The Father, recensione: il film sull’Alzheimer che devasta

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~ Angelica Attanasi

The father: un viaggio nella perdita

Scrivere la recensione per questo film ha per me una doppia valenza. Qualcuno sa che il mio lavoro parallelo a quello della scrittura è proprio l’assistenza di persone con problemi neurologici: sono un’operatrice sociosanitaria e posso, a ragione, confermare che, dopo il Big C, la malattia più diffusa tra la popolazione è l’Alzheimer.

Con l’invecchiamento progressivo della cittadinanza, il problema sta avendo un impatto sulla società sempre più significativo, senza contare anche il progredire della forma giovanile di questa malattia.

Normalmente, ogni film che ne ha parlato ha preso in considerazione l’impatto sulla società e sulla famiglia, ma con The Father viene aperta una breccia significativa sulla mente dei malati.

Inutile negare che sia una malattia bastarda: cancella progressivamente intere fette della vita di chi viene colpito. Quello che rimane è solo il passato che inevitabilmente va a scontrarsi con la realtà, creando realtà alternative in cui i pazienti non ritrovano nessun punto di riferimento.

Le persone care non sono più ancore, ma estranei che impongono regole e che spaventano. Ho visto persone, fino a qualche anno prima, con posizioni importanti, trasformarsi in bambini seduti a terra a giocare con i sassi e cercare, nei volti attorno a loro, quello della madre.

The Father si immerge nella loro mente e ci accompagna per mano, là dove nessuno di noi ha il coraggio di avventurarsi: nella perdita di identità, nella regressione silenziosa a un’epoca in cui, forse, eravamo veramente felici.

Trama

Anthony (Anthony Hopkins) è affetto da demenza (dimentica costantemente gli eventi importanti della sua vita e dove sono riposte le sue cose). Parlando con la figlia Anne, si mostra ostile verso la nuova badante: dice che la badante gli ha rubato l'orologio e crede che non lascerà mai il suo appartamento; la figlia lo informa che ha intenzione di lasciare Londra per trasferirsi a Parigi con il nuovo compagno. Questa cosa confonde Anthony, che la crede sposata con James, ma Anne gli ricorda che lei e James sono divorziati da cinque anni. Il giorno dopo Anthony vede in casa uno sconosciuto, Paul, ed è confuso dal fatto che viva nel suo appartamento. Paul afferma di essere il marito di Anne e che è Anthony a vivere con lui e la figlia. Quando Anne torna dal supermercato con il pollo per la cena, appare ad Anthony come una donna diversa da quella che lui ricordava. Questo lo confonde fino alla frustrazione.

Anne fissa un colloquio con una nuova badante, Laura, a cui l'uomo dice di essere stato un ballerino professionista e di non aver bisogno di nessuna assistenza. Anthony afferma poi che Laura gli ricorda l'altra sua figlia, Lucy, con la quale non parla da mesi per motivi a lui ignoti. Anthony racconta a Laura di quanto sia orgoglioso di Lucy, che è una pittrice. In un secondo momento, Laura invece gli dice che è molto dispiaciuta per l'incidente di Lucy, al che Anthony risponde di non sapere a cosa si riferisca. A quel punto la donna lascia perdere l'argomento e gli fa prendere le sue medicine. Successivamente si scopre che Anthony vive da Anne e Paul, pur credendo di vivere ancora nel suo appartamento. La notte in cui Anne torna con il pollo dal supermercato, lei e Paul hanno una discussione su una vacanza in Italia che hanno dovuto cancellare a causa del comportamento ostile di Anthony nei confronti della badante. Un uomo sconosciuto chiede ad Anthony per quanto tempo abbia ancora intenzione di rimanere nel loro appartamento a infastidire tutti e finisce per schiaffeggiare Anthony fino a farlo piangere.

Anthony viene risvegliato da una voce femminile che lo chiama, esce dall'appartamento e si ritrova nel corridoio di un ospedale, dove sua figlia Lucy è morta in seguito a un incidente. La trova quindi ricoverata in una stanza, scambia un profondo sguardo con lei e si risveglia nuovamente nella sua camera, rendendosi conto di aver sognato dopo aver controllato che la porta da cui era uscito poco prima altro non era che la porta di uno sgabuzzino dell'appartamento in cui vive. Mentre fa colazione con Anne, arriva la badante che aspettavano, ma quando lei entra in casa Anthony si accorge che non si tratta di Laura e vive perciò un altro momento di smarrimento.

Dopo un po' di tempo Anthony si sveglia in una camera da letto completamente diversa, in una casa di cura. La sua infermiera, Catherine, lo assiste e lo informa che Anne si è trasferita a Parigi con Paul e che gli fa visita occasionalmente nei fine settimana. Anthony ha un crollo emotivo per la mancata presenza della figlia e per aver riconosciuto la sua incapacità di capire e controllare gli eventi del mondo che lo circonda; in preda a una crisi di identità e a una regressione infantile, afferma di volere sua madre e di star "perdendo le sue foglie", scoppiando quindi a piangere. Catherine lo consola e gli dice di vestirsi, così potrà accompagnarlo al parco più tardi per gioire di una gradevole giornata di sole. Il film finisce con una lunga inquadratura degli alberi del parco della casa di cura.

La percezione del tempo è la chiave di questo film, insieme alla compenetrazione di più livelli di coscienza, letti e vissuti come piani paralleli di realtà.

Il regista Florian Zeller guida un cast eccezionale, Anthony Hopkins, Olivia Colman, Mark Gatiss, Imogen Poots (solo per citarne alcuni), attraverso i sempre più rari agganci con la realtà, i momenti di perdita e il doloroso epilogo che ci interroga sulla funzione della famiglia come sostegno e supporto. Ma per esperienza vi posso dire che ben poco può fare un figlio quando di fronte ha una persona che non lo riconosce e che non sa chi lui sia.

È un dolore che toglie il fiato, è una perdita in vita.

La scena dell’ospedale, a mio avviso, racconta più di qualsiasi altra scena il bisogno della nostra mente di recuperare ciò che abbiamo perso o, allo stesso tempo, cancellare ciò che ci crea dolore.

La capacità di Hopkins di rendere reale la confusione e la perdita di punti di riferimento gli ha valso un Oscar: un’immobilità di lineamenti, lo sguardo vuoto e perso sono una prova immensa.

Un film che scava profondamente nell’anima e ci ricorda come sia sottile il filo che ci lega alla nostra individualità e unicità.

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