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La Redazione di RC
La trama del settimo episodio di Santita, Buona fortuna dottoressa, porta la serie nel suo punto più tragico e irreversibile. In questa puntata, tutto ciò che Santita ha cercato di contenere esplode insieme: i segreti familiari, il rapporto con Alejandro, il senso di colpa, la rabbia e la perdita definitiva di ogni equilibrio. La trama del settimo episodio è costruita come una discesa continua, in cui la protagonista smette di proteggere gli altri, smette di proteggere sé stessa e arriva infine a compiere la scelta che cambia tutto. Il finale è devastante, perché trasforma il legame con Alejandro in un addio senza ritorno e consegna Santita alle conseguenze più dure delle sue azioni.
Trama completa di Santita: cosa succede nel settimo episodio “Buona fortuna dottoressa”

Il settimo episodio di Santita si apre con una protagonista ormai allo stremo. Santita ha i nervi a fior di pelle, è logorata da tutto ciò che è accaduto negli episodi precedenti e non ha più alcuna voglia di reggere le provocazioni di chi le sta intorno. Veronica la provoca, i fratelli continuano a rinfacciarle errori e fallimenti, e il clima familiare è saturo di rancore. A quel punto Santita reagisce nel modo più esplosivo possibile: rivela al fratello la relazione tra Lia e il padre di Matse, sganciando la verità nel momento peggiore possibile.
La rivelazione provoca immediatamente il caos. Scoppia una lite e il fratello di Santita, che è anche il padre dello sposo, se ne va. Viene seguito dal padre di Matse, che prima di andarsene dice all’altro fratello di Santita di trovarsi un altro investitore. In un colpo solo crollano insieme i rapporti familiari, gli equilibri tra le due famiglie e anche gli interessi economici che ruotavano attorno al terreno e ai progetti dei fratelli. Santita, però, non si ferma lì. Per vendicarsi e per chiudere definitivamente i conti, regala la sua parte di terreno, tagliando ogni legame con la famiglia e dimostrando a tutti che il caos non è mai stato soltanto il suo. La sua famiglia, agli occhi di Santita, ha sempre recitato una parte, nascondendo ipocrisie e verità scomode dietro una facciata rispettabile.
Subito dopo Lia affronta Santita. La ragazza è furiosa e ferita, perché si fidava di lei. Le dice che è egoista, crudele e incapace di capire che proprio lei, Lia, è stata spesso l’unica ad averla difesa davvero. È un confronto molto duro, perché mette Santita davanti al fatto che il suo gesto non ha soltanto smascherato gli altri, ma ha anche tradito la fiducia di una persona che si era appoggiata a lei. Poco dopo la protagonista incontra una delle cognate, che le spiega che il fratello, accecato dalla rabbia, è scappato via. La donna ammette di sapere della relazione tra Lia e il padre di Matse, ma di aver taciuto perché convinta che Lia non l’avrebbe ascoltata. Aveva pensato che Santita fosse la persona giusta per consigliarla, ma la situazione è finita nel peggiore dei modi. Santita, a quel punto, non comprende più perché tutti continuino ad aspettarsi qualcosa da lei, come se avesse ancora la possibilità o il dovere di aggiustare i disastri degli altri.
Dopo il crollo familiare, Santita contatta Pascal e gli chiede di venire a prenderla. Pascal non ha nuove informazioni utili e il lavoro che stava facendo per lei, legato ai sospetti sulla famiglia, sembra ormai secondario. Santita è entrata in una fase in cui nulla le interessa davvero più. Il suo sguardo si è ristretto a un unico punto: Alejandro.
Va in ospedale e lo trova vivo. Alejandro le restituisce la pistola che lei gli aveva lasciato e le chiede un miracolo. Quella richiesta è insieme disperata e definitiva. L’uomo non vuole più attendere il degrado della malattia, non vuole morire lentamente, e continua a vedere in Santita l’unica persona a cui affidare la propria fine. Lei, stavolta, non scappa subito. Si mette invece in movimento per dargli ciò che chiede.
Si fa portare all’ippodromo, dove incontra l’amico della videochiamata, lo zio della ragazzina di tredici anni violentata dal patrigno. L’uomo è un medico, Augustin. Santita gli chiede del pentobarbital, il farmaco che può provocare la morte, e lui glielo consegna. È uno dei passaggi più decisivi dell’intera serie, perché segna il momento in cui Santita smette di opporre un rifiuto astratto e trasforma l’idea della morte assistita in un gesto concreto. Subito dopo chiama Alejandro e gli dice che lo aiuterà.
Prima di raggiungerlo, compie però alcuni gesti che sembrano avere il tono di un commiato. Va dalla sua figlioccia, la figlia di Pascal, e le regala la sua collana come portafortuna. È un passaggio breve ma importantissimo, perché suggerisce che Santita percepisce già di stare per oltrepassare un confine da cui non tornerà uguale. Donare la collana significa lasciare qualcosa di sé, quasi mettere in ordine una piccola parte del mondo prima del disastro finale.
Infine va da Alejandro. Quando si ritrovano, non servono quasi più parole. I due si abbracciano e piangono insieme. Bevono della vodka, condividono un ultimo momento intimo e Santita prende la fiala del medicinale. Ma nel momento decisivo non riesce a usarla. Non riesce a somministrargliela. Ancora una volta il limite morale, emotivo e umano le blocca la mano. A quel punto è Alejandro a prendere il controllo. Si versa da solo il contenuto della fiala nel bicchiere, lo mescola con il liquore e beve. La ringrazia e muore pochi secondi dopo.
Subito dopo arriva Cecilia, che chiama i medici. I tentativi di rianimazione sono inutili. Alejandro muore davanti a entrambe le donne, in una scena che chiude brutalmente il triangolo sentimentale e tragico costruito dalla serie fin dall’inizio. Cecilia capisce subito che cosa è successo o almeno ne intuisce la sostanza. Quando arriva Mauricio in servizio, lei chiede a Santita che cosa abbia fatto. La domanda non è solo accusatoria: è il punto in cui la morte di Alejandro esce dalla sfera intima e privata per entrare in quella pubblica, professionale, legale.
Santita se ne va. Esce da lì come una persona svuotata e si ubriaca. Poi chiede a Pascal di portarla al mare. In riva all’acqua si libera delle fiale, gettandole in acqua, quasi in un tentativo disperato di cancellare le prove ma anche di sbarazzarsi materialmente di ciò che è appena accaduto. Subito dopo si spinge con la carrozzina verso il bordo del molo, come se volesse lasciarsi cadere. Pascal riesce a fermarla in tempo e la porta via. È uno dei momenti più scoperti della disperazione di Santita: dopo aver accompagnato Alejandro alla morte, la possibilità di seguirlo smette di essere un pensiero astratto e diventa un impulso concreto.
Più tardi chiede ospitalità ad Alma. Alma accetta di ospitarla per una notte, offrendo alla protagonista un riparo minimo in un momento di totale sbandamento. Ma il sonno non porta pace. Un altro incubo orribile tormenta Santita, segno che la sua mente è ormai invasa senza tregua dal trauma. Al risveglio, però, anche quell’ultimo rifugio le viene tolto. Alma la caccia di casa perché qualcuno dall’ospedale l’ha avvisata di quello che ha fatto ad Alejandro. Ancora una volta Santita perde un punto d’appoggio.
A questo punto va da suo padre, che ancora una volta si rivela l’unico capace di accoglierla e comprenderla senza condizioni. In un mondo in cui tutti la giudicano, la temono o la accusano, il padre è l’unica figura che resta dalla sua parte. Ma anche questo ultimo spazio di protezione dura pochissimo. Poco dopo arriva la polizia per arrestarla. Gli agenti la trascinano via con brutalità, la fanno cadere dalla carrozzina e la portano via di peso davanti agli occhi del padre, che piange disperato. L’immagine finale è di una durezza estrema: Santita non perde solo Alejandro, ma anche ogni residuo di dignità pubblica e di controllo sulla propria vita.
Il finale di Buona fortuna dottoressa è il punto in cui la serie fa precipitare tutto. La morte di Alejandro arriva dopo una lunga preparazione, ma quando accade conserva comunque un peso devastante perché rappresenta la fine irreversibile del grande legame emotivo della protagonista. Alejandro chiede ancora una volta a Santita di aiutarlo a morire e lei, dopo aver resistito a lungo, decide infine di procurarsi il farmaco necessario. Questo è il nodo fondamentale del finale: Santita accetta di accompagnarlo fino a quel punto, ma non riesce a compiere materialmente il gesto.
Questo dettaglio è molto importante. Santita non inietta il farmaco, non lo somministra direttamente. Alejandro fa da solo l’ultimo passo, versando il pentobarbital nel bicchiere e bevendolo. Però la responsabilità di Santita resta enorme, perché è lei ad aver procurato il medicinale e ad avergli permesso di arrivare a quel momento. Il finale insiste proprio su questa ambiguità tragica: Santita non riesce a ucciderlo, ma non riesce più nemmeno a impedirgli di morire.
Il ringraziamento di Alejandro prima di morire chiarisce che, per lui, quella è davvero una forma di aiuto e di amore. Non la vive come un tradimento o come una resa, ma come l’ultimo atto di vicinanza possibile. Per Santita, invece, la scena è il punto in cui amore, colpa e impotenza si confondono completamente. Lei voleva salvarlo, trattenerlo, non perderlo. E invece finisce per essere la persona che gli apre la porta verso la morte.
L’arresto finale ha allora un doppio significato. Da un lato è la conseguenza concreta di ciò che è successo: la morte di Alejandro non può restare nel privato e diventa un fatto giudiziario. Dall’altro lato è anche la materializzazione definitiva della caduta di Santita. Tutta la serie, fino a questo punto, ha raccontato una donna che viveva sul confine tra cura e autodistruzione, tra salvezza e colpa, tra altruismo e caos. Con l’arresto, quel confine si spezza: il mondo esterno la giudica e la trascina via senza più alcuna sfumatura.
Anche il tentativo di avvicinarsi al mare con la carrozzina è centrale nella lettura del finale. Santita, dopo la morte di Alejandro, sembra non riuscire più a stare nel mondo. Getta le fiale in acqua come per liberarsene, ma non basta. Il suo gesto successivo suggerisce che la morte dell’uomo ha aperto in lei una voragine che potrebbe inghiottirla. Pascal la ferma, ma non può restituirle un senso.
Il titolo dell’episodio, Buona fortuna dottoressa, suona allora amarissimo. È quasi una formula d’addio, come se da quel momento in poi la fortuna non avesse più nulla a che fare con Santita. Dopo aver compiuto la scelta più estrema della sua vita, tutto ciò che le resta sono il trauma, il giudizio degli altri e la violenza del potere che la arresta senza alcuna pietà.

Con Buona fortuna dottoressa, Santita raggiunge il suo vertice tragico. Il settimo episodio fa esplodere i conflitti familiari, chiude in modo drammatico la storia con Alejandro e consegna la protagonista a una caduta senza appigli. Il finale, con la morte di Alejandro, il tentato crollo di Santita sul molo e l’arresto brutale davanti al padre, è la sintesi perfetta del tono della serie: una storia in cui l’amore, la colpa e il bisogno di salvezza finiscono sempre per intrecciarsi nel modo più doloroso possibile.

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