La scuola online di recitazione per il cinema.
Risorse esclusive, monologhi e masterclass gratuite, direttamente nella tua inbox.
Self-tape, tecniche di memoria, gestione dell'ansia, materiali per casting e agenzie, analisi del testo e 10 monologhi da studiare.
Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo di Lizzie in Monster: La storia di Lizzie Borden funziona molto bene per un'attrice giovane che deve mostrare rabbia senza partire dall'urlo. È un pezzo di emancipazione, dolore e attacco, adatto a provini per personaggi repressi che finalmente reagiscono. Vale la pena sceglierlo perché permette di mostrare vulnerabilità, precisione verbale e un crescendo molto netto in poco più di due minuti.
Film/Serie: Monster: La storia di Lizzie Borden
Anno: 2026
Personaggio: Lizzie Borden
Interprete: Ella Beatty
Stagione/Episodio: Stagione 4 dell'antologia Monster, episodio 4
Timecode/Minutaggio: 34:35-36:42
Durata monologo: 2 minuti e 7 secondi
Numero di battute/righe: 22 unità di pensiero
Difficoltà: 8/10 — Richiede escalation senza perdere fragilità e precisione
Emozioni chiave: dolore, rancore, bisogno d'amore, rabbia, liberazione
Adatto per: figlie in conflitto, giovani donne represse, vittime che reagiscono, personaggi sull'orlo della rottura
Età scenica consigliata: 20-25 anni
Grado di diffusione: raro — serie recente, monologo ancora poco battuto
Dove vederlo: Netflix
Lizzie sta parlando ad Abby Borden, la donna che ha ricoperto per anni il ruolo di madre senza riuscire, dal punto di vista della ragazza, a esserlo davvero.
La scena arriva quando Abby ha deciso di lasciare Andrew Borden e la casa. Per Lizzie questo significa vedere andare via proprio la persona sulla quale ha accumulato anni di rabbia, umiliazioni e bisogno d'amore mai ricambiato.
Prima che il conflitto diventi fisico, Lizzie finalmente la ferma con le parole.
La posta in gioco non è convincere Abby a restare. È molto più profonda: Lizzie vuole riscrivere il significato della propria infanzia. Non vuole più accettare l'idea di essere stata lei il problema.
Questo cambia completamente il modo di affrontare il monologo. Non è soltanto un attacco. Lizzie sta cercando di ottenere qualcosa che Abby ormai non può darle: il riconoscimento che da bambina meritava amore.
È proprio questa impossibilità a rendere la scena così interessante per un'attrice.

Il vostro divano? E’ orrendo. Ho detto che è orrendo. E mi ricorda molto voi. Fa male sapere che avete questa pessima considerazione di me. Io sarei stata una “colossale perdita di tempo” da cui non avete mai ricevuto amore, né affetto? Lo pensate davvero? Mi sembra alquanto… sbagliato. Io non sto parlando di errori, sto parlando di ingiustizia.
E credetemi, non c’è nulla di giusto in voi in quanto persona. Come osate voi affermare che vi ho rovinato la vita? Che meritassi di essere trattata in quel modo, quando avevo solo due anni? Chi odia un neonato solo perché ha sporcato il pannolino? Quale donna serba rancore verso una bambina perché ne voleva una sua? Io ero vostra! Io ero vostra figlia!
E voi mia madre! Eravate la madre che bramavo con tutta me stessa, l’unica che possa ricordare. Per tutta la mia vita mi avete fatto credere che vi fosse qualcosa di sbagliato in me; non c’è nulla di sbagliato in me. Siete voi, siete voi il problema! E’ un bene che siate sterile, signora Borden, perché non siete una madre.
La natura ha avvizzito il vostro grembo per evitare che una creatura malvagia come voi potesse venire al mondo. E non meritavate affatto l’amore che vi ho dato!
Per un self-tape da circa un minuto conviene conservare il passaggio fondamentale: Lizzie parte dal giudizio di Abby, torna alla bambina che era e infine ribalta l'accusa sulla matrigna.
Fa male sapere che avete questa pessima considerazione di me.
Io sarei stata una “colossale perdita di tempo” da cui non avete mai ricevuto amore, né affetto?
Lo pensate davvero?
Io non sto parlando di errori, sto parlando di ingiustizia.
Come osate affermare che vi ho rovinato la vita?
Che meritassi di essere trattata in quel modo, quando avevo solo due anni?
Quale donna serba rancore verso una bambina perché ne voleva una sua?
Io ero vostra!
Io ero vostra figlia!
E voi mia madre!
Per tutta la mia vita mi avete fatto credere che vi fosse qualcosa di sbagliato in me.
Non c'è nulla di sbagliato in me.
Siete voi il problema.
Non siete una madre.
E non meritavate affatto l'amore che vi ho dato.
Cosa si perde: spariscono l'ironia iniziale sul divano e la parte più crudele sull'infertilità, quindi il pezzo risulta meno violento e meno disturbante.
Cosa si guadagna: emerge con più chiarezza il centro emotivo della scena: una figlia che smette di accettare la colpa e la restituisce alla figura materna.
“Il vostro divano? È orrendo.”: Non partire dalla rabbia. Prova piuttosto con una provocazione quasi infantile, fatta apposta per irritare. Guarda Abby per verificare se il colpo è arrivato. È il primo piccolo atto di disobbedienza.
“Ho detto che è orrendo.”: Qui Lizzie non ritratta. Anzi, conferma. Puoi rallentare leggermente e lasciare che il corpo diventi più stabile: per una volta non ha intenzione di chiedere permesso.
“E mi ricorda molto voi.”: Evita il sarcasmo troppo evidente. La battuta funziona meglio se detta con una lucidità quasi tranquilla. Il veleno è nel collegamento, non nella smorfia.
“Fa male sapere che avete questa pessima considerazione di me.”: Primo vero cambio. La provocazione lascia intravedere la ferita. Abbassa il volume e non vergognarti di un piccolo cedimento nello sguardo. Qui Lizzie ammette che il giudizio di Abby conta ancora.
“Io sarei stata una ‘colossale perdita di tempo’...”: Non ripetere semplicemente un'offesa: verifica se riesci ancora a crederci. Puoi pronunciare le parole citate con un minimo di distanza, quasi come se appartenessero alla voce di Abby nella testa di Lizzie.
“Lo pensate davvero?”: Questa domanda deve essere vera. Non usarla come trampolino per il successivo attacco. Per mezzo secondo Lizzie può ancora sperare che Abby dica di no.
“Mi sembra alquanto… sbagliato.”: La pausa può coincidere con una decisione. Inizia quasi educata e termina più ferma. Sta cambiando il terreno della conversazione.
“Io non sto parlando di errori, sto parlando di ingiustizia.”: Questo è un passaggio di potere. Raddrizza il pensiero prima ancora della postura. Il ritmo si fa più preciso: Lizzie sta formulando un'accusa.
“Non c'è nulla di giusto in voi in quanto persona.”: Non correre. Una frase così dura ha bisogno di spazio. Può funzionare meglio quasi sottovoce, come una sentenza finalmente pronunciata.
“Come osate voi affermare che vi ho rovinato la vita?”: Qui entra l'indignazione. Non è ancora furia: è incredulità morale. Sposta il peso leggermente in avanti solo se senti davvero che vuoi costringere Abby a rispondere.
“Che meritassi di essere trattata in quel modo, quando avevo solo due anni?”: La parola fondamentale è “due”. Non sottolinearla teatralmente: lascia che la sproporzione tra una bambina di due anni e un'adulta emerga da sola. Il respiro può diventare meno regolare.
“Chi odia un neonato solo perché ha sporcato il pannolino?”: Questa domanda non è più personale: Lizzie sta costruendo una prova. È quasi un'arringa. Mantieni chiarezza e non accelerare perché l'emozione aumenta.
“Quale donna serba rancore verso una bambina perché ne voleva una sua?”: Qui puoi lasciare che compaia qualcosa di più crudele. Non ancora soddisfazione: Lizzie ha trovato il punto vulnerabile di Abby e sta scegliendo se usarlo.
“Io ero vostra!”: Prima esplosione vera. Falla breve. Non trascinare la frase: è un bisogno che esce prima del controllo.
“Io ero vostra figlia!”: Seconda esplosione, ma non identica. Qui non stai rivendicando possesso, stai nominando il rapporto che avresti voluto avere.
“E voi mia madre!”: Questa può essere la frase più dolorosa dell'intero pezzo. Prova a non urlarla. Se riesci a farla quasi cedere, il monologo acquista una dimensione molto più complessa.
“Eravate la madre che bramavo con tutta me stessa...”: Rallenta. Per pochi secondi smetti di combattere Abby e parla della bambina. Lo sguardo può abbassarsi o perdersi, ma soltanto se nasce dal ricordo, non come gesto programmato.
“Per tutta la mia vita mi avete fatto credere che vi fosse qualcosa di sbagliato in me.”: Qui torna il presente. Pronuncia la frase come una scoperta che Lizzie sta facendo mentre parla. Non deve sembrare necessariamente qualcosa che aveva preparato.
“Non c'è nulla di sbagliato in me.”: Questa è una dichiarazione rivolta almeno per metà a se stessa. Può funzionare benissimo con una piccola inspirazione prima di dirla, come se avesse bisogno di crederci.
“Siete voi, siete voi il problema!”: La ripetizione può segnare il momento della liberazione. La prima è una scoperta, la seconda è un'accusa. Non renderle identiche.
“È un bene che siate sterile...”: Qui il monologo cambia natura. Lizzie smette di difendersi e decide di ferire. Non avere fretta: riconosci che sta attraversando volontariamente una linea.
“...perché non siete una madre.”: Puoi abbassare di nuovo il tono. Più è semplice, più è crudele. Non serve aggiungere disprezzo esterno: il contenuto fa già tutto.
“La natura ha avvizzito il vostro grembo...”: Attenzione alla tentazione di recitare da villain. Lizzie sta trasformando il proprio dolore in una punizione verbale. Mantieni il pensiero leggibile e lascia che la crudeltà emerga dalle parole.
“E non meritavate affatto l'amore che vi ho dato!”: La chiusura non deve necessariamente essere la battuta più forte in volume. Io la lavorerei come perdita definitiva: Lizzie sta ritirando qualcosa che per anni aveva continuato a offrire. Se arrivi qui soltanto arrabbiata, perdi metà della scena.
1. Se lo giochi come ultimo tentativo di essere amata
Lizzie attacca perché spera ancora che Abby si fermi e dica qualcosa che ripari il passato. Il ritmo ha più sospensioni, soprattutto nelle domande. La rabbia nasce ogni volta che quella risposta non arriva.
2. Se lo giochi come processo
Lizzie vuole dimostrare che Abby è colpevole. Le frasi diventano prove, le domande capi d'accusa. Il ritmo è più controllato e lo sguardo resta molto presente sull'interlocutrice. La parte sull'infanzia acquista quasi il peso di una testimonianza.
3. Se lo giochi come separazione definitiva
Lizzie non vuole più ottenere nulla da Abby. Vuole restituirle ogni parola e andarsene emotivamente. Il pezzo diventa meno esplosivo e più freddo: la frase finale non è uno sfogo, ma la revoca definitiva dell'amore.
Io credo che il cuore di questa scena sia nascosto dentro una contraddizione: Lizzie vuole dimostrare di non aver più bisogno di Abby proprio mentre confessa quanto disperatamente abbia avuto bisogno di lei.
È questo che impedisce al pezzo di diventare un semplice monologo di rabbia. Il personaggio parte da un oggetto ridicolo, il divano, e quasi senza accorgersene arriva al ricordo di sé a due anni. Poi compie il movimento opposto: prende quella vulnerabilità e la trasforma in un'arma.
Il vero conflitto qui non è “odio mia madre”. È: “Perché non siete stata mia madre quando io vi avevo già scelta?” Per un'attrice questo significa avere almeno tre livelli contemporaneamente: ciò che Lizzie dice, ciò che vuole far male ad Abby e ciò che spera ancora di ricevere da lei. L'errore più comune sarebbe saltare direttamente alla vendetta e perdere la bambina sotto la donna.
Attenzione anche alla seconda metà. Quando Lizzie colpisce Abby sulla sterilità, non è più soltanto vittima. Diventa capace della stessa crudeltà che sta denunciando. È un passaggio importantissimo perché introduce ambiguità. Non proteggerla troppo come personaggio: lascia che faccia qualcosa di sgradevole.
Dal punto di vista pratico, dividerei il monologo in quattro blocchi: provocazione, ferita, rivendicazione, punizione. Se ogni blocco cambia realmente il rapporto con Abby, il crescendo arriverà senza bisogno di costruirlo artificialmente.

Funziona per:
casting per figlie in conflitto con una figura genitoriale, perché mostra sia dipendenza affettiva sia capacità di opposizione;
personaggi femminili giovani apparentemente fragili che devono rivelare improvvisamente forza e aggressività;
ruoli in drammi familiari o psicologici nei quali il casting cerca un'attrice capace di sostenere un crescendo senza perdere precisione;
self-tape nei quali bisogna mostrare transizione emotiva, ascolto immaginato e sottotesto in poco tempo.
Evitalo se:
il casting richiede leggerezza, ironia o un registro prevalentemente brillante;
hai bisogno di mostrare un personaggio emotivamente già risolto e autonomo;
senti che per arrivare alla rabbia devi forzare il pianto o il volume.
Si abbina bene con:
un monologo più leggero o ironico di una giovane donna sicura di sé, per mostrare contrasto di ritmo e presenza.
Il pezzo di Lizzie ha al momento un grado di diffusione basso, quindi non lo considererei affatto inflazionato. Se vuoi comunque preparare alternative dello stesso territorio:
Monologo - La telefonata di Lady Bird
Il finale di Lady Bird.
Monologo da Oscar - Laura Dern in Storia di un Matrimonio
Analisi del monologo di Laura Dern nel film Storia di un Matrimonio, film che le è valso il premio Oscar
Monologo da "Ragazze interrotte"
Scopri l'analisi unica di Amélie sul monologo di Susanna Kaysen in "Ragazze Interrotte".
Il monologo dura circa 2 minuti e 7 secondi nel riferimento fornito, quindi è piuttosto lungo per molti self-tape. Per un provino da un minuto può essere ridotto mantenendo il centro della scena: il giudizio di Abby, il ricordo dell'infanzia, la rivendicazione “Io ero vostra figlia” e il ribaltamento finale della colpa.
Il monologo si trova nell'episodio 4 di Monster: La storia di Lizzie Borden, intorno al minutaggio 34:35-36:42 secondo il riferimento fornito. Ella Beatty interpreta Lizzie Borden nella quarta stagione dell'antologia Netflix creata da Ryan Murphy e Ian Brennan.
Sì, soprattutto per attrici con età scenica tra 20 e 25 anni che vogliono mostrare un crescendo emotivo credibile. Il pezzo permette di lavorare su ferita, conflitto familiare, rabbia e crudeltà senza richiedere grandi azioni fisiche. Funziona bene se il casting cerca intensità psicologica e capacità di sostenere il primo piano.
Sì. Il testo ha abbastanza materiale da consentire un taglio netto senza perdere il senso. Per un self-tape conviene eliminare parte dell'apertura sul divano e la sezione più lunga sull'infertilità, conservando invece il percorso da “Fa male sapere…” fino a “Non meritavate l'amore che vi ho dato”.
Se lavori su questo pezzo, prova prima a recitarlo chiedendo davvero ad Abby di amarti, senza pensare alla rabbia. Poi rifallo togliendo completamente quella speranza. La versione migliore, probabilmente, nascerà nel punto esatto in cui convivono entrambe.

Newsletter gratuita · Guida in regalo
La Guida Generale per Attori, gratis nella tua mail.
Self-tape di qualità, tecniche di memoria, gestione dell'ansia, materiali per casting e agenzie, analisi del testo e dieci monologhi da studiare. Iscriviti e la ricevi subito in PDF.
Gratuita. Non è l'iscrizione a un corso.