Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo di Alvaro Hermoso de Medina da Berlino e la dama con l’ermellino è una trappola perfetta per attori che vogliono lavorare su fascino, controllo e ossessione senza alzare mai troppo il volume. Se stai cercando un monologo maschile per provino che mostri potere, gusto e malattia del possesso senza cadere nel villain da cartone, questo fa per te. Il pezzo è breve, ma ti chiede una cosa difficile: far sentire il privilegio come una forma di perversione elegante.
Film/Serie: Berlino e la dama con l’ermellino
Personaggio: Alvaro Hermoso de Medina
Attore/Attrice: José Luis García-Pérez
Stagione/Episodio: Episodio 4
Durata monologo: 2 minuti e 2 secondi
Difficoltà: 7/10 — controllo assoluto con sottotesto ossessivo e narcisista
Emozioni chiave: orgoglio, estasi, possesso, calma, ossessione
Adatto per: provini drammatici contemporanei, ruoli aristocratici, personaggi manipolatori
Dove vederlo: Netflix
In Berlino e la dama con l’ermellino, Alvaro Hermoso de Medina è il duca: un uomo ricchissimo, raffinato, colto, ma anche profondamente deformato dalla sua idea di possesso. In questa scena mostra il suo rifugio segreto, un luogo costruito come un santuario personale della bellezza. Non sta solo parlando di quadri. Sta parlando di un rapporto malato con l’arte, con il privilegio e con il mondo. Questo monologo di Alvaro Hermoso de Medina in Berlino e la dama con l’ermellino non funziona se lo giochi come semplice vanità: il punto è che per lui la contemplazione privata vale più della vita condivisa. E questa cosa, detta con calma, fa molto più paura.

Passo qui molte più notti di quelle che lei possa immaginare. Questo è il mio rifugio segreto. Beh, non più. Un rifugio dedicato esclusivamente alla bellezza.
Lei sa che cosa sia la bellezza? Per me è potermi svegliare in questo letto, con mia moglie. E ammirare la luce dell’alba che entra da quel lucernario e illumina il concerto a tre di Vermeer.
Mi emoziona pensare di essere l’unica persona sulla faccia della terra che può sentire la gioia del contemplare. Sapere che tutta questa collezione è solo per me. Sì, come se Raffaello, come se Monet, come… se Caravaggio avessero dipinto… per me.
Le persone quando hanno molti soldi li spendono in cose che danno piacere. Comprano case. Comprano yacht, bunker… io ho la mia sabbia da corrida, l’aroma delle mie botti, i miei tori. E ho… la mia collezione.
“Passo qui molte più notti di quelle che lei possa immaginare.”: Attacca con intimità controllata, quasi confidando un vizio privato. Non partire già tronfio: il tono giusto è quello di un uomo che ti apre una porta rarissima. Sguardo fermo, voce bassa, niente fretta.
“Questo è il mio rifugio segreto. Beh, non più.”: Su “rifugio segreto” lascia un’ombra di piacere possessivo. Il “Beh, non più” va detto con un piccolo sorriso asciutto, come se il personaggio si concedesse una raffinatezza ironica.
“Un rifugio dedicato esclusivamente alla bellezza.”: Qui rallenta su “esclusivamente”. È la parola chiave. Non sta descrivendo una stanza: sta dichiarando una fede. Postura aperta ma composta, come un padrone che mostra un tempio.
“Lei sa che cosa sia la bellezza?”: Domanda da non fare in modo aggressivo. Più calma è, più risulta superiore. Non sta cercando una risposta: sta preparando la propria definizione del mondo.
“Per me è potermi svegliare in questo letto, con mia moglie.”: Questa frase va detta come se fosse normale, ma deve avere un sottotesto strano. La moglie qui è quasi un elemento d’arredo emotivo. Attenzione a non sentimentalizzarla.
“E ammirare la luce dell’alba che entra da quel lucernario…”: Qui il ritmo diventa pittorico. Guarda davvero lo spazio mentre lo descrivi, come se lo stessi vedendo. La precisione visiva è fondamentale.
“E illumina il concerto a tre di Vermeer.”: Appoggia bene il titolo del quadro. Non come sfoggio culturale, ma come oggetto sacro. Un leggero abbassamento del tono può far sentire il culto.
“Mi emoziona pensare di essere l’unica persona sulla faccia della terra…”: Questa è la frase più importante del monologo. Il pericolo è farla troppo cattiva. Invece deve suonare sinceramente estatica. Il personaggio non si vergogna del proprio privilegio: ne gode.
“Che può sentire la gioia del contemplare.”: Su “gioia del contemplare” non alzare la poesia. Tienila elegante, quasi religiosa. Lo sguardo può fermarsi, come se il contemplare fosse già in atto mentre ne parla.
“Sapere che tutta questa collezione è solo per me.”: Qui stringi. Niente allargamento filosofico. Questa è una frase di proprietà. Più la dici secca, più fa male.
“Sì, come se Raffaello, come se Monet, come… se Caravaggio…”: La ripetizione va scolpita. Ogni nome è una salita di eccitazione narcisistica. La sospensione prima dell’ultimo nome deve sembrare un pensiero quasi erotico, non un semplice elenco.
“Avessero dipinto… per me.”: Pausa lunga prima di “per me”. Qui si rivela tutto il morbo del personaggio. Non cercare enfasi rabbiosa: basta il gusto dell’assurdo detto con naturalezza.
“Le persone quando hanno molti soldi li spendono in cose che danno piacere.”: Torna un tono quasi da conversazione colta. Come se stesse introducendo una teoria del lusso. Fai sentire che si considera diverso dagli altri ricchi, più raffinato, più profondo.
“Comprano case. Comprano yacht, bunker…”: Scandisci bene. È una lista da mettere sotto i piedi. Queste cose, per lui, sono banali. Piccola punta di disprezzo elegante, non caricaturale.
“Io ho la mia sabbia da corrida…”: Qui comincia il suo autoritratto aristocratico. Il tono diventa più sensoriale, quasi gustativo. Assapora “sabbia”, “aroma”, “tori” come oggetti di identità.
“L’aroma delle mie botti, i miei tori.”: Lavora sul possesso ripetuto. Il “miei” non va gridato, ma accarezzato. È lì che si sente il vero rapporto con il mondo: tutto deve appartenere a lui.
“E ho… la mia collezione.”: Finale da non sprecare. La pausa prima di “la mia collezione” deve essere carica, come se quella fosse la parola definitiva, la più erotica, la più vera. Chiudi in sottrazione, non in declamazione.
Questo monologo maschile per provino funziona perché mette in scena un uomo che non pensa di essere mostruoso. E questa è sempre materia ottima per un attore. Alvaro Hermoso de Medina non si presenta come un cattivo. Si presenta come un uomo di gusto, un esteta, uno che sa riconoscere la bellezza meglio degli altri. Il problema è che la sua idea di bellezza coincide con il possesso assoluto.
Io credo che il cuore di questa scena sia nella frase “solo per me”. Lì c’è tutto.
Il punto chiave è che il duca non ama l’arte come esperienza condivisa, ma come privilegio esclusivo. La contemplazione, per lui, vale di più proprio perché esclude il resto del mondo. Se l’attore capisce questo, il pezzo si accende da solo: non sta mostrando quadri, sta mostrando la propria malattia travestita da raffinatezza.
L’errore più comune sarebbe giocarlo da villain freddo o da snob caricaturale.
Attenzione a non cadere nella trappola di “fare il ricco cattivo”. José Luis García-Pérez, in un pezzo così, funziona quando lascia filtrare il piacere autentico del personaggio. Più è sincero il suo amore per la collezione, più inquietante diventa. Il sottotesto non è “sono superiore”, ma “esisto davvero solo quando qualcosa mi appartiene”.

Funziona per:
provini per ruoli maschili aristocratici o alto-borghesi
casting per personaggi manipolatori, colti, ossessivi
self-tape che richiedono controllo, fascino e sottotesto oscuro
scene da accademia su potere, privilegio e possesso
Evitalo se:
cerchi un monologo più emotivo o più scopertamente drammatico
tendi a fare personaggi di status tutti uguali
il provino richiede naturalezza quotidiana e basso profilo
Si abbina bene con: un secondo monologo più fragile e umano, magari di perdita o confessione, per mostrare il contrasto tra dominio esterno e crepa interna.
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Monologhi brevi che arrivano al punto
Se lavori su questo pezzo, concentrati sul piacere, non sulla cattiveria. Il duca non sta facendo un discorso minaccioso: sta condividendo il suo paradiso privato. Ed è proprio questo a renderlo disturbante. Questo monologo di Alvaro Hermoso de Medina da Berlino e la dama con l’ermellino funziona quando fai sentire che la bellezza, per lui, non è contemplazione innocente ma un’altra forma di dominio.

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