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~ LA REDAZIONE DI RC
Il sesto episodio di Spider-Noir porta la serie nel suo territorio più cupo e disturbante. Dopo aver scoperto che Ben Reilly è l’unico soggetto geneticamente stabile tra tutti gli uomini trasformati, la storia smette di girargli attorno e lo mette direttamente al centro dell’esperimento. Incubo su una barella è infatti un episodio di prigionia, incubi, dissezione e rivelazioni definitive sulla portata dell’orrore creato dalla dottoressa Faber.

Il sesto episodio si apre con una visita inattesa e subito inquietante: da Ben arriva Odgen. L’uomo appartiene allo stesso passato militare già emerso nei capitoli precedenti, ma adesso porta su di sé i segni più evidenti della mutazione genetica. Il suo corpo è stato stravolto al punto da invecchiare molto più rapidamente del normale. Odgen non arriva con intenzioni apertamente ostili all’inizio. Gli spiega la situazione, gli fa capire che il tempo stringe e che la loro condizione non è più sostenibile. Il problema è che Ben, nonostante tutto ciò che ha scoperto, rifiuta di collaborare nei termini che gli vengono imposti. A quel punto Odgen lo narcotizza.
Quando si risveglia, Ben si trova in una situazione da incubo vero e proprio. È legato a una barella, immobilizzato, con la dottoressa Faber che lo sta usando come cavia nel modo più diretto e brutale possibile. La donna gli preleva grandi quantità di sangue, ossessionata dalla domanda che ormai domina tutta la sua ricerca: come si cura davvero chi è affetto da quella mutazione e sta per morire? Ben non è più soltanto il testimone o l’eccezione biologica del caso. È diventato il materiale vivente da cui estrarre una soluzione.
La pressione sulla scena è ancora più forte perché Ben sa bene che il tempo ormai si è quasi esaurito. C’è un accordo preciso con Robbie: il lunedì verrà pubblicato sul giornale l’articolo che denuncia il laboratorio. Questo significa che, una volta uscita la notizia, tutti i soggetti coinvolti avranno poche ore prima che la situazione esploda del tutto. E non c’è solo la stampa. Ben sa anche che Silvermane, venendo a conoscenza del laboratorio e dei suoi risultati, sarà interessato a impadronirsene per creare un proprio esercito di uomini potenziati. La posta in gioco, quindi, non riguarda più solo la sopravvivenza di pochi reduci deformati, ma il rischio che quella tecnologia degenerata venga consegnata in blocco al potere criminale.
La dottoressa Faber, però, non si ferma davanti a nulla. Ben viene stordito più volte e la donna continua a operare sul suo corpo, arrivando persino a prelevargli piccole porzioni del petto e tessuti vicini a organi vitali. Non lo uccide subito, ma lo porta costantemente al limite. Ogni intervento è piccolo solo sulla carta: nell’insieme lo sta smontando pezzo per pezzo. Durante questi svenimenti Ben precipita in una serie di incubi, visioni frammentate e ossessive. L’episodio lavora molto sul piano mentale: il dolore fisico si intreccia alla discesa nella memoria, nel trauma e nella perdita di controllo. Quando si risveglia, continua a vedere le chiavi, continua a fissarsi su dettagli ripetitivi, e soprattutto sviluppa una sola urgenza assoluta: liberarsi a ogni costo.
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Intanto Odgen comincia a vacillare. L’uomo era arrivato convinto di fare la cosa giusta o almeno necessaria, ma man mano che assiste al modo in cui la dottoressa tratta Ben, la sua certezza si incrina. Il punto di rottura arriva soprattutto al mattino, quando la notizia del laboratorio esce sul giornale. Quello che fino a quel momento poteva sembrare un progetto segreto ancora controllabile viene improvvisamente esposto al mondo esterno. Tutto cambia di colpo. La dottoressa reagisce mostrando il risultato del proprio lavoro: punge Odgen con l’antidoto o con il composto ricavato dagli studi su Ben, e in modo incredibile l’uomo torna visibilmente più giovane. È la prova concreta che una cura esiste o almeno che un miglioramento temporaneo è possibile.
Questa dimostrazione, però, non rassicura davvero. Anzi, rende la situazione ancora più pericolosa. La dottoressa Faber capisce che ormai non può più restare lì. Il suo piano diventa allora quello di scappare, nascondersi e uccidere Ben, così da cancellare la testimone vivente e la materia prima da cui tutti gli altri potrebbero cercare di appropriarsi. A questo punto Odgen, ormai lacerato tra gratitudine, paura e coscienza, cambia schieramento. Pur essendo stato mandato da lei, e pur avendo in mano una pistola, decide di aiutare Ben a fuggire. Il suo gesto è uno dei momenti centrali dell’episodio, perché rompe definitivamente il fragile patto tra ex commilitoni disperati e scienza deviata.
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Ben, una volta in fuga, dice chiaramente a Odgen che ormai i gangster arriveranno. La pubblicazione dell’articolo rende inevitabile l’irruzione di Silvermane e della sua rete. E infatti accade proprio questo. Silvermane si presenta con la sua gang di mutanti, deciso a impossessarsi di ciò che resta del laboratorio e delle sue potenzialità. La dottoressa li conduce allora nell’area più oscura della struttura, quella che custodisce il vero orrore del suo lavoro. Qui ci sono altri soldati dello stesso reggimento, uomini sottoposti alle mutazioni e arrivati a risultati mostruosi: corpi deformati, creature ibride, esistenze ridotte a relitti biologici. Sono tutti immersi nel ghiaccio, morti e congelati, come se il freddo fosse stato l’ultimo disperato tentativo di rallentare il collasso o almeno di conservare gli esiti del fallimento.
La visione è devastante soprattutto per i tre ex commilitoni che assistono alla scena. Non stanno vedendo solo dei corpi mostruosi: stanno vedendo ciò che sarebbero potuti diventare o ciò che, in parte, stanno già diventando. È un cimitero sperimentale, una stanza piena di condanne biologiche. A quel punto la rabbia si scatena. I reduci e gli uomini di Silvermane sono pronti ad avventarsi sulla dottoressa, a trasformare quell’orrore in una resa dei conti definitiva.
Odgen torna in scena armato e spara. Da lì in poi tutto precipita. Nella colluttazione che segue, il laboratorio prende fuoco. Le fiamme divorano il luogo che aveva custodito per anni il segreto delle mutazioni, e con esso muoiono anche i due dottori. Il fuoco qui non è solo distruzione fisica, ma cancellazione brutale di un sapere ormai impossibile da contenere. Silvermane, davanti al disastro, rinuncia all’idea di costruirsi un esercito personale partendo da quel laboratorio. La situazione è troppo compromessa, troppo instabile, troppo costosa anche per lui.
Nel caos finale Ben riesce a salvarsi senza attirare troppo l’attenzione. Sopravvive all’incubo, esce dal laboratorio in fiamme e porta con sé una sola certezza: l’antitodo.
Il finale di Incubo su una barella chiude una fase della serie e ne apre un’altra. Per diversi episodi la dottoressa Faber era stata una presenza quasi mitologica, la figura nascosta dietro le trasformazioni. Qui finalmente la sua storia arriva al punto di rottura: il laboratorio viene smascherato, i suoi esperimenti mostrati nella forma più mostruosa possibile, e il luogo stesso viene distrutto dal fuoco. Questo significa che il mistero scientifico, almeno nella sua forma originaria, non è più al sicuro né sotto controllo.
Il punto più forte del finale è che Ben smette di essere soltanto la possibile cura e diventa il solo archivio vivente rimasto. Il centro della serie si stringe ancora di più su di lui.

Il sesto episodio di Spider-Noir è uno dei più duri della stagione. Trasforma Ben in vittima diretta dell’esperimento, mostra la disperazione dei mutati e distrugge il laboratorio della dottoressa Faber in una chiusura violenta e definitiva. Ma soprattutto cambia il peso del protagonista nella storia. Da questo momento Ben Reilly non è più solo il Ragno tornato dall’ombra, né soltanto il detective che indaga sul caso: è l’unico sopravvissuto stabile di un progetto fallito e l’unica chiave rimasta in piedi dopo l’incendio.


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