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L’ottavo episodio di Mousetrap – Identità rubata approfondisce il mistero dell’infanzia di Mun-Jae e introduce un nuovo elemento destabilizzante: anche il detective Park potrebbe avere un legame diretto con quel nome. La trama di Mousetrap episodio 8 segue quindi tre linee parallele: Mun-Jae finalmente arrestato, Noja nelle mani dei criminali e lo zio Han Hui-su trascinato verso una possibile esecuzione. Al centro di tutto c’è la memoria, perché ciò che i personaggi ricordano comincia a scontrarsi con ciò che documenti, fotografie e registri sembrano dimostrare.

L’episodio si apre con una rivelazione sorprendente del detective Park Sun-yong: anche lui potrebbe essere stato, in passato, Mun-Jae. Park è infatti orfano e durante l’infanzia ha vissuto in diverse case famiglia, passando attraverso più identità e più nomi. Alla luce di ciò che Han Hui-su ha detto nel finale precedente, il detective inizia a chiedersi se possa aver vissuto anche con i genitori di Mun-Jae prima che la coppia riuscisse ad avere un figlio biologico. Se questa ipotesi fosse vera, allora il nome Mun-Jae potrebbe essere stato assegnato a più bambini in momenti diversi, rendendo ancora più difficile capire chi sia davvero l’uomo che oggi rivendica quell’identità.
Nel frattempo, il Mun-Jae che conosciamo continua la sua fuga. Ruba un’automobile per spostarsi, ma questa volta non riesce a evitare la polizia. Viene fermato e finalmente arrestato.
La situazione di Noja è ancora peggiore. Dopo essere stato circondato dagli uomini del gangster, viene stordito e perde conoscenza. Quando si risveglia scopre di trovarsi dentro una buca già scavata nel terreno. Davanti a lui c’è un uomo con il quale ha condiviso in passato diverse situazioni, ma che Noja non ha mai considerato realmente vicino. Per il gangster, invece, quel rapporto non significa più nulla.
Gli uomini iniziano a ricoprire Noja di terra.
Lo strozzino viene seppellito vivo e sembra non avere alcuna possibilità di salvarsi.
Mun-Jae, nel frattempo, una volta arrivato in centrale chiede immediatamente di parlare con Park. Il detective è già molto nervoso per quanto sta accadendo intorno al caso. L’ospedale in cui si trovava Han Hui-su sta infatti andando a fuoco, impedendo agli investigatori di effettuare un test del DNA che avrebbe potuto chiarire il rapporto tra lo zio e Mun-Jae.
Quello che Park non sa è che Han Hui-su non si trova più nell’edificio.
Uno degli uomini del gangster lo ha portato via e lo sta conducendo nei boschi con l’intenzione di ucciderlo e seppellirlo.
Park e Mun-Jae si incontrano quindi in una sala interrogatori.
Il protagonista decide di raccontare tutto quello che ricorda.
Parla di Seo Yu-min, spiegando che era uno studente più grande di lui, comparso nella loro vita universitaria quasi all’improvviso. Entrambi erano attratti da Min-Yeung. Durante una vacanza, Mun-Jae aveva detto che la ragazza era fuori dalla loro portata, ma Seo Yu-min aveva poi scoperto che l’amico nutriva realmente dei sentimenti per lei.
Secondo il racconto di Mun-Jae, Seo Yu-min si era sentito tradito.
Era inoltre geloso della facilità con cui Mun-Jae riusciva a rapportarsi alle donne e del suo talento nella scrittura. La tensione tra i due era cresciuta fino a sfociare in uno scontro fisico.
Park ascolta, ma la spiegazione non lo convince completamente. Gli sembra difficile credere che una rivalità universitaria e una storia sentimentale possano giustificare un piano di vendetta costruito nell’arco di anni, con identità rubate, cadaveri sostituiti e numerosi omicidi.
Il detective decide quindi di spostare l’attenzione sul passato di Mun-Jae.
Gli fa domande sulla famiglia, sull’infanzia e sui ricordi che ancora conserva. Mun-Jae racconta delle proprie difficoltà familiari e soprattutto del rapporto con la madre. Anche lei assumeva farmaci e, col tempo, lui aveva iniziato a fare lo stesso, sviluppando una dipendenza quasi costante dagli ansiolitici.
I medicinali diventano quindi un altro elemento importante della storia, perché possono aver influenzato il modo in cui Mun-Jae ricorda alcuni eventi.
Park prova poi a verificare una memoria molto specifica.
Gli parla di uno specchio particolare presente nella casa della sua infanzia.
Mun-Jae lo riconosce immediatamente.
Dice che quello specchio era davvero nella sua abitazione.
La risposta rafforza l’idea che il ragazzo possieda ricordi autentici di quella famiglia, ma allo stesso tempo non chiarisce se fosse l’unico bambino a vivere con loro.
Park decide allora di preparare una trappola.
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Invita in centrale anche l’altro Mun-Jae, il Topo, con il pretesto di un nuovo interrogatorio. L’obiettivo è tenerlo occupato mentre una squadra di agenti accompagna il Mun-Jae arrestato verso il luogo in cui potrebbe trovarsi Han Hui-su.
Se il protagonista riesce a incontrare lo zio e ottenere una conferma della propria identità, il caso potrebbe finalmente cambiare direzione.
Il Topo arriva quindi in centrale e Park lo trattiene con una serie di domande, senza rivelargli ciò che sta realmente facendo.
Nel frattempo gli agenti conducono Mun-Jae verso la zona in cui potrebbe trovarsi lo zio.
Park, però, decide di verificare anche un’altra parte del passato e raggiunge la scuola collegata ai due uomini. Consulta i vecchi registri degli studenti. Qui trova qualcosa di inatteso. Seo Yu-min compare regolarmente nei documenti. Mun-Jae, invece, no. Il nome che dovrebbe appartenere al protagonista non risulta nei registri scolastici. Il detective rimane spiazzato.
Se Mun-Jae ha davvero frequentato quella scuola e ha realmente conosciuto Seo Yu-min e Min-Yeung, perché non esiste nessuna registrazione ufficiale della sua presenza?
La memoria del protagonista e i documenti raccontano due storie diverse.Park contatta immediatamente la squadra che sta accompagnando Mun-Jae, ma scopre che la situazione è già degenerata.
Durante il trasferimento nei boschi, Mun-Jae ha iniziato a temere per la propria vita. Non sapendo più di chi fidarsi e convinto che anche la polizia possa essere coinvolta nel sistema delle identità, è riuscito a scappare. Ora si trova solo nella zona boschiva.
Nello stesso momento, anche Han Hui-su riesce a sfuggire all’uomo che avrebbe dovuto ucciderlo. Lo zio ha un improvviso momento di lucidità e fugge mentre il suo aggressore sta preparando la fossa.
Due uomini legati allo stesso passato si ritrovano così dispersi nello stesso territorio senza sapere dove sia l’altro.

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La Memoria porta la storia verso il suo nodo più difficile: distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che Mun-Jae crede sia accaduto.
I ricordi della casa, dello specchio, di Seo Yu-min e di Min-Yeung sembrano autentici, ma i registri ufficiali raccontano altro. Park stesso potrebbe avere condiviso una parte di quel passato e Han Hui-su rimane l’unica persona capace di collegare i diversi frammenti.
Nel frattempo Noja sembra essere stato sepolto vivo, il Topo è ancora sotto interrogatorio e Mun-Jae è nuovamente in fuga.
A questo punto il problema non è più soltanto capire chi abbia rubato un’identità.
Bisogna capire quale memoria appartenga davvero a quale persona.

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