Monologo di Ares in Dalla mia finestra: analisi profonda

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~ LA REDAZIONE DI RC

Introduzione al monologo

Questo monologo di Ares (Julio Peña Fernández) è forse uno dei momenti più rivelatori dell’intera trilogia di Dalla mia finestra.  Quando sentiamo per la prima volta Ares raccontare questa storia, siamo di fronte a qualcosa che va oltre la semplice confessione. È un racconto d’infanzia, ma presentato con un tono che ricorda le favole — “C’era una volta un bambino…” — come se Ares stesse cercando di distanziarsi da se stesso. È una strategia classica di chi ha vissuto un trauma: raccontarlo in terza persona, per anestetizzarne il dolore, una strana favola della buonanotte che le ha chiesto Raquel.

Ti racconto una favola

MINUTAGGIO: 1:02:00-1:04:06
RUOLO:  Ares Hidalgo
ATTORE:
Julio Peña Fernández
DOVE: Netflix



C’era una volta un bambino che considerava i suoi genitori una coppia perfetta. E la sua casa, la migliore di tutte. Beh, il padre del bambino viaggiava spesso per affari e lasciava sua moglie e i suoi figli da soli. Un giorno il bambino tornò prima da scuola, dopo che aveva preso un dieci a un compito. Suo padre era in viaggio, quindi… Andò a cercare la madre. E… voleva solo che fosse orgogliosa di lui. Per questo, corse nella sua stanza. Ma quando entrò, lei… lei era con un altro uomo. Il bambino, per paura di… di perdere la famiglia che tanto adorava, lo disse al fratello. Che nonostante le suppliche del bambino, lo disse al padre. Il quale lo chiamò immediatamente. Il bambino non smetteva di piangere, così il padre lo afferrò e gli fece lvedere le foto di donne di tutto il mondo e gli disse… che anche lui conosceva molta gente. “Non abbiamo avuto successo?” Gli disse. “L’amore ci rende deboli. E’ per questo che ora piangi”. Fine. 

Dalla mia finestra

"Dalla mia finestra" (titolo originale: A través de mi ventana) è un film romantico spagnolo del 2022 diretto da Marçal Forés, tratto dal romanzo omonimo di Ariana Godoy, nato come successo su Wattpad. È il primo capitolo di una trilogia prodotta da Netflix che si è rivolta direttamente al pubblico teen con una formula molto precisa: amore impossibile, attrazione fisica, drammi familiari e una protagonista outsider.

La struttura è quella del romance YA (Young Adult), ma vale la pena guardare più da vicino il tipo di dinamica che il film costruisce.

Siamo a Barcellona. La storia ruota intorno a Raquel, una ragazza solitaria, intelligente, con una forte passione per la scrittura e per... Ares Hidalgo, il suo vicino di casa. I due vivono porta a porta, ma appartengono a mondi sociali opposti: Raquel viene da una famiglia modesta e vive con la madre; Ares è invece uno dei tre fratelli Hidalgo, eredi di un impero imprenditoriale. Il dettaglio interessante qui è che Raquel spia Ares da tempo, senza mai avere avuto un vero contatto con lui. Sembra quasi di essere dentro una dinamica da Hikikomori romantico, ma con una tensione voyeuristica che fa da motore all’inizio della narrazione.

Il punto di svolta arriva quando Raquel scopre che Ares... entra nel suo Wi-Fi. Letteralmente. Il titolo "Dalla mia finestra" è quindi sia metaforico (lei lo osserva, fantastica, scrive di lui) sia concreto (la rete Wi-Fi che collega i loro mondi). Un escamotage narrativo che ha il sapore da teen drama tecnologico di fine anni 2000. Ares entra quindi nella vita di Raquel in maniera invadente e rapida: i due iniziano a conoscersi e si avvicinano sempre di più, fino a far esplodere un rapporto basato inizialmente sull'attrazione fisica, ma che evolve in qualcosa di più profondo – o almeno, ci prova.

Analisi Monologo

L’apertura favolistica (“C’era una volta…“) serve a introdurre un contenuto doloroso in modo quasi anestetizzato. Non è un caso che Ares racconti tutto al passato, come se parlasse di un altro. Il bambino che amava la sua famiglia e la vedeva come “perfetta” viene messo in frantumi da una scoperta che lo segna: l’infedeltà della madre. Questa scena è uno specchio inverso del classico tropo narrativo della “mamma ideale”. Qui la madre tradisce non solo il marito, ma anche l’immagine protettiva e rassicurante che il bambino aveva della famiglia. Il cuore del trauma di Ares non è la scoperta in sé, ma il fatto che, nel cercare aiuto, venga completamente disilluso dal padre.

Il momento chiave arriva nella seconda parte del monologo, quando il padre mostra ad Ares le foto di donne da tutto il mondo e gli dice:

“L’amore ci rende deboli. È per questo che ora piangi.”

Questa frase è devastante, perché rappresenta il nucleo filosofico con cui Ares è stato cresciuto. Non esiste consolazione. Non c’è spazio per l’emotività. Solo potere, controllo, successo. In quel momento, il bambino impara che le emozioni sono una minaccia. E da lì in poi, Ares si costruisce una corazza. Non è solo il racconto di un tradimento familiare: è la genesi di una filosofia emotiva autodifensiva.

Questo monologo è fondamentale anche per leggere tutti i comportamenti di Ares con Raquel: la distanza, la paura di impegnarsi, il tentativo costante di razionalizzare l’amore. Non è che non prova sentimenti. È che ha imparato che provarli lo rende debole, e che mostrarsi vulnerabile può portare al crollo di tutto ciò che ama.

La cosa tragica? Il momento in cui ha più bisogno di calore e presenza, viene trasformato dal padre in una lezione sul potere. Quindi ogni volta che Ares si avvicina davvero a Raquel, il suo inconscio gli ricorda: non farti fregare dall'amore.

Conclusione

Questo monologo è la chiave che ci permette di decifrare il comportamento di Ares per tutto l’arco della trilogia. Il suo problema non è Raquel. Non è il rapporto. È la convinzione profonda e radicata che amare significhi esporsi al dolore, e che quel dolore ti renda inferiore.

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