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~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo della Signora Borden in Monster: La storia di Lizzie Borden è un esercizio perfetto di violenza nascosta dentro le buone maniere. Funziona per attrici intorno ai 40-50 anni e per ruoli materni autoritari, borghesi o manipolatori. Vale la pena sceglierlo perché permette di passare dall’etichetta all’umiliazione senza quasi cambiare volume: il veleno è tutto nel pensiero.
Film/Serie: Monster: La storia di Lizzie Borden
Anno: 2026
Personaggio: Signora Borden / Abby Borden
Interprete: Rebecca Hall
Stagione/Episodio: episodio 1, “Bagno di sangue”
Timecode/Minutaggio: 5:49-10:29
Durata monologo: circa 4 minuti e 40 secondi
Numero di battute/righe: 26 unità di pensiero
Difficoltà: 8/10 — Crudeltà controllata senza perdere eleganza e precisione
Emozioni chiave: superiorità, irritazione, disprezzo, controllo, compiacimento
Adatto per: madri autoritarie, donne dell’alta società, manipolatrici, figure oppressive
Età scenica consigliata: 40-50 anni
Grado di diffusione: basso — valutazione editoriale prudente
Dove vederlo: Netflix
Abby Borden sta preparando Lizzie per un appuntamento con un possibile pretendente. Ma “preparare” è una parola fin troppo gentile. La Signora Borden parte dal presupposto che Lizzie non sappia comportarsi correttamente e le descrive nei minimi dettagli come dovrà svolgersi l’incontro: saluto, riverenza, conversazione, pegno, proposta di matrimonio e perfino la reazione che la ragazza dovrà avere. La scena è importante perché Abby non si limita a controllare ciò che Lizzie deve fare: vuole controllare perfino ciò che dovrà provare.
E mentre impartisce istruzioni, inserisce continuamente piccole umiliazioni sulla sua intelligenza, il suo corpo, le sue idee e la sua incapacità di adattarsi alle aspettative sociali. L’obiettivo di Abby non è realmente aiutare Lizzie. Vuole evitare che la ragazza rovini ciò che considera un’opportunità utile alla famiglia e, contemporaneamente, ribadire la propria superiorità. Per l’attrice il punto è questo: Abby non crede di stare insultando. Crede di stare educando.

Poiché non sei affatto avvezza agli interessi romantici, e non hai istinto per il decoro, ti istruirò io su come si svolgerà la proposta di questa sera. Quando il tuo pretendente arriverà, lo accoglierai alla porta. Heat, è il suo nome. Lo conosci. Lo accoglierai in casa. lui si inchinerà, tu farai la riverenza. Verrete condotti nel salotto, con la supervisione di un adulto, e parlo di me. Io mi congederò senza indugio per permettervi di conversare in privato.
Poco dopo, egli vi consegnerà un pegno, e tu a tua volta gli farai un dono. Poi, lo inviterai ad accomodarsi sul mio divano. Sai bene qual è… Quel Biedermeier a cornucopia appartiene alla mia famiglia da generazioni. Un pezzo d’arte in mogano del Congo intagliato a mano, rivestito di una pregiata seta di gelso, e arrivato dal cuore più remoto della Cina. Continuerete sedendomi sul mio divano, e tu inizierai una conversazione educata. Argomenti sobri, non ammorbarlo con le tue idee, sono superficiali e sgadevoli.
Dopo aver sopportato i tuoi sproloqui, egli prenderà quelle tue dita piccole dita tozze, inesperte, del tutto estranee alla fatica e chiederà la tua mano. A quel punto prenderai i sensi e cadrai indietro sul divano. Egli ti rianimerà con un fazzoletto imbevuto di profumo… E quando ti sarai completamente riavuta la tua risposta sarà: “Si, mio caro, voglio sposarti”. E’ chiaro, imbecille?
Per un self-tape ridurrei soprattutto la descrizione dell’arredamento e alcuni passaggi procedurali, conservando invece ciò che rende Abby interessante: istruzione → controllo → svalutazione → umiliazione finale.
Poiché non sei affatto avvezza agli interessi romantici e non hai istinto per il decoro, ti istruirò io.
Quando il tuo pretendente arriverà, lo accoglierai alla porta.
Lui si inchinerà, tu farai la riverenza.
Verrete condotti nel salotto e io mi congederò per permettervi di conversare.
Poco dopo, egli ti consegnerà un pegno e tu gli farai un dono.
Lo inviterai ad accomodarsi sul mio divano e inizierai una conversazione educata.
Argomenti sobri: non ammorbarlo con le tue idee, sono superficiali e sgradevoli.
Dopo aver sopportato i tuoi sproloqui, prenderà quelle tue dita tozze e chiederà la tua mano.
Tu cadrai indietro sul divano.
Quando ti sarai riavuta dirai: “Sì, mio caro, voglio sposarti”.
È chiaro, imbecille?
Cosa si perde: soprattutto l’ossessione comica per il divano e per il suo valore sociale, elemento che racconta molto bene il materialismo e il narcisismo di Abby.
Cosa si guadagna: il controllo esercitato su Lizzie diventa immediatamente leggibile. In circa un minuto Abby passa da educatrice apparentemente premurosa a donna che considera la ragazza incapace persino di decidere come rispondere a una proposta di matrimonio.
“Poiché non sei affatto avvezza agli interessi romantici…”: Non partire cattiva. Abby pensa davvero di possedere una competenza che Lizzie non ha. Usa un tono quasi didattico. Il primo insulto funziona meglio se viene trattato come una premessa ovvia, non come una provocazione.
“…e non hai istinto per il decoro…”: Qui puoi controllare rapidamente Lizzie con lo sguardo. Non aspettarti una risposta. Stai stabilendo un fatto e vai avanti immediatamente, come se non esistesse possibilità di discussione.
“Ti istruirò io…”: Questa è una dichiarazione di potere. Non serve irrigidirsi. Una postura già composta comunica che Abby considera del tutto naturale avere l’autorità sulla situazione.
“Quando il tuo pretendente arriverà…”: Visualizza la scena mentre la costruisci. Abby non sta improvvisando: nella sua testa l’appuntamento è già avvenuto ed è andato esattamente come vuole lei.
“Heat, è il suo nome. Lo conosci.”: Piccolo controllo. Può funzionare una brevissima occhiata come per verificare che Lizzie riesca almeno a ricordare un’informazione elementare. Non aggiungere sarcasmo: il sottotesto basta.
“Lo accoglierai in casa.”: Usa l’imperativo senza enfatizzarlo. Abby non sta facendo richieste. La sua voce può restare perfettamente civile proprio perché non contempla il rifiuto.
“Lui si inchinerà, tu farai la riverenza.”: Dai alle due azioni un ritmo preciso. Quasi una coreografia. È interessante se Abby sembra provare mentalmente la scena attraverso Lizzie.
“Con la supervisione di un adulto, e parlo di me.”: Qui può apparire un piccolo piacere narcisistico. Una pausa minima prima di “me” è sufficiente. Non serve cercare una battuta comica.
“Io mi congederò senza indugio…”: Abby si percepisce come perfetta padrona di casa. Cura dizione e ritmo. Più il comportamento è raffinato, più gli insulti successivi saranno violenti.
“Poco dopo, egli vi consegnerà un pegno…”: Mantieni una certa musicalità. Abby gode delle regole sociali perché le regole rendono il mondo prevedibile. È il contrario di Lizzie.
“Tu a tua volta gli farai un dono.”: Qui verifica che Lizzie stia seguendo. Puoi inserire uno sguardo brevissimo, non necessariamente una pausa. Il pensiero è: “Ce la fai a ricordare fin qui?”.
“Poi, lo inviterai ad accomodarsi sul mio divano.”: Sottolineerei pochissimo “mio”. È proprio la naturalezza del possesso a raccontare Abby. Quel divano sembra avere quasi più valore emotivo della ragazza.
“Sai bene qual è…”: Questa può essere una piccola minaccia preventiva. Lizzie deve sapere di quale divano parla e, soprattutto, sapere come trattarlo.
“Quel Biedermeier a cornucopia appartiene alla mia famiglia da generazioni.”: Qui Abby cambia oggetto d’amore. Il divano la entusiasma più dell’appuntamento. Lascia che il ritmo diventi appena più coinvolto: finalmente parla di qualcosa che considera davvero prezioso.
“Un pezzo d’arte in mogano del Congo…”: Non recitare un catalogo. Abby conosce realmente ogni caratteristica. Vedi il legno, la forma, il tessuto. La precisione è una forma di status.
“…rivestito di una pregiata seta di gelso…”: Puoi quasi assaporare la qualità delle parole. Attenzione però alla caricatura aristocratica: la cosa interessante è che per lei tutto questo è serissimo.
“…arrivato dal cuore più remoto della Cina.”: Chiudi la descrizione come se avessi dimostrato definitivamente il valore dell’oggetto. Una pausa dopo può riportare l’attenzione su Lizzie, elemento decisamente meno prezioso ai suoi occhi.
“Tu inizierai una conversazione educata.”: Ricomincia l’addestramento. Il ritmo torna concreto. Abby deve preparare la ragazza a non fare danni.
“Argomenti sobri…”: Quasi un promemoria. Puoi lasciare che per mezzo secondo sembri un consiglio realmente materno.
“Non ammorbarlo con le tue idee…”: Ed ecco il veleno. Non cambiare necessariamente tono. Se l’insulto arriva con la stessa calma del consiglio precedente è molto più efficace.
“…sono superficiali e sgradevoli.”: Non aspettarti che Lizzie ne soffra. Abby considera questa valutazione oggettiva. Puoi persino passare immediatamente oltre, come se non meritasse approfondimento.
“Dopo aver sopportato i tuoi sproloqui…”: Qui puoi concederti un minimo di esasperazione. Il verbo “sopportato” rivela quanto Abby consideri la presenza di Lizzie una fatica anche per gli altri.
“Quelle tue piccole dita tozze…”: Non guardare necessariamente le mani. Potresti averle osservate mille volte. L’insulto deve sembrare vecchio, sedimentato, non inventato sul momento.
“…inesperte, del tutto estranee alla fatica…”: Abby costruisce una piccola accusa sociale. Non è solo estetica: considera Lizzie privilegiata e inutile. Lascia che il giudizio diventi più personale senza aumentare troppo il volume.
“Chiederà la tua mano.”: Improvvisamente ritorna la favola romantica. Questo contrasto è ottimo: Abby può quasi addolcirsi davanti all’immagine della proposta, dimenticando che ha appena insultato Lizzie.
“A quel punto prenderai i sensi e cadrai indietro sul divano.”: Il controllo diventa assurdo. Abby non stabilisce soltanto cosa Lizzie farà, ma anche come reagirà emotivamente. Recitalo come una sequenza perfettamente normale.
“Egli ti rianimerà…”: Concediti il piacere della fantasia romantica. Abby sta dirigendo una scena. Può esserci quasi soddisfazione nel modo in cui immagina il gesto.
“Con un fazzoletto imbevuto di profumo…”: Prenditi il dettaglio, ma non renderlo sensuale artificialmente. È un elemento del rituale che Abby considera appropriato.
“Quando ti sarai completamente riavuta…”: Piccola sospensione. Siamo arrivati alla battuta decisiva e Abby deve assicurarsi che Lizzie la memorizzi.
“Sì, mio caro, voglio sposarti.”: Qui puoi interpretare per un attimo la Lizzie che Abby vorrebbe. Non imitarla in modo farsesco: costruisci semplicemente la versione ideale, educata e obbediente.
“È chiaro…”: Lascia uno spazio. Per la prima volta Abby richiede realmente una conferma.
“…imbecille?”: Non urlarlo. Anzi, può essere quasi la parola più quieta del pezzo. Dopo quasi cinque minuti di raffinatezza, l’insulto diretto rivela ciò che tutte le frasi precedenti stavano già dicendo.
1. Se lo giochi come educazione sincera
Abby crede realmente di salvare Lizzie da un disastro sociale. Il ritmo è pratico e didattico, gli insulti diventano osservazioni che lei considera utili. È probabilmente la variante più inquietante perché elimina quasi completamente la cattiveria consapevole.
2. Se lo giochi come addestramento
Lizzie è un elemento imprevedibile da rendere presentabile. Abby controlla ritmo, postura e comportamento come una regista. L’interlocutrice diventa quasi un oggetto da preparare per la scena perfetta.
3. Se lo giochi come umiliazione mascherata
Abby usa l’appuntamento come pretesto per ribadire tutto ciò che considera sbagliato nella ragazza. Le istruzioni rimangono educate, ma ogni deviazione contiene un colpo. “Imbecille” diventa soltanto il momento in cui smette finalmente di nascondersi.
Io credo che il cuore del pezzo sia il controllo assoluto di una vita altrui presentato come buona educazione. Abby non dice soltanto a Lizzie come salutare un uomo. Decide dove dovrà sedersi, di cosa dovrà parlare, cosa dovrà regalargli, quando dovrà svenire e perfino quali parole dovrà usare per accettare il matrimonio.
Il vero conflitto qui non è “matrigna cattiva contro figliastra”. È molto più utile per l’attrice pensarlo come ordine contro imprevedibilità. Lizzie rappresenta tutto ciò che Abby non riesce a governare: emozioni, desideri, idee, corpo. E Abby prova a risolvere il problema attraverso un copione. L’errore più comune sarebbe interpretarla già dall’inizio come una donna crudele. Se ogni frase ha veleno, “imbecille” non cambia nulla. La scena funziona meglio quando una parte consistente del testo potrebbe quasi sembrare una vera lezione di galateo.
Attenzione anche alla comicità. Il divano, i dettagli sul mogano e l’idea che Lizzie debba svenire esattamente al momento opportuno sono oggettivamente assurdi. Ma Abby non lo sa. Se l’attrice cerca la battuta, perde il personaggio. Se invece prende tutto mortalmente sul serio, la comicità emergerà da sola. Per lavorarlo dividerei il monologo in quattro azioni: ti istruisco, progetto la scena, ti correggo, ti schiaccio.

Funziona per:
casting di madri o matrigne autoritarie, perché mostra controllo senza dipendere dalla rabbia;
donne dell’alta società che utilizzano educazione, linguaggio e status come strumenti di dominio;
antagoniste psicologiche che non percepiscono il proprio comportamento come abusivo;
self-tape nei quali vuoi mostrare precisione, ironia involontaria e crudeltà trattenuta.
Evitalo se:
il casting richiede vulnerabilità immediata o forte apertura emotiva;
tendi a costruire personaggi d’epoca attraverso accenti, pose e manierismi;
senti il bisogno di sottolineare ogni insulto con sguardo o pausa.
Si abbina bene con:
un monologo femminile contemporaneo, emotivamente disordinato e vulnerabile, nel quale l’attrice perda completamente quel controllo che Abby mantiene per quasi tutta la scena.
Il grado di diffusione è basso, quindi non c’è particolare motivo di evitarlo. Per lavorare però su territori simili:
Miranda Priestly da Il diavolo veste Prada — potere espresso attraverso precisione e controllo anziché volume; somiglianza: status e registro. Monologo Miranda Priestley Il diavolo veste Prada sul divorzio
Emma Borden da Monster — eleganza sociale usata per un attacco familiare. (Monologo di Emma Borden da Monster: testo e analisi)
Monologo femminile - Mo'Nique in "Precious"
Monologo femminile di Mo'Nique (Mary Johnson) tratto da "Precious".
Il monologo dura circa 4 minuti e 40 secondi secondo il riferimento fornito. È troppo lungo per molti self-tape standard, ma può essere ridotto efficacemente a circa 60 secondi mantenendo istruzioni sull’appuntamento, svalutazione delle idee di Lizzie, proposta di matrimonio e insulto finale.
La scena è indicata nell’episodio 1 di Monster: La storia di Lizzie Borden, tra 5:49 e 10:29. Netflix conferma che il primo episodio è “Bagno di sangue” e presenta Abby come la matrigna dalla lingua tagliente che tormenta Lizzie.
Sì, soprattutto per attrici con età scenica tra 40 e 50 anni. Consente di mostrare status, controllo, precisione verbale e crudeltà psicologica senza dover alzare la voce. È particolarmente efficace per casting di donne autoritarie che pensano di agire correttamente mentre umiliano l’interlocutore.
Tratta ogni istruzione come sensata. Non cercare il personaggio “vittoriano”, la matrigna cattiva o la battuta comica. Abby ha un obiettivo pratico: fare in modo che Lizzie non rovini l’appuntamento. Più seriamente persegui questo obiettivo, più emergeranno naturalmente controllo, assurdità e violenza.
Se lavori su questo pezzo, fai una prima prova eliminando completamente la cattiveria: Abby deve essere convinta di stare insegnando a Lizzie come salvarsi socialmente. Solo dopo reinserisci il disprezzo. Se l’umiliazione funziona già mentre rimani educata, hai trovato il centro della scena.

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