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~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo è una trappola perfetta per chi cerca un monologo maschile per provino che mostri cinismo, frustrazione e dolore senza passare dalla confessione frontale. Il monologo di Ben Reilly da Spider-Noir episodio 7 funziona perché Ben parla di ragni, di muscoli e di fluidi, ma in realtà sta parlando di un cuore ferito e di un uomo che sta per mollare tutto. Se stai cercando un pezzo storto, nervoso, molto attorale, questo fa per te.
Film/Serie: Spider-Noir episodio 7
Personaggio: Ben Reilly
Attore/Attrice: Nicolas Cage
Stagione/Episodio: Episodio 7
Minutaggio: 10:30 - 12:00
Durata monologo: 1 minuto e 30 secondi
Difficoltà: 8/10 — tono spezzato, ironia amara, sottotesto emotivo forte
Emozioni chiave: amarezza, sarcasmo, dolore, rabbia, autodistruzione
Adatto per: provini drammatici contemporanei, ruoli noir, uomini spezzati, self tape intensi
Dove vederlo: Amazon Prime Video
In Spider-Noir episodio 7, Ben Reilly è in uno dei momenti peggiori della sua parabola. Ha appena attraversato tradimenti, perdita di fiducia e una nuova ricaduta nell’alcol. Sta parlando ad Aemon in un contesto sporco, stanco, quasi da fondo del barile, con in mano l’antidoto che potrebbe togliergli i poteri e liberarlo da tutto quello che sente come un peso. Il punto della scena non è solo Cat o la dottoressa: è il fatto che Ben sta valutando seriamente di smettere di essere il Ragno e di diventare di nuovo un uomo che non deve più salvare nessuno.

Tu sai qualcosa sui muscoli dei ragni, Aemon? Non lo sai perché loro non li hanno. Sono dotati di un sistema idraulico che spara fluidi per muovere le zampe, per così dire. Le loro appendici sono simili a delle cannucce, delle vere e proprie trombette. Bene, non mi amava, d’accordo.
Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.
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Nessuno è obbligato ad amare qualcuno, ma pugnalarmi alle spalle con la dottoressa… ma che roba è stata. Voglio dire, è peggio di un tradimento. È aggiungere oltre al danno la beffa. Ma Aemon, sto divagando. Perché proprio qui, nella mia mano, ho l'antidoto a tutti i miei problemi.
“Tu sai qualcosa sui muscoli dei ragni, Aemon?”: Apri come se stessi partendo da un discorso assurdo e fuori fuoco. Non renderlo troppo brillante: deve esserci già il sentore di uno che sta divagando per non andare dritto al punto. Sguardo obliquo, magari non subito addosso all’altro.
“Non lo sai perché loro non li hanno.”: Qui serve una piccola soddisfazione sarcastica, quasi da uomo che si compiace di sapere una cosa inutile. Ma non fare il professorino: sotto c’è nervosismo, non vera calma.
“Sono dotati di un sistema idraulico che spara fluidi per muovere le zampe, per così dire.”: Ritmo leggermente più veloce, come quando uno parla troppo per non sentire quello che pensa davvero. “Per così dire” può avere un mezzo sorriso storto, subito tolto.
“Le loro appendici sono simili a delle cannucce, delle vere e proprie trombette.”: Questa è una battuta pericolosa. Se la giochi tutta in commedia, perdi il monologo. Va detta con una stranezza quasi secca, come un pensiero che scivola fuori da solo. Mani magari occupate, corpo non troppo composto.
“Bene, non mi amava, d’accordo.”: Qui c’è il primo vero scatto. “Bene” deve suonare come un taglio. Si passa dall’aneddoto biologico alla ferita emotiva. Non urlare: meglio un tono asciutto, quasi troppo controllato.
“Nessuno è obbligato ad amare qualcuno…”. Questa frase funziona se la tratti come una concessione razionale che Ben si sforza di accettare. Occhi bassi o persi per un attimo. Il punto è: vuole sembrare lucido, ma non lo è affatto.
“...ma pugnalarmi alle spalle con la dottoressa… ma che roba è stata.”: Qui la frase deve inciampare un po’. I puntini sono fondamentali. Come se Ben non trovasse nemmeno una categoria giusta per definire il gesto. Su “ma che roba è stata” lascia entrare più sconcerto che rabbia.
“Voglio dire, è peggio di un tradimento.”: Qui non fare l’attore “offeso”. Meglio una constatazione incredula. Come se il personaggio stesse ancora cercando di nominare il dolore e si accorgesse che la parola tradimento non basta.
“È aggiungere oltre al danno la beffa.”: Puoi qui irrigidire leggermente il corpo. È una frase più costruita, quasi proverbiale, e proprio per questo deve suonare come un uomo che sta cercando ordine in una tempesta interiore.
“Ma Aemon, sto divagando.”: Questa frase è bellissima se la fai come un ritorno improvviso alla consapevolezza. Un piccolo sguardo all’altro, quasi a dire: lo so, mi sto perdendo. Non deve essere autoironia simpatica; deve essere un’ammissione stanca.
“Perché proprio qui, nella mia mano…”: Rallenta molto. Il movimento va verso l’oggetto. Se hai un oggetto in mano in prova, usalo davvero. Guarda la mano. È lì che il monologo cambia da sfogo emotivo a decisione morale.
“...ho l’antidoto a tutti i miei problemi.”: Non dirla come una vittoria. Questa è la trappola del pezzo. La frase deve suonare quasi come una tentazione tossica. Un filo di sollievo, ma anche vuoto. Più la fai semplice, più inquieta.
Il personaggio non attacca il dolore frontalmente, ci gira intorno. Parte dai ragni, dai muscoli, dalle trombette, e solo dopo arriva al tradimento. È esattamente questo che lo rende interessante. Non è un pezzo “ordinato” e non deve sembrarlo.
Il punto chiave è che Ben usa il linguaggio tecnico come difesa. Il discorso sui ragni non è una bizzarria gratuita: è un modo per restare in una zona mentale controllabile, meno dolorosa del rapporto con Cat e della sensazione di essere stato umiliato. Poi però quella diga cede, e viene fuori la vera frase del monologo: “ho l’antidoto a tutti i miei problemi”. Lì capiamo che sotto il sarcasmo e la divagazione c’è un uomo che vuole smettere di sentire.
L’errore più comune sarebbe recitarlo come un monologo tutto strambo o tutto depresso. Nessuna delle due cose basta. Attenzione a non cadere nella trappola del “pazzo simpatico” o del “reduce triste”. Il pezzo vive proprio nel contrasto: ironia tecnica, dolore relazionale, tentazione di fuga. Se riesci a tenere insieme queste tre linee, il monologo prende davvero corpo.
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Funziona per:
ruoli maschili spezzati ma intelligenti
provini per personaggi noir, disillusi, cinici
self tape dove vuoi mostrare pensiero e sottotesto
scene con alternanza tra ironia e dolore
Evitalo se:
ti serve un pezzo lineare e pulito emotivamente
hai bisogno di energia estroversa immediata
tendi a caricare troppo la stranezza del testo
Si abbina bene con:
un secondo monologo più diretto e vulnerabile, magari di confessione amorosa o colpa, per mostrare il contrasto tra difesa e verità.
Se lavori su questo pezzo, concentrati sul cambio di asse: parti da una divagazione quasi assurda e lascia che, piano, emerga il vero punto. Questo monologo non vive sulla lacrima. Vive sul fatto che Ben capisce benissimo quello che sta per perdere, e quasi lo desidera.
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