Mousetrap - Identità rubata episodio 6, trama e spiegazione finale: La Sostituzione

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Mousetrap - Identità rubata episodio 6, trama e spiegazione finale: La Sostituzione

Il sesto episodio di Mousetrap – Identità rubata riparte esattamente dal punto in cui si era concluso il precedente, con il Topo deciso a completare il furto d’identità di Mun-Jae. Stavolta non agisce più soltanto nell’ombra: si presenta direttamente alla polizia e costruisce una versione dei fatti nella quale lui è il vero scrittore, mentre l’altro Mun-Jae sarebbe soltanto un impostore. La trama di Mousetrap episodio 6 porta però alla luce anche nuovi elementi sul passato di Seo Yu-min, sulla rete criminale che scambia identità e soprattutto su Mun-Jae stesso, la cui storia personale comincia a diventare sempre più difficile da spiegare.

Mousetrap episodio 6: la trama completa de La Sostituzione

Il Topo entra in una stazione di polizia e denuncia ufficialmente ciò che sta accadendo. La sua versione è semplice: lui sarebbe il vero Mun-Jae, mentre un altro uomo con lo stesso volto starebbe utilizzando la sua identità per commettere reati. Il detective Park Sun-yong fatica a credere a una situazione tanto assurda, ma il problema è che quasi tutte le prove sembrano sostenere proprio quella versione.

Accanto al Topo c’è infatti Han Ji-hye, la direttrice editoriale che lavora sui romanzi di Mun-Jae. La donna lo riconosce come lo scrittore che conosce e arriva perfino a confermare la sua grafia. Per lei non ci sono molti dubbi: l’uomo che ha davanti è Mun-Jae.

La sostituzione è quindi arrivata a un livello quasi perfetto. Il Topo possiede il volto, i documenti, la vita pubblica e perfino la scrittura del protagonista.

Noja riesce però a recuperare il numero di Han Ji-hye e lo consegna a Mun-Jae, che decide di chiamarla. Quando sente la sua voce, la direttrice rimane sorpresa e spaventata. Se l’uomo che ha appena accompagnato alla polizia è davvero Mun-Jae, chi è allora la persona che la sta chiamando?

La donna accetta comunque di incontrarlo.

Durante il confronto emergono alcuni dubbi. Han Ji-hye è infatti una delle poche persone a conoscere un dettaglio molto privato dello scrittore: i suoi attacchi di panico. Il Mun-Jae che ha davanti sembra conoscere elementi della sua vita che difficilmente un semplice impostore potrebbe sapere.

La situazione diventa ancora più complicata quando entra in gioco il nuovo libro. Il romanzo che il Topo ha presentato pubblicamente è infatti una sorta di autobiografia, costruita intorno al tragico passato di Mun-Jae. Anche questo elemento sembra confermare che il doppio conosca profondamente la vita dello scrittore.

Prima che il confronto possa chiarire qualcosa, però, arriva la polizia.

Noja si rende conto del pericolo e riesce a portare via Mun-Jae. I due devono trovare un nuovo rifugio e decidono di nascondersi in un tempio buddista. All’interno della struttura individuano una stanza nascosta e isolata, abbastanza sicura per restare lontani dagli investigatori e dagli uomini di Seung-gyu.

Park, intanto, continua a indagare sulla rete criminale delle identità rubate. Decide di interrogare Myeong-su, il gangster arrestato nel corso delle indagini. Il detective è riuscito a collegarlo a un altro uomo del mondo criminale scomparso dalla circolazione tre anni prima e ha ormai compreso che dietro quelle sparizioni esiste un sistema organizzato.

Park propone quindi a Myeong-su un accordo segreto. Non rivelerà immediatamente ciò che ha scoperto se il gangster gli darà informazioni utili sul traffico di identità.

Myeong-su accetta. Il suo racconto porta finalmente a Seo Yu-min.

Secondo il gangster, tre anni prima era stato proprio Seo Yu-min a procurargli una nuova identità. In cambio, Myeong-su aveva collaborato con lui per simulare la sua morte utilizzando il cadavere di un senzatetto. Seo Yu-min aveva quindi accesso diretto al sistema con cui i criminali facevano sparire persone e ne ricostruivano l’identità.

Myeong-su non conosce i nomi reali degli uomini coinvolti e riesce a spiegare la vicenda soltanto indicando la fotografia dei tre ragazzi già ritrovata nella villa: Mun-Jae, Seo Yu-min e Min-Yeung.

Il racconto porta a una conclusione ancora più inquietante. Dopo aver simulato la propria morte, Seo Yu-min sarebbe diventato Mun-Jae. La tomba trovata nel cimitero, quindi, non dimostrava necessariamente che Seo Yu-min fosse realmente morto. Il corpo sepolto poteva appartenere a un’altra persona.

Come finisce Mousetrap episodio 6?

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Continua...

Mentre Park ricostruisce questo passaggio fondamentale, Noja riceve nuove informazioni dai propri contatti. Esce per fare la spesa e, quando torna al rifugio, è completamente furioso. Le notizie che ha raccolto mettono in discussione anche il Mun-Jae che sta proteggendo. Secondo le informazioni ricevute, Mun-Jae sarebbe responsabile della morte di Min-Yeung. La ragazza legata al suo passato universitario non sarebbe quindi soltanto una vittima collegata al Topo: esisterebbero elementi che portano direttamente al protagonista.

Ma non è l’unica scoperta.

Noja ha trovato anche una vecchia fotografia nella quale compare Mun-Jae insieme ai suoi genitori. Il problema è la data. La foto sarebbe stata scattata un anno prima della nascita di Mun-Jae. Per Noja è un elemento impossibile da spiegare. Il furto d’identità può giustificare documenti falsi, impronte modificate e perfino un uomo con lo stesso volto, ma non può spiegare come Mun-Jae possa comparire in una fotografia scattata prima ancora che nascesse. A quel punto anche Noja smette di fidarsi completamente del ragazzo.

Mun-Jae continua a sostenere di non sapere cosa stia succedendo, ma ormai la sua stessa storia presenta troppe contraddizioni. C’è però ancora una possibile fonte di risposte. I contatti di Noja sono riusciti a rintracciare uno zio materno di Mun-Jae, una persona che potrebbe conoscere la verità sulla sua infanzia e sulla sua famiglia. Prima che possano raggiungerlo, però, la situazione precipita. Un sicario entra nel loro rifugio e li attacca.

Noja riesce a reagire e a mettere fuori combattimento l’aggressore, ma durante lo scontro Mun-Jae viene ferito gravemente. La ferita è seria e avrebbe bisogno di cure immediate. Andare in ospedale, però, significa quasi certamente essere arrestati. La polizia sta cercando Mun-Jae e qualsiasi struttura sanitaria potrebbe segnalarne la presenza. Noja prende quindi una decisione estrema.

Porta Mun-Jae lontano dal tempio e lo lascia in un luogo appartato, ormai quasi privo di forze. Gli dice di concentrarsi sullo zio e di cercare di raggiungerlo, perché quell’uomo potrebbe essere l’unica persona capace di spiegare chi sia davvero. Contemporaneamente Noja chiama uno dei suoi contatti e gli ordina di recuperare il ragazzo.

La polizia, intanto, viene allertata dagli spari e si mette sulle tracce di Noja. Mun-Jae rimane quindi da solo, ferito e in condizioni sempre più gravi.

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La Sostituzione è l’episodio in cui il Topo sembra riuscire quasi definitivamente a diventare Mun-Jae agli occhi del mondo. La polizia, Han Ji-hye e i documenti ufficiali riconoscono lui, mentre il protagonista è ormai un ricercato senza una posizione credibile.

Allo stesso tempo viene confermato che Seo Yu-min aveva già utilizzato il sistema delle identità rubate tre anni prima e che la sua morte potrebbe essere stata soltanto una messinscena.

Ma la vera domanda si sposta progressivamente su Mun-Jae. La possibile responsabilità nella morte di Min-Yeung, la fotografia precedente alla sua nascita e l’esistenza dello zio materno suggeriscono che anche i suoi ricordi potrebbero nascondere qualcosa.

Per capire chi sia davvero il Topo, Mun-Jae deve prima scoprire chi è lui stesso.

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