Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo sembra un discorso semplice, quasi da brindisi, ma in realtà ti chiede di mostrare carisma, controllo, ironia e minaccia senza dichiararli troppo. Se stai cercando un monologo Al Capone The Untouchables che faccia emergere presenza scenica e dominio della stanza, questo pezzo fa per te. Robert De Niro in The Untouchables - Gli intoccabili non urla subito: ti seduce, ti intrattiene, e intanto ti mette già sotto.
Film/Serie: The Untouchables - Gli intoccabili
Personaggio: Al Capone
Attore/Attrice: Robert De Niro
Minutaggio: 00:37:20 - 00:39:30
Durata monologo: 1 minuto e 50 secondi
Difficoltà: 8/10 — fascino, ritmo, sottotesto, minaccia mai esplicita
Emozioni chiave: compiacimento, euforia controllata, vanità, autorità, aggressività trattenuta
Adatto per: provini cinema, self tape drammatici, ruoli criminali, capi carismatici, personaggi manipolatori
Dove vederlo: Amazon Prime Video
In The Untouchables - Gli intoccabili, Al Capone è il centro di gravità del potere criminale di Chicago. Questo monologo arriva in un momento in cui deve parlare ai suoi uomini e ribadire una visione precisa: il successo individuale conta, ma solo dentro una macchina collettiva che obbedisce al capo. E il capo, ovviamente, è lui.
La situazione emotiva è fondamentale: Capone non sta facendo un discorso motivazionale pulito. Sta intrattenendo, seducendo e disciplinando. Vuole sembrare affabile, quasi brillante, ma sotto c’è un controllo feroce. Per l’attore, il punto è questo: non stai raccontando il baseball. Stai usando il baseball per far capire a tutti chi comanda davvero.

La vita continua. Un uomo diventa importante, ci si aspetta che abbia degli entusiasmi. Entusiasmi… Entusiasmi. Quali sono i miei? Che cosa attira la mia ammirazione? Che cos’è nella vita che mi dà gioia? Baseball! Un uomo… un uomo arriva alla base, è solo. Questo è il momento per che cosa? Per godere di un successo personale. È fermo là, da solo. Ma sul campo, che cos’è? È parte soltanto di una squadra vincente. Guarda, lancia, acchiappa, corre. Ma è solo parte di una squadra. Battono per sé stessi tutti i grandi campioni che applaudiamo allo stadio. Ma se la loro squadra non funziona, che cosa sono? Mi seguite? Nessuno. C’è un bel sole, le tribune sono piene di gente e lui che cosa può dire? Vado là fuori e gioco per me solo? Ma… non arriverò a niente se la mia squadra poi non vince.
“La vita continua.”: Attacco calmo, quasi rilassato. Non caricare subito di intenzione. Questa apertura deve dare l’idea di un uomo che si sente a suo agio al centro dell’attenzione. Postura aperta, sguardo che abbraccia il gruppo.
“Un uomo diventa importante, ci si aspetta che abbia degli entusiasmi.”: Qui lavora sul compiacimento. Piccolo sorriso di chi ama parlare di sé senza dichiararlo apertamente. Rallenta appena su “importante”, come se il concetto ti appartenesse in modo naturale.
“Entusiasmi… Entusiasmi.”: La ripetizione va gustata. Fai una pausa vera tra le due parole. La seconda può avere un tono leggermente più ironico, quasi come se stessi assaporando il suono e prendendo tempo per tenere tutti sospesi.
“Quali sono i miei? Che cosa attira la mia ammirazione?”: Non sparare le domande una dietro l’altra. Dagli spazio. Guarda una persona diversa a ogni domanda, come un padrone che distribuisce attenzione. Il ritmo qui deve essere elegante, non affrettato.
“Che cos’è nella vita che mi dà gioia? Baseball!”: Su “Baseball!” cambia energia. Non urlare: apri il petto, illumina lo sguardo, lascia entrare un entusiasmo quasi infantile. Deve sembrare sincero, ma anche un po’ teatrale, perché Capone ama esibirsi.
“Un uomo… un uomo arriva alla base, è solo.”: La ripetizione di “un uomo” è preziosa. La prima può essere introduttiva, la seconda più visiva, come se vedessi davvero la scena. Fai un piccolo gesto della mano, essenziale, a disegnare il giocatore isolato.
“Questo è il momento per che cosa? Per godere di un successo personale.”: Qui il tono si fa quasi da narratore. Su “successo personale” lascia un filo di ammirazione, ma non troppo. Capone sta costruendo un ragionamento, non facendo poesia.
“È fermo là, da solo.”: Stringi leggermente il focus. Questa battuta va detta guardando un punto preciso, come se quel giocatore esistesse davanti a te. Mantieni il corpo fermo: l’immobilità aiuta a far sentire la solitudine.
“Ma sul campo, che cos’è? È parte soltanto di una squadra vincente.”: Qui inizia il vero discorso. “Ma” deve tagliare l’aria. Fai sparire il sorriso. Il tono si fa più saldo, quasi pedagogico. Su “squadra vincente” marca la parola “vincente”, perché lì sta il valore.
“Guarda, lancia, acchiappa, corre.”: Questa sequenza ha bisogno di ritmo fisico. Non mimare troppo, sarebbe l’errore più comune. Piuttosto accompagna ogni verbo con un micro-cambio di sguardo o un lieve colpo del mento.
“Ma è solo parte di una squadra.”: Abbassa l’energia. Quasi una sentenza. Questa battuta va detta come una regola semplice, già nota, indiscutibile.
“Battono per sé stessi tutti i grandi campioni che applaudiamo allo stadio.”: Qui puoi far entrare un gusto quasi celebrativo. C’è il fascino del successo individuale, e Capone lo conosce bene. Ma attenzione a non renderlo troppo ammirato: sta preparando il rovesciamento.
“Ma se la loro squadra non funziona, che cosa sono?”: Questa è la lama del monologo. Fai una pausa prima di “che cosa sono?”. Sguardo più fisso, meno mobile. Il tono si abbassa appena: quando scendi, spesso fai più paura.
“Mi seguite? Nessuno.”: “Mi seguite?” è una verifica, ma anche una minaccia educata. Aspetta una frazione. “Nessuno” non dirlo gridando: dillo con freddezza asciutta, come se la risposta fosse ovvia e un po’ umiliante.
“C’è un bel sole, le tribune sono piene di gente”: Qui torna l’immagine, quasi seducente. Devi dipingere l’ambiente. Allarga leggermente le braccia o lo sguardo, come se stessi mostrando lo stadio e il piacere della gloria pubblica.
“e lui che cosa può dire? Vado là fuori e gioco per me solo?”: La domanda va quasi recitata con lieve scherno. Mezzo sorriso breve su “gioco per me solo?”, come se l’idea fosse ridicola. Capone non sta chiedendo davvero: sta guidando tutti verso la risposta che vuole.
“Ma… non arriverò a niente se la mia squadra poi non vince.”: La pausa su “Ma…” è essenziale. Lì raccogli tutto. Poi chiudi con gravità, senza enfasi finale. Lascia che “non vince” cada pesante. Non cercare l’applauso: cerca il silenzio.
Nel complesso, il monologo Al Capone The Untouchables funziona se tieni insieme due strati: la superficie brillante e il controllo feroce. Robert De Niro in The Untouchables - Gli intoccabili non interpreta un uomo che parla bene. Interpreta un uomo che usa il parlare bene per mettere tutti al proprio posto.
Questo monologo è interessante perché non è mai solo quello che sembra. In superficie è un discorso sul gioco di squadra, sul baseball, sul successo condiviso. Io credo che il cuore di questa scena sia altrove: Capone sta usando una metafora popolare e accessibile per ribadire gerarchia, appartenenza e obbedienza.
Il punto chiave è che il personaggio non si percepisce come un criminale da melodramma. Si percepisce come un leader, quasi come un uomo d’ordine. E l’attore deve capire questa auto-percezione. Se lo fai già “cattivo” dall’inizio, perdi tutto il fascino tossico della scena. Se invece entri nel piacere del racconto, nella seduzione del ragionamento, allora il sottotesto arriva molto più forte.
Non spingere tutto verso l’esplosione, come se il monologo fosse una minaccia aperta. Non lo è, almeno non subito. Attenzione a non cadere nella trappola di “fare il boss”. Qui non serve atteggiarsi. Serve far sentire un uomo abituato ad avere attenzione, consenso e paura intorno a sé, anche quando sorride. È questo che rende il pezzo così utile come monologo maschile per provino.

Funziona per:
ruoli da boss, capi carismatici, leader manipolatori
provini cinema in cui serve presenza e controllo del ritmo
personaggi ambigui che seducono prima di colpire
self tape per crime drama, gangster movie, thriller psicologici
Evitalo se:
ti chiedono fragilità emotiva scoperta o vulnerabilità immediata
il casting cerca naturalezza dimessa e quotidiana
tendi a strafare con accenti, smorfie o imitazioni
Si abbina bene con: un monologo più intimo e spezzato, magari di confessione o fallimento, per mostrare il lato opposto del tuo range.
Monologo di Malone da The Untouchables - Gli intoccabili — autorità secca, codice di guerra
Monologo di Bill the Butcher da Gangs of New York — fascino, potere, minaccia trattenuta
Se lavori su questo pezzo, concentrati sul piacere di essere ascoltato, non sulla voglia di spaventare. Il terrore, qui, arriva dopo. E arriva meglio se prima hai fatto entrare il pubblico nel tuo fascino. Questo, è il vero valore del monologo di Al Capone da The Untouchables - Gli intoccabili: ti costringe a dominare la scena senza mai chiedere il permesso.

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