Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Se stai cercando un monologo che ti permetta di mostrare controllo, freddezza e una crepa inquietante senza dover urlare o strafare, questo pezzo di Patrick da Bateman American Psycho fa per te. Questo monologo è una trappola perfetta: sulla carta sembra solo una routine elegante, ma sotto c’è un vuoto umano che devi far filtrare senza dichiararlo. Per un provino, funziona proprio perché ti obbliga a lavorare di precisione, non di effetti.
Film/Serie: American Psycho
Personaggio: Patrick Bateman
Attore/Attrice: Christian Bale
Minutaggio: 5:04-7:12
Durata monologo: 2 minuti e 8 secondi
Difficoltà: 8/10 — controllo assoluto, crepa interna mai esplicita
Emozioni chiave: controllo, vanità, freddezza, inquietudine, vuoto
Adatto per: provini per ruoli ambigui, upper class, manipolatori, personaggi psicologicamente disturbanti
Dove vederlo: Disney+
Nel monologo di Patrick Bateman in American Psycho, Christian Bale introduce il personaggio prima ancora che la storia entri davvero nel vivo. Patrick è un giovane professionista di successo, ossessionato dall’immagine, dal corpo e dai rituali di perfezione. La situazione emotiva è falsamente calma: lui parla come se stesse condividendo una normale routine mattutina, ma in realtà sta costruendo una maschera. Il punto chiave del contesto è questo: non sta raccontando chi è, sta raccontando chi vuole sembrare. Ed è esattamente lì che il monologo da American Psycho diventa utile per un attore.

Vivo nell’American Gardens Building sull’81esima West, all’undicesimo piano. Mi chiamo Patrick Bateman. Ho 27 anni. Credo fortemente nella cura della persona, in una dieta equilibrata, e nel quotidiano esercizio fisico.
La mattina, se ho il viso un pò gonfio, mi metto una maschera di ghiaccio mentre faccio gli addominali. Ne faccio circa un migliaio.
Dopo aver tolto la maschera, uso una lozione che pulisce i pori in profondità. Sotto la doccia, uso un sapone idratante che si attiva con l’acqua. Sul corpo, uno scrub al miele e mandorle. E sul viso, uno scrub esfoliante in gel.
Poi applico una maschera alle erbe e menta che lascio agire per dieci minuti mentre continuo la mia routine.
Uso sempre una lozione dopobarba con poco o niente alcol, perché l’alcol secca il viso e ti fa sembrare più vecchio.
Poi una crema nutriente, un balsamo antirughe per il contorno occhi e per finire una lozione idratante e protettiva.
Questa è l’immagine di Patrick Bateman, una specie di astrazione. Ma in realtà non sono io. Quella è solo un’entità, qualcosa di illusorio.
E anche se nascondo il mio sguardo gelido, e tu puoi stringermi la mano e sentire la carne che stringe la tua, e magari pensare che i nostri stili di vita siano paragonabili… (pausa) in realtà, io, non sono lì.
“Vivo nell’American Gardens Building sull 81esima West, all’undicesimo piano. Mi chiamo Patrick Bateman. Ho 27 anni.”: Attacca con tono piano, quasi da presentazione aziendale. Non cercare mistero: la cosa inquietante è la normalità. Sguardo fermo, diretto ma non aggressivo. Postura dritta, collo rilassato, come uno che si sente perfettamente a suo agio nel proprio status.
“Credo fortemente nella cura della persona, in una dieta equilibrata, e nel quotidiano esercizio fisico.”: Qui il ritmo deve essere pulito, metodico. Sottolinea leggermente fortemente, ma senza enfasi teatrale. Mezzo sorriso di autosoddisfazione, appena accennato. L’idea è: lui sta elencando valori, quasi come fossero principi morali.
“La mattina, se ho il viso un pò gonfio, mi metto una maschera di ghiaccio mentre faccio gli addominali.”: Lavora sul contrasto tra assurdità e assoluta serietà. Tono pratico, come se stesse dando un consiglio beauty. Puoi accompagnare la frase con un micro-cenno del mento, come uno che sa esattamente di cosa parla. Non strizzare l’occhio al pubblico: niente ironia esterna.
“Ne faccio circa un migliaio.”: Questa battuta va appoggiata bene. Piccola pausa prima di dirla. Pronunciala con semplicità spaventosa, come fosse un dettaglio irrilevante. Qui funziona uno sguardo che non cambia: più rimani neutro, più la frase inquieta.
“Dopo aver tolto la maschera, uso una lozione che pulisce i pori in profondità.”: Ricomincia con precisione quasi rituale. Rallenta leggermente su in profondità. Non perché sia importante il prodotto, ma perché per lui lo è davvero. Le mani possono suggerire ordine e sequenza, senza mimare troppo.
“Sotto la doccia, uso un sapone idratante che si attiva con l’acqua. Sul corpo, uno scrub al miele e mandorle. E sul viso, uno scrub esfoliante in gel.”: Qui il rischio è la monotonia. Devi variare in modo minimo: ogni prodotto è un gradino della sua ossessione. Mantieni il tono descrittivo, ma lascia che emerga un piacere quasi sensuale nel nominare gli oggetti. Occhi un filo più vivi, come se in quei dettagli Patrick si sentisse davvero presente.
“Poi applico una maschera alle erbe e menta che lascio agire per dieci minuti mentre continuo la mia routine.”: Su continuo la mia routine metti una cadenza automatica, quasi meccanica. È utile una micro-pausa dopo dieci minuti. Il sottotesto è che la routine viene prima della persona. La respirazione resta bassa, controllata.
“Uso sempre una lozione dopobarba con poco o niente alcol, perché l’alcol secca il viso e ti fa sembrare più vecchio.”: Qui entra un tono quasi pedagogico. Come se stesse correggendo l’errore di qualcun altro. Attenzione a non renderlo simpatico: è una superiorità elegante, non calorosa. Piccolo irrigidimento della mascella su più vecchio.
“Poi una crema nutriente, un balsamo antirughe per il contorno occhi e per finire una lozione idratante e protettiva.”: Questa parte deve suonare come una litania. Ritmo costante, senza accelerare. Lascia che il pubblico senta la ripetizione come un mantra. Qui funziona una faccia quasi svuotata, come se il personaggio si stesse dissolvendo dentro il proprio elenco.
“Questa è l’immagine di Patrick Bateman, una specie di astrazione.”: Cambio netto ma sottile. Abbassa appena il ritmo. Togli il compiacimento e fai entrare una freddezza più mentale. Su una specie di astrazione prova un leggerissimo distacco, come se Patrick stesse guardando se stesso da fuori.
“Ma in realtà non sono io.”: Questa frase non va caricata. L’errore più comune è farla diventare confessione drammatica. No: dilla quasi sottovoce, asciutta, con un vuoto improvviso negli occhi. Una pausa minima prima di io può aiutare.
“Quella è solo un’entità, qualcosa di illusorio.”: Qui Christian Bale lavora molto di sottrazione, e conviene seguirlo. Il tono si fa più astratto, quasi filosofico. Lascia una piccola sospensione su entità. Il volto resta fermo, ma come se il sangue fosse sparito.
“E anche se nascondo il mio sguardo gelido…”: Inizio più lento. Sguardo che si abbassa per un istante o si sposta leggermente, come se la frase aprisse una fenditura. Su sguardo gelido non fare il gelo: basta un accenno di durezza nelle palpebre.
“…e tu puoi stringermi la mano e sentire la carne che stringe la tua…”: Qui serve fisicità. Non muovere davvero la mano per forza, ma lascia che il corpo ricordi il contatto. Pronuncia carne con una lievissima pesantezza. È una parola concreta, quasi sgradevole, e va fatta sentire.
“…e magari pensare che i nostri stili di vita siano paragonabili…”: Questa parte deve sembrare quasi mondana, come se tornasse per un attimo al tono iniziale. Ma c’è una distanza ormai aperta. Inserisci una pausa lunga sui puntini, come se Patrick stesse scegliendo se rivelarsi o no.
“in realtà, io, non sono lì.”: Qui rallenta decisamente. Isola io con una micro-pausa prima e dopo. Non alzare il volume. Piuttosto svuotalo. La frase finale deve arrivare come una sparizione, non come una minaccia. Dopo l’ultima parola, resta fermo un secondo in più del previsto.
Questo monologo da American Psycho funziona perché lavora tutto sul contrasto tra superficie impeccabile e abisso interiore. Io credo che il cuore della scena sia proprio questo: Patrick Bateman non sta confessando una follia, sta tentando di definirsi attraverso oggetti, procedure, consistenze, abitudini. E fallisce. Più parla, più capiamo che non c’è nessuno dietro la maschera.
Il punto chiave è che l’attore non deve “fare il pazzo”. Deve fare l’uomo perfettamente integrato che, per un attimo, lascia filtrare il nulla. L’errore più comune sarebbe spingere subito sull’inquietudine, calcando lo sguardo gelido, il tono sinistro, la psicopatia evidente. Così si perde tutto. Il pezzo vive invece di controllo, eleganza, precisione.
Attenzione a non cadere nella trappola di recitare un monologo solo descrittivo. In realtà qui succede qualcosa: si passa dalla vanità alla disumanizzazione, dal rituale cosmetico alla dichiarazione ontologica. Se stai lavorando al Patrick Bateman American Psycho testo monologo, devi sentire quella curva interna. All’inizio c’è il personaggio sociale. Alla fine resta solo l’assenza.

Funziona per:
ruoli maschili sofisticati e disturbanti
provini per personaggi manipolatori o narcisisti
self tape dove vuoi mostrare controllo e precisione
esercizi di sottotesto e voice over frontale
Evitalo se:
ti serve un pezzo emotivamente esplosivo
il casting cerca vulnerabilità immediata e calore
non sai ancora gestire bene ritmo e sottrazione
Si abbina bene con: un secondo monologo più scoperto e fragile, per esempio un pezzo intimo da Good Will Hunting o Marriage Story, così mostri contrasto.
Monologo di Jordan Belfort da The Wolf of Wall Street — carisma tossico, controllo verbale
Monologo di Mark Zuckerberg da The Social Network — superiorità, isolamento, precisione
Se lavori su questo pezzo, concentrati meno sulla follia e più sulla maschera. Il monologo maschile per provino da American Psycho regge solo se il pubblico avverte che Patrick Bateman sta parlando di sé senza esserci davvero. Ed è proprio questa assenza, quando funziona, a lasciare il segno.

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