiscussa.”: Frase secca, da sentenza. Fermati mezzo secondo dopo “supremazia” per lasciarla cadere nella stanza.
“Tuttavia Odino si è fermato a Nove regni.”: Qui entra il giudizio sul padre. Non trasformarlo in dolore familiare: è una critica strategica.
“Il nostro destino è di regnare su tutti gli altri.”: Questa battuta ha bisogno di visione, non solo aggressività. Lo sguardo va in alto o lontano, come se stessi nominando qualcosa di inevitabile.
“E io sono qui per ristabilire quel potere.”: Qui torni al presente e al corpo. Appoggia bene “io”, ma senza gonfiarlo troppo.
“Inginocchiatevi, ed elevatevi al rango della mia grande conquista!”: Comando finale: non urlarlo subito. Parti bassa su “Inginocchiatevi”, come se fosse ovvio che obbediranno.
Questo monologo è interessante perché non ti chiede di “fare la cattiva”: ti chiede di incarnare uno status. Hela non sta reagendo agli eventi, li sta ordinando. È un personaggio che parla dal vertice, e se l’attrice parte da un’emozione troppo visibile — rabbia, isteria, vendetta — il pezzo si abbassa subito.
Il punto chiave è il sottotesto politico. Non sta dicendo solo “sono potente”, ma “il potere mi spetta per diritto e voi avete dimenticato la vostra vera natura”. Questo rende il monologo molto utile per chi vuole mostrare leadership, visione e minaccia nello stesso pezzo. C’è un pensiero dietro ogni frase: genealogia, legittimità, espansione, sottomissione.
L’errore più comune sarebbe trattarlo come un monologo “cattivo e basta”, con voce grave forzata e occhi spalancati. Attenzione a non cadere nella trappola di imitare superficialmente Cate Blanchett. Lei in Thor: Ragnarok non lavora per accumulo, ma per sottrazione. Devo dirlo: appena aggiungi troppi effetti, il monologo perde nobiltà e diventa cosplay. Invece deve restare una dichiarazione di sovranità.

Funziona per:
provini da villain elegante e dominante
ruoli da regina, leader, antagonista politica
self tape in cui vuoi mostrare controllo vocale e presenza scenica
casting che cercano un’energia fredda, intelligente, verticale
Evitalo se:
ti serve un pezzo realistico e quotidiano
il provino richiede vulnerabilità scoperta o fragilità emotiva
non hai ancora controllo su pause, status e gestione dello sguardo
Si abbina bene con: un secondo monologo più intimo e umano, magari di crollo o confessione, per creare contrasto netto.
Se lavori su questo pezzo, concentrati meno sulla cattiveria e più sulla legittimità. Hela vince quando entra come se il mondo le appartenesse già
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