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~ LA REDAZIONE DI RC
Se stai cercando un monologo femminile per provino che mostri maturità, ironia, vulnerabilità e sottotesto senza scivolare nel melodramma, questo fa per te. Il monologo di Alex Goran in Tra le nuvole, interpretata da Vera Farmiga, è una piccola trappola: sembra una riflessione leggera sull’uomo ideale, ma sotto c’è molto di più. C’è il desiderio, c’è la disillusione, c’è la paura di sbagliare ancora.
Film/Serie: Tra le nuvole
Personaggio: Alex Goran
Attore/Attrice: Vera Farmiga
Minutaggio: 51:00-52:30
Durata monologo: 1 minuto e 30 secondi
Difficoltà: 7/10 — equilibrio sottile tra ironia, amarezza e confessione
Emozioni chiave: ironia, malinconia, lucidità, desiderio, disincanto
Adatto per: provini realistici, ruoli adulti, scene dramedy, self tape cinematografici
Dove vederlo: Netflix
Nel film Tra le nuvole, Alex Goran è una donna adulta, brillante, elegante, abituata a controllare l’immagine che dà di sé. In questa scena parla con Natalie, più giovane e appena ferita sentimentalmente dopo essere stata lasciata con un SMS. Natalie le chiede di immaginare il suo uomo ideale, e Alex inizia quasi per gioco. Il punto è che il monologo non resta un gioco: mentre parla, Alex finisce per rivelare il proprio sguardo sull’amore, sul tempo che passa e sui compromessi che da giovani sembrano impensabili. Questo è il cuore della scena: non sta solo descrivendo un uomo, sta raccontando sé stessa.

Fammi pensare… sai, quando arrivi a 34 anni tutti i requisiti fisici vanno a farsi benedire. Anche se sotto sotto preghi che lui sia più alto di te. Che non sia stronzo sarebbe bello. Uno a cui piaccia la mia compagnia, che sia di buona compagnia… cose a cui non si pensa quando si è giovani. Uh, uno che voglia dei figli, che gli piacciano, che li desideri.
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Sufficientemente in salute per giocare con i suoi figli. Oh, poi… che guadagni più di me, ti prego. Forse ora non riesci a capirlo ma credimi, un giorno ci arriverai, o sarà la ricetta ideale per il disastro. E… si spera che abbia ancora un pò di capelli, ma oggigiorno neanche questo influenza l’ago della bilancia, e… e un bel sorriso. Si, un bel sorriso. Un bel sorriso può essere sufficiente.
“Fammi pensare…”: Attacca con una falsa leggerezza, come se stessi improvvisando davvero. Piccola pausa prima di parlare, occhi che cercano in alto o di lato. Non partire già “profonda”: qui devi sembrare spontanea, quasi divertita dalla domanda.
“sai, quando arrivi a 34 anni tutti i requisiti fisici vanno a farsi benedire.” Qui il tono deve sorridere mentre il fondo resta amaro. Non sputare la battuta troppo in fretta: rallenta su “34 anni”, perché lì c’è il peso del tempo. Postura rilassata, ma con una minima tensione nelle spalle.
“Anche se sotto sotto preghi che lui sia più alto di te.” Questa va alleggerita con ironia vera. Può uscire un mezzo sorriso rapido, quasi controvoglia. Lo sguardo potrebbe abbassarsi un attimo, come a confessare una vanità che conosci bene.
“Che non sia stronzo sarebbe bello.” Secca, asciutta, senza caricarla. Questa battuta funziona meglio se la dici quasi buttandola via. Non cercare la risata: pensa piuttosto a una lista di delusioni che ti hanno insegnato a semplificare i desideri.
“Uno a cui piaccia la mia compagnia, che sia di buona compagnia…” Qui cambia leggermente il ritmo. Meno brillante, più sincero. Lascia una piccola pausa tra le due metà della frase: nella ripetizione c’è il bisogno reale di reciprocità, non solo un gioco di parole.
“cose a cui non si pensa quando si è giovani.” Questa è una linea-chiave. Dilla con una consapevolezza quieta, senza amarezza eccessiva. Sguardo più fermo, come se per un istante non stessi più parlando solo a Natalie ma anche a te stessa di qualche anno prima.
“Uh, uno che voglia dei figli, che gli piacciano, che li desideri.” L’“Uh” non è riempitivo: è il segnale che stai entrando in una zona più intima. Fallo sentire. Poi costruisci una progressione: “voglia”, “piacciano”, “desideri” devono crescere di intensità, come se stessi precisando un bisogno troppo importante per restare vago.
“Sufficientemente in salute per giocare con i suoi figli.” Qui niente sentimentalismo. Il punto è il pragmatismo di una donna adulta. Tono più concreto, quasi amministrativo, ma con una vena di tenerezza trattenuta. Tieni il viso fermo: più sei semplice, più arriva.
“Oh, poi… che guadagni più di me, ti prego.” Attenzione a non farla diventare una battuta cinica o superficiale. Deve uscire come una verità che ti sei guadagnata con esperienza. Su “ti prego” inserisci una stanchezza ironica, come a dire: non dovrebbe contare, ma conta.
“Forse ora non riesci a capirlo ma credimi, un giorno ci arriverai, o sarà la ricetta ideale per il disastro.” Qui Alex assume quasi il ruolo di sorella maggiore o mentore. Il tono si fa più basso, più protettivo. Guarda Natalie direttamente, come se volessi davvero evitarle un errore. Rallenta su “credimi” e su “disastro”.
“E… si spera che abbia ancora un pò di capelli” Torna una leggerezza difensiva. Il piccolo balbettio emotivo di “E…” serve a far sentire che stai uscendo da una zona troppo scoperta. Fai passare un attimo di respiro, poi alleggerisci con autoironia.
“ma oggigiorno neanche questo influenza l’ago della bilancia” Questa frase va detta con una specie di resa elegante. Non c’è rabbia, c’è adattamento. Il corpo può cedere appena all’indietro, come se accettassi una verità poco romantica ma reale.
“e… e un bel sorriso.” La ripetizione qui è importantissima. La prima volta è un pensiero che si forma, non una frase già pronta. Piccola pausa tra i due “e”, come se un ricordo o un’immagine ti attraversassero all’improvviso.
“Si, un bel sorriso.” Qui il tono si ammorbidisce davvero. Meno testa, più immagine interiore. Puoi quasi vedere quel sorriso. Gli occhi cambiano: meno analitici, più lontani.
“Un bel sorriso può essere sufficiente.” Questa chiusura non va recitata come una frase romantica da cartolina. Io la vedo come una confessione dolceamara. Abbassa leggermente il volume, lascia spazio dopo “sufficiente”. Non chiudere con un effetto: chiudi con un pensiero che resta sospeso.
Questo monologo di Alex Goran in Tra le nuvole funziona perché ha una qualità rarissima nei monologhi femminili per provino: non chiede all’attrice di “mostrare emozione” in modo frontale, ma di lasciarla filtrare tra ironia, intelligenza e precisione. È scritto come una conversazione, ma in realtà è una confessione mascherata.
Alex parte con tono brillante, quasi da donna che sa sempre gestire la stanza. Ma riga dopo riga si apre una crepa. Non sta elencando preferenze: sta dicendo che a una certa età non sogni più in astratto, scegli in base a ciò che può reggere la vita vera. Ed è qui che Vera Farmiga, in Tra le nuvole, rende tutto così interessante: non forza mai il pathos, lo lascia emergere dalle pieghe.
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Funziona per:
provini per ruoli femminili adulti, tra i 30 e i 45 anni
personaggi brillanti con crepe emotive sotto la superficie
scene cinematografiche realistiche, dramedy o sentimentali
self tape in cui vuoi mostrare naturalezza, ascolto e sottotesto
Evitalo se:
cerchi un pezzo esplosivo o molto drammatico
devi sostenere un provino da “grande trasformazione emotiva”
ti serve un monologo fortemente teatrale o molto fisico
Si abbina bene con: un secondo monologo più duro e scoperto, magari tratto da un dramma familiare, per mostrare il contrasto tra controllo e crollo.
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Se lavori sul monologo di Alex Goran da Tra le nuvole, concentrati su una cosa: non dimostrare, lascia trapelare. Questo pezzo vive nelle mezze pause, nei sorrisi che non durano, nelle frasi che sembrano leggere e invece pesano. Ed è proprio lì che un provino può fare la differenza.

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