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~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo di Michel da Il gusto amaro del tradimento è una trappola perfetta per un attore: comincia come un discorso funebre composto e finisce come un crollo. Se stai cercando un monologo maschile per provino che permetta di mostrare controllo, senso di colpa e perdita progressiva della forma senza partire già “emotivo”, questo pezzo è molto utile. Il lavoro vero sta nel far vedere il momento esatto in cui Michel smette di leggere ciò che dovrebbe dire e comincia a dire ciò che pensa.
Film/Serie: Il gusto amaro del tradimento
Personaggio: Michel
Attore: Teun Luijkx
Stagione/Episodio: Stagione 1, episodio 4
Minutaggio: 3:18-5:09
Durata monologo: 1 minuto e 41 secondi
Difficoltà: 8/10 — Richiede un crollo progressivo senza anticiparlo
Emozioni chiave: dolore, colpa, smarrimento, tenerezza, paura
Adatto per: provini drammatici, ruoli adulti, self tape, personaggi sotto pressione
Dove vederlo: Netflix
Michel tiene il discorso al funerale di Evert davanti agli amici, a Babette e ai figli Beau e Luuk. È profondamente scosso, ma cerca inizialmente di mantenere una forma rispettosa, quasi rituale.
Il problema è che Michel porta dentro di sé un forte senso di colpa. Sa di essere stato coinvolto in dinamiche che potrebbero aver contribuito allo stress di Evert e, mentre parla, il dolore comincia a trasformarsi in una domanda personale.
Teun Luijkx lavora quindi su due livelli: Michel deve commemorare un amico davanti a tutti, ma contemporaneamente combatte con il pensiero di poter avere avuto una responsabilità nella sua morte.
Il monologo funziona proprio perché questi due piani, all’inizio separati, finiscono per collidere.

Secondo Evert e Babette, la morte non è affatto la fine del nostro viaggio.
L’anima… l’anima di Evert vive ancora, e si prepara per una vita successiva.
Da questa consapevolezza abbiamo tratto molto conforto in questi giorni.
L’anima di Evert era… pura.
L’anima di Evert era bella.
E questo rende il modo in cui ha trovato la sua fine incomprensibile per me, e per tutti quelli che sono in questa sala.
Ma non vogliamo ricordare la sua morte, bensì quello che era in vita: un grande amico per tutti noi, un compagno amorevole per Babette, e il vostro forte papà.
Niente rendeva Evert più orgoglioso dei suoi due ragazzi, Beau e Luuk.
Vi voleva bene.
Vi voleva un mondo di bene…
Non riesco a capire.
Davvero, non capisco…
Evert non avrebbe…
Evert… non avrebbe…
Forse… siamo stati noi a fargli questo…
“Secondo Evert e Babette, la morte non è affatto la fine del nostro viaggio.”: parti composto. Michel sta parlando davanti a una sala e vuole essere all’altezza del momento. Mantieni la postura verticale, il ritmo regolare e uno sguardo che possa includere più persone. Non partire con la voce spezzata: qui stai ancora svolgendo un compito.
“L’anima… l’anima di Evert vive ancora, e si prepara per una vita successiva.”: la prima esitazione deve essere minima. Fermati dopo “L’anima”, inspira e riparti. Non trasformare ancora la pausa in dolore: può sembrare semplicemente la ricerca della frase giusta.
“Da questa consapevolezza abbiamo tratto molto conforto in questi giorni.”: torna più stabile. Questa frase serve a recuperare il controllo. Pronunciala quasi come qualcosa che hai preparato in precedenza; puoi abbassare leggermente lo sguardo, come se stessi seguendo mentalmente il discorso.
“L’anima di Evert era… pura.”: qui la pausa diventa diversa. Rallenta. Prima di “pura”, lascia che il pensiero ti tocchi davvero. La voce può abbassarsi appena; nessun bisogno di piangere.
“L’anima di Evert era bella.”: meno costruita della frase precedente. Guardala come una correzione emotiva: “pura” non bastava, hai bisogno di aggiungere qualcosa. Mezzo secondo di silenzio dopo “bella”.
“E questo rende il modo in cui ha trovato la sua fine incomprensibile per me…”: il discorso comincia a deviare. Rallenta su “incomprensibile”. Qui Michel non sta più soltanto celebrando Evert: sta cercando di capire la sua morte. Lo sguardo può restringersi verso un punto preciso.
“…e per tutti quelli che sono in questa sala.”: pronunciala come un tentativo di allargare nuovamente il dolore agli altri. È una piccola fuga dal “per me”. Riporta per un attimo il corpo verso il pubblico.
“Ma non vogliamo ricordare la sua morte, bensì quello che era in vita…”: questa è una frase di recupero. Michel capisce di essersi avvicinato troppo alla propria inquietudine e torna al discorso ufficiale. Aumenta leggermente il ritmo, come se volessi rimetterti sui binari.
“Un grande amico per tutti noi, un compagno amorevole per Babette, e il vostro forte papà.”: distingui chiaramente i tre destinatari. “Grande amico” appartiene al gruppo, “compagno amorevole” a Babette, “vostro forte papà” ai bambini. Su quest’ultima parte cerca Beau e Luuk con lo sguardo.
“Niente rendeva Evert più orgoglioso dei suoi due ragazzi, Beau e Luuk.”: rallenta sui nomi. Qui non stai parlando a una sala, stai parlando ai figli. Ammorbidisci il volto e riduci il volume.
“Vi voleva bene.”: frase semplice. Non cercare la lacrima. Lascia che il peso venga dalla brevità.
“Vi voleva un mondo di bene…”: ripetizione necessaria, non ridondante. La seconda frase deve arrivare perché la prima non ti è sembrata abbastanza. Dopo “bene” lascia una pausa lunga: qui il discorso preparato comincia davvero a rompersi.
“Non riesco a capire.”: abbassa lo sguardo. Non dirla al pubblico: dilla a te stesso. Il ritmo cambia completamente. È il primo momento in cui Michel smette di officiare e comincia a confessare.
“Davvero, non capisco…”: più piano della frase precedente. Una leggera contrazione della mandibola può funzionare. “Davvero” deve suonare come bisogno reale, non come enfasi.
“Evert non avrebbe…”: interrompiti prima di completare il pensiero. Non decidere già che cosa “non avrebbe” fatto. La pausa deve sembrare pericolosa, perché Michel si accorge che sta per dire qualcosa che forse non dovrebbe.
“Evert… non avrebbe…”: la seconda ripetizione è il punto di rottura. Puoi alzare appena gli occhi, quasi cercando un aiuto che non arriva. Non aumentare il volume: il crollo può essere molto più efficace se si restringe.
“Forse… siamo stati noi a fargli questo…”: questa frase non deve sembrare una rivelazione studiata. Deve uscire. Pausa dopo “Forse”, poi rallenta nettamente su “siamo stati noi”. Non fissare necessariamente qualcuno: Michel sta includendo sé stesso e il gruppo. Dopo “questo”, resta fermo. Il silenzio finale è parte del monologo.
Io credo che il cuore di questa scena sia la perdita della forma. Michel comincia con un linguaggio quasi cerimoniale: anima, vita successiva, conforto, ricordo. Sono parole ordinate, adatte a un funerale. Poi il lessico diventa progressivamente più semplice fino ad arrivare a “Non riesco a capire”.
Il punto chiave è proprio questo cambio di linguaggio. Finché Michel parla come dovrebbe parlare, mantiene il controllo. Quando comincia a parlare come pensa, il discorso crolla.
L’errore più comune sarebbe partire già devastati. Se l’attore entra nella scena con voce spezzata, respiro affannoso e lacrime pronte, non ha più nessun posto dove andare. Teun Luijkx ha invece un percorso preciso da costruire: controllo, piccola incrinatura, recupero, tenerezza verso i bambini, blocco, confessione.
C’è poi un sottotesto fondamentale: Michel non sta soltanto piangendo Evert. Sta facendo i conti con la possibilità di aver contribuito alla sua rovina.
Questo cambia completamente il pezzo. “Forse siamo stati noi a fargli questo” non è soltanto dolore. È paura morale.
Attenzione a non trasformarla però in una piena ammissione di colpa. Michel non sa ancora quale sia la verità. Sta formulando davanti a tutti la domanda che avrebbe dovuto tenere dentro.
Ed è proprio questo che rende la scena pericolosa e utile per un attore.

Funziona per:
ruoli maschili adulti attraversati da senso di colpa;
provini per drammi familiari o thriller psicologici;
personaggi che devono mantenere una facciata pubblica;
self tape nei quali mostrare un crollo emotivo progressivo.
Evitalo se:
il casting richiede aggressività o conflitto diretto;
devi mostrare energia brillante o comica;
cerchi un pezzo costruito su un’esplosione immediata.
Si abbina bene con: un monologo più duro e conflittuale, nel quale il personaggio attacchi apertamente qualcuno invece di rivolgere il conflitto contro sé stesso.
Se lavori su questo pezzo, non concentrarti sulla morte di Evert: concentrati sul momento in cui Michel capisce di non riuscire più a tenere il discorso sotto controllo. La scena vive nella distanza tra ciò che aveva preparato e ciò che finisce per confessare.
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