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~ LA REDAZIONE DI RC
Freedom Writers (2007) è un film diretto da Richard LaGravenese con Hilary Swank nel ruolo della protagonista, ispirato a una storia vera raccontata nel libro The Freedom Writers Diary. La trama segue Erin Gruwell, una giovane insegnante di letteratura che nel 1994 inizia a lavorare in una scuola superiore di Long Beach, in California. La scuola è segnata da forti tensioni razziali e sociali, con studenti divisi in gruppi etnici e coinvolti in gang, più preoccupati di sopravvivere che di studiare.
All'inizio, Erin trova un muro di ostilità: i suoi studenti non la rispettano e vedono la scuola come una perdita di tempo. Ma lei non si arrende. Decide di cambiare il metodo di insegnamento per coinvolgerli, usando testi che possano parlare direttamente alle loro esperienze di vita. Porta in classe il Diario di Anna Frank e altri libri sulla discriminazione e sulla lotta per i diritti civili, mostrando ai ragazzi che la loro storia ha valore e che la scrittura può essere un modo per esprimere le proprie emozioni.
La svolta arriva quando Erin consegna a ciascuno di loro un diario, invitandoli a scrivere le proprie esperienze. Attraverso la scrittura, gli studenti iniziano a riflettere su sé stessi e a costruire un legame con la classe. Il progetto prende il nome di Freedom Writers, e le storie dei ragazzi diventano uno strumento di crescita personale e collettiva.
Nel corso del film, Erin affronta anche difficoltà personali e professionali: il marito (Patrick Dempsey) non condivide il suo impegno totale per la scuola, e i dirigenti scolastici ostacolano le sue iniziative. Ma il suo lavoro porta risultati: gli studenti, inizialmente etichettati come "senza speranza", dimostrano di poter superare i loro limiti e riscrivere il proprio futuro.
Il film mescola dramma sociale e formazione personale, raccontando il percorso di una classe che, grazie alla scrittura, trova una nuova prospettiva di vita.

Hilary Swank: Erin
Imelda Staunton: Margaret
Margaret: Il suo caffè.
Erin: Grazie.
Margaret: Prego.
Erin: Ho portato il mio programma. Se gli dà un’occhiata mi fa piacere.
Margaret: Certo. E questo è il corso con cui comincerà. Grammatica e Letteratura primo anno. Quattro classi, in tutto sono circa 150 alunni. (Margaret nota la collana di perle di Erin). Alcuni sono già usciti da un carcere minorile. Un paio portano il braccialetto elettronico perché sono in libertà vigilata. E credo che dovremo rivedere il suo programma. Se dà un’occhiata ai test preliminari, queste liste di vocaboli e alcuni di questi libri, come:”L’Odissea” di Omero sono troppo difficili per loro.
Erin: Daccordo.
Margaret: Inoltre molti per venire qui prendono tre autobus, andata e ritorno 3 ore.
Erin: Oddio.
Margaret: Quindi meglio non caricarli di compiti. Perderebbero solo del tempo a recuperare il lavoro arretrato.
Erin: Va bene. Grazie.
Margaret: Lei è di Newport Beach?
Erin: Si.
Pausa veloce: il dialogo continua subito dopo.
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Margaret: E’ un vero peccato che non sia arrivata qui due anni fa. Avevamo tra i più alti rendimenti scolastici del distretto ma… da quando l’integrazione volontaria è stata consigliata… Qui abbiamo… perso il 75% dei nostri studenti più dotati.
Erin: Beh, veramente ho scelto la Wilson proprio per il programma di integrazione, trovo che sia una situazione interessante, no? Mio padre era nel movimento dei diritti civili e mi ricordo che guardando i disordini di Los Angeles in tv, all’epoca volevo iscrivermi a legge, ho pensato: “Quando si arriva a difendere un ragazzino in tribunale, la battaglia è già persa. Io credo che la vera lotta cominci qui, tra i banchi di scuola”
Margaret: Beh, è una frase… molto ben pensata. Erin io credo che lei sia una donna intelligente e deliziosa. Ma è il suo primo anno di insegnamento. Come capo dipartimento devo essere certa che lei riesca gestire quello che si troverà di fronte qui.
Erin: Ci riuscirò, so che ho tanto da imparare come insegnante, ma sono un’ottima alunna mi creda. E voglio davvero stare qui.
Margaret: Oh… ha delle splendide perle.
Erin: Grazie. E’ un regalo di mio padre.
Margaret: Io non le indosserei in classe.

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Questo dialogo tra Erin Gruwell e Margaret Campbell (capo dipartimento della scuola) è un momento chiave di Freedom Writers perché stabilisce da subito il contrasto tra due visioni dell’insegnamento. Da una parte c’è Erin, entusiasta e idealista, convinta che l’educazione possa essere un’arma per il cambiamento sociale. Dall’altra c’è Margaret, pragmatica e disillusa, che vede la scuola come un ambiente difficile dove non c’è spazio per grandi aspirazioni.
Il dialogo si apre con una cortesia di circostanza – lo scambio sul caffè – che dura pochi istanti prima che la conversazione si sposti su toni più seri. Erin presenta il suo programma con entusiasmo, ma Margaret lo smonta immediatamente: "Alcuni sono già usciti da un carcere minorile. Un paio portano il braccialetto elettronico perché sono in libertà vigilata." Questa frase è un colpo diretto. Margaret non dice apertamente "Non ce la farai", ma lascia intendere che Erin non sa in che ambiente sta entrando.
Quando Erin accetta di rivedere il suo programma, sembra disposta ad adattarsi. Ma poi fa un’affermazione fondamentale: "Io credo che la vera lotta cominci qui, tra i banchi di scuola." Questo è il cuore della sua filosofia. Non è lì per “gestire” gli studenti, è lì per dare loro una possibilità. La sua risposta è appassionata, ma Margaret non si lascia impressionare. La sua replica – "Beh, è una frase… molto ben pensata." – suona quasi sarcastica. È come se dicesse: "Bella teoria, ma vediamo cosa succede nella pratica."
La chiusura del dialogo è particolarmente interessante. Margaret nota la collana di perle di Erin e, senza mezzi termini, le suggerisce di non indossarla in classe. Questa non è una semplice osservazione estetica, è un messaggio: Erin viene da un mondo privilegiato, e quel mondo non si adatta alla Wilson High School. È un avvertimento sottile, un modo per dirle che la sua mentalità e il suo stile di vita la renderanno un bersaglio in quell’ambiente.
Questo scambio di battute mette in evidenza il primo grande ostacolo che Erin deve affrontare: non sono solo gli studenti a vederla come un’estranea, ma anche i suoi stessi colleghi. Margaret rappresenta una scuola che ha rinunciato a credere nel cambiamento, che vede i ragazzi come un problema da contenere piuttosto che come persone da educare.

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