Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
L’ottavo episodio di Spider-Noir chiude la stagione portando tutti i nodi al pettine: Ben Reilly, Cat, Janet, Robbie, Silvermane, Megawatt e Flint Marko finiscono dentro lo stesso scontro finale. Dopo la scoperta che il Ragno può invertire la mutazione, Ben diventa il bersaglio più importante della città, mentre Silvermane vuole capire una volta per tutte chi si nasconde dietro la maschera.

Il finale di stagione si apre con Silvermane deciso a vederci chiaro. A questo punto il gangster ha capito che il Ragno è il vero ostacolo ai suoi piani, ma non ha ancora la prova definitiva della sua identità. L’unico uomo che sa davvero molto sul Ragno è Ben, ma proprio Ben non si trova facilmente e continua a muoversi nell’ombra. Silvermane sa che per arrivare alla verità deve stringere il cerchio attorno a lui, ai suoi contatti e alle persone che gli stanno vicino.
Nel frattempo Cat, una volta scoperto che Ben è ancora vivo, decide di cercare un contatto indiretto e si rivolge a Janet. La donna non la accoglie affatto bene. Janet è furiosa per il modo in cui Cat si è comportata con Ben e non ha alcuna intenzione di fingere comprensione. Lo schiaffo che le dà serve proprio a questo: a ribadire che il danno fatto non può essere liquidato con una semplice apparizione improvvisa. Cat però insiste, si scusa e chiede almeno che il suo messaggio venga riportato a Ben. È un momento importante perché mostra che, anche nel finale, Cat non riesce a liberarsi del tutto dall’ambiguità che l’ha accompagnata per tutta la stagione: vuole rimediare, ma arriva sempre troppo tardi e lasciandosi dietro altre conseguenze.
Janet si reca allora al rifugio di Ben, senza sapere di essere stata pedinata dagli uomini di Silvermane. Gli scagnozzi la seguono, trovano il nascondiglio e da lì arrivano a Ben. Non lo aggrediscono subito in modo brutale: gli “chiedono” con finta cortesia di presentarsi da Silvermane. Ben accetta, e lo fa anche perché intuisce che Robbie forse ha già in mente un piano. Il protagonista, dunque, non si consegna semplicemente per debolezza, ma entra nella tana del nemico contando su una contromossa.
Arrivato al club di Silvermane, Ben si trova davanti a una richiesta che sulla carta sembra quasi semplice. Il gangster vuole soltanto che il Ragno smetta di mettergli i bastoni tra le ruote. Per lui non si tratta di morale o giustizia: vuole solo eliminare l’unico fattore imprevedibile che continua a sabotare il suo controllo sulla città. Ben acconsente a fare una telefonata studiata apposta per ingannarlo. Silvermane non sa che dall’altra parte della linea c’è Robbie con la voce camuffata, pronto a interpretare il ruolo necessario per sostenere la messinscena. Tutto sembra filare nella direzione giusta.
Poi però il piano si incrina all’improvviso. Megawatt, l’uomo elettrico, che già in precedenza aveva mostrato manie di protagonismo e una forte instabilità, riconosce Ben come il proprio salvatore di anni prima, in Francia. Questo dettaglio fa saltare il banco. In un attimo Silvermane collega i pezzi e comincia a pensare che Ben sia davvero il Ragno. Non ha ancora una dimostrazione materiale, ma il sospetto diventa abbastanza forte da trasformarsi in azione immediata.
A quel punto il boss sceglie la strada più crudele e più diretta: minaccia di uccidere Cat davanti a Ben. Il ragionamento è semplice e perverso. Se Ben è davvero il Ragno, interverrà per salvare una donna in pericolo. Dopotutto, come dice Silvermane, “il Ragno interviene sempre per salvare i buoni”. La scena stringe Ben in una trappola morale perfetta. Se reagisce, si tradisce. Se non reagisce, lascia morire Cat.
Nel mezzo di questa tensione, Cat confessa anche la verità su un punto rimasto aperto da tempo: è stata lei a tentare di uccidere Silvermane servendosi dell’uomo di fuoco visto all’inizio della storia, Addison. È una confessione che arriva nel momento peggiore possibile, ma serve a completare il quadro della sua posizione. Cat non è mai stata innocente in senso pieno. Ha davvero cercato di eliminare Silvermane, spinta dall’odio e dal proprio passato. Prima però che il boss possa colpire davvero, entra in scena il “vero Ragno”.
Si tratta però di Robbie travestito. Il piano costruito con Ben sembra funzionare. Per un attimo tutto lascia credere che l’inganno possa salvare la situazione: Silvermane dovrebbe concentrarsi sulla figura mascherata appena comparsa, lasciando Ben fuori dai sospetti o almeno confondendo le acque. Ma il finale non concede scorciatoie così facili. Gli uomini di Silvermane trovano Janet, e soprattutto trovano con lei gli antidoti. Questo cambia di colpo il valore della scena. Non si tratta più soltanto di smascherare il Ragno, ma di mettere le mani sulla risorsa più preziosa dell’intera guerra fra i personaggi.
Megawatt afferra gli antidoti e si ribella a Silvermane. Il personaggio completa così la propria traiettoria di instabilità: non vuole più essere un semplice strumento del gangster, ma una forza dominante autonoma. La sua fame di potere diventa apertamente delirante. Nel frattempo Ben recupera i propri poteri dopo giorni di riposo e torna pienamente in azione. Riprende così uno scontro feroce con i due avversari principali, mentre Cat corre a cercare di uccidere Silvermane.
Cat riesce nel proprio intento ed elimina Silvermane. È la chiusura del suo arco di vendetta. Dopo aver passato l’intera stagione a orbitare intorno al boss, a temerlo, a tradirlo e a essere schiacciata dal suo potere, alla fine è proprio lei a porre fine alla sua vita. Ma questa vittoria personale non risolve lo scontro generale. Ben, infatti, è in grande difficoltà. I nemici sono troppo forti, soprattutto Megawatt, ormai in preda a un vero delirio di onnipotenza.
Cat prova allora a puntargli contro una pistola, ma la risposta di Megawatt è immediata e devastante: le scarica addosso una scossa elettrica. Flint, che a questo punto conserva ancora un legame fortissimo con lei, si ferma per soccorrerla. Questo porta allo scontro diretto tra lui e Megawatt. Il confronto è visivamente e narrativamente decisivo: sabbia ed elettricità si scontrano, e l’effetto trasforma il braccio di Flint in una struttura simile al cristallo. Megawatt glielo spezza, proclamandosi inarrestabile. È il momento in cui il nuovo antagonista sembra davvero superare tutti gli altri.
Ma Ben reagisce. Lo afferra da dietro con le ragnatele e lo scaglia contro un treno in corsa. È il colpo decisivo. Dopo aver fermato Megawatt, usa l’ultima fiala rimasta per curare Flint. Il gesto è fondamentale, perché chiude non solo il combattimento, ma anche uno dei fili morali più forti dell’intera stagione. Flint non viene soltanto sconfitto o neutralizzato: viene salvato. Ben usa l’ultimo antidoto non per sé, ma per liberare un altro uomo dalla mutazione.
Qualche giorno dopo arriva l’epilogo. Ben si congeda da Flint e da Cat. La donna prova a scusarsi, ma lui non vuole più sentire nulla. Il loro rapporto, almeno per ora, è finito. C’è stato troppo dolore, troppi doppi giochi, troppe ferite. Allo stesso tempo, però, la vita di Ben comincia finalmente a rimettersi in moto. Le cose vanno meglio per lui, per Janet e per Robbie. Robbie diventa direttore di un giornale e, insieme a Ben, dà vita a una nuova agenzia investigativa: Reilly & Ruiz. È una chiusura che lascia spazio a un nuovo inizio.
Il finale di L’uomo mascherato chiude la stagione in modo molto netto. La prima grande conclusione è la caduta di Silvermane. Per tutta la serie è stato il simbolo del controllo, della corruzione e del potere criminale capace di infiltrarsi ovunque. Il fatto che a ucciderlo sia Cat è coerente con il percorso del personaggio: la sua vendetta, rimasta sospesa fin dall’inizio, trova finalmente compimento. Silvermane non viene abbattuto dal Ragno o dalla legge, ma dalla persona che aveva distrutto nel profondo anni prima.
La seconda grande chiusura riguarda Megawatt, che nel finale prende il posto di vero pericolo immediato. Mentre Silvermane rappresentava il potere organizzato, Megawatt incarna il caos puro, l’onnipotenza incontrollata prodotta dalla mutazione. Ben riesce a fermarlo non con l’antidoto, ma tornando pienamente il Ragno, cioè usando in modo risoluto le proprie capacità. Il combattimento finale gli restituisce una centralità che nei primi episodi aveva continuamente respinto.
L’ultimo antidoto usato su Flint è poi la scelta morale che definisce davvero Ben. Avrebbe potuto usarlo per sé, conservarlo, oppure considerare Flint semplicemente un avversario. Invece decide di salvarlo. Questo significa che alla fine della stagione Ben non è più l’uomo paralizzato dalla colpa che voleva disfarsi dei propri poteri. È diventato qualcuno che li usa ancora, ma con una direzione più chiara.

Con l’ottavo episodio, Spider-Noir chiude la sua prima stagione in modo coerente con il percorso di Ben Reilly. Silvermane cade, Megawatt viene fermato, Flint viene curato e Cat resta fuori dalla vita del protagonista. Non è un finale trionfale nel senso classico, ma una chiusura amara e ordinata, in cui Ben perde ancora qualcosa ma ritrova almeno una direzione. La nascita della nuova agenzia investigativa con Robbie, Reilly & Ruiz, lascia anche una base molto chiara per eventuali sviluppi successivi.

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