Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo di Josh da Beef - Lo scontro 2 sembra uno sfogo disordinato, quasi ubriaco, ma in realtà chiede controllo, lucidità e precisione emotiva. Se stai cercando un monologo maschile per provino che mostri fragilità, cinismo, autocoscienza e crollo senza cadere nel melodramma, questo pezzo fa per te. Il rischio è strafare. Il vantaggio, se lo lavori bene, è enorme.
Film/Serie: Beef - Lo scontro 2
Personaggio: Josh
Attore/Attrice: Oscar Isaac
Stagione/Episodio: Episodio 6
Minutaggio: 35:00-38:50
Durata monologo: 3 minuti 50 secondi
Difficoltà: 8/10 — confessione spezzata, ritmo instabile, sottotesto continuo
Emozioni chiave: vergogna, paura, lucidità, autodisprezzo, bisogno d’amore
Adatto per: provini drama, ruoli adulti complessi, self-tape intensi, workshop di sottotesto
Dove vederlo: Netflix
Josh, interpretato da Oscar Isaac, arriva a questo monologo in uno stato alterato: ha appena assunto una dose importante di droga ed è nel pieno del divorzio con Lindsey. Ha chiamato Austin con un obiettivo manipolatorio molto preciso, cioè recuperare il video compromettente prima che possa usarlo Lindsey. Ma la scena prende un’altra direzione. Invece di continuare a mentire, Josh crolla e dice la verità. Questo è il punto interessante del monologo Josh Beef - Lo scontro 2: non è una confessione pulita, è una resa momentanea, sporca, contraddittoria, fatta da un uomo che capisce benissimo quanto sia diventato meschino ma non sa più come uscirne.

Austin, posso essere onesto?
Io ti ho invitato a casa mia per provare a convincerti a cancellare le copie di quel video che hai.
Io e Lindsey stiamo divorziando. Beh, ce lo aspettavamo tutti.
Volevo mettere le mani su quel video prima di lei, facendoti drogare per convincerti.
E… sono un patetico del cazzo.
E’ che… io non so come arrivare dall’altro lato. Capisci?
E’ come se vedessi così tanto amore laggiù… ma non riuscissi ad… arrivare da lui.
No, il fatto è che io mi aggrappo a queste cose. E le rubo…
Io rubo… tutto quanto per provare a costruire questa… questa stampella che mi sorregga.
Perché, insomma, io non… non so più come stare in piedi da solo, capisci?
Ti capita mai?
Qualunque sia il tuo tallone d’Achille, quel punto scoperto…
So di avere tutto il tempo per lavorarci sopra, ed è vero, certo, ce l’hai il tempo, ne hai un sacco.
Ma giorno dopo giorno la vita non farà che scalfirlo, chiaro?
E allora ti dirai: “Beh, ma in fondo non sto solo così male.”
Sono solo pensieri passeggeri, quella piccola tentazione qua e là, ma quando otterrò quel lavoro allora me ne occuperò davvero.
Ma poi devi pensare alla promozione, vero?
Poi devi pensare alla casa.
E ben presto ogni rapporto umano sarà finalizzato a me, me, me:
“Se faccio questa cosa per Troy, allora lui farà quest’altro per me”.
Inizi a ragionare così, perché è l’unico modo per restare a galla.
E quando riprovi a prendere fiato, e provi a rimetterti in piedi da solo, ecco che il tallone d’Achille torna a cedere, e cadi di nuovo.
E allora provi ad aggrapparti a chiunque hai intorno.
Ma è troppo tardi. Stai affondando.
E quel pensiero passeggero adesso è ciò che sei.
E’ tardi e ti ha già cambiato.
Austin, posso essere onesto?: attacco basso, quasi intimo; evita il tono solenne; guarda Austin come se stessi chiedendo permesso e temessi la risposta.
Io ti ho invitato a casa mia per provare a convincerti a cancellare le copie di quel video che hai.: dillo con una chiarezza quasi burocratica; niente emozione subito; il colpo arriva proprio dal fatto che Josh ammette il piano senza abbellirlo.
Io e Lindsey stiamo divorziando. Beh, ce lo aspettavamo tutti.: sulla seconda frase inserisci un mezzo sorriso amaro; breve sbuffo sul “tutti”; come se si stesse prendendo in giro da solo.
Volevo mettere le mani su quel video prima di lei, facendoti drogare per convincerti.: qui il ritmo deve spezzarsi; “facendoti drogare” va quasi sputato, con vergogna vera; non cercare simpatia.
E… sono un patetico del cazzo.: pausa prima di “sono”; non gridarla; meglio una constatazione stanca che un’esplosione rabbiosa.
E’ che… io non so come arrivare dall’altro lato. Capisci?: abbassa il volume; “dall’altro lato” va cercato, come se lo vedessi davvero ma da lontano; su “Capisci?” prova un bisogno autentico di essere seguito.
E’ come se vedessi così tanto amore laggiù… ma non riuscissi ad… arrivare da lui.: qui rallenta molto; sguardo perso per un istante; il verbo “arrivare” si inceppa due volte, e l’inceppo è il cuore della battuta.
No, il fatto è che io mi aggrappo a queste cose. E le rubo…: correggiti su “No”; come se stessi capendo meglio mentre parli; sulla parola “rubo” lascia una pausa breve, sporca.
Io rubo… tutto quanto per provare a costruire questa… questa stampella che mi sorregga.: ripetizione non recitata, ma necessaria; piccola mano che cerca qualcosa in aria o sul petto; “stampella” è un’immagine concreta, falla sentire pesante.
Perché, insomma, io non… non so più come stare in piedi da solo, capisci?: qui il corpo può cedere leggermente; magari ti sistemi, perdi equilibrio, o ti siedi peggio; fai sentire che il tema fisico della “stampella” entra nel corpo.
Ti capita mai?: non lanciarla via; è la prima vera apertura verso l’altro; guardalo negli occhi, anche solo per un secondo pieno.
Qualunque sia il tuo tallone d’Achille, quel punto scoperto…: allarga il discorso; tono più riflessivo; mano piccola a indicare un punto del corpo, non teatralmente.
So di avere tutto il tempo per lavorarci sopra, ed è vero, certo, ce l’hai il tempo, ne hai un sacco.: qui Josh si autosmentisce mentre parla; accelerazione lieve su “ed è vero, certo”; come uno che prova ancora a convincersi.
Ma giorno dopo giorno la vita non farà che scalfirlo, chiaro?: torna duro; “scalfirlo” va detto netto; non urlare “chiaro?”, usalo come se imponessi una verità.
E allora ti dirai: “Beh, ma in fondo non sto solo così male.”: qui fai la voce del pensiero autoassolutorio; più leggera, più comoda, quasi seducente.
Sono solo pensieri passeggeri, quella piccola tentazione qua e là, ma quando otterrò quel lavoro allora me ne occuperò davvero.: lungo periodo, quindi attenzione al fiato; non uniformarlo; “quel lavoro” deve avere una piccola punta di fame.
Ma poi devi pensare alla promozione, vero? / Poi devi pensare alla casa.: due gradini; la prima più ironica, la seconda più vuota; fai sentire il meccanismo che si ripete.
E ben presto ogni rapporto umano sarà finalizzato a me, me, me:: qui puoi toccarti il petto tre volte o solo accentuare con il mento; “me, me, me” non è rabbia, è diagnosi.
“Se faccio questa cosa per Troy, allora lui farà quest’altro per me”.: rendila più pragmatica, quasi manageriale; fai capire che Josh quel linguaggio lo conosce bene.
Inizi a ragionare così, perché è l’unico modo per restare a galla.: tono asciutto; “restare a galla” è l’alibi morale del personaggio; non giudicarlo troppo.
E quando riprovi a prendere fiato, e provi a rimetterti in piedi da solo, ecco che il tallone d’Achille torna a cedere, e cadi di nuovo.: frase lunga, ma qui serve un’onda; parti con speranza minima e finisci in caduta; “cadi di nuovo” quasi in esaurimento.
E allora provi ad aggrapparti a chiunque hai intorno.: mano che cerca davvero un appiglio, anche minimo; non guardare dritto, guarda qualcosa accanto.
Ma è troppo tardi. Stai affondando.: frase corta, definitiva; pausa tra le due; la seconda quasi sussurrata.
E quel pensiero passeggero adesso è ciò che sei.: qui non spiegare, colpisci; voce più ferma; come una verità finalmente nuda.
E’ tardi e ti ha già cambiato.: chiusura senza enfasi; niente lacrima obbligatoria; io la farei quasi svuotata, come se l’energia fosse finita proprio lì.
Questo monologo da Beef - Lo scontro 2 Netflix funziona perché non chiede all’attore di “essere devastato” in modo lineare. Chiede qualcosa di più difficile: essere intelligente mentre si crolla. Josh sa perfettamente quello che sta dicendo. Sa di essere manipolatore. Sa di aver trasformato gli altri in strumenti. Sa anche che sta cercando comprensione. Questa doppiezza rende il pezzo vivo.
Io credo che il cuore della scena sia la vergogna che prova a travestirsi da lucidità. Josh non dice solo “sono distrutto”. Dice: “ho costruito me stesso in modo sbagliato e adesso non so più smontarmi”. Questo è molto più interessante da recitare, perché ti costringe a stare sul bordo tra confessione sincera e bisogno di assolversi.
L’errore più comune sarebbe fare tutto in chiave tragica, come se fosse un monologo sul dolore puro. Non è così. È anche un monologo sul calcolo, sull’abitudine, sulla dipendenza dalla convenienza. Attenzione a non cadere nella trappola di renderlo tutto pianto e disperazione. Il sottotesto vero è: “mi vedo benissimo, e questa è la parte peggiore”.

Funziona per:
ruoli maschili adulti complessi, moralmente ambigui
provini drama contemporanei su crisi identitaria
self-tape dove vuoi mostrare sottotesto e confessione
scene da workshop su dipendenza emotiva e fallimento
Evitalo se:
ti chiedono un pezzo brillante o ritmicamente leggero
hai poco tempo e non puoi costruire le pause
cerchi un monologo giovane/adolescenziale
Si abbina bene con: un secondo pezzo più controllato e tagliente, magari tratto da un legal drama o da un confronto padre-figlio.
Monologo di Lee da Manchester by the Sea
Monologo di Arturo in La dea fortuna
Se lavori su questo pezzo, concentrati sul ritmo del pensiero più che sull’emozione esibita. Il monologo di Josh in Beef - Lo scontro 2 regge solo se sembra nascere lì, davanti a noi, mentre il personaggio capisce da solo cosa è diventato.

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