Mousetrap - Identità rubata episodio 5, trama e spiegazione finale: La Vendetta

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Mousetrap - Identità rubata episodio 5, trama e spiegazione finale: La Vendetta

Il quinto episodio di Mousetrap – Identità rubata porta Mun-Jae e Noja sempre più vicino all’origine del piano del Topo. Dopo l’agguato subito in auto, i due riescono a salvarsi e partono per l’isola collegata a Seo Yu-min, l’ex compagno universitario che Mun-Jae sospetta possa essere dietro tutta la vicenda. La trama di Mousetrap episodio 5 intreccia così la ricerca del Topo con l’indagine del detective Park Sun-yong, che scopre nuovi legami tra la rete criminale del furto d’identità, la ragazza con il tatuaggio sulla gamba e lo stesso Mun-Jae. Il centro dell’episodio è la vendetta, ma ancora non è chiaro chi la stia portando avanti e per quale motivo.

Mousetrap episodio 5: la trama completa de La Vendetta

L’episodio riparte dall’attacco contro Mun-Jae e Noja. I due killer nascosti nell’auto cercano di strangolarli, ma Noja riesce a reagire e a sbarazzarsi di entrambi. Capisce subito che il mandante non è il Topo. Secondo lui dietro l’agguato c’è Seung-gyu, che ormai considera Noja un problema: sta facendo troppe domande, si sta muovendo fuori dagli ordini e soprattutto sta attirando l’attenzione della polizia su un sistema criminale che dovrebbe restare nascosto.

Mun-Jae e Noja decidono quindi di seguire l’unica pista concreta che hanno: Seo Yu-min, l’ex compagno universitario che Mun-Jae ricorda come una persona gelosa di lui. I due raggiungono l’isola dove l’uomo viveva e iniziano a cercare informazioni sul suo passato. Seguendo alcune indicazioni arrivano a un villino che da tempo risulta abbandonato.

Un conoscente di Seo Yu-min racconta che la casa era rimasta vuota per parecchio tempo, ma a un certo punto era stata nuovamente affittata. A prenderla era stato un uomo molto simile a Mun-Jae, arrivato sull’isola insieme a una ragazza. Il dettaglio conferma immediatamente i sospetti: il Topo è passato realmente da quel luogo.

Mun-Jae e Noja entrano nella villa. All’interno trovano poche tracce, ma abbastanza per capire che l’abitazione è stata utilizzata per preparare il piano contro Mun-Jae. Tra gli oggetti rimasti rinvengono anche una fotografia che ritrae tre ragazzi: Seo Yu-min, Mun-Jae e una giovane donna di nome Min-Yeung.

Mun-Jae riconosce la ragazza come una persona appartenente al proprio passato universitario. Quello che lui e Noja non sanno ancora è che Min-Yeung è la stessa donna il cui cadavere è già entrato nell’indagine della polizia: la ragazza con il tatuaggio sulla gamba.

Parallelamente, infatti, Park e gli altri investigatori stanno seguendo un percorso sempre più vicino a quello di Mun-Jae. La polizia riesce a risalire alla bisca clandestina collegata a Myeong-su e alla rete di falsificazione delle identità. Il gangster viene arrestato e il sistema criminale comincia finalmente a emergere con maggiore chiarezza.

Park e il giovane detective che lavora con lui seguono intanto un’altra pista, che li conduce proprio sull’isola e alla villa collegata a Seo Yu-min. Poco prima del loro arrivo, però, Mun-Jae e Noja vengono nuovamente attaccati da due sicari mandati da Seung-gyu. I due riescono ancora una volta a scappare e a mettersi in salvo.

Durante la fuga, Mun-Jae prova a spiegare a Noja il rapporto con Seo Yu-min. Secondo lui, l’ex compagno era geloso perché Min-Yeung aveva un rapporto particolare con Mun-Jae. Per il protagonista questa gelosia potrebbe essere l’origine dell’intera vendetta.

Noja non è convinto.

Per lui è difficile credere che qualcuno abbia costruito per anni un piano così complesso, arrivando a rubare un’identità, manipolare documenti, coinvolgere gangster e rapire persone, semplicemente per una ragazza. Secondo Noja deve esserci qualcosa di più.

Quando Park arriva nella villa trova la fotografia dei tre ragazzi. Riconosce immediatamente Min-Yeung: è la stessa donna trovata morta e identificata attraverso il tatuaggio sulla gamba.

Il detective corre quindi all’obitorio per controllare nuovamente il corpo, ma arriva troppo tardi.

Il medico gli comunica che il cadavere è già stato cremato.

Per Park il dettaglio è gravissimo. La rapidità con cui il corpo è stato eliminato suggerisce che anche l’obitorio possa essere collegato alla rete che manipola cadaveri e identità. Il detective capisce così che il sistema criminale non riguarda soltanto piccoli gangster o documenti falsificati, ma potrebbe coinvolgere anche persone in grado di intervenire direttamente sui corpi e sulle prove.

Noja, nel frattempo, è ormai stanco degli attacchi continui degli uomini di Seung-gyu e decide di affrontare direttamente il problema.

Ha anche un altro motivo per farlo.

Come finisce Mousetrap episodio 5?

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Quando ha osservato la fotografia trovata nella villa ha riconosciuto Seo Yu-min. Tre anni prima era stato proprio Noja a consegnarlo a Seung-gyu perché il ragazzo aveva dei debiti. Questo significa che anche Noja appartiene al passato del possibile Topo e potrebbe essere entrato, senza saperlo, nel suo piano di vendetta.

Noja raggiunge Seung-gyu e lo costringe a parlare. L’uomo racconta che tre anni prima Seo Yu-min aveva bisogno di denaro per portare avanti un progetto. Era disposto a tutto pur di ottenere quei soldi, persino a vendere la propria identità. Una settimana dopo l’accordo, però, Seo Yu-min si era suicidato. La notizia sembra distruggere completamente la teoria di Mun-Jae.

Se Seo Yu-min è morto tre anni prima, non può essere lui l’uomo che oggi vive con il volto del protagonista. Noja e Mun-Jae verificano la storia e raggiungono il cimitero. Qui trovano effettivamente una tomba intestata a Seo Yu-min. Secondo tutti i documenti, l’uomo è morto.

Il mistero però si complica ulteriormente, perché proprio mentre Mun-Jae cerca di capire cosa significhi quella scoperta riceve una telefonata dal Topo. L’altro Mun-Jae gli comunica la prossima fase del proprio piano. Andrà alla polizia e racconterà di essere il vero Mun-Jae. Dirà che esiste un uomo con il suo stesso volto, sottoposto a operazioni chirurgiche per assomigliargli, che sta commettendo reati utilizzando il suo nome.

In questo modo il Topo può completare il ribaltamento delle identità. Il vero Mun-Jae diventerà ufficialmente il falso. Contemporaneamente, la polizia riesce a recuperare un video relativo alla morte di Min-Yeung. Le immagini mostrano la ragazza mentre viene uccisa per annegamento. Nel filmato compare anche l’assassino.

Ha il volto di Mun-Jae.

Per Park la situazione diventa ancora più difficile da interpretare. L’uomo che sta cercando è adesso collegato non solo al rapimento di Da-eun e alla rete criminale delle identità, ma anche all’omicidio di Min-Yeung. Mentre tutto questo accade, il Topo porta avanti un’altra parte del furto.

Davanti alle telecamere, in diretta mondiale, si presenta pubblicamente come Mun-Jae e lancia il suo nuovo libro. Per chiunque lo osservi è lo scrittore che tutti conoscono. Per chiunque controlli i documenti, la sua identità appare autentica. Il vero Mun-Jae, invece, è un ricercato accusato di crimini che sostiene di non aver commesso.

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La Vendetta mette definitivamente in relazione tutte le principali linee della storia. Seo Yu-min appartiene al passato di Mun-Jae, Min-Yeung collega quel passato all’indagine di Park e Noja scopre di avere avuto un ruolo diretto nella vicenda tre anni prima.

Il Topo, intanto, continua a trasformare il protagonista nel colpevole perfetto. Più Mun-Jae cerca di recuperare la propria identità, più le prove sembrano dimostrare che sia lui l’impostore.

Con Seo Yu-min apparentemente morto e il Topo ormai riconosciuto pubblicamente come Mun-Jae, il furto d’identità non è più soltanto in corso.

Sta diventando la nuova realtà.

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