Monologo di Undi a Hopper – Analisi e significato | Stranger Things 5

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~ LA REDAZIONE DI RC

Monologo di Undi a Hopper in Stranger Things 5

Il monologo di Undi a Hopper in Stranger Things 5 è uno dei momenti più intimi e maturi della stagione, perché racconta una scelta consapevole, non un sacrificio imposto. Undi ripercorre il proprio passato di bambina salvata e protetta, ma lo fa per affermare ciò che è diventata: una persona capace di decidere per sé. Non rifiuta l’amore di Hopper, lo onora chiedendo fiducia. 

  • Scheda del monologo

  • Contesto del film

  • Testo del monologo (estratto+note)

  • Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa

  • Finale del film (con spoiler)

  • Credits e dove trovarlo

Scheda del monologo

Serie: Stranger Things 5 episodio 5 (2025)
Personaggio: Undi
Attore: Millie Bobby Brown

Durata: 54:00-56:30

Minutaggio: 2 minuti 30 secondi

Difficoltà 8/10 trasformazione identitaria + contenimento emotivo + confronto affettivo

Emozioni chiave Gratitudine profonda, tenerezza trattenuta, determinazione calma, dolore accettato, autonomia conquistata, fiducia richiesta 

Contesto ideale per un attore Scene di addio o di affermazione identitaria, “dire no senza rompere l’amore”

Dove vederlo: Netflix

Trama Episodio 8

Il gruppo arriva al laboratorio e si divide secondo il piano stabilito: Undi, Kali, Murray e Hopper vanno a piazzare l’esplosivo e attivare la camera sensoriale per permettere a Undi di entrare nella mente di Vecna; tutti gli altri invece saliranno sulla torre radio, il punto più alto e più esposto, dove i mondi si stanno letteralmente schiacciando. Intanto la realtà si incrina ovunque. Nella dimensione X tutto sta iniziando a “scivolare” verso il Sottosopra. Nel laboratorio, Hopper e Undi attivano la camera di deprivazione sensoriale. Undi si immerge. Max sente acqua sotto i piedi. Si alza. Capisce di poter camminare. Esce dalla sala e si ritrova nella dimensione nera, l’anticamera della mente di Henry, dove la aspettano Undi e Kali.  Nel Sottosopra, il gruppo arriva in cima e vede con orrore che il tetto dell’Abisso sta sprofondando: li ha quasi raggiunti. Tra poco verranno sepolti se non fermano Vecna. Undi, Max e Kali sono ora nella mente di Vecna. Undi sente tre colpi arrivare dalla vasca: è il segnale di Hopper, che le comunica che il tempo è pochissimo. Nel frattempo Vicky vede arrivare i militari e si nasconde con Max nel passaggio segreto mentre i soldati fanno irruzione. Undi ha pochissimo tempo. Max chiede fiducia e porta Undi e Kali al centro di un palco, durante uno spettacolo. E infatti succede qualcosa di teatrale e spaventoso: le tende del proscenio si chiudono, e Max fa saltare tutte e tre “dentro” le tende. Cambio di scena. Cambio di ricordo. Si ritrovano nella villa di Henry, dove lui sta controllando il flusso con i bambini in trance.

Qui Undi agisce: con i suoi poteri scaraventa Henry fuori dalla stanza, interrompendo la discesa del “pianeta”. Nel Sottosopra, lo stop si sente: Steve perde l’equilibrio e cade di sotto, ma Jonathan lo salva per un braccio. L’Abisso si ferma. Undi ce l’ha fatta. Henry riemerge da una finestra furioso e si scontra con Undi. I bambini, tenuti invisibili dai poteri di Kali, vedono la scena e capiscono finalmente che Henry/Cosè è il vero cattivo. Kali prova a sferrare il colpo finale saltandogli addosso. Ma Henry svanisce nel nulla. Ed è qui che Vecna cambia tattica: colpisce dal “mondo reale”. Hopper, che aspetta Undi fuori dalla vasca, viene risucchiato in una visione: il fumo, il diserbante, la morte di sua figlia. Poi vede Kali e Undi parlare del loro piano suicida. È un colpo psicologico. Hopper è sconvolto, e Vecna lo visita come un fantasma: si nasconde, confonde lo spazio, lo costringe a reagire. Hopper lo vede e gli spara addosso… ma Vecna svanisce e Hopper scopre l’orrore: ha colpito la vasca. La apre e vede Undi apparentemente morta in un mare di sangue. In preda al panico distrugge la vasca e la abbraccia. Solo dopo capisce che è un inganno: le ferite erano finte, create da Vecna per far distruggere l’unico ponte che permette di combatterlo nella mente. Undi torna sul piano reale e, prima di svanire dalla mente insieme a Kali e Max, Max dà un ordine ai bambini e a Holly: tornare alla grotta. Max riprende coscienza con un grande sospiro e i militari scoprono lei e il piano: ora sanno dove aspettarli.

Nel Sottosopra, Undi e Hopper hanno un confronto durissimo: Henry gli ha mostrato il piano suicida di Undi, ma Hopper rifiuta quella strada. Le parla di futuro, di normalità, di un giorno in cui Undi sarà madre e si arrabbierà perché lei e il suo ragazzo non lasciano la porta aperta “di dieci centimetri”. È un discorso semplice, quasi quotidiano, che però è il vero antidoto a Vecna: immaginare un futuro possibile. Ma Murray interrompe la scena: i militari stanno arrivando. Nella mente di Henry, i bambini raggiungono la grotta dove Vecna non può entrare. Sono temporaneamente al sicuro. Nell’Abisso, Mike prende una pistola lanciarazzi segnalatori da Nancy, e proprio allora Will viene colpito da una visione: vede con gli occhi di Henry, che sta lottando contro i suoi demoni per entrare nella grotta. Con un urlo, compie un passo mai compiuto: entra. Holly lo vede con orrore. I bambini scappano nella vallata. Will resta indietro per provare a fermarlo, mentre gli altri vanno verso l’antro di Vecna. Nel laboratorio del Sottosopra, Undi e Kali vengono colpite da sonar a distanza che disattivano i poteri e le fanno crollare a terra inermi. Hopper si nasconde con Undi e torna indietro a prendere Kali, ormai circondata. Riesce a mettere fuori combattimento alcuni soldati, ma viene attaccato da Akers e dagli altri: vengono fermati.

Murray lancia una bomba improvvisata contro l’elicottero che alimentava il sonar. Esplosione. I militari sono storditi, ma soprattutto i poteri tornano. Undi arriva e uccide tutti i militari presenti. Purtroppo un colpo è partito: Kali sta per morire. Kali se ne va, lasciando una ferita irreversibile. Undi: Undi capisce che può raggiungere l’Abisso saltando da una roccia all’altra. Dentro la grotta Henry rivive il ricordo fatale: nella valigetta c’è una pietra rossa. Appena la prende in mano, la mente a sciame dalla dimensione X gli aveva “detto” di trovarlo. Il bambino prova un dolore atroce e l’uomo morente gli sussurra di resistergli. Ma il Mind Flayer è già dentro Henry e uccide l’uomo con un colpo secco. Will ora ha la verità: Henry è come loro, è stato usato dal Mind Flayer. Ma Henry ribalta: Will è fuori strada. Lui e il Mind Flayer sono una cosa sola.

Monologo di Undi: testo+note

Ero una bambina. Tu mi hai trovata nel bosco. Avevo paura, tanta paura… Io non capivo il mondo. Non capivo…. le persone. Tu mi hai accolta. Mi hai cresciuta, mi hai dato protezione. Sei diventato mio padre. Ma non sono più una bambina. E non sono Sara. Lei non ha scelto, non ha potuto. Ma io si. E ho bisogno che tu abbia fiducia nella scelta che farò. Ho bisogno che tu abbia fiducia in me. 

“Ero una bambina.”: attacco semplice e pulito; tono basso, senza enfasi; sguardo che si appoggia su Hopper come su un punto sicuro; micro-pausa finale per far sentire che sta aprendo una memoria.

“Tu mi hai trovata nel bosco.”: pronuncia “tu” come riconoscimento, non come accusa; leggero cenno del capo, come a dire “te lo ricordi”; ritmo lento, immagini nitide.

“Avevo paura, tanta paura…”: la prima “paura” è dichiarativa, la seconda è un ritorno del corpo; piccola incrinatura della voce; lascia la sospensione sui puntini come respiro che non si completa.

“Io non capivo il mondo.”: abbassa lo sguardo un istante, come se rivedesse i dettagli; tono non lamentoso, ma constatativo; pausa breve dopo “mondo”.

“Non capivo…. le persone.”: usa i puntini come vuoto mentale; durante la sospensione cerca il volto di Hopper, come se la parola “persone” includesse lui e gli altri; “le persone” va detto piano, quasi con diffidenza antica.

“Tu mi hai accolta.”: qui entra la gratitudine; il volto si ammorbidisce; lascia un accenno di sorriso che muore subito, perché non è nostalgia dolce, è memoria necessaria.

“Mi hai cresciuta, mi hai dato protezione.”: elenco con ritmo regolare, come un rosario; evita l’enfasi su “protezione”, rendila concreta; piccolo respiro tra le due parti, come se stesse misurando quanto gli deve.

“Sei diventato mio padre.”: frase centrale; dilla guardandolo dritto, senza scappare; non piangere qui—se piangi qui, il resto perde forza; pausa dopo “padre” per lasciare che colpisca lui.

“Ma non sono più una bambina.”: cambio di asse; tono più fermo, postura più verticale; “Ma” è una porta che si chiude con delicatezza; non è rifiuto, è emancipazione.

“E non sono Sara.”: questa è la lama; dilla con estrema cura, senza durezza; sguardo che resta su Hopper ma con compassione; micro-pausa prima di “Sara” per far sentire che sta entrando in un territorio sacro.

“Lei non ha scelto, non ha potuto.”: doppia negazione come martello, ma senza rabbia; la voce si abbassa e rallenta; dopo “scelto” una pausa breve, dopo “potuto” una pausa più lunga, perché lì pesa il lutto.

“Ma io si.”: frase breve, da pronunciare con calma assoluta; niente grido, niente sfida; il “sì” è un atto di identità; guarda Hopper come a dirgli: “è proprio perché ti amo che lo dico”.

“E ho bisogno che tu abbia fiducia nella scelta che farò.”: qui non sta chiedendo permesso, sta chiedendo alleanza; tono fermo ma affettivo; “ho bisogno” va detto con vulnerabilità; “nella scelta” con solidità; “che farò” con inevitabilità, senza minaccia.

“Ho bisogno che tu abbia fiducia in me.”: chiusura più intima, quasi infantile ma senza tornare bambina; leggero tremore trattenuto; avvicina appena il corpo (o lo sguardo) come richiesta di contatto; dopo la frase silenzio pieno, non aggiungere nulla con il viso: lascia che Hopper riceva.

Analisi discorsiva del monologo di Undi

Questo monologo di Undi è una dichiarazione di identità, non un addio e non una ribellione. È il momento in cui una figlia smette di essere solo “protetta” e chiede di essere riconosciuta come soggetto morale, capace di scegliere. La forza del testo sta tutta nella sua apparente semplicità: Undi non alza mai la voce, non accusa Hopper, non rifiuta l’amore ricevuto. Al contrario, lo riconosce apertamente per potersene separare senza distruggerlo.

La prima parte del monologo è interamente rivolta al passato, ma non è nostalgica. Undi ricostruisce la propria origine emotiva: una bambina spaventata, incapace di capire il mondo e le persone. Il bosco non è solo un luogo fisico, è uno stato mentale: isolamento, confusione, paura primordiale. In questo spazio entra Hopper, nominato sempre come “tu”, mai come funzione o ruolo. È un “tu” affettivo, concreto, che dà accoglienza e protezione. Quando Undi dice “sei diventato mio padre”, non sta cercando approvazione: sta mettendo una base solida sotto tutto ciò che verrà dopo.

Il passaggio cruciale avviene quando Undi pronuncia il “ma”. Non è un taglio netto, è uno spostamento. “Non sono più una bambina” non significa rinnegare ciò che è stata, ma afferrare il presente. La frase “non sono Sara” è il punto più delicato del monologo: qui Undi tocca il trauma di Hopper senza usarlo come arma. Non contrappone le due figure per competizione, ma per differenza morale. Sara non ha scelto. Undi sì. Questa distinzione è fondamentale perché toglie a Hopper l’argomento più potente che potrebbe usare per fermarla: la paura di perdere di nuovo una figlia.

Da questo momento il monologo diventa una richiesta, non un’imposizione. Undi non chiede a Hopper di essere d’accordo, gli chiede fiducia. E la parola “fiducia” è la vera chiave del testo. Non è fiducia nel piano, nella battaglia o nell’esito. È fiducia nella persona che Undi è diventata. In altre parole, Undi chiede a Hopper di fare l’ultimo gesto da padre: lasciarla scegliere, anche se questo lo terrorizza.

Finale Episodio 8

Nel pronunciare queste parole, l’antro di Vecna prende vita. Davanti ai ragazzi si staglia il Mind Flayer, in carne ed ossa, titanico, reale, e li insegue. Il gruppo scappa, travolto dall’immensità della creatura. Il Mind Flayer sta per raggiungerli quando viene colpito da una roccia gigantesca scaraventata dai poteri di Undi, che fronteggia il mostro e gli corre incontro. Undi apre un varco nella carne della bestia e finisce nella sua “pancia”, nell’antro vivente, e con un colpo cinetico stacca Vecna dai cavi che lo collegano alla creatura. Inizia lo scontro diretto: Undi contro Vecna, mentre il gruppo capisce che per aiutarla deve colpire il Mind Flayer stesso. L’idea diventa tattica: portare il mostro a un’insenatura e incastrarlo mentre lo assaltano. Serve un’esca. Nancy si offre volontaria. Si fa inseguire e, un attimo prima di essere divorata, il gruppo attacca: molotov, lanciafiamme, armi improvvisate. Steve e Dustin raggiungono la pancia della creatura e la colpiscono con lance, come se stessero tentando di aprire una balena. Undi, intanto, sta avendo la meglio su Vecna, indebolito perché collegato al mostro. Lo conficca contro uno spuntone d’ossa e quando Vecna tenta di colpirla con un braccio estensibile, arriva il colpo decisivo: Will, a distanza, collegato a Vecna, gli trancia il braccio di netto. Vecna finisce sullo spuntone, agonizzante. La creatura, subissata di colpi, muore definitivamente.

I bambini vengono tratti in salvo. Joyce entra nell’antro e vede Vecna agonizzante: capisce che bisogna fermarlo per sempre. Presa dalla rabbia degli ultimi anni, lo uccide tagliandogli la testa a colpi d’ascia. Tornano nel Sottosopra e parte il conto alla rovescia per distruggere tutto con la bomba. Nel camion c’è euforia, ma dura poco. Tornati nel mondo reale, le ruote del camion vengono forate: li aspettavano. Tutti vengono bloccati dai militari che vogliono Undi. Ma Undi non è tra loro: è all’ingresso del portale.

Mike prova a prenderla, ma Undi ha già scelto. Si connette telepaticamente con lui: si salutano. Undi decide di lasciarsi morire con il Sottosopra, perché se il Sottosopra deve sparire, lei è l’ultima serratura che lo chiude e che chiuderà anche l’esperimento del Dottor Brenner. Mike tenta di fermarla. Non ci riesce. L’ordigno esplode e la Materia Esotica distrugge il Sottosopra… e con esso Undi.

Il gruppo osserva nel silenzio il portale che non c’è più. Il Sottosopra non c’è più. Undi non c’è più.

Diciotto mesi dopo, i ragazzi sono pronti per la cerimonia di diploma. Robin lavora ancora alla radio, Max è tornata in piedi ed è ancora con Lucas, la città è libera da telecamere e militari. Tutti si preparano, tranne Mike: è davanti alla statua per i caduti del “terremoto” di anni prima. Hopper lo raggiunge e gli dice di trovare un modo per andare avanti e accettare la scelta di Undi: è ciò che lei vorrebbe. Mike si convince e raggiunge gli altri.

Alla cerimonia, Dustin, studente modello, fa un discorso contro il preside e il conformismo indossando la maglia dell’Hellfire. “Tanto che può fare, espellermi?” Sono eroi, ma hanno un’idea migliore: vivere.

Nancy, Jonathan, Steve e Robin si ritrovano sul tetto della radio, si raccontano la vita e capiscono che quell’avventura li legherà per sempre. Si promettono di vedersi ogni mese, anche se ora vivono separati. Hopper chiede a Joyce di sposarlo e di andare a Montauk, dove cercano un nuovo capo della polizia. Joyce accetta.

Nel sottoscala di Mike si gioca un’ultima campagna di D&D. Tutto sembra finito, poi il cattivo viene ucciso da una maga evocata da Will lo stregone. I ragazzi vincono la campagna e Will racconta il futuro radioso dei personaggi. Sulla maga (Undi), Mike ha una teoria: la notte in cui sarebbe morta col Sottosopra Mike ipotizza che Kali, prima di morire, abbia creato un ologramma di Undi, mentre la vera Undi si è nascosta e ora vive da qualche parte, magari in un posto con le cascate. È solo una teoria. Non sapremo mai se è vero. Ma la domanda rimane, anche perché lui ha parlato con lei nella dimensione alternativa. Ma Undi non avrebbe potuto usare i suoi poteri, visto che c’erano i sonar a infastidirla; e, anche qualora li avesse usati… perché non ha perso sangue dal naso COME HA SEMPRE FATTO?

L’ultima immagine è un passaggio di testimone: Mike osserva Holly e i suoi nuovi amici, tra cui Derek, sedersi al tavolo di D&D. L’eroe cambia generazione. La storia continua, anche se il mostro è finito.

Credits e dove vederlo

Regista: Matt e Ross Duffer

Sceneggiatura: Matt e Ross Duffer

Produttore: Stephanie Slack Margret H. Huddleston

Cast: Winona Ryder (Joyce Byers) David Harbour (Jim Hopper), Finn Wolfhard( Mike Wheeler), Gaten Matarazzo (Dustin Henderson) Caleb McLaughlin (Lucas Sinclair) Noah Schnapp (Will Byers) Millie Bobby Brown (Undici / Jane Ives)

Dove vederlo: Netflix

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