Monologo di Patricia da Mi querida señorita: essere uomo, essere donna

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~ LA REDAZIONE DI RC

Monologo di Patricia da "Mi querida señorita": sentirsi uomo o donna

Questo monologo di Patricia in Mi querida señorita sembra un discorso identitario molto diretto, ma in realtà chiede una presenza enorme, radicata, carnale, senza slogan. Se stai cercando un monologo femminile per provino che mostri autorità, verità interiore e rapporto vivido con il corpo senza cadere nella tesi, questo fa per te. Il punto non è “dire bene” una grande frase: è far sentire che Patricia la sta tirando fuori dalle viscere, non dalla testa.

Scheda tecnica

  • Film/Serie: Mi querida señorita

  • Personaggio: Patricia

  • Attore/Attrice: Delphina Bianco

  • Minutaggio: 1:28:40-1:29:40

  • Durata monologo: 1 minuto

  • Difficoltà: 8/10 — presenza fisica, verità nuda, zero retorica

  • Emozioni chiave: consapevolezza, fermezza, tenerezza, rabbia trattenuta, urgenza

  • Adatto per: provini drama, ruoli femminili forti, scene identitarie, self tape intensi

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

Nel monologo, Patricia parla ad A.D. in un momento in cui lui è ancora sospeso, diviso, incapace di darsi una risposta chiara su ciò che sente di essere. Patricia, invece, è una donna che ha attraversato il proprio rapporto con il corpo, con la sessualità e con lo sguardo degli altri. Non parla da teorica, ma da persona che ha già pagato il prezzo della propria consapevolezza. Per questo in Mi querida señorita la sua scena non suona come una lezione: è un atto di verità. Patricia smonta gli accessori, i segni esteriori, e riporta tutto al punto più difficile da sostenere per A.D.: la voce interna che non si può zittire per sempre.

Se invece ti interessa conoscere il film "Mi querida Senorita", clicca qui per leggere un approfondimento sulla trama e la spiegazione del finale!

Testo del monologo

Sai come ho capito che ero una donna? La risposta non è qui. (Si leva le ciglia finte). In queste stronzate. (Toccandosi i seni) Queste non mi rendono donna. E questa nemmeno (Si tocca il suo sesso). Non dice niente, di me. Sono donna perché me lo gridano le viscere, A.D.

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Perché tutto ciò che dico, faccio, provo… Tutto ciò che mi fa male e ciò che mi rende felice mi grida da qui. Da qui, A.D. E se non gli dessi retta sicuramente mi ucciderebbe. Mi farebbe marcire. E alle viscere non si può scappare, A.D. Non si può. Cosa gridano a te?

Note di recitazione riga per riga

“Sai come ho capito che ero una donna?”: Apri senza aggressività. Patricia non sta attaccando A.D., lo sta portando dentro un punto delicato. La domanda va detta con calma ferma, come chi sa già dove vuole arrivare. Sguardo diretto, ma non sfidante. La postura deve essere stabile, piantata.

“La risposta non è qui.”: Qui arriva il primo scarto. Non fare mistero, fai precisione. La frase va detta quasi con semplicità chirurgica. Piccola pausa dopo “risposta”. Il gesto deve nascere pulito, senza teatralizzare il simbolo.

“(Si leva le ciglia finte). In queste stronzate.”: Il gesto di togliersi le ciglia è fondamentale: non va fatto come provocazione glamour, ma come smontaggio.

“Stronzate” non è una battuta comica; è una parola ruvida che deve liberare la scena da ogni decorazione. Tono secco, quasi pratico. Nessuna ammiccata.

“(Toccandosi i seni) Queste non mi rendono donna.”: Qui attenzione a non fare didascalia. Il contatto col corpo deve essere diretto, non scandalizzato né seduttivo. “Non mi rendono donna” va detto con una certezza già conquistata, non con rabbia esibita. Il viso resta fermo.

“E questa nemmeno (Si tocca il suo sesso).”: Questa frase richiede coraggio e semplicità. Il gesto va sostenuto con naturalezza, senza fretta e senza marcatura provocatoria. La parola “questa” deve avere lo stesso peso concreto della linea precedente. Nessuna esitazione compiaciuta: Patricia non provoca, chiarisce.

“Non dice niente, di me.”: Questa linea va rallentata. La pausa minima dopo “niente” è utile: fa sentire la separazione tra corpo biologico e identità vissuta. Abbassa leggermente il tono su “di me”. È la parte più intima della frase.

“Sono donna perché me lo gridano le viscere, A.D.”: Questo è il cuore del monologo. Non alzare il volume: alza la radice. “Mi grida” deve sembrare qualcosa che sale dal ventre, non dalla gola. Su “A.D.” cerca davvero il contatto, come se volessi costringerlo ad ascoltarsi. Il busto può flettersi appena in avanti.

“Perché tutto ciò che dico, faccio, provo…”: Qui apri il campo. Il ritmo deve allargarsi, non correre. Le tre azioni — dico, faccio, provo — vanno differenziate appena, come tre aree della vita. I puntini finali servono a lasciar salire altro, non a chiudere.

“Tutto ciò che mi fa male e ciò che mi rende felice mi grida da qui.”: Questa è una linea da tenere molto concreta. “Mi fa male” e “mi rende felice” devono stare sullo stesso piano, perché Patricia non parla solo di sofferenza ma di totalità. Su “da qui” accompagna il gesto al ventre con assoluta naturalezza, come se fosse l’unica evidenza possibile.

“Da qui, A.D.”: Ripetizione importantissima. Non farla uguale alla precedente. Questa seconda volta deve essere più diretta, più intima, quasi più bassa. È come se Patricia stesse restringendo il discorso fino a una sola verità.

“E se non gli dessi retta sicuramente mi ucciderebbe.”: Qui entra il pericolo. La frase va detta senza enfasi horror. Il peso sta nel fatto che Patricia lo sa davvero. Tienila asciutta. Uno sguardo fisso, senza movimento superfluo, funziona più di qualsiasi crescendo.

“Mi farebbe marcire.”: Battuta breve, durissima. Non allungarla troppo. Dilla quasi sputandola via, ma senza gridarla. Il corpo può irrigidirsi un attimo, come se la sola idea passasse davvero nella carne.

“E alle viscere non si può scappare, A.D.”: Qui torni alla funzione quasi materna del discorso. Non è una minaccia, è un avvertimento pieno di esperienza. Su “non si può scappare” mantieni il ritmo lento, inevitabile. Patricia sta consegnando una legge che ha imparato a caro prezzo.

“Non si può.”: Questa ripetizione va tenuta breve e definitiva. Nessun colore in più. Serve come sigillo. Più la fai semplice, più pesa.

“Cosa gridano a te?”: Chiudi aprendo. Questa domanda non va fatta come interrogatorio, ma come gesto radicale di consegna. Patricia ha parlato di sé per costringere A.D. a guardarsi. Tieni lo sguardo addosso a lui, fermo. Pausa dopo la domanda: non avere fretta di uscire dalla scena.

Perché questo monologo funziona

Patricia parte da elementi esteriori fortissimi — ciglia, seno, sesso — e li svuota di potere definitorio. L’identità non come dichiarazione pubblica, ma nell’identità come necessità organica. Patricia non sta performando una tesi. Sta dicendo: “Io sono questa perché non potrei sopravvivere tradendo ciò che sento qui dentro”.

Il punto chiave, per un’attrice, è capire che la forza del pezzo non sta nella durezza della scrittura ma nella sua calma. Se lo reciti “forte”, rischi di farne un manifesto. Se lo reciti da dentro, diventa molto più pericoloso. In Mi querida señorita troviamo un personaggio che ha autorità non perché impone la voce, ma perché ha già attraversato il conflitto e ne parla senza più orpelli.

L’errore più comune sarebbe cadere nella trappola del monologo identitario “da applauso”. Non è quella scena. Patricia non cerca approvazione, non cerca effetto. Cerca verità. E la verità, qui, ha una qualità precisa: è fisica, scarna, quasi inevitabile. Più sei pulita, più il testo colpisce.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini per ruoli femminili forti e complessi

  • scene su identità, corpo e autodeterminazione

  • self tape intensi giocati su presenza e ascolto

  • personaggi che guidano altri senza moralismo

Evitalo se:

  • il casting cerca leggerezza brillante o commedia

  • tendi a trasformare ogni frase in proclama

  • hai bisogno di un pezzo più relazionale e meno frontale

Si abbina bene con: un secondo monologo più fragile e implorante, così da mostrare contrasto tra autorità e vulnerabilità.

Se lavori sul monologo di Patricia da Mi querida señorita, concentrati su una cosa: togli tutto ciò che sa di dimostrazione. Devi parlare come chi non vuole convincere nessuno, ma non può più mentire. È lì che il pezzo diventa davvero utile per un provino.

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Scritto da

La redazione di RC

La redazione di Recitazione Cinematografica, coordinata da Alfonso Bergamo, regista e formatore: monologhi, dialoghi, film e serie analizzati con lo sguardo di chi lavora sul set e nei casting.

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