Analisi del Monologo di Miranda in Wonder: Voce Fuori Campo e Dolore Nascosto

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~ LA REDAZIONE DI RC

Introduzione al monologo

Questo monologo di Miranda in Wonder è uno dei momenti più sottili e significativi del film. In una pellicola dove la voce narrante principale è quella di Auggie o delle persone a lui più vicine, questa parentesi interna dedicata a Miranda apre una finestra diversa: quella di una ragazza apparentemente secondaria, ma che in pochi minuti riesce a ridefinire i legami, le assenze e la fragilità emotiva che abitano la storia. Miranda è l’amica storica di Via, la sorella di Auggie. Apparentemente, nel presente del film, sembra essersi allontanata dalla famiglia Pullman e dalla stessa Via senza motivo. Quando la rivediamo nella seconda parte del film, in ambito scolastico, notiamo in lei un comportamento distante, quasi evasivo. Questo monologo – presentato come voice over durante una scena in cui la vediamo sola, assorta – è la chiave per comprendere le sue scelte, le sue contraddizioni e soprattutto il suo bisogno disperato di appartenere a qualcosa.

Una famiglia allargata

MINUTAGGIO: 1:01:40-1:04:24
RUOLO:  Miranda
ATTRICE:
Danielle Rose Russell

DOVE: Netflix

Io e Via siamo amiche del cuore dall’asilo. La sua famiglia è sempre stata la mia seconda famiglia. Auggie si è sempre sentito mio fratello. Per qualche anno le nostre famiglie hanno anche passato il Natale insieme. Ma ora mio padre è impegnato con la sua nuova moglie, che poi era il suo capo. E mia madre… beh, è impegnata a non superare la cosa. Io ho preso un lavoro a un campo estivo, solo per poter stare lontano da casa. Un giorno, e vi giuro, non l’avevo affatto programmato, ho cominciato a fare una specie di giochetto di fantasia con le ragazze del campo. Ho raccontato che vivevo in una casa grandissima, in una bella strada, con due genitori stupendi. E un cane stupendo che si chiamava Daisy, e un fratellino stupendo, con una deformazione facciale. E Dio, lì sono impazziti tutti. “Che vuol dire deformità, che aspetto ha?” E a un tratto tutti volevano parlare con me, e alla fine dell’estate ero la ragazza più popolare del campo. Quando sono tornata a casa volevo chiamarla Via, ma lei mi avrebbe chiesto dei miei e del campo… E poi ho visto Via fare il provino per lo spettacolo, e mi sono ricordata di quanto sia meravigliosa. E di come tutti, al campo estivo mi volessero più bene quando fingevo di essere lei. Quando uscivamo voleva sempre anche Auggie con noi. Sono stata io a comprarle il casco da astronauta, era fissato con lo spazio. E io volevo sapesse che il mondo era più grande della sua stanza. E ora, da quella stanza è uscito e io neanche lo sapevo. Avrei potuto aiutarlo. Forse lui avrebbe potuto aiutare me. Non lo so… Ma ora avrei proprio bisogno di una mano. 

Wonder

Wonder” è un film del 2017 diretto da Stephen Chbosky, tratto dall’omonimo romanzo di R.J. Palacio. È una storia che ruota intorno a un bambino di dieci anni, August Pullman (interpretato da Jacob Tremblay), nato con una malformazione cranio-facciale chiamata disostosi mandibolo-facciale, che ha subito numerosi interventi chirurgici fin da piccolo. La sua storia inizia nel momento in cui affronta un cambiamento importante: entrare in prima media in una scuola pubblica, dopo essere stato istruito a casa per tutta l’infanzia. Il film ha una struttura piuttosto interessante perché non segue soltanto il punto di vista di Auggie. Alterna infatti più prospettive – quella di sua sorella, dei suoi amici, dei genitori – creando un effetto corale che allarga lo sguardo dalla semplice “storia di un bambino con una malattia” a qualcosa di più ramificato. Il punto di forza del film è proprio questo approccio: ogni personaggio ha un suo piccolo mondo, con traumi, gioie, gelosie, silenzi.

Auggie è un bambino intelligente, sensibile, con una passione per lo spazio e per le scienze (non a caso ha sempre in testa il casco da astronauta della NASA). Il suo arrivo a scuola è un evento traumatico per lui ma anche per l’ambiente che lo circonda. All’inizio viene deriso, evitato, osservato come una “presenza anomala, poi – con lentezza – alcuni cominciano a conoscerlo davvero.

Il primo contatto positivo arriva con Jack Will, un compagno che sembra volerlo includere. Ma la loro amicizia viene scossa quando Auggie scopre che Jack ha parlato male di lui alle spalle, per compiacere gli altri. La questione viene superata, ma lascia delle cicatrici emotive. È un momento chiave, perché rappresenta bene come il desiderio di essere accettati può portare anche le persone più buone a ferire qualcuno. Un personaggio fondamentale è Via, la sorella maggiore. La sua storia è raccontata con uno sguardo delicato e un po’ malinconico. Ha sempre vissuto all’ombra del fratello, ricevendo meno attenzioni dai genitori (interpretati da Julia Roberts e Owen Wilson), non per mancanza d’amore, ma perché le energie familiari sono state quasi sempre assorbite dalla gestione della salute di Auggie.

Via è una ragazza che si sente invisibile, ma non è mai vittima. Anzi, è uno dei personaggi più consapevoli e maturi. Il film si muove lungo la linea del bullismo, dell’inclusione e dell’identità, ma sempre con un registro misurato, mai davvero crudo. La scuola, col passare del tempo, cambia atteggiamento verso Auggie, soprattutto quando lui riesce a farsi notare per la sua intelligenza e la sua gentilezza. L’epilogo lo vede premiato alla cerimonia di fine anno scolastico, con un riconoscimento che sancisce simbolicamente la sua “accettazione” da parte della comunità scolastica.

Analisi Monologo

Partiamo dal contesto: Miranda ha appena visto Via partecipare ai provini per lo spettacolo scolastico. È un momento che la riporta emotivamente a ciò che ha perso. Il monologo si sviluppa in tre piani temporali intrecciati: l’infanzia condivisa con la famiglia Pullman, l’estate passata lontano da casa, e il presente carico di silenzi e rimpianti.

"Io e Via siamo amiche del cuore dall’asilo. La sua famiglia è sempre stata la mia seconda famiglia. Auggie si è sempre sentito mio fratello." Miranda non è un personaggio “fuori” dalla famiglia Pullman: per anni ne ha fatto parte, quasi per adozione affettiva. Questo dettaglio è importante perché cambia la nostra percezione: lei non è un’esterna, è qualcuno che ha condiviso quell'intimità, che ha assistito alla crescita di Auggie e alle difficoltà di Via. Questo spiega perché il suo allontanamento sia così carico di malinconia: non è solo amicizia che si è spenta, è una vera e propria perdita familiare. "Ma ora mio padre è impegnato con la sua nuova moglie... e mia madre… beh, è impegnata a non superare la cosa." In poche frasi, Miranda espone il collasso emotivo della sua famiglia. Il padre ha voltato pagina, la madre è rimasta bloccata. Lei, adolescente, si trova schiacciata tra due adulti che non riescono a occuparsi di lei. La sua reazione è fuggire, letteralmente e simbolicamente. Prende un lavoro in un campo estivo, ma non per imparare qualcosa o fare esperienza, bensì per allontanarsi da ciò che a casa è diventato ingestibile.

"Ho raccontato che vivevo in una casa grandissima... con un fratellino stupendo, con una deformazione facciale." Qui accade qualcosa di quasi disturbante. Miranda si appropria della storia di Auggie, e in parte anche della personalità di Via, per costruirsi un’identità alternativa. Il campo estivo diventa una piccola messinscena dove finalmente riesce a essere ascoltata, desiderata, persino popolare. Il dettaglio “un fratellino con una deformazione facciale” non è usato in chiave compassionevole, ma quasi come un marchio distintivo, qualcosa che la rende speciale agli occhi degli altri. E questo è un passaggio fondamentale: Miranda è consapevole di non essere più vista nella vita reale, quindi si reinventa usando la vita degli altri. "Quando sono tornata a casa volevo chiamarla Via, ma lei mi avrebbe chiesto dei miei e del campo..."  Miranda non è pronta a raccontare ciò che ha fatto, né a reggere il confronto con Via. Vede Via ancora immersa nella sua quotidianità, ancora legata ad Auggie, e si sente tagliata fuori. Si ricorda quanto fosse “meravigliosa” (che in bocca sua non è un aggettivo idealizzante, ma qualcosa che fa male da quanto è reale) e capisce che tutto ciò che al campo estivo la rendeva speciale, non era nemmeno farina del suo sacco.

"Sono stata io a comprarle il casco da astronauta... volevo sapesse che il mondo era più grande della sua stanza." Qui arriva il passaggio più potente del monologo: Miranda non è stata solo una spettatrice passiva della sofferenza di Auggie, ma ha fatto piccoli gesti che hanno significato molto. Il casco – simbolo ricorrente del film – è stato scelto da lei. È come dire: “io l’ho aiutato a sognare, ma adesso che sogna, io non ci sono più”. La frattura non è solo tra lei e Via, ma tra lei e se stessa.

Conclusione

C’è una ragazza che racconta il disagio di non sentirsi vista, il bisogno di reinventarsi per sopravvivere, e il rimpianto di essersi allontanata proprio da chi la faceva sentire parte di qualcosa. Miranda è un personaggio secondario sulla carta, ma con questo monologo diventa una figura speculare a Via: due ragazze che hanno imparato a vivere nell’ombra di qualcun altro, e che – per motivi diversi – hanno smesso di parlare.

Il punto finale – “Avrei potuto aiutarlo. Forse lui avrebbe potuto aiutare me.” – è una confessione sincera. È solo una ragazza che ammette di essersi persa e che, per la prima volta, chiede una mano.

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