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Il terzo episodio di Mousetrap – Identità rubata trasforma la fuga di Mun-Jae in una vera caccia all’uomo. Dopo aver deciso di affrontare Noja invece di continuare a scappare, il protagonista riesce lentamente a convincerlo dell’esistenza dell’altro Mun-Jae e ottiene un alleato tanto pericoloso quanto necessario. La trama di Mousetrap episodio 3 ruota soprattutto intorno alla ricerca di Son Su-Hyeon e alla scoperta che qualcuno riesce ad anticipare ogni movimento di Mun-Jae. Il piano finale di Noja dovrebbe servire a smascherare chi li sta controllando, ma il risultato è una nuova trappola nella quale finiscono coinvolti anche il detective Park Sun-yong e Seung-gyu.

L’episodio riparte dall’incontro tra Mun-Jae e Noja. Dopo essere arrivato volontariamente davanti allo strozzino, Mun-Jae deve prima affrontare il conto rimasto in sospeso tra loro. Noja vuole recuperare il proprio denaro e si prende la sua vendetta picchiando il ragazzo. Soltanto dopo essersi sfogato accetta di ascoltare quello che Mun-Jae ha da raccontargli. Il protagonista gli spiega quindi tutta la storia del doppio: un uomo identico a lui ha preso il controllo della sua identità, può seguirne gli spostamenti e sembra capace di intervenire nella sua vita prima ancora che lui riesca a rendersi conto di ciò che sta succedendo.
Noja ascolta, ma inizialmente fatica a credere a una storia tanto assurda. Sa però che intorno a Mun-Jae stanno accadendo troppe cose strane per poterle liquidare come semplici coincidenze. I suoi dubbi diminuiscono quando i due incontrano un vecchio conoscente del protagonista. Mun-Jae pensa che quell’uomo possa finalmente confermare la sua identità, ma succede esattamente il contrario: l’amico non ricorda esperienze condivise con lui. Tutti i suoi ricordi appartengono all’altro Mun-Jae, quello che da qualche tempo sta vivendo al suo posto. Davanti a una conferma tanto concreta anche Noja è costretto ad accettare almeno una parte del racconto.
Decide quindi di tenere Mun-Jae con sé. Non diventa propriamente il suo alleato: lo considera piuttosto una specie di ostaggio e cliente contemporaneamente. Vuole capire dove porterà quella storia, ma stabilisce una condizione molto semplice. Quando tutto sarà finito, in qualunque modo finisca, Mun-Jae dovrà comunque restituirgli i soldi.
L’altro Mun-Jae continua intanto a osservare tutto da lontano. Attraverso il sistema di sorveglianza già mostrato nell’episodio precedente riesce a capire dove si trova il protagonista e scopre anche l’appartamento nel quale Noja lo ha portato. Segue la situazione con apparente divertimento, consapevole di avere ancora un vantaggio enorme sui due uomini.
Il mattino seguente Mun-Jae e Noja decidono di cambiare strategia. Trovare direttamente il doppio sembra impossibile, quindi scelgono di risalire a Son Su-Hyeon, l’uomo che fino a poco tempo prima gestiva gran parte della vita pubblica di Mun-Jae e che ora è misteriosamente scomparso. Tornano al suo vecchio posto di lavoro e riescono a recuperare un’informazione importante: la targa della sua automobile.
Noja sfrutta immediatamente la propria rete di contatti. Diffonde la targa tra i suoi informatori e in poco tempo riesce a sapere dove si trova la macchina. Son Su-Hyeon è fermo vicino a un ristorante. Nel frattempo, però, anche il comportamento dell’uomo mostra che qualcosa lo sta mettendo sempre più sotto pressione. È ormai evidente che non sta agendo liberamente e che, in qualche modo, anche lui è una pedina dell’altro Mun-Jae.
Mun-Jae e Noja raggiungono rapidamente il ristorante, convinti di poter finalmente ottenere delle risposte. Prima che arrivino, però, Son Su-Hyeon riceve un messaggio. È l’altro Mun-Jae ad avvisarlo del pericolo e a ordinargli di scappare. Quando Mun-Jae e Noja entrano, Son Su-Hyeon riesce quindi a fuggire pochi istanti prima di essere raggiunto.
La situazione lascia entrambi perplessi. Nessuno sapeva dove sarebbero andati e nessuno aveva comunicato a Son Su-Hyeon il loro arrivo. Eppure qualcuno è riuscito ancora una volta ad anticiparli.
Decisi a non perdere completamente la pista, provano a cercare informazioni attraverso Da-eun, la figlia di Son Su-Hyeon. Noja si presenta nella scuola della ragazza fingendosi un agente di polizia. Qui scopre però che Da-eun non frequenta le lezioni da diversi giorni. L’assenza della bambina rende la situazione ancora più sospetta.
Quando Noja sta per lasciare l’edificio arriva la vera polizia. Lui e Mun-Jae riescono a scappare per un soffio, ma ormai le domande sono due: perché la polizia sta cercando Son Su-Hyeon e la sua famiglia, e soprattutto come fa l’altro Mun-Jae a conoscere continuamente gli spostamenti del protagonista?
È Mun-Jae a ricordare il telefono.
Il cellulare aveva cominciato a comportarsi in modo anomalo fin dall’inizio di tutta la vicenda. Si era bloccato, era stato sostituito da Son Su-Hyeon e anche il nuovo dispositivo aveva immediatamente mostrato gli stessi problemi. Noja comprende allora che proprio quel telefono potrebbe essere lo strumento attraverso il quale vengono monitorati.
A quel punto decide di utilizzare la sorveglianza contro chi li sta osservando.
Prima di mettere in pratica il piano i due tornano nell’appartamento di Noja per mangiare qualcosa e organizzarsi. Non sanno però che anche la polizia si sta avvicinando. Il detective Park Sun-yong è riuscito a trovare l’indirizzo dello strozzino e ha parlato con una donna che vive al piano inferiore, una prostituta che gestisce un bordello. Park le chiede di avvisarlo immediatamente nel caso Noja si faccia vedere.
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Quando, quella sera, Noja torna effettivamente a casa insieme a Mun-Jae, la donna mantiene la promessa e contatta il detective. Park aspetta che i due escano nuovamente e poi inizia a seguirli a distanza.
Ma non è l’unico.
Dietro l’auto di Noja compare anche un’altra macchina. È quella di Seung-gyu, che continua ad avere dubbi su ciò che sta succedendo e ha deciso di controllare personalmente le mosse dello strozzino.
Senza saperlo, quindi, Noja e Mun-Jae stanno viaggiando con più persone alle loro spalle.
Il piano di Noja si basa su una conclusione semplice: chiunque stia controllando Mun-Jae non vuole che muoia. L’altro Mun-Jae lo ha già salvato dall’aggressione nel parco e continua a monitorarne attentamente la posizione. Fingere la sua morte potrebbe quindi costringere qualcuno a uscire allo scoperto.
I due raggiungono una zona isolata lungo un lago. L’area è abbastanza deserta da permettere loro di mettere in scena la trappola senza attirare troppa attenzione. Preparano tutto e aspettano.
Dall’altra parte del lago, Park li osserva.
L’altro Mun-Jae, dal proprio rifugio, comprende invece che qualcosa non torna. Non si espone personalmente e decide di mandare proprio Son Su-Hyeon a controllare cosa stia succedendo.
Son Su-Hyeon raggiunge la zona indicata dal segnale del telefono. Guarda intorno, ma non trova Mun-Jae.
Poi decide di chiamarlo.
Fa partire la telefonata.
A pochi metri da lui, su una sdraio apparentemente vuota, il cellulare di Mun-Jae comincia a squillare.

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La Trappola segna il momento in cui Mun-Jae smette definitivamente di limitarsi a reagire. Con l’aiuto di Noja prova per la prima volta ad anticipare il doppio e a utilizzare contro di lui il sistema di sorveglianza.
Il risultato porta Son Su-Hyeon direttamente davanti a loro e prepara un confronto ormai inevitabile. Allo stesso tempo, però, Park e Seung-gyu si stanno avvicinando alla stessa zona, trasformando il lago nel punto in cui diverse linee della storia stanno per incontrarsi.

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