Doggy Style: Analisi del Monologo di Reggie

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Articolo a cura di...


~ LA REDAZIONE DI RC

Introduzione al monologo

Il monologo che Reggie pronuncia all’inizio di Doggy Style è una dichiarazione d’amore. Un amore incondizionato, totale, privo di filtri. È la voce di un cane che crede di vivere il sogno perfetto: un padrone meraviglioso, una vita spensierata, una relazione simbiotica. Ma il vero cuore di questo monologo non sta in quello che dice Reggie, bensì in quello che lo spettatore sa e lui ancora no. Qui il contrasto tra narrazione interna (quella di Reggie) e realtà esterna (quella che vediamo noi) è la chiave per leggere non solo questa scena, ma l’intera dinamica del film.

Doug è il migliore!

MINUTAGGIO: 00:54-4:03
RUOLO: Reggie
ATTORE:
Will Ferrell
DOVE: Netflix

INGLESE

Today is gonna be the best day ever. How do I know that? Because every day is the best day ever. I love my life. I love sunshine, I love butterflies. But more than anything, I love Doug. That's Doug. Also known as the best owner in the world.I still remember the first day we met. The second Doug laid eyes on me, we knew we were meant to be together. Ever since that day, he and I have been inseparable. Why is Doug so great? Where do I begin? Get down. He loves being around me so much, he doesn't even have a job. Also, Doug doesn't get me boring dog toys. He lets me come up with my own toys. Like this stretchy thing. Sometimes I worry if I'm doing a good job making Doug happy. But then I realized I do make Doug happy. And that makes me happy.Honestly, the only thing in the world that Doug maybe loves more than me is his favorite toy: his penis. He gives it haircuts, he watches  TV with it... Flip it around! And the way he pets that thing, sometimes I wish I was a penis. But every time I try to play with it, he gets so possessive. The key to any good relationship is having things in common. We both like barking... We both love a good scratch. And we can stay up all night, just talking for hours. Even though I don't understand what he's saying… And while I don't know that many human beings, I think it's safe to assume he's one of the best.



ITALIANO 


Oggi sarà un giorno meraviglioso. Come lo so? Perché ogni giorno è un giorno meraviglioso. Amo la mia vita. Amo il sole, le farfalle, ma più di tutto… io amo Doug. Lui è Doug! Ovvero il miglior padrone del mondo! Ricordo ancora quando ci siamo conosciuti. Appena Doug posò gli occhi su di me, capimmo che eravamo fatti per stare insieme. Da quel giorno siamo diventati inseparabili. Perché Doug è meraviglioso. Da dove comincio… Adora talmente tanto stare con me che non ha neanche un lavoro. E poi Doug non mi compra giocattoli noiosi, mi fa giocare con quello che mi pare. A volte mi chiedo se sono bravo a rendere felice Doug. Ma poi mi rendo conto che lo rendo felice veramente. E questo rende anche me felice. in verità, l’unica cosa al mondo che forse Doug ama più di me è il suo giocattolo preferito, il suo pene. Gli taglia i capelli, guardano la tv insieme… il modo in cui lo accarezza, a volte anche io vorrei essere un pene, però quando provo a giocarci io Doug diventa possessivo. Il segreto di una buona relazione è avere cose in comune: a noi piace abbaiare. Ci piace una grattatina, E possiamo stare svegli tutta la notte e parlare per ore. Anche se non capisco quello che dice, è evidente che mi ama. E anche se non conosco molti esseri umani posso dire con certezza che lui è uno dei migliori.

Doggystyle

"Doggystyle", diretto da Josh Greenbaum e scritto da Dan Perrault, è una buddy comedy a quattro zampe che parte da una premessa assolutamente classica – un cane abbandonato che cerca la strada di casa – per trasformarla in una sorta di commedia on the road iper-scurrile, che flirta apertamente con l’umorismo oltraggioso di scuola "Deadpool".

Reggie è un border terrier piccolo e ottimista, abituato a vivere in una casa disfunzionale: il suo padrone, Doug, è un uomo pigro, volgare, narcisista e sessualmente ossessionato, che incolpa il cane per la fine della sua relazione. È subito chiaro che Reggie vive una sorta di “sindrome di Stoccolma canina”: vede il suo padrone come la figura più importante e amorevole della sua vita, mentre Doug lo maltratta apertamente.

Il punto di rottura arriva quando Doug, nel tentativo definitivo di liberarsene, lo abbandona in una grande città. È da qui che il film inizia veramente: Reggie incontra Bug, un boston terrier randagio e sboccato che lo prende sotto la sua ala. Insieme a un gruppo di cani altrettanto cinici e borderline, i due iniziano un viaggio che diventa un’odissea tra libertà, scoperta e – letteralmente – un piano di vendetta.

Il vero elemento interessante del film è il ribaltamento del punto di vista: noi vediamo il mondo attraverso gli occhi di Reggie e dei suoi amici, con tutte le distorsioni percettive e le “verità alternative” che questo comporta. Gli odori sono memorie, i giochi sono missioni, le relazioni umane sono interpretate in modo ingenuo ma affettuoso.

È in questa chiave che i primi minuti del film funzionano davvero bene: la dissonanza tra la realtà (un padrone tossico e aggressivo) e la visione di Reggie (devota e piena d’amore) crea un effetto comico ma anche un piccolo squarcio di malinconia.

Buona parte della comicità di “Doggystyle” è costruita su quello che una volta si sarebbe chiamato “shock value”. Ci sono scene che giocano con l’osceno, con il trash, con l’eccesso, e non hanno alcuna intenzione di essere sottili.

Analisi Monologo

Reggie apre il monologo con la frase: “Oggi sarà un giorno meraviglioso. Come lo so? Perché ogni giorno è un giorno meraviglioso.” È un’affermazione che, presa da sola, suona perfettamente coerente con la visione del mondo tipica di un cane: ottimista, ciclica, affettiva. Ma immediatamente si rivela anche il suo limite: Reggie non legge il mondo per com’è, ma per come vorrebbe che fosse.

Il suo amore per Doug è totalizzante, e descrive ogni difetto del padrone come una qualità: “Adora talmente tanto stare con me che non ha neanche un lavoro.” “Doug non mi compra giocattoli noiosi, mi fa giocare con quello che mi pare.”

Sono razionalizzazioni tipiche di una mente affettuosa che rifiuta il disincanto. Ma in chiave comica, qui c’è un’intuizione più profonda: Reggie è il simbolo della devozione cieca, quella che molti animali (e anche molte persone) provano per figure che non la meritano.

Poi arriva il passaggio che cambia tono: “L’unica cosa al mondo che forse Doug ama più di me è il suo giocattolo preferito, il suo pene.”

Qui l’umorismo si fa più esplicito, ma serve a qualcosa: il corpo di Doug diventa un oggetto del suo stesso affetto narcisistico, e Reggie, senza nemmeno capire la valenza sessuale di quello che dice, descrive un rapporto squilibrato e borderline patologico.
L’effetto è esilarante, sì, ma anche un po’ tragico. Perché Reggie non sta scherzando. Lui parla con sincerità assoluta. E in quella sincerità, vediamo tutta la sua fragilità.

La chiusura del monologo rafforza il fraintendimento fondamentale:

“Anche se non capisco quello che dice, è evidente che mi ama.”

Questa frase dice tutto: Reggie non comprende il linguaggio umano, e nonostante questo, attribuisce emozioni, intenzioni e affetto a ogni gesto di Doug. Una proiezione totale. Che prepara il terreno per il momento in cui questa illusione verrà spezzata.

Conclusione

Il monologo iniziale di Reggie funziona su due livelli: da un lato è una raffica di gag e battute pensate per far ridere, con quel tono scanzonato da film animato per adulti. Ma sotto, c’è qualcosa di più sottile: è un ritratto di dipendenza emotiva. Reggie è una creatura buona, troppo buona per il mondo cinico in cui vive. E proprio per questo il suo entusiasmo iniziale è tragico nella misura in cui è disinformato.

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