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La Redazione di RC
La trama del quinto episodio di Santita, Io so cos’è il caos, porta il conflitto della protagonista a un livello ancora più scoperto. In questa puntata, il passato con Alejandro smette quasi del tutto di restare sullo sfondo e invade apertamente la vita presente di Santita, mentre attorno a lei continuano a muoversi tensioni familiari, problemi economici e nuove crepe nei rapporti di lavoro. La trama del quinto episodio alterna il dramma personale della protagonista a una linea collaterale sempre più oscura che riguarda la sua famiglia. Il finale, però, riporta tutto al centro del nodo emotivo più forte: il legame con Alejandro e il momento in cui Santita smette di fingere di poterlo controllare.

Il quinto episodio di Santita si apre nel segno dell’inquietudine. Dopo quanto accaduto a San Felipe, la protagonista continua a essere tormentata da nuovi incubi legati ad Alejandro. La tensione accumulata è tale che, dopo aver guidato tutta la notte, Santita finisce per addormentarsi in macchina. Fin dalle prime scene la serie chiarisce che il viaggio emotivo vissuto nell’episodio precedente non si è concluso affatto: al contrario, ha lasciato Santita ancora più esposta, più stanca e più incapace di gestire i pensieri che la assediano.
In un momento familiare, Santita si confronta con una delle sue nipoti e le dice apertamente di aver capito che va a letto con il padre della sua amica. La mette in guardia, cercando di fermarla prima che la situazione degeneri. Anche qui la protagonista si muove come una figura scomoda ma lucida: non addolcisce la realtà, non finge di non vedere, ma interviene in modo diretto. È un tratto che ricorre spesso nel personaggio, soprattutto quando sente di trovarsi davanti a dinamiche sbagliate o pericolose che coinvolgono ragazze molto più giovani.
Più tardi Santita torna a giocare a poker con i suoi amici e, a sorpresa, tra i presenti c’è anche Alejandro. La sua presenza altera subito l’equilibrio della serata. A un certo punto Santita si arrabbia perché Alejandro, dopo aver puntato troppo, abbandona la mano. Per lei non è un gesto neutro: lo interpreta come l’ennesima manovra psicologica, quasi una provocazione per riportarla sul discorso della morte assistita e cercare di convincerla ad aiutarlo a morire. La puntata mostra quindi che il tema dell’eutanasia non è stato affatto superato: è rimasto come una frattura aperta tra i due e condiziona persino i momenti più ordinari.
La mattina seguente Mauricio sveglia Santita e le rivela di aver parlato con Cecilia. La notizia la spiazza immediatamente. Cecilia, infatti, ha invitato entrambi a cena, dopo aver saputo che loro due stanno insieme. Per Santita la situazione è evidentemente assurda e potenzialmente esplosiva, ma accetta comunque. Mauricio la vede come un’occasione per chiudere con il passato e normalizzare i rapporti, ma per lei è chiaro fin da subito che quella cena rischia di diventare una trappola emotiva.
Nel frattempo, in ospedale, Santita scopre che Alma sta facendo dei colloqui di lavoro senza averle detto nulla. La tensione tra le due esplode quando Alma le mostra una lettera di dimissioni: non vuole più lavorare con lei. Le ragioni sono profonde e si sono accumulate nel tempo. Alma non si fida più di Santita, è stanca di dover sostenere una struttura economicamente precaria, di gestire le sue fughe e i suoi eccessi, e in più non prende nemmeno più lo stipendio. Santita, però, non accetta la decisione e reagisce in modo aggressivo e impulsivo. Per sabotare il colloquio in corso, spaventa la persona candidata raccontandole che Alma la costringe a praticare aborti clandestini, cosa ovviamente illegale. È un gesto scorretto e disperato, che mostra quanto Santita abbia bisogno di Alma anche se continua a metterla in difficoltà. Alla fine Alma resta, ma il rapporto tra loro esce ancora più compromesso.
Fuori dall’ospedale, Santita torna a confrontarsi con i fratelli. Li invita ancora una volta a comprare la sua parte del terreno condiviso, ribadendo di sentirsi spesso indesiderata in quella famiglia. I fratelli, però, non hanno intenzione di cedere. Le mostrano invece il progetto eco-friendly che stanno sviluppando su quel terreno, quasi a rivendicare la bontà e la modernità della loro iniziativa. La scena serve a mettere in contrasto l’immagine pulita che i fratelli vogliono dare di sé con ciò che sta per emergere poco dopo.
Pascal, che nel frattempo lavora per la famiglia di Santita, le racconta infatti qualcosa di molto grave. Un lavoratore è morto qualche giorno prima e nessuno ha chiamato la polizia. Non ci sono state indagini, nessuna verifica, nessun intervento ufficiale. Il ragazzo morto veniva soprannominato “l’Aquilone”, perché era uno che andava dove lo portava il vento, senza una direzione precisa. Per Santita, questa informazione diventa subito significativa. Intuisce che dietro quella morte possa esserci qualcosa di insabbiato e decide di muoversi.
Contatta Dolores e le chiede il nome di un avvocato specializzato in incidenti sul lavoro. Poi intercetta la madre del ragazzo morto e scopre che la fidanzata incinta vive con lei. Santita offre il suo aiuto e, parlando con loro, viene a sapere che i suoi fratelli hanno dato del denaro alla famiglia per comprare il silenzio, presentando il gesto come una forma di sostegno. La madre del ragazzo racconta che suo figlio era una persona complicata, uno che portava guai, e riferisce anche che i fratelli di Santita le hanno detto che era ubriaco al momento dell’incidente. La fidanzata, però, non crede a questa versione, a differenza della madre. Santita lascia alla ragazza il suo biglietto da visita per seguirla nella gravidanza e consegna anche quello dell’avvocata per affrontare il caso. Questo sviluppo apre una linea narrativa molto importante: Santita comincia a intuire che dietro la facciata rispettabile dei suoi fratelli potrebbe nascondersi un sistema di abusi, omissioni e coperture.
La sera arriva il momento della cena a quattro tra Santita, Mauricio, Cecilia e Alejandro. L’inizio sembra quasi civile. Cecilia rompe il ghiaccio parlando del vigneto dei fratelli di Santita e il dialogo parte su toni relativamente controllati. Le due coppie parlano di come si sono conosciute, cercano di mantenere una forma di cortesia e per qualche minuto sembrano persino riuscirci. Ma è evidente che l’equilibrio è fragilissimo.
Basta poco perché l’atmosfera si faccia tagliente. Le dinamiche sentimentali irrisolte emergono una dopo l’altra e la cena si trasforma in un terreno minato. Il momento più significativo arriva quando Cecilia capisce che, nel periodo in cui Alejandro era sparito, si trovava con Santita. A far emergere il dettaglio è Mauricio, che dice che a entrambi “piace sparire”. In quella frase apparentemente leggera c’è la conferma del legame speciale e clandestino che continua a unire Santita e Alejandro. Cecilia coglie immediatamente il senso della situazione e il confronto si irrigidisce ancora di più.
Più tardi, Santita dice ad Alejandro che per lei quella cena è stata una vera imboscata organizzata da Cecilia. Si sente esposta, provocata, quasi costretta a recitare una parte in una situazione costruita apposta per mettere tutti a disagio. Nonostante questo, il ritorno a casa non porta chiarimento né calma.
Quando rientrano, Santita prende una decisione significativa: sceglie di non restare da Mauricio e torna a casa sua. È un gesto piccolo solo in apparenza, perché sancisce che la relazione con Mauricio non basta più a contenere il peso di ciò che lei prova davvero. Una volta sola, chiama Alejandro e gli chiede di raggiungerla. A questo punto la puntata entra nel suo cuore emotivo.
I due hanno un rapporto e, per la prima volta dopo l’incidente, Santita riesce finalmente a raggiungere l’orgasmo che ha inseguito a lungo, senza mai trovarlo davvero. È un passaggio centrale non soltanto sul piano fisico, ma soprattutto su quello narrativo e simbolico. Quel piacere, che con altri uomini non era mai arrivato, si manifesta proprio con Alejandro, cioè con l’uomo che incarna il passato perduto, il desiderio irrisolto, la parte di sé che Santita aveva tentato di seppellire sotto regole, sarcasmo e autodistruzione. Dopo quel momento, Santita piange e si lascia andare completamente alle proprie emozioni. Gli dice che non vuole che vada via.
Il finale di Io so cos’è il caos è il momento in cui Santita smette di opporre resistenza alla verità più scomoda: Alejandro è ancora il centro del suo disordine emotivo. Per tutta la puntata la protagonista prova a restare dentro strutture razionali o almeno controllabili. Accetta la cena con Cecilia e Mauricio per apparire adulta e distaccata, prova a portare avanti la relazione con Mauricio, continua a lavorare in ospedale e si occupa della vicenda del lavoratore morto. Ma tutto quello che fa viene continuamente attraversato dal pensiero di Alejandro.
Quando, dopo la cena, decide di non restare con Mauricio e torna a casa da sola, Santita sceglie in realtà di smettere di fingere. Chiamare Alejandro significa smettere di difendersi dietro la relazione “giusta” e dietro l’idea di poter archiviare il passato con un gesto razionale. Significa anche riconoscere che la tensione tra loro non è soltanto nostalgia o senso di colpa, ma desiderio ancora vivo.
L’orgasmo che Santita raggiunge con Alejandro ha un valore molto più grande del semplice compimento sessuale. Da tempo la serie costruisce questo tema come il segno di una frattura tra mente e corpo, tra il prima e il dopo dell’incidente, tra ciò che Santita ricorda di sé e ciò che non riesce più a sentire. Il fatto che quel blocco si sciolga proprio con Alejandro indica che il nodo non era soltanto fisico, ma anche profondamente emotivo. Con lui, Santita riesce a lasciare andare il controllo, a non pensare, a non recitare, a non imporsi regole. Quel pianto che segue non è solo commozione: è il crollo di una difesa durata anni.
Quando gli dice che non vuole che vada via, Santita sta dicendo che non vuole perdere ancora Alejandro, non vuole che la malattia se lo porti via e non vuole più tenere il loro legame confinato in una zona di rimozione. Il titolo dell’episodio, Io so cos’è il caos, trova qui il suo significato più chiaro. Santita riconosce il caos perché lo vive, lo incarna, ma soprattutto perché capisce che Alejandro ne è la forma più vera: il punto in cui desiderio, dolore, colpa, amore e paura della perdita si mescolano senza più possibilità di separazione.
Il finale segna quindi una svolta. Se nei precedenti episodi Santita aveva ancora cercato di proteggersi con regole e rifiuti, qui finalmente si arrende a ciò che prova. Il problema, naturalmente, è che questa resa arriva nel momento peggiore possibile: Alejandro è malato, Cecilia è ancora presente, Mauricio viene ferito e il passato continua a pesare su tutti. Proprio per questo il momento di verità è anche profondamente tragico.

Con Io so cos’è il caos, Santita porta a compimento una tensione costruita fin dall’inizio della serie. Il quinto episodio intreccia la crisi con Alma, le ombre sulla famiglia della protagonista e la tensione insostenibile tra le due coppie, fino ad arrivare a un finale in cui Santita si lascia finalmente attraversare dalle proprie emozioni. La notte con Alejandro non risolve i problemi, ma li rende impossibili da negare: per la prima volta, la protagonista smette di difendersi e ammette quanto lui conti ancora nella sua vita.

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