Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Apex è un thriller survival ambientato tra la Norvegia e l’Australia, costruito intorno a una protagonista segnata dal lutto e costretta a trasformare una semplice escursione in una lotta disperata per la sopravvivenza. La trama completa del film segue Sasha, prima sconvolta dalla morte del compagno Tommy durante un’arrampicata, poi coinvolta in una caccia umana nelle zone più isolate dell’outback australiano. Nel finale di Apex, la donna affronta il suo aguzzino in uno scontro fisico e psicologico .
Allerta spoiler

Il film si apre in Norvegia, alla Parete dei Troll. Sasha (Charlize Theron) e Tommy (Eric Bana) sono una coppia unita dalla passione per il rischio, per l’arrampicata estrema e per la sfida continua contro la natura. Fin dalle prime scene emerge il carattere dei due: Sasha è la più testarda, quella che non accetta facilmente di fermarsi, mentre Tommy appare più prudente, quasi consapevole del fatto che il limite, prima o poi, presenta il conto. Durante una discesa in montagna, però, il maltempo peggiora in modo sempre più violento. La tempesta si intensifica, il vento diventa incontrollabile e il percorso si trasforma in una trappola. In quel caos, Tommy perde l’equilibrio e precipita nel vuoto, morendo davanti a Sasha.
Il racconto compie un salto temporale di cinque mesi. Sasha si trova in Australia, da sola, in viaggio verso una zona remota chiamata Grand Isle Narrows. L’obiettivo è affrontare una nuova avventura in kayak lungo il fiume, ma è evidente fin da subito che questa spedizione ha anche un significato più profondo: è un modo per reagire al lutto, per non fermarsi, per continuare a cercare il limite come se il movimento potesse soffocare il dolore.
Arrivata in un piccolo centro quasi disabitato, fatto di casette per cacciatori e strutture essenziali, Sasha riceve subito un avvertimento dallo sceriffo locale. Nella zona ci sono state sparizioni recenti e il territorio non è sicuro. Poco dopo, in un emporio, Sasha viene effettivamente importunata da alcuni cacciatori del posto. Il loro comportamento è ambiguo, minaccioso, e contribuisce a creare un clima ostile. A salvarla dall’insistenza del gruppo è Ben (Taron Egerton), l’unico volto apparentemente gentile in quel contesto. Produce carne essiccata, chiamata “Junno”, che vende proprio nell’emporio. Quando Sasha gli chiede indicazioni per raggiungere il fiume, lui la aiuta senza esitazione, confermando l’idea di essere una sorta di eccezione rassicurante in mezzo a persone sgradevoli e aggressive. Sasha riparte in macchina, raggiunge il punto da cui inizierà il percorso e passa la notte in tenda. Anche qui, però, la tensione non si abbassa: i cacciatori si rifanno vivi e la intimidiscono ancora, al punto da costringerla a chiudersi in auto per sentirsi più al sicuro. Il giorno seguente gli uomini se ne vanno e lei può finalmente partire.
Sasha lascia la macchina, prende il kayak e comincia a scendere il corso d’acqua. Il paesaggio è spettacolare ma isolato, quasi fuori dal mondo. A un certo punto incontra una specie di altarino improvvisato dedicato alle persone scomparse nella zona, un dettaglio inquietante che conferma come il luogo sia segnato da tragedie irrisolte. Nonostante tutto prosegue, si accampa di nuovo per la notte e al mattino scopre che le sue cose sono sparite. Qualcuno ha rubato il suo zaino.
Seguendo il fiume alla ricerca di quello che le è stato sottratto, Sasha si imbatte in un secondo kayak e in un sentiero. Decide di seguirlo a piedi e arriva così a una capanna isolata. È la "casa" di Ben. L’uomo la accoglie ancora una volta con modi cordiali, le offre da mangiare, le parla della sua carne essiccata e le spiega che il nome “Junno” è un omaggio alla madre. La conversazione sembra normale, ma c’è un momento in cui la situazione cambia in modo netto: Ben, con apparente naturalezza, le dice di aver osservato i cacciatori la sera precedente per assicurarsi che non le facessero nulla.
Quella frase basta a Sasha per capire che quell’uomo la stava seguendo. Si alza lentamente, percepisce il pericolo, e infatti Ben abbandona la maschera amichevole. Le restituisce lo zaino, esce con una balestra in mano e con il cellulare sottratto a Sasha. Ben è il predatore, Sasha la preda. L’uomo trasforma la situazione in un gioco malato, lasciandole un piccolo vantaggio per fuggire prima di iniziare a cacciarla davvero. Sasha scappa terrorizzata, approfitta dei pochi minuti concessi e prova a raggiungere il kayak. Ben, però, conosce il territorio alla perfezione e aspetta la fine della canzone che ha fatto partire prima di lanciarsi all’inseguimento, come se stesse seguendo un rituale personale. Sasha tenta di allontanarsi via acqua, ma le rapide la sbalzano e la fanno finire nel fiume. Convinta di aver preso un po’ di vantaggio, riprende il cammino a piedi. In lontananza sente delle voci e crede di aver trovato aiuto, ma quando le raggiunge scopre con orrore che sono soltanto le voci registrate di una famiglia in un video sul cellulare. Subito dopo una freccia la sfiora: lui è di nuovo vicino.
La caccia prosegue attraverso ogni tipo di ambiente ostile. Sasha si nasconde sott’acqua, corre nel bosco, si arrampica sulla roccia, ma ogni tentativo di sottrarsi al suo inseguitore sembra destinato a fallire. Il territorio stesso appare costruito per favorire Ben. Lui conosce trappole, passaggi, punti ciechi. Non è solo un uomo violento: è qualcuno che ha trasformato quella zona nel proprio terreno di caccia. A un certo punto Sasha individua una possibile via di fuga nel kayak di Ben e prova a rubarglielo, ma è una trappola. Scatta una tagliola che le blocca la mano. Lei cerca disperatamente di liberarsi e persino di reagire usando lo spray al peperoncino, ma viene comunque catturata.
La notte successiva Ben la tiene legata, la osserva, parla con lei e accenna a un rituale che devono compiere. Il giorno seguente la trascina con sé sul kayak e le rivela di sapere tutto di lei. Conosce la morte di Tommy, conosce il suo passato recente, sa che quel viaggio non è casuale. Questa conoscenza rende ancora più inquietante la figura del killer, perché fa capire che la sua scelta non è stata improvvisata. Sasha non è capitata lì per sfortuna: Ben l’ha studiata, attesa, scelta.
Il viaggio conduce entrambi all’interno di una gola profonda, un luogo dominato dal fetore della decomposizione. Qui Sasha assiste all’orrore definitivo: una famiglia intera è stata uccisa e impalata in modo brutale. È la conferma che Ben non è alla sua prima vittima e che il rituale di cui parlava è parte di una lunga serie di delitti. A quel punto lui le chiede se pensa che sia malato. Sasha, cercando di prendere tempo e forse intuendo una ferita profonda nella psiche dell’uomo, risponde che probabilmente qualcuno gli ha fatto molto male in passato. Ben allora si toglie la dentiera e mostra dei canini affilati da squalo che si è fatto da solo, gesto che restituisce tutta la sua deformazione mentale e identitaria. Le assaggia la mano, quasi come un animale o un cannibale, e si allontana per preparare il seguito.
Mentre è prigioniera, Sasha nota una foto della madre di Ben. È qui che il passato del killer si collega al nome “Junno”: la madre è stata centrale nella sua follia. Quando lui torna, pronto a scuoiarla, le rivela infatti che sua madre Junno è stata la prima. È una confessione decisiva, perché suggerisce che la violenza seriale di Ben nasca proprio da quel trauma originario, da un rapporto malato trasformato in rito omicida. Nel momento più critico, Sasha riesce però a reagire. Quando Ben si avvicina e la abbraccia, lei lo morde con forza all’orecchio, si libera parzialmente e si getta in acqua. La corda con cui è ancora legata diventa il legame materiale che tiene uniti i due anche nella fuga.
Ben afferra l’altra estremità e parte un inseguimento caotico lungo l’argine delle cascate, fino a una radura dove avviene il primo vero scontro corpo a corpo. Sasha riesce a colpirlo e a spezzargli la gamba con una roccia, procurandogli una ferita gravissima.
A questo punto entrambi sono esausti. Restano a distanza, collegati dalla corda, bloccati in una gola da cui sembra impossibile uscire facilmente. Ben, con l’osso esposto, peggiora rapidamente e dice che la città più vicina si trova a dodici giorni di cammino. Sasha allora propone un accordo: una scalata a due per uscire dalla gola. Lui, diffidando di lei, la lega in modo ancora più stretto. Se uno dei due tenterà di tradire l’altro, moriranno entrambi.
Inizia così l’ultima salita, che ha anche un valore simbolico evidente. Sasha torna all’arrampicata, proprio l’elemento che aveva aperto il film con la morte di Tommy. Solo che questa volta non c’è una coppia unita da una passione condivisa, ma una vittima costretta a salire insieme al suo carnefice. Lei apre la via, piazza i picchetti, guida il movimento. Ben la segue con fatica, trascinandosi dietro il proprio corpo ormai quasi distrutto. Durante la scalata, Sasha raggiunge un punto strategico della parete e riesce a fissare parte dell’imbracatura di Ben a un piccolo rampicante della roccia. L’uomo se ne accorge e prova a trascinarla giù tirando con forza la sua imbracatura. Sasha resiste aggrappandosi alla parete finché, sotto quella trazione, la sua imbracatura si sfila. Ben, rimasto appeso al sistema che stava manipolando, precipita nel vuoto e muore.
Rimasta sola, Sasha deve completare l’ultima parte della parete senza imbracatura. È l’ultimo sforzo, il superamento finale della prova. Riesce a raggiungere la sommità, si rimette in cammino e incontra una coppia di sconosciuti in auto, che finalmente la soccorre. Chiede di essere accompagnata alla sua macchina, torna al paese e denuncia tutto: il killer, le morti, l’orrore nascosto in quella regione apparentemente deserta.
Il film si chiude con Sasha sulla costa, davanti al mare, ancora con la bussola di Tommy in mano. È un finale visivamente semplice, ma molto chiaro nel suo significato: la sopravvivenza fisica non cancella il trauma, però le permette di andare avanti portando con sé il ricordo dell’uomo che ha perso.

Apex racconta una storia di sopravvivenza brutale, costruita su paesaggi estremi, isolamento e caccia umana. La trama completa segue il passaggio di Sasha dal lutto alla resistenza, fino a un finale in cui riesce a sconfiggere Ben e a uscire viva da un incubo organizzato con freddezza da un serial killer. La spiegazione del finale chiarisce che la vera vittoria della protagonista non è soltanto l’eliminazione del suo aggressore, ma la capacità di affrontare di nuovo la montagna, il vuoto e la paura senza lasciarsi cadere.

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