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Analisi a cura di...
Ci sono misteri che a volte svelare ha il sapore di una conquista che non ha prezzo, Risonanza è uno di questi.
Di solito siamo quelli che stanno davanti al palco, che godono del prodotto finito, della magia che ha fili invisibili, che non possiamo o a volte non vogliamo vedere, ma… “ci sono più meraviglie su questa terra di quante ce ne siano in cielo Orazio”
Risonanza ti trascina dietro le quinte, ti riempie gli occhi della meraviglia della creazione di un evento come il concerto del 1° Maggio, in particolare quello dell’anno passato il 2025.
Una Roma pigra, vuota è l’inizio di tutto, con un semaforo che va a tempo con la musica di fondo, un preludio per un evento che coinvolgerà migliaia di persone per una intera giornata e centinaia di persone nei giorni, mesi, precedenti.
Il tempo che passa lo vedi attraverso i vestiti che indossano i protagonisti, e già dal primissimo giorno annusi la tensione, l’impegno che li avvolge e guida nella messa a punto di una macchina colossale che non ha eguali, se non forse tornando indietro di anni ai mega concerti dell’epoca Hippie.
Andiamo per gradi, la costruzione non avviene per magia, si parte già dal giorno dopo della fine del concerto dell’anno precedente, proprio ora il concerto del 2026 è in lavorazione, qualcuno sta stilando scalette sta impazzendo cercando di far quadrare orari e budget.
Il regista Alfonso Bergamo ha lavorato su ciò che non si vede, sulla fatica e sulla paura che ogni grande impresa porta con sé, ha seguito passo passo il lavoro di Massimo Bonelli che ha l’onere e l’onore di traghettare questa meraviglia dalla semplice idea alla concretezza di un palco.
Il film è realizzato con la stessa passione che vive ogni singolo elemento che contribuisce alla creazione, tecnici, fonici, e maestranze in generale, ossia quelli che ci mettono sudore e fatica, dando vita alla visione degli ideatori che credetemi, mettono un impegno certosino nel creare il giusto equilibrio e dare voce ad ogni attore di questa immensa macchina.
L’argomento di questo 1° Maggio era la sicurezza sul lavoro ed Alfonso con il suo staff ha miscelato sapientemente parole ed immagini, proprio rendendo giustizia ai lavoratori, una sorta di manifesto dentro il manifesto, un dettaglio che non potrà passare inosservato ad un attento lettore.
La capacità di mostrare l’umana inquietudine relativa al fallimento traspare sul volto di tutti coloro che hanno partecipato all’evento, artisti compresi, la coscienza di essere parte di qualcosa di così importante lo si legge sui loro volti, il premio più grande è stato esserci e celebrare il diritto sacrosanto di tornare a casa dopo una giornata di lavoro.
Personalmente sono rimasta molto colpita da un paio di interviste, in cui due giovani artisti hanno parlato non di sicurezza come concetto generale, ma di insicurezza della propria generazione che si trova a dover fare i conti con il senso di incertezza e poco rispetto con cui si trovano a combattere, non vi diro chi sono i due artisti, voglio che vi sorprendano e vi colpiscano come è successo a me…lo so sono cattiva.
Il documentario ripercorre fedelmente gli eventi includendo anche un momento che è stato molto importante in quel periodo, trattandolo con delicatezza e dandogli il giusto risalto, la morte di Papa Francesco.
Un evento che avrebbe potuto gettare un’ombra lunga e pesante sulla manifestazione è diventato invece cardine portante, le parole di Francesco sul lavoro e sulla dignità che ne consegue sono state accolte con l’emozione di una ferita ancora fresca.
Non vi spoilero molto altro perché desidero di tutto cuore che abbiate la sana curiosità di vedere questo spettacolo di documentario e che viviate le stesse emozioni che mi hanno regalato Alfonso e tutte le persone che hanno lavorato con lui per confezionare un delicato e potente messaggio.
Ogni inquadratura, ogni immagine, ogni discorso rubato e custodito, raccontano un progetto, un sogno, che sia esso una proclama politico, o semplicemente un diritto legittimo.
Questo documentario vi pone di fronte alla grandezza della collaborazione, della fiducia e della RISONANZA, perché, come spiega Schettini, riconoscere negli altri lo stesso punto di vibrazione crea indissolubilmente la connessione necessaria a cambiare ciò che sembra immutevole e spostare più in alto l’asticella dei diritti, in un paese come il nostro che vanta la legislazione sul lavoro migliore di tutta Europa.
Grazie Alfonso

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