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~ LA REDAZIONE DI RC
"The Big Kahuna" è un film del 1999 diretto da John Swanbeck, tratto dall'opera teatrale Hospitality Suite di Roger Rueff, che ne firma anche la sceneggiatura. Il film si sviluppa quasi interamente in una stanza d’albergo di Wichita, Kansas, e ruota attorno a tre personaggi principali: Larry Mann (Kevin Spacey), Phil Cooper (Danny DeVito) e Bob Walker (Peter Facinelli). Tre rappresentanti di una compagnia che produce lubrificanti industriali. Tre modi diversi di guardare al mondo, al lavoro e – soprattutto – all’esistenza.
Siamo in una suite d'albergo dove Larry, Phil e Bob stanno partecipando a una convention aziendale. L'obiettivo? Conquistare il cosiddetto "Big Kahuna", un potenziale cliente di altissimo profilo che potrebbe cambiare le sorti della loro azienda. Ma il film non è un classico racconto di ascesa e caduta professionale. Il cuore pulsante sta tutto nella conversazione, nel confronto, nell'attrito tra personalità.
Larry è il più cinico del trio. Ha un modo di fare spigoloso, spesso sarcastico, e tratta il lavoro come una guerra in cui bisogna sapere quando colpire e quando ritirarsi. È ossessionato dall'idea di vendere, di chiudere il contratto. E da qui parte gran parte del conflitto.
Phil è più dimesso. Ex alcolista, in piena fase di riflessione personale. È il personaggio più introspettivo, quello che osserva e ascolta più di quanto parli. E quando parla, non lo fa mai per riempire il silenzio. Ha abbandonato molte illusioni, ma non ha smesso di cercare un senso più profondo in quello che fa.
Bob, il più giovane, è alle prime armi. È educato, gentile, entusiasta, e profondamente religioso. Il suo modo di vivere la fede è molto presente in ogni interazione, anche se non in maniera invadente. È proprio questo aspetto che diventerà la miccia per il vero scontro ideologico tra i tre.
Durante la serata, Bob ha l'occasione di parlare con il misterioso "Big Kahuna", ma invece di promuovere i prodotti dell’azienda, finisce per parlare della sua fede cristiana. Larry si infuria. Per lui è un’occasione d’oro bruciata. Ma Phil – più silenzioso – capisce che quello che è successo dice molto di più su chi è Bob che non sulla vendita mancata.
LARRY: Kevin Spacey
PHIL: Danny DeVito
PHIL: Sai, ho pensato anche a tante altre cose in questi ultimi tempi.
LARRY: Se c'è qualcosa che ti disturba, sputala fuori, non serve a niente farsela marcire dentro. Mi vuoi dire su cosa hai riflettuto tanto?
PHIL: La vita...
LARRY: La vita?
PHIL: E la morte.
LARRY: Gesù, anche tu adesso? Ma com'è che ad un tratto vi mettete tutti a pensare alla vita e alla morte? Sta succedendo qualcosa di brutto di cui nessuno mi ha informato? Tipo le macchie solari, per esempio? C'è una pestilenza che ci spazzerà via da questo mondo?
PHIL: Accadono cose strane.
LARRY: No, affatto. A meno che non siano scritte su USA Today. Gesù che torna sulla Terra deve dargli due giorni di preavviso, il tempo di preparare i loro titoli.
PHIL: Ho pensato anche a Dio di recente, mi sono fatto delle domande.
LARRY: Hai pensato a Dio?
PHIL: Già.
LARRY: Che domande?
PHIL: Non lo so... cioè... Tu non ti sei mai fatto delle domande su Dio in generale?
LARRY: Certo, chiunque si fa domande su Dio di tanto in tanto, solo che non è che non ci dorme la notte. Anch'io ci penso, e credo quel che credo.
PHIL: Che sarebbe?
LARRY: E che cavolo ne so!
PHIL: Quand'ero ragazzo, ho fatto uno strano sogno su Dio. Ho sognato che lo trovavo nascosto in un armadio, nel mezzo di una città bruciata. Una città che era stata distrutta da un incendio, o da una qualche esplosione. E là, tra le macerie, c'era un armadio, lì da solo, in mezzo al nulla. E io andavo verso l'armadio e aprivo un'anta. E dentro c'era Dio, nascosto. Mi ricordo che aveva una grande testa di leone, ma sapevo che non era un leone, era Dio. E aveva paura. Allora, io allungavo la mano per aiutarlo a uscire. E gli dicevo: "Non aver paura, Dio, io sono dalla Tua parte". E ce ne stavamo lì, noi due, tenendoci per mano, contemplando quella distruzione. Era subito dopo il tramonto. Non lo so perché, ma ho sempre avuto la sensazione ossessionante di avere una sorta di missione sulla Terra.
LARRY: Una missione?
PHIL: Sì.
LARRY: Che tipo di missione?
PHIL: Non ne ho idea.
LARRY: Te lo dico io qual è la tua missione. La tua missione è uguale alla mia. Essere un tramite. Far accordare partner d'affari.
PHIL: Tu non sei angustiato da cose così?
LARRY: Che vuoi dire? I sogni?
PHIL: Dalle domande su Dio.
LARRY: Tanto credo che presto o tardi verrò a sapere come stanno le cose, che mi ci arrovelli adesso, al dunque non cambierà niente. Quindi, nel frattempo, perché perderci il sonno? È sempre così scarso.
PHIL: Ma ti fai delle domande, vero?
LARRY: Sono umano, Phil.
PHIL: Lo so.
LARRY: Siamo tutti molto stanchi. Lo sai, è nella natura del mestiere. E ultimamente sei stato così sotto stress!
PHIL: Tu dici che è questo?
LARRY: Sì, non c'è dubbio che è questo. Ti ci vuole una vacanza.
PHIL: Sono appena stato in vacanza.
LARRY: Che non ti ha fatto bene. Devi farne un'altra. O magari un bell'incontro galante.
PHIL: Sì?
LARRY: Sì. Ti ci vuole... come si chiama? La bionda.
PHIL: Susan?
LARRY: Eh, eh, eh... Già, Susan! Esattamente! È questo che devi fare. La... la chiami, le dici che hai prenotato da Dell, ti compri almeno una ventina di preservativi, e poi voi due ci date dentro come conigli in calore. Ti dimentichi del lavoro, ti dimentichi di tutto. Stai lì e pensi solo al suo corpo sinuoso.
Il dialogo è uno scambio intimo, diretto, ma allo stesso tempo retto su due piani completamente diversi. Phil parla da un luogo interno, profondo, a tratti fragile. Larry invece rimane ancorato alla superficie, difendendosi con ironia, cinismo e una leggerezza quasi ostentata. Phil parla con cautela. Non predica, non impone, ma pone domande: "Hai mai pensato a Dio?" È la frase che cambia la temperatura della scena. E nel momento in cui racconta quel sogno – Dio nascosto in un armadio, con una testa da leone – non sta solo condividendo un'immagine onirica, ma ci consegna una visione disturbata e umana della divinità: Dio che ha paura. È un ribaltamento potente. Non l’uomo che teme Dio, ma Dio che teme il mondo distrutto dall’uomo.
Larry reagisce come chi non vuole scavare. Usa il sarcasmo per stemperare, per evitare. Il suo personaggio è costruito proprio su questo meccanismo di difesa: abbassa la posta emotiva quando sente che la conversazione potrebbe toccare nervi scoperti.
Quando dice: “Tanto credo che presto o tardi verrò a sapere come stanno le cose, che mi ci arrovelli adesso, al dunque non cambierà niente.” Sta formulando una resa esistenziale. È la filosofia del rinvio, del “non pensarci”, del “intanto viviamo”. Il suo “sono umano, Phil” è quasi un ammettere che sì, forse quelle domande le sente anche lui, ma si rifiuta di affrontarle sul serio. Il sogno che Phil racconta è il cuore pulsante di questa scena. È una parabola personale che ha il sapore della profezia involontaria. E quando dice: “Non aver paura, Dio, io sono dalla Tua parte.” …non sta solo parlando a Dio, ma probabilmente a se stesso, alla parte di sé che cerca un senso nella distruzione, nel caos, nel lavoro, nella fatica quotidiana. È un gesto di empatia estremo: provare a confortare perfino Dio. La frase finale sul sentirsi “in missione” è emblematica: Phil non sa cosa deve fare nella vita, ma sente che deve “esserci” in modo autentico. E non gli basta più il ruolo professionale. Vuole qualcosa di vero.
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