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Articolo a cura di...
~ La redazione di RC
Sono poco più di tre minuti di dialogo, ma probabilmente rappresentano il momento in cui comprendiamo davvero chi è Dom Cobb. Per la prima volta non vediamo il professionista, il ladro di sogni o il leader della squadra. Vediamo un uomo incapace di elaborare un lutto, disposto a vivere ogni notte dentro i propri ricordi pur di non perdere definitivamente la famiglia.
Cobb: Leonardo DiCaprio
Ariadne: Ellen (Elliot) Page
Cobb: Non dovresti essere qui!
Ariadne: Volevo vedere che razza di test fai da solo ogni sera…
Cobb: Va bene, ma non ha niente a che vedere con te.
Ariadne: Ha tutto a che vedere con me. Mi hai chiesto di condividere i tuoi sogni.
Cobb: Non questi. Questi sono i miei sogni.
Ariadne: Perchè ti fai del male?
Cobb: E’ l’unico modo in cui riesco a sognare.
Ariadne: Perché è tanto importante sognare?
Cobb: Nei miei sogni siamo ancora insieme.
Ariadne: Non sono solo sogni…Questi sono ricordi e tu mi hai detto di non usare mai i ricordi.
Cobb: Lo so che l’ho detto.
Pausa veloce: il dialogo continua subito dopo.
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Ariadne: Stai cercando di tenerla in vita. Non riesci a lasciarla andare.
Cobb: Tu non capisci. Questi sono i momenti di cui mi pento. Sono ricordi che devo cambiare.
Ariadne: Cosa c’è lì in fondo di cui ti penti?
Cobb: C’è solamente una cosa che tu devi sapere di me.
Ariadne: Questa è casa tua?
Cobb: Mia e di Mal, sì.
Ariadne: Lei dov’è?
Cobb: Lei è già morta. Quello è mio figlio, James. Sta scavando, cerca qualcosa. Forse un verme. Lei è Philippa. Voglio chiamarli in modo che si girino e che sorridano e che io possa vedere quei…quei bellissimi visetti, ma…ormai è troppo tardi. Poi entro nel panico, mi rendo conto che mi pentirò di questo momento e che ho bisogno di vedere i loro visi un’ultima volta. Ma il momento è passato. E qualunque cosa io faccia non possa cambiare questo momento. Mentre sto per chiamarli, corrono via. Semmai vorrò rivedere i loro visi dovrò tornare a casa, nel mondo reale.

La scena si apre con Cobb infastidito. "Non dovresti essere qui."
È una frase che contiene già tutto il significato della sequenza.
Fino a questo momento Cobb ha costruito muri ovunque. Tiene nascosto il problema di Mal alla squadra, evita qualsiasi domanda personale e separa rigidamente il lavoro dalla propria vita.
Ariadne, invece, rompe quella barriera.
Lo segue nei suoi sogni senza permesso.
Può sembrare una violazione della sua privacy, ma in realtà Nolan la trasforma in un gesto necessario. Se Ariadne non avesse visto ciò che Cobb nasconde, probabilmente nessuno avrebbe mai capito quanto fosse instabile.
Io credo che da questo momento Ariadne smetta definitivamente di essere soltanto l'architetta della missione. Diventa quasi la coscienza del protagonista.
Quando Ariadne gli domanda perché continui a farsi del male, Cobb risponde con una frase che riassume tutta la sua condizione.
"È l'unico modo in cui riesco a sognare."
È una risposta devastante.
Per Cobb il sogno non rappresenta evasione.
È dipendenza.
Ogni notte sceglie volontariamente di rivivere il proprio dolore perché è l'unico luogo in cui può ancora stare insieme a Mal.
Ed è proprio qui che Nolan ribalta completamente il significato del sogno.
Per gli altri personaggi è uno strumento.
Per Cobb è una droga emotiva.
Ariadne gli pone una domanda semplicissima. "Perché è tanto importante sognare?"
La risposta è ancora più semplice. "Nei miei sogni siamo ancora insieme."
In una sola frase Nolan distrugge tutta l'immagine dell'uomo freddo e calcolatore costruita fino a quel momento.
Cobb non sogna per piacere.
Non sogna per nostalgia.
Sogna perché rifiuta di accettare che la moglie sia morta.
Ed è qui che il personaggio diventa tragicamente umano.
Questo è forse il passaggio più sottovalutato dell'intera conversazione.
Ariadne osserva la casa, le stanze, gli oggetti e capisce immediatamente una cosa. "Questi non sono sogni. Sono ricordi."
È una distinzione fondamentale.
Nel mondo di Inception i sogni dovrebbero essere costruzioni nuove, flessibili, creative.
I ricordi invece sono statici.
Immutabili.
E soprattutto pericolosi. Lo stesso Cobb aveva spiegato ad Ariadne di non utilizzare mai ricordi reali per costruire un sogno. Ora scopriamo che è il primo a violare continuamente la propria regola.

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Quando Ariadne gli dice che non riesce a lasciar andare Mal, Cobb risponde in modo sorprendente. "Sono ricordi che devo cambiare."
È una frase che merita di essere analizzata.
Cobb sa perfettamente che il passato non può essere modificato.
Eppure continua a tornarci. Perché?
Perché il senso di colpa produce spesso un meccanismo molto umano: immaginare continuamente come sarebbero andate le cose se avessimo detto una parola diversa, preso una decisione differente, scelto un'altra strada.
Cobb sta facendo esattamente questo.
Ogni notte.
All'infinito.
Il sogno diventa quindi una gigantesca simulazione del rimorso.
Arriviamo al momento emotivamente più forte del dialogo. Cobb osserva James e Philippa giocare in giardino. Li descrive con una tenerezza quasi disarmante.
Poi pronuncia una frase destinata a diventare una delle più memorabili del film. "Voglio chiamarli... ma ormai è troppo tardi." È qui che Nolan inserisce un dettaglio che attraversa tutto Inception.
Ogni ricordo di Cobb termina nello stesso modo.
I figli scappano. Non si voltano mai. Noi spettatori non vediamo mai i loro volti.
Ed è una scelta registica potentissima. Perché Cobb stesso non riesce più a ricordarli. Più passa il tempo, più il ricordo si deteriora. È questo il suo vero incubo.
Non perdere la moglie. Perdere lentamente il volto dei propri figli.
L'ultima frase della scena è anche la più importante. "Se mai vorrò rivedere i loro visi dovrò tornare a casa, nel mondo reale." È il primo momento in cui Cobb comprende una verità fondamentale. Il sogno non può restituirgli ciò che ha perduto. Può soltanto conservarne un'ombra. I figli veri non si trovano nel subconscio.
Sono nella realtà. Ed è proprio questa consapevolezza che comincia lentamente a spingerlo verso il finale del film. Per la prima volta Cobb sembra capire che continuare a vivere nei ricordi significa rinunciare alla possibilità di crearne di nuovi.

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La redazione di RC
La redazione di Recitazione Cinematografica, coordinata da Alfonso Bergamo, regista e formatore: monologhi, dialoghi, film e serie analizzati con lo sguardo di chi lavora sul set e nei casting.
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