Monologo di Emma Borden da Monster: testo e analisi

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~ LA REDAZIONE DI RC

Monologo di Emma Borden da "Monster: La storia di Lizzie Borden": testo e analisi

Questo monologo di Emma Borden in Monster: La storia di Lizzie Borden è un pezzo femminile amaro, ironico e progressivamente feroce. Funziona molto bene per attrici intorno ai 30-40 anni che devono mostrare disillusione, risentimento e lucidità senza partire dall’esplosione. Vale la pena sceglierlo perché trasforma un brindisi mondano in un attacco personale, mantenendo sempre un sottotesto di affetto familiare fallito.

Scheda tecnica

  • Film/Serie: Monster: La storia di Lizzie Borden

  • Anno: 2026

  • Personaggio: Emma Borden

  • Interprete: Billie Lourd

  • Stagione/Episodio: episodio 8

  • Timecode/Minutaggio: 20:52-22:25

  • Durata monologo: 1 minuto e 33 secondi

  • Numero di battute/righe: 17 unità di pensiero

  • Difficoltà: 8/10 — Ironia, dolore e rabbia devono convivere senza caricatura

  • Emozioni chiave: disillusione, rancore, amarezza, vergogna, affetto

  • Adatto per: sorelle in conflitto, donne disilluse, eredi decadute, personaggi corrosi dal risentimento

  • Età scenica consigliata: 30-40 anni

  • Grado di diffusione: basso — valutazione editoriale prudente

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

Sono passati diversi anni dagli omicidi dei coniugi Borden. Lizzie è stata assolta e vive in una grande villa insieme alla sorella Emma, ma la libertà conquistata non ha prodotto una vita realmente serena. Emma ha testimoniato a favore della sorella, pur continuando a nutrire dubbi profondi su ciò che sia realmente accaduto. Nel frattempo anche la sua esistenza si è progressivamente chiusa: il cognome Borden la segue ovunque, rende difficile costruire relazioni e la tiene legata a Lizzie.

Durante una cena con alcuni ospiti, Emma decide di fare un brindisi.

Solo che il brindisi si trasforma in qualcosa di molto diverso. Comincia ironizzando sulla propria condizione, racconta l’impossibilità di allontanarsi dalla famiglia e arriva infine alla vera ragione della sua permanenza: una promessa fatta alla madre, quella di proteggere Lizzie. Il problema è che Emma sente ormai quella promessa come una condanna.

Testo del monologo

Perché sono qui? No, letteralmente intendo. Ognuno di voi si pone questa domanda: “Perché non è andata via, dopo aver diviso l’eredità di suo padre prematuramente ucciso“ Ho provato ad andarmene, ma a quanto pare il cognome Borden è un vero e proprio fardello. Le Borden non possono affittare casa, figuriamoci sposare un buon partito, cosa avrei dovuto fare?

Sposare un domestico? No…. Pertanto non potevo che darmi all’alcool e al diabolico papavero. La verità è che ho fatto una promessa. A nostra madre. Le ho promesso di proteggerti, Lizzie. Di starti vicina. Dio sa se l’ho fatto. Ma guardati. Ti sei appropriata di soldi insanguinati, hai comprato una magione da cui non esci mai; non hai amici oltre la servitù.

Allora a te, mia cara sorella, mio fardello. Non solo hai rovinato la tua vita, ma anche la mia. Non ho un marito né un fidanzato, e vivo in questa prigione di notorietà mentre sprechi i nostri soldi con un’attrice penosa e dei gatti che non ti sopportano. A questa gabbia dorata!

Versione ridotta a 60 secondi

Per un self-tape taglierei parte dell’apertura sociale e terrei il movimento più utile per un casting: autoironia → promessa → accusa → brindisi finale.

Perché sono qui?
Ho provato ad andarmene, ma a quanto pare il cognome Borden è un vero e proprio fardello.
Le Borden non possono affittare casa, figuriamoci sposare un buon partito.
Pertanto non potevo che darmi all’alcool e al diabolico papavero.
La verità è che ho fatto una promessa.
A nostra madre.
Le ho promesso di proteggerti, Lizzie. Di starti vicina.
Dio sa se l’ho fatto.
Ma guardati.
Ti sei appropriata di soldi insanguinati, hai comprato una magione da cui non esci mai.
Allora a te, mia cara sorella, mio fardello.
Non solo hai rovinato la tua vita, ma anche la mia.
Vivo in questa prigione di notorietà.
A questa gabbia dorata.

Cosa si perde: parte dell’umorismo nero su matrimonio, servitù e vita mondana, che rende Emma più eccentrica e socialmente corrosiva.

Cosa si guadagna: il conflitto con Lizzie emerge prima e il pezzo acquista un arco molto leggibile: Emma scherza, rivela il vero motivo della propria permanenza e infine dichiara apertamente il prezzo che ha pagato.

Note di recitazione riga per riga

“Perché sono qui?”: Non partire già risentita. Emma sta facendo un brindisi davanti ad altre persone e può concedersi il gusto di una piccola performance. Guarda i commensali, non subito Lizzie. La prima domanda deve sembrare quasi mondana.

“No, letteralmente intendo.” Qui puoi lasciar comparire un accenno di ironia. È come se Emma correggesse il pubblico prima che qualcuno possa rispondere. Il ritmo può essere leggermente più rapido.

“Ognuno di voi si pone questa domanda…”: Coinvolgi la stanza. Emma sa perfettamente di essere osservata e giudicata. Non è soltanto ubriaca: è consapevole dello spettacolo sociale che la famiglia rappresenta.

“Perché non è andata via…”: Puoi quasi imitare il pensiero degli altri, ma senza costruire una vera voce. Deve sembrare una frase già sentita cento volte nella sua testa.

“Ho provato ad andarmene…”: Primo piccolo cambio. Riduci l’ironia. Per mezzo secondo emerge una verità: Emma ha davvero tentato di costruire una vita lontano da Lizzie.

“Il cognome Borden è un vero e proprio fardello.”: Non sottolineare troppo “fardello”. Il peso deve già essere visibile nel corpo. Può bastare un’espirazione o una brevissima sospensione prima della parola.

“Le Borden non possono affittare casa…”: Torna al registro sociale. Emma presenta una specie di inventario delle conseguenze. Il ritmo può diventare brillante, quasi da conversazione da salotto.

“Figuriamoci sposare un buon partito.”: Questa frase contiene umiliazione oltre che sarcasmo. Non renderla solo divertente. Per Emma il matrimonio rappresentava una possibile uscita dalla famiglia, e anche quella porta è chiusa.

“Cosa avrei dovuto fare? Sposare un domestico?”: Qui puoi concederti maggiore cattiveria sociale. Emma appartiene ancora al proprio ceto e ne porta i pregiudizi. Non proteggerla troppo: è importante che il personaggio rimanga anche sgradevole.

“No…”: Lascia respirare questa parola. Può esserci quasi un piccolo compiacimento, come se avesse appena formulato una soluzione ridicola.

“Pertanto non potevo che darmi all’alcool e al diabolico papavero.”: Questa è una battuta da servire con leggerezza, non con tragedia. Emma trasforma il proprio decadimento in spirito da salotto. È proprio il contrasto a raccontare quanto stia male.

“La verità è che ho fatto una promessa.”: Cambio netto. Togli il sorriso. Non serve abbassare teatralmente la voce: basta smettere di intrattenere gli altri.

“A nostra madre.”: Questa frase può essere isolata. Guardare finalmente Lizzie qui ha molto senso: da questo momento la stanza quasi scompare.

“Le ho promesso di proteggerti, Lizzie.”: Non giocarla come accusa. È ancora una dichiarazione di responsabilità. Lascia che si senta il legame tra le sorelle prima del rancore.

“Di starti vicina.”: Rallenta. È una frase semplice, e proprio per questo può diventare dolorosa. Emma sta nominando ciò che ha fatto per anni.

“Dio sa se l’ho fatto.”: Qui può entrare l’amarezza. Non serve volume. Può essere quasi un bilancio personale pronunciato più a se stessa che a Lizzie.

“Ma guardati.”: Punto di svolta. Non correre subito all’elenco successivo. Guardala davvero. Devi vedere davanti a te la donna che, secondo Emma, ha reso inutile tutto quel sacrificio.

“Ti sei appropriata di soldi insanguinati…”: Ora entra l’accusa. Mantieni precisione e non lasciarti trascinare immediatamente dalla rabbia. Emma sta costruendo un caso contro sua sorella.

“Hai comprato una magione da cui non esci mai…”: Fai sentire il paradosso: Lizzie voleva libertà e ha acquistato una prigione. La frase può avere più delusione che disprezzo.

“Non hai amici oltre la servitù.”: Questo è un colpo intimo. Non serve martellarlo. Una frase asciutta può fare molto più male.

“Allora a te, mia cara sorella, mio fardello.”: Il brindisi finalmente si rivela. “Mia cara sorella” e “mio fardello” devono convivere. Non scegliere tra amore e odio: è proprio la loro coesistenza il cuore della scena.

“Non solo hai rovinato la tua vita, ma anche la mia.”: Questa è la tesi. Non accelerare. Puoi lasciare una pausa minima prima di “anche la mia”: è il punto in cui Emma smette definitivamente di parlare di Lizzie e dichiara la propria ferita.

“Non ho un marito né un fidanzato…”: Evita di trasformarla in autocommiserazione pura. Emma sta elencando ciò che sente di aver perso a causa della sorella, non chiedendo pietà agli ospiti.

“Vivo in questa prigione di notorietà…”: Qui il corpo può comunicare il senso di chiusura più delle parole. Non serve guardarsi attorno in maniera illustrativa: basta ridurre lo spazio, quasi immobilizzarsi.

“Mentre sprechi i nostri soldi…”: Torna una punta di irritazione quotidiana. È utile perché dopo grandi parole come “prigione” il conflitto ricade improvvisamente su denaro, attrici e gatti. La famiglia torna concreta.

“Un’attrice penosa e dei gatti che non ti sopportano.”: Non aver paura dell’ironia. È un colpo quasi comico e può funzionare proprio prima della chiusura. Se tutto rimane tragico, perdi metà della personalità di Emma.

“A questa gabbia dorata!”: Non necessariamente urlare. Può essere un vero brindisi, con un sorriso amaro e il bicchiere alzato. La forza sta nel fatto che la frase potrebbe suonare festosa mentre significa l’esatto contrario.

Tre varianti di intenzione

1. Se lo giochi come umiliazione pubblica

Emma vuole costringere Lizzie a sentirsi osservata dagli ospiti. Il ritmo è brillante, quasi elegante, e ogni battuta cerca la complicità della stanza. Solo verso la fine lo sguardo torna stabilmente sulla sorella.

2. Se lo giochi come richiesta di liberazione

Emma non vuole soltanto accusare Lizzie: vuole essere sciolta dalla promessa fatta alla madre. La parte centrale diventa molto più fragile e “mio fardello” suona come una confessione dolorosa, non come un insulto.

3. Se lo giochi come autodistruzione

Il vero bersaglio può essere Emma stessa. Il sarcasmo su alcol, matrimonio e fallimento assume più peso e Lizzie diventa lo specchio contro cui scaricare una vita che Emma sente di non aver saputo costruire.

Perché questo monologo funziona

Io credo che il cuore della scena sia il contrasto tra forma e contenuto. Formalmente Emma sta facendo un brindisi. Dovrebbe essere un gesto sociale, elegante, persino celebrativo. In realtà utilizza quella forma per aprire davanti a tutti la ferita più privata della propria vita.

Il vero conflitto qui non è semplicemente “Emma odia Lizzie”. Sarebbe troppo facile. Emma è rimasta perché ha promesso di proteggerla. Quindi il risentimento esiste proprio perché prima c’è stato amore, responsabilità e forse anche una forma di lealtà che lei non riesce più a sostenere.

L’errore più comune sarebbe rendere l’intero pezzo ubriaco e aggressivo. Alcol e droghe fanno parte del contesto, ma non sono un obiettivo attoriale. Se l’attrice “recita l’ubriachezza”, rischia di perdere il pensiero. Attenzione anche all’ironia. Non è un accessorio. È il meccanismo con cui Emma riesce ancora a parlare di qualcosa che altrimenti sarebbe insostenibile. Per lavorarlo, dividerei il pezzo in quattro azioni: intrattengo, mi giustifico, confesso, accuso. Solo l’ultima parte dovrebbe avere davvero Lizzie come bersaglio principale.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • casting per sorelle, figlie o donne intrappolate nella famiglia, perché mostra affetto e rancore contemporaneamente;

  • personaggi dell’alta società decaduti o socialmente isolati, grazie al contrasto tra eleganza e autodistruzione;

  • ruoli femminili sarcastici che utilizzano l’umorismo per nascondere una ferita;

  • self-tape in cui vuoi mostrare cambi di interlocutore, passando da un gruppo alla persona realmente importante.

Evitalo se:

  • il casting richiede un registro completamente naturalistico e privo di ironia;

  • tendi a “recitare l’ubriaco” attraverso movimenti e dizione alterata;

  • hai bisogno di mostrare soprattutto vulnerabilità immediata e non rabbia trattenuta.

Si abbina bene con:

  • un secondo monologo femminile sobrio e intimo, possibilmente rivolto a una sola persona, dove la vulnerabilità non sia nascosta dal sarcasmo.

Se questo monologo è troppo usato, prova questi

Il monologo di Emma ha un grado di diffusione basso, quindi non lo eviterei per inflazione. Se vuoi alternative dello stesso territorio:

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Monologo di Lizzie Borden da Monster: testo e analisi

Testo del monologo di Lizzie in Monster: la storia di Lizzie Borden, con analisi riga per riga, durata

FAQ sul monologo di Emma Borden

Quanto dura il monologo di Emma Borden?

Il monologo dura circa 1 minuto e 33 secondi secondo il riferimento fornito. È già una durata gestibile per molti provini, ma per un self-tape con limite di un minuto conviene tagliare parte dell’apertura sociale mantenendo promessa alla madre, accusa a Lizzie e brindisi finale.

In che episodio si trova il monologo di Emma Borden?

La scena è indicata nell’episodio 8 di Monster: La storia di Lizzie Borden, tra 20:52 e 22:25. Emma fa un brindisi davanti ad alcuni commensali e trasforma progressivamente il momento conviviale in un attacco alla sorella Lizzie e alla vita che sente di aver sacrificato per lei.

Il monologo di Emma Borden è adatto a un provino?

Sì, soprattutto per attrici con età scenica tra 30 e 40 anni. Permette di mostrare ironia, status sociale, dolore familiare e rabbia senza richiedere un’esplosione fisica. È particolarmente utile se il casting cerca una donna capace di mantenere eleganza e controllo mentre emotivamente sta crollando.

Posso usare il monologo di Emma per un self-tape di 60 secondi?

Sì. Il pezzo può essere ridotto bene perché possiede una struttura molto chiara. Per un minuto conviene partire dal peso del cognome Borden, arrivare rapidamente alla promessa fatta alla madre e chiudere con “mio fardello” e “gabbia dorata”. In questo modo rimangono sia il conflitto familiare sia l’arco emotivo.

Chiusura

Se lavori su questo pezzo, prova prima il brindisi cercando sinceramente di far ridere gli ospiti. Solo dopo lascia entrare Lizzie. Il passaggio più interessante non è quando Emma diventa arrabbiata, ma quando smette di intrattenere la stanza e decide finalmente di parlare alla sorella.

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