Scopri i Corsi Ufficiali Online di Recitazione Cinematografica: I NOSTRI CORSI
Vuoi realizzare uno Showreel Professionale o un Book, scopri i nostri: SERVIZI
Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Monologo di Gabriella a Sinatra: una rottura raccontata attraverso una metafora perfetta. In questa scena di Paradise, Gabriella non accusa, non grida, non chiede spiegazioni. Racconta un ricordo d’infanzia, la storia di un’auto meravigliosa che non funzionava mai. Ed è proprio in quel racconto che si consuma la fine di un’amicizia. Un esempio potente di scrittura sottile e di recitazione in sottrazione, dove il vero conflitto è tutto nel sottotesto.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 36:15-38:15
Durata: 2 minuti
L’episodio si apre con Sinatra semicosciente in ospedale, sospesa tra presente e ricordi. In questo stato riaffiora un incontro di anni prima con uno scienziato nichilista che teorizzava la fine del mondo: supervulcani, collassi a catena, una catastrofe inevitabile. In mezzo al delirio, l’uomo accenna ironicamente a un’unica soluzione possibile: scavare “una buca” enorme per sopravvivere. Per lui è una battuta. Per Sinatra diventa un’idea.
Un altro flashback ci riporta a nove anni prima, al giorno dell’insediamento di Cal. Il bunker è un progetto fragile, la tecnologia necessaria non è disponibile e la via diplomatica sembra fallire. Il padre di Cal lascia intendere che esista “un altro genere di persona” capace di ottenere ciò che serve. Un’allusione alla strada sporca. Nel presente Sinatra scopre di essere rimasta incosciente per un mese. Henry è il nuovo presidente e la tensione interna è esplosa: alcuni ragazzi, accusati di sovversione, vengono arrestati. Tra loro c’è James, figlio di Cal, che comunica clandestinamente con Presley, figlia di Xavier, tramite biglietti nascosti nelle librerie pubbliche. Dopo la partenza di Xavier — che si è autoaccusato di aver sparato a Sinatra per proteggerli — i figli sono affidati a Nicole Robinson. Intanto Jane, vera responsabile dello sparo, costruisce una versione ufficiale che la consacra come eroina.
Henry si dimostra inadatto: propone un’assurda “estate artificiale” per compiacere la popolazione, ignorando i rischi energetici. Quando uno scienziato lo contesta, lo fa arrestare. Intanto emergono sospetti su un misterioso “progetto Sinatra”, verso cui vengono dirottate risorse. Jane manipola Henry, mentre Simone scopre incongruenze nei documenti legati alla morte di Billy Pace: troppe dichiarazioni firmate da Jane. Indagando, trova prove che smontano il profilo di uomo depresso costruito da lei. Un lungo flashback rivela il passato: Billy Pace, killer incaricato di ottenere la tecnologia per il bunker, uccide un ricercatore che poco prima ha praticato l’eutanasia alla moglie malata di Huntington. L’uomo avverte Billy di non toccare un ragazzo in arrivo: il futuro potrebbe dipendere da lui. Billy risparmia il ragazzo. È Link.
Nel presente Henry, durante una corsa notturna con Jane, viene assassinato. Jane traccia una X col sangue del presidente per incastrare la resistenza. Quando Simone arriva sul posto, Jane la aggredisce e costruisce una scena per farla sembrare colpevole. Parallelamente James viene condotto nel livello più basso della prigione, dove incontra l’architetto di Paradise, lo scienziato che ha progettato il sistema. I due parlano di aprire le porte: non una protesta simbolica, ma una frattura strutturale. Sinatra, intanto, parla con la governante Carmen e dimostra di conoscere dettagli top secret. Il “progetto Sinatra” è reale. Ma nella fotografia regalata da Gabriella è nascosto un dispositivo per ascoltare. Gabriella sta origliando.
Il segreto non è più al sicuro.

Quand’ero bambina, mio padre aveva una splendida Pontiac Firebird del 1967. Un’auto bestiale. Cinque marce e motore da sei litri e mezzo con doppio collettore di scarico. Lo so perché lui lo ripeteva continuamente. Era impressionante… Quando funzionava, vale a dire praticamente mai. Per buona parte della mia infanzia la cosa che ho visto più di mio padre erano le gambe che spuntavano da sotto quel bolide. Un giorno arrivò un ragazzo con un mucchio di contanti. Credo che mio padre avesse messo un annuncio, e io pensavo che l’avrebbe reso triste il fatto di doverla vendere. E invece… lui sorrise. Gli diede una pacca sulla spalla, e gli disse… “Buona fortuna!” E non si voltò indietro. Credo che a un certo punto alcune cose non valga proprio la pena sistemarle. Quindi… Buona fortuna.
“Quand’ero bambina, mio padre aveva una splendida Pontiac Firebird del 1967.”: tono morbido, da memoria privata; sguardo leggermente distante (come se vedesse l’immagine); attacco senza aggressività, quasi confidenziale.
“Un’auto bestiale.": micro-sorriso controllato; parola “bestiale” detta con un filo di stupore infantile; pausa breve dopo per far sedimentare l’oggetto-mito.
“Cinque marce e motore da sei litri e mezzo con doppio collettore di scarico.”: ritmo più tecnico, come citazione imparata; scandisci i numeri con precisione; sguardo che torna su Sinatra per misurare se sta capendo la metafora che si sta preparando.
“Lo so perché lui lo ripeteva continuamente.”: punta di ironia affettuosa; un mezzo respiro di stanchezza; accenno di sorriso che subito si spegne.
“Era impressionante…”: sospensione vera sui puntini; voce che si assottiglia; sguardo che si alza un istante (come a rivedere l’auto lucida, enorme).
“Quando funzionava, vale a dire praticamente mai.”: qui entra la delusione mascherata da umorismo; “praticamente mai” con un taglio secco, senza ridere; piccola pausa dopo, per far percepire il parallelismo con Sinatra.
“Per buona parte della mia infanzia la cosa che ho visto più di mio padre erano le gambe che spuntavano da sotto quel bolide.”: rallenta e visualizza; sguardo basso come se guardasse davvero “sotto” l’auto; tono più intimo e amaro, senza commuoversi; chiudi con un silenzio breve.
“Un giorno arrivò un ragazzo con un mucchio di contanti.”: cambio di tempo narrativo, più presente; piccolo scatto d’attenzione; “mucchio di contanti” detto con concretezza, quasi brutale.
“Credo che mio padre avesse messo un annuncio, e io pensavo che l’avrebbe reso triste il fatto di doverla vendere.”: tono vulnerabile, da figlia; micro-pausa su “io pensavo”; sguardo non accusatorio, più verso sé stessa (ingenuità di allora).
“E invece… lui sorrise.”: sospensione lunga prima di “lui sorrise”; sorriso di Gabriella quasi assente, solo negli occhi; qui la frase è una rivelazione, non una battuta.
“Gli diede una pacca sulla spalla, e gli disse… ‘Buona fortuna!’”: gesto minimo con la mano (come imitazione della pacca) ma trattenuto; “Buona fortuna” deve suonare cordiale in superficie, definitivo sotto; lascia vibrare la pausa subito dopo l’esclamazione.
“E non si voltò indietro.”: frase corta, lama; sguardo fisso su Sinatra (qui sì); nessuna emotività esplicita, solo chiusura; pausa netta dopo.
“Credo che a un certo punto alcune cose non valga proprio la pena sistemarle.": tono adulto, calmo, irreversibile; appoggia “non valga” e “pena”; sguardo che non chiede perdono, ma non aggredisce; è un verdetto.
“Quindi… Buona fortuna.": ripeti la formula ma cambiandole sapore: meno “augurio”, più “consegna”; pausa lunga dopo “Quindi…” come se stesse scegliendo di tagliare il filo; “Buona fortuna” quasi sottovoce, e poi silenzio pieno (non distogliere subito lo sguardo: lascialo pesare).
Questo monologo di Gabriella è una rottura costruita sulla sottrazione. Non c’è scontro diretto, non c’è accusa esplicita, non c’è rabbia dichiarata. C’è una storia. Ed è proprio questa scelta narrativa a renderlo potente. Gabriella non parla di Sinatra: parla di un’auto. Ma l’auto è Sinatra.
L’inizio è morbido, quasi nostalgico. Il ricordo della Pontiac Firebird del 1967 introduce un’immagine forte: qualcosa di splendido, potente, affascinante. Un oggetto iconico. L’auto è “bestiale”, tecnicamente impressionante, descritta con dettagli meccanici ripetuti dal padre come un mantra. Questo dettaglio è fondamentale: il padre la racconta continuamente, ne celebra le caratteristiche, ma la macchina “funziona praticamente mai”. Ed è qui che nasce la metafora. Non basta essere straordinari sulla carta. Se non si parte mai, si resta fermi. Il passaggio più doloroso del monologo è l’immagine delle gambe del padre che spuntano da sotto il bolide. È un’immagine domestica, quasi tenera, ma profondamente malinconica. La bambina non vede il padre in piedi, presente, vivo nella relazione. Lo vede intento a riparare qualcosa che non riparte. È una vita passata a sistemare un oggetto difettoso. E in quella fotografia c’è tutta la frustrazione silenziosa di chi ama qualcosa che non funziona.
Quando arriva il ragazzo con i contanti, lo spettatore si aspetta una perdita. E invece accade l’opposto: il padre sorride. Questo è il punto di svolta emotivo del monologo. Non è triste. È sollevato. Non sta perdendo qualcosa di prezioso: sta lasciando andare qualcosa che lo teneva fermo. Il gesto della pacca sulla spalla e il “Buona fortuna” non sono un addio malinconico, ma un passaggio di consegne.
Come a dire: ora è affar tuo. La frase “E non si voltò indietro” è la vera dichiarazione di rottura. Non c’è rimpianto. Non c’è tentazione. È una scelta definitiva. Quando Gabriella conclude dicendo che a un certo punto alcune cose non valgono la pena di essere sistemate, il sottotesto diventa esplicito senza essere accusatorio. Non dice: “Tu non vali la pena.” Dice: “Non vale la pena continuare a riparare.” È una differenza enorme. Non è un giudizio morale su Sinatra come persona. È un giudizio sulla dinamica della loro amicizia.
La ripetizione finale di “Buona fortuna” chiude il cerchio. All’inizio era il padre a dirlo al compratore. Ora è Gabriella a dirlo a Sinatra. È un augurio solo in superficie. In profondità è una liberazione. Non c’è rabbia. C’è distacco consapevole.

Il finale è costruito come una detonazione progressiva.
La prima bomba è Jane: elimina Henry e crea un nemico pubblico, preparando una guerra interna.
La seconda bomba è Link: il ragazzo risparmiato anni prima, possibile chiave del futuro.
La terza è James: pronto a trasformare la ribellione in qualcosa di strutturale, con l’aiuto dell’architetto di Paradise.
La quarta è Sinatra: il suo progetto parallelo dimostra che esiste un piano nascosto dentro il sistema.
Il colpo finale è Gabriella che ascolta tutto.
Paradise non è più un rifugio. È diventato un campo di battaglia.
Regia: Dan Fogelman
Cast: Sterling K. Brown (Xavier Collins); Julianne Nicholson (Samantha Redmond); Sarah Shahi (Gabriela Torabi)
Dove vederlo: Disney+

Le Migliori Classifiche
di Recitazione Cinematografica

Entra nella nostra Community Famiglia!
Recitazione Cinematografica: Scrivi la Tua Storia, Vivi il Tuo Sogno
Scopri 'Recitazione Cinematografica', il tuo rifugio nel mondo del cinema. Una Community gratuita su WhatsApp di Attori e Maestranze del mondo cinematografico. Un blog di Recitazione Cinematografica, dove attori emergenti e affermati si incontrano, si ispirano e crescono insieme.
Monologhi Cinematografici, Dialoghi, Classifiche, Interviste ad Attori, Registi e Professionisti del mondo del Cinema. I Diari Emotivi degli Attori. I Vostri Self Tape.
Creato con ©systeme.io