Monologo di Dustin al diploma spiegato | Stranger Things

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~ LA REDAZIONE DI RC

Il discorso di fine anno di Dustin in Stranger Things 5

Il monologo di Dustin alla cerimonia dei diplomi in Stranger Things è uno dei discorsi più potenti e politici della serie. Davanti a tutta la scuola, Dustin trasforma la rabbia per l’infanzia rubata in una riflessione sul caos, sul cambiamento e sulla crescita. Usando Dungeons & Dragons come metafora, contrappone il caos distruttivo a quello che genera legami e possibilità, denunciando un sistema pronto a ripristinare vecchie divisioni. È un monologo che parla di amicizia, identità e del diritto di non tornare indietro.

  • Scheda del monologo

  • Contesto del film

  • Testo del monologo (estratto+note)

  • Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa

  • Finale del film (con spoiler)

  • Credits e dove trovarlo

Scheda del monologo

Serie: Stranger Things 5 episodio 5 (2025)
Personaggio: Dustin
Attore: Gaten Matarazzo

Durata: 1:33:20-1:35:30

Minutaggio: 2 minuti 20 secondi

Difficoltà 7/10 gestione dell’energia + arco emotivo + controllo del caos

Emozioni chiave Rabbia giovanile, lutto elaborato, gratitudine, orgoglio, ideologia, paura del ritorno all’ordine, senso di appartenenza, euforia liberatoria 

Contesto ideale per un attore Audizioni per ruoli young adult / coming-of-age, monologhi da palco, laboratori su leadership, carisma e voce collettiva

Dove vederlo: Netflix

Trama Episodio 8

Il gruppo arriva al laboratorio e si divide secondo il piano stabilito: Undi, Kali, Murray e Hopper vanno a piazzare l’esplosivo e attivare la camera sensoriale per permettere a Undi di entrare nella mente di Vecna; tutti gli altri invece saliranno sulla torre radio, il punto più alto e più esposto, dove i mondi si stanno letteralmente schiacciando. Intanto la realtà si incrina ovunque. Nella dimensione X tutto sta iniziando a “scivolare” verso il Sottosopra. Nel laboratorio, Hopper e Undi attivano la camera di deprivazione sensoriale. Undi si immerge. Max sente acqua sotto i piedi. Si alza. Capisce di poter camminare. Esce dalla sala e si ritrova nella dimensione nera, l’anticamera della mente di Henry, dove la aspettano Undi e Kali.  Nel Sottosopra, il gruppo arriva in cima e vede con orrore che il tetto dell’Abisso sta sprofondando: li ha quasi raggiunti. Tra poco verranno sepolti se non fermano Vecna. Undi, Max e Kali sono ora nella mente di Vecna. Undi sente tre colpi arrivare dalla vasca: è il segnale di Hopper, che le comunica che il tempo è pochissimo. Nel frattempo Vicky vede arrivare i militari e si nasconde con Max nel passaggio segreto mentre i soldati fanno irruzione. Undi ha pochissimo tempo. Max chiede fiducia e porta Undi e Kali al centro di un palco, durante uno spettacolo. E infatti succede qualcosa di teatrale e spaventoso: le tende del proscenio si chiudono, e Max fa saltare tutte e tre “dentro” le tende. Cambio di scena. Cambio di ricordo. Si ritrovano nella villa di Henry, dove lui sta controllando il flusso con i bambini in trance.

Qui Undi agisce: con i suoi poteri scaraventa Henry fuori dalla stanza, interrompendo la discesa del “pianeta”. Nel Sottosopra, lo stop si sente: Steve perde l’equilibrio e cade di sotto, ma Jonathan lo salva per un braccio. L’Abisso si ferma. Undi ce l’ha fatta. Henry riemerge da una finestra furioso e si scontra con Undi. I bambini, tenuti invisibili dai poteri di Kali, vedono la scena e capiscono finalmente che Henry/Cosè è il vero cattivo. Kali prova a sferrare il colpo finale saltandogli addosso. Ma Henry svanisce nel nulla. Ed è qui che Vecna cambia tattica: colpisce dal “mondo reale”. Hopper, che aspetta Undi fuori dalla vasca, viene risucchiato in una visione: il fumo, il diserbante, la morte di sua figlia. Poi vede Kali e Undi parlare del loro piano suicida. È un colpo psicologico. Hopper è sconvolto, e Vecna lo visita come un fantasma: si nasconde, confonde lo spazio, lo costringe a reagire. Hopper lo vede e gli spara addosso… ma Vecna svanisce e Hopper scopre l’orrore: ha colpito la vasca. La apre e vede Undi apparentemente morta in un mare di sangue. In preda al panico distrugge la vasca e la abbraccia. Solo dopo capisce che è un inganno: le ferite erano finte, create da Vecna per far distruggere l’unico ponte che permette di combatterlo nella mente. Undi torna sul piano reale e, prima di svanire dalla mente insieme a Kali e Max, Max dà un ordine ai bambini e a Holly: tornare alla grotta. Max riprende coscienza con un grande sospiro e i militari scoprono lei e il piano: ora sanno dove aspettarli.

Nel Sottosopra, Undi e Hopper hanno un confronto durissimo: Henry gli ha mostrato il piano suicida di Undi, ma Hopper rifiuta quella strada. Le parla di futuro, di normalità, di un giorno in cui Undi sarà madre e si arrabbierà perché lei e il suo ragazzo non lasciano la porta aperta “di dieci centimetri”. È un discorso semplice, quasi quotidiano, che però è il vero antidoto a Vecna: immaginare un futuro possibile. Ma Murray interrompe la scena: i militari stanno arrivando. Nella mente di Henry, i bambini raggiungono la grotta dove Vecna non può entrare. Sono temporaneamente al sicuro. Nell’Abisso, Mike prende una pistola lanciarazzi segnalatori da Nancy, e proprio allora Will viene colpito da una visione: vede con gli occhi di Henry, che sta lottando contro i suoi demoni per entrare nella grotta. Con un urlo, compie un passo mai compiuto: entra. Holly lo vede con orrore. I bambini scappano nella vallata. Will resta indietro per provare a fermarlo, mentre gli altri vanno verso l’antro di Vecna. Nel laboratorio del Sottosopra, Undi e Kali vengono colpite da sonar a distanza che disattivano i poteri e le fanno crollare a terra inermi. Hopper si nasconde con Undi e torna indietro a prendere Kali, ormai circondata. Riesce a mettere fuori combattimento alcuni soldati, ma viene attaccato da Akers e dagli altri: vengono fermati.

Murray lancia una bomba improvvisata contro l’elicottero che alimentava il sonar. Esplosione. I militari sono storditi, ma soprattutto i poteri tornano. Undi arriva e uccide tutti i militari presenti. Purtroppo un colpo è partito: Kali sta per morire. Kali se ne va, lasciando una ferita irreversibile. Undi: Undi capisce che può raggiungere l’Abisso saltando da una roccia all’altra. Dentro la grotta Henry rivive il ricordo fatale: nella valigetta c’è una pietra rossa. Appena la prende in mano, la mente a sciame dalla dimensione X gli aveva “detto” di trovarlo. Il bambino prova un dolore atroce e l’uomo morente gli sussurra di resistergli. Ma il Mind Flayer è già dentro Henry e uccide l’uomo con un colpo secco. Will ora ha la verità: Henry è come loro, è stato usato dal Mind Flayer. Ma Henry ribalta: Will è fuori strada. Lui e il Mind Flayer sono una cosa sola.

Monologo di Undi: testo+note

Volevo solo un’infanzia normale. Ma quell’infanzia mi è stata rubata. Ci è stata rubata. E nell’ultimo anno, se volete saperlo, per questa cosa mi sono incazzato parecchio. Ma poi ho ripensato agli ultimi sei anni e… ho capito che anche se c’è stato molto male… c’è stato del bene, anche. Il gioco che amo di più si chiama Dungeons & Dragons, e in questo gioco ci sono due tipi di caos distinti: il caos buono e il caos cattivo. Il caos cattivo porta anarchia, distruzione, guerra… Ma il caos buono può portare innovazione, cambiamento. E a questa scuola, francamente serviva cambiare. Perché eravamo molto divisi. Gli sportivi, i secchioni, gli svitati… ma nel caos i muri intorno a noi sono crollati. Ho trovato nuovi amici, amici che non avrei mai pensato di avere. E questa cosa è successa anche a molti altri. Quando conosci persone diverse da te, inizi a imparare di più su te stesso. Inizi a cambiare. Cresci. Sono una persona migliore, adesso. Sono una persona migliore, grazie a loro. Perché ho gli amici che ho. Quindi… Io non sono più incazzato. Ma sono preoccupato. Preoccupato perché ora che il caos è finito il Preside Higgins e tutti i repressi come lui si prodigheranno per rimettere tutto in ordine. E non voglio l’ordine. Il fatto che io indossi questa roba è una cosa da ipocriti. Siamo davvero ridicoli dai, sembriamo senatori romani. Non mi rappresenta affatto e credo non rappresenti nessuno di noi. Sapete che c’è? Fanculo! Fanculo la scuola. Fanculo il sistema. Fanculo il conformismo. Fanculo chiunque o qualunque cosa voglia fermarci o dividerci, perché questo… questo è il nostro anno!

“Volevo solo un’infanzia normale.”: attacco sincero, quasi spoglio; tono medio-basso, niente sarcasmo; sguardo che prende la platea “in pieno”; piccola pausa finale per far arrivare la ferita.

“Ma quell’infanzia mi è stata rubata.”: il “Ma” è un cambio di lama; rallenta su “rubata”; mascella che si tende; non piangere, stringi.

“Ci è stata rubata.”: allarga dal singolo al collettivo; dito/gesto minimo verso la platea (o verso i compagni); tono più fermo, come una sentenza condivisa.

“E nell’ultimo anno, se volete saperlo, per questa cosa mi sono incazzato parecchio.”: qui Dustin si concede il linguaggio vero; “se volete saperlo” con una punta di sfida; “incazzato parecchio” va detto senza compiacimento, come ammissione.

“Ma poi ho ripensato agli ultimi sei anni e… ho capito che anche se c’è stato molto male… c’è stato del bene, anche.”: ammorbidisci; le pause sui puntini sono memoria che pesa; su “del bene” fai entrare gratitudine, non romanticismo; lascia un respiro dopo.

“Il gioco che amo di più si chiama Dungeons & Dragons,”: qui entra Dustin “vero”, nerd orgoglioso; sorriso accennato, luce negli occhi; tono più vivo, come quando parla di qualcosa che lo salva.

“e in questo gioco ci sono due tipi di caos distinti: il caos buono e il caos cattivo.”: imposta il discorso come una lezione brillante; scandisci “caos buono” e “caos cattivo” con chiarezza; ritmo didattico ma appassionato.

“Il caos cattivo porta anarchia, distruzione, guerra…”: elenco cupo; abbassa tono e velocità; “guerra” con un’ombra reale (non metafora); lascia la sospensione come un “lo sappiamo tutti”.

“Ma il caos buono può portare innovazione, cambiamento.”: risali di energia; “innovazione” con sorriso piccolo; “cambiamento” più serio, perché è la tesi.

“E a questa scuola, francamente serviva cambiare.”: colpo frontale; “francamente” con ironia tagliente; guarda verso preside/docenti se presenti; ritmo secco.

“Perché eravamo molto divisi.”: tono più umano; una breve pausa prima di “divisi”; sguardo che passa sulle “tribù” della scuola.

“Gli sportivi, i secchioni, gli svitati…”: elenco con gusto, quasi divertito ma non derisorio; piccole pause tra le categorie per far vedere che le conosce tutte.

“ma nel caos i muri intorno a noi sono crollati.”: immagine centrale; rallenta su “muri”; gesto di apertura (mani) come se abbattesse una barriera; tono convincente.

“Ho trovato nuovi amici, amici che non avrei mai pensato di avere.”: qui entra il cuore; sorriso più tenero; sguardo rapido verso i suoi amici (se in scena); “mai pensato” con stupore vero.

“E questa cosa è successa anche a molti altri.”: allarga di nuovo al collettivo; tono inclusivo; non fare il protagonista, fai il testimone.

“Quando conosci persone diverse da te, inizi a imparare di più su te stesso.”: frase da manifesto, ma va detta con semplicità; un filo più lenta; sguardo diretto come invito.

“Inizi a cambiare.”: pausa prima, come scoperta; voce bassa e piena; lascia un micro-silenzio dopo.

“Cresci.”: una parola sola, decisiva; non urlarla; falla cadere come un punto fermo.

“Sono una persona migliore, adesso.”: vulnerabilità controllata; non autocelebrazione; sguardo che trema un filo, come se si vergognasse un po’ a dirlo.

“Sono una persona migliore, grazie a loro.”: qui guarda gli amici; “grazie a loro” con gratitudine piena; voce più morbida.

“Perché ho gli amici che ho.”: chiusura della parte emotiva; sorriso che si spegne in serietà; lascia una pausa lunga per far respirare la sala.

“Quindi… Io non sono più incazzato.”: il “Quindi…” è una svolta; riprendi fiato; “non sono più” con calma, come se stesse scegliendo di non bruciare.

“Ma sono preoccupato.”: cambio immediato; tono più basso; preoccupazione reale, non ansia generica; sguardo si fa vigile.

“Preoccupato perché ora che il caos è finito il Preside Higgins e tutti i repressi come lui si prodigheranno per rimettere tutto in ordine.”: accelerazione controllata, come quando ti infervori; “Preside Higgins” va nominato con precisione (è un bersaglio); su “rimettere tutto in ordine” fai sentire che quell’ordine è una minaccia.

“E non voglio l’ordine.”: frase netta; pausa prima e dopo; è una dichiarazione politica; sguardo fisso, senza sorrisi.

“Il fatto che io indossi questa roba è una cosa da ipocriti.”: gesto verso toga/abito; tono indignato ma lucido; non diventare clown, resta in verità.

“Siamo davvero ridicoli dai, sembriamo senatori romani.”: qui torna la comicità come lama; sorriso rapido; tempo comico su “senatori romani”; lascia una risata possibile, poi riprendi il controllo.

“Non mi rappresenta affatto e credo non rappresenti nessuno di noi.”: tono serio; “nessuno di noi” con sguardo che include tutti; è la frase che prepara la rottura.

“Sapete che c’è?””: sospensione; abbassa la voce, come prima di un salto; pausa lunga: crea attesa, fai tremare l’aria.

“Fanculo!”: esplosione una sola volta, piena e pulita; non strafare con il volume, usa la decisione; è liberazione, non isteria.

“Fanculo la scuola.”: colpo mirato; ritmo a martello; guarda verso la struttura (palco/istituzione), non verso singoli compagni.

“Fanculo il sistema.”: alza di mezzo tono, allarga il bersaglio; postura più ampia, come se prendesse spazio.

“Fanculo il conformismo.”: qui è personale; “conformismo” va scandito bene, è la parola chiave; lascia un micro-silenzio dopo.

“Fanculo chiunque o qualunque cosa voglia fermarci o dividerci,”: corsa controllata; non perdere articolazione; “dividerci” va sottolineato, perché è il vero nemico.

“perché questo… questo è il nostro anno!”: pausa sul primo “questo” come ricarica; il secondo “questo” è il colpo finale; chiudi alto, ma non in posa: chiudi come leader improvviso; lascia vibrare il silenzio dopo, come un applauso che sta per partire.

Analisi del discorso di Dustin

Il monologo di Dustin alla cerimonia dei diplomi è il punto in cui Stranger Things smette definitivamente di parlare di mostri e inizia a parlare di crescita. Non è un discorso di ringraziamento né una provocazione gratuita: è una presa di posizione politica, emotiva e generazionale. Dustin parte da un desiderio semplice, un’infanzia normale, e lo dichiara subito come qualcosa che gli è stato sottratto. Non solo a lui, ma a tutti. Questa apertura non cerca pietà: stabilisce il terreno del discorso, che è il furto del tempo, dell’innocenza, della possibilità di essere “solo ragazzi”.

La rabbia che Dustin ammette di aver provato nell’ultimo anno non è una debolezza, ma una tappa necessaria. Il monologo funziona perché non nega l’incazzatura: la riconosce, la attraversa e poi la trasforma. Quando Dustin guarda indietro agli ultimi sei anni, non li riscrive in chiave positiva, non cancella il dolore. Dice qualcosa di molto più onesto: insieme al male, c’è stato anche del bene. È qui che entra Dungeons & Dragons, non come citazione nerd, ma come vero strumento di lettura del mondo. Il concetto di “caos buono” e “caos cattivo” diventa una metafora chiara, accessibile, potente: il caos non è il problema, lo è ciò che se ne fa.

Applicando questa idea alla scuola, Dustin colpisce il cuore del sistema. Hawkins High viene descritta come un luogo ordinato ma profondamente diviso, fondato su etichette rigide e muri invisibili. Il caos degli ultimi anni – quello imposto dall’orrore, certo, ma anche quello umano dell’emergenza – ha abbattuto quelle barriere. Non perché fosse bello, ma perché era inevitabile. E in quello spazio instabile sono nate relazioni nuove, impreviste, impossibili nel “prima”. Dustin non si mette al centro: parla di sé per parlare di tutti, sottolineando che ciò che è successo a lui è successo anche ad altri.

Il passaggio più maturo del monologo arriva quando Dustin parla del cambiamento personale. Non dice di essere diventato perfetto o invincibile. Dice di essere diventato migliore grazie agli amici che ha. È una crescita relazionale, non individualista. Subito dopo, però, il discorso si fa inquieto: finito il caos, torna l’ordine. E quell’ordine non è rassicurante, è una minaccia. Il preside Higgins diventa il simbolo di un sistema che vuole ripristinare le divisioni, normalizzare ciò che è stato messo in discussione, far finta che nulla sia cambiato.

La toga, il rituale del diploma, l’estetica solenne vengono smontati con ironia e rabbia insieme. Dustin non rifiuta il traguardo, rifiuta l’ipocrisia di una forma che non rappresenta nessuno di loro. Da qui l’esplosione finale, il “fanculo” ripetuto come un mantra liberatorio. Non è vandalismo verbale: è una dichiarazione d’identità. Dustin non sta distruggendo, sta difendendo ciò che è stato costruito nel caos. La frase conclusiva, “questo è il nostro anno”, non è uno slogan vuoto, ma la rivendicazione di un tempo finalmente loro, conquistato a caro prezzo.

Finale Episodio 8

Nel pronunciare queste parole, l’antro di Vecna prende vita. Davanti ai ragazzi si staglia il Mind Flayer, in carne ed ossa, titanico, reale, e li insegue. Il gruppo scappa, travolto dall’immensità della creatura. Il Mind Flayer sta per raggiungerli quando viene colpito da una roccia gigantesca scaraventata dai poteri di Undi, che fronteggia il mostro e gli corre incontro. Undi apre un varco nella carne della bestia e finisce nella sua “pancia”, nell’antro vivente, e con un colpo cinetico stacca Vecna dai cavi che lo collegano alla creatura. Inizia lo scontro diretto: Undi contro Vecna, mentre il gruppo capisce che per aiutarla deve colpire il Mind Flayer stesso. L’idea diventa tattica: portare il mostro a un’insenatura e incastrarlo mentre lo assaltano. Serve un’esca. Nancy si offre volontaria. Si fa inseguire e, un attimo prima di essere divorata, il gruppo attacca: molotov, lanciafiamme, armi improvvisate. Steve e Dustin raggiungono la pancia della creatura e la colpiscono con lance, come se stessero tentando di aprire una balena. Undi, intanto, sta avendo la meglio su Vecna, indebolito perché collegato al mostro. Lo conficca contro uno spuntone d’ossa e quando Vecna tenta di colpirla con un braccio estensibile, arriva il colpo decisivo: Will, a distanza, collegato a Vecna, gli trancia il braccio di netto. Vecna finisce sullo spuntone, agonizzante. La creatura, subissata di colpi, muore definitivamente.

I bambini vengono tratti in salvo. Joyce entra nell’antro e vede Vecna agonizzante: capisce che bisogna fermarlo per sempre. Presa dalla rabbia degli ultimi anni, lo uccide tagliandogli la testa a colpi d’ascia. Tornano nel Sottosopra e parte il conto alla rovescia per distruggere tutto con la bomba. Nel camion c’è euforia, ma dura poco. Tornati nel mondo reale, le ruote del camion vengono forate: li aspettavano. Tutti vengono bloccati dai militari che vogliono Undi. Ma Undi non è tra loro: è all’ingresso del portale.

Mike prova a prenderla, ma Undi ha già scelto. Si connette telepaticamente con lui: si salutano. Undi decide di lasciarsi morire con il Sottosopra, perché se il Sottosopra deve sparire, lei è l’ultima serratura che lo chiude e che chiuderà anche l’esperimento del Dottor Brenner. Mike tenta di fermarla. Non ci riesce. L’ordigno esplode e la Materia Esotica distrugge il Sottosopra… e con esso Undi.

Il gruppo osserva nel silenzio il portale che non c’è più. Il Sottosopra non c’è più. Undi non c’è più.

Diciotto mesi dopo, i ragazzi sono pronti per la cerimonia di diploma. Robin lavora ancora alla radio, Max è tornata in piedi ed è ancora con Lucas, la città è libera da telecamere e militari. Tutti si preparano, tranne Mike: è davanti alla statua per i caduti del “terremoto” di anni prima. Hopper lo raggiunge e gli dice di trovare un modo per andare avanti e accettare la scelta di Undi: è ciò che lei vorrebbe. Mike si convince e raggiunge gli altri.

Alla cerimonia, Dustin, studente modello, fa un discorso contro il preside e il conformismo indossando la maglia dell’Hellfire. “Tanto che può fare, espellermi?” Sono eroi, ma hanno un’idea migliore: vivere.

Nancy, Jonathan, Steve e Robin si ritrovano sul tetto della radio, si raccontano la vita e capiscono che quell’avventura li legherà per sempre. Si promettono di vedersi ogni mese, anche se ora vivono separati. Hopper chiede a Joyce di sposarlo e di andare a Montauk, dove cercano un nuovo capo della polizia. Joyce accetta.

Nel sottoscala di Mike si gioca un’ultima campagna di D&D. Tutto sembra finito, poi il cattivo viene ucciso da una maga evocata da Will lo stregone. I ragazzi vincono la campagna e Will racconta il futuro radioso dei personaggi. Sulla maga (Undi), Mike ha una teoria: la notte in cui sarebbe morta col Sottosopra Mike ipotizza che Kali, prima di morire, abbia creato un ologramma di Undi, mentre la vera Undi si è nascosta e ora vive da qualche parte, magari in un posto con le cascate. È solo una teoria. Non sapremo mai se è vero. Ma la domanda rimane, anche perché lui ha parlato con lei nella dimensione alternativa. Ma Undi non avrebbe potuto usare i suoi poteri, visto che c’erano i sonar a infastidirla; e, anche qualora li avesse usati… perché non ha perso sangue dal naso COME HA SEMPRE FATTO?

L’ultima immagine è un passaggio di testimone: Mike osserva Holly e i suoi nuovi amici, tra cui Derek, sedersi al tavolo di D&D. L’eroe cambia generazione. La storia continua, anche se il mostro è finito.

Credits e dove vederlo

Regista: Matt e Ross Duffer

Sceneggiatura: Matt e Ross Duffer

Produttore: Stephanie Slack Margret H. Huddleston

Cast: Winona Ryder (Joyce Byers) David Harbour (Jim Hopper), Finn Wolfhard( Mike Wheeler), Gaten Matarazzo (Dustin Henderson) Caleb McLaughlin (Lucas Sinclair) Noah Schnapp (Will Byers) Millie Bobby Brown (Undici / Jane Ives)

Dove vederlo: Netflix

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