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~ LA REDAZIONE DI RC
Monologo di Kenny da "Digger": testo e analisi
Questo monologo di Kenny Rockwell è un pezzo maschile molto particolare: parte con un uomo che cerca semplicemente di interrompere una discussione e finisce per rivelare perché ha costruito l'intero spettacolo. Funziona bene per un attore tra i 30 e i 45 anni capace di lavorare su pensiero, ironia e vulnerabilità senza trasformare il discorso in una dichiarazione solenne.
Film/Serie: Digger
Anno: 2026
Personaggio: Kenneth “Kenny” Rockwell
Interprete: Jesse Plemons
Timecode/Minutaggio: circa 1:34:30-1:36:00
Durata monologo: circa 1 minuto e 30 nel film, con ritmo molto sostenuto
Numero di battute/righe: circa 45 unità di pensiero
Difficoltà: 9/10 — densità, sottotesto e continui cambi di destinatario
Emozioni chiave: distacco, memoria, amarezza, ironia, partecipazione
Adatto per: produttori, eredi, uomini di potere, intellettuali, personaggi eccentrici
Età scenica consigliata: 35-45 anni
Grado di diffusione: basso
Dove vederlo: al cinema
Curtis e Hannah stanno litigando sul significato di Fossil Fools. Curtis contesta la regia perché considera la rappresentazione di Digger e degli altri protagonisti della catastrofe troppo farsesca; Hannah sostiene invece che proprio quella deformazione permetta alle persone di ridere di un trauma che continua a segnare le loro vite. A quel punto interviene Kenny, produttore dello spettacolo.
Fino a quel momento non ha spiegato fino in fondo perché abbia investito così tanto nella produzione. Ora rivela di essere il nipote del vero Digger Rockwell e racconta la prima volta in cui vide Fossil Fools, quindici anni prima, in un piccolo teatro londinese. Ridere della propria famiglia insieme agli altri spettatori non lo aveva umiliato: gli aveva offerto una forma momentanea di liberazione. Fu proprio quell'esperienza a convincerlo ad acquistare i diritti e trasformare lo spettacolo in qualcosa di molto più grande.

Non adesso. Non ha nessuna importanza. Satira, farsa, dramma, tragedia, non ha importanza.
Ho visto “Follie Fossili” per la prima volta 15 anni fa in un piccolo teatro a Londra. C'erano tre attori che recitavano una serie di monologhi, il presidente Thompson, Ganesh, il reverendo… e mio zio Digger.
Ero in quel teatro a sentire degli sconosciuti ridere della mia famiglia, di mia madre, di me. La stessa attrice che interpretava Ganesh, interpretava me. Lei faceva molto ridere.
Alla fine dello spettacolo, quando lo zio Digger, sapete… Applaudirono. Si alzarono in piedi e urlarono ferocemente.
Non lo so, che cos'era? Vendetta? Giustizia? Una libra di carne?
Voi penserete che fossi imbarazzato, umiliato, arrabbiato, niente di tutto questo. Mi sono alzato e ho applaudito insieme a loro, condividendo la loro furia. Parte della folla reclamava la testa della mia famiglia. Soddisfatto. Assolutamente soddisfatto, in quel momento.
E allora ho deciso di rintracciare l'autore, ho comprato i diritti, ho chiesto a Hannah di fare l'adattamento.
E ti ho assunta, Hannah, perché… Nemmeno me lo ricordo, me l'avrà detto qualcuno, andavi forte in quel periodo.
Curtis, signore, ho visto tutto quello che ha fatto e lei mi ha sempre ricordato lui. Non so nemmeno come. Quella costante insoddisfazione nei suoi occhi… sapevo che era perfetto.
Ho preso tutti voi, questo spazio e questi schermi, e anche voi per fare le comparse… Hannah mi aveva detto che le comparse neanche esistono negli spettacoli ma non importava.
Dovevamo farlo bene, doveva essere grandioso, grande come lo zio Digger, grande abbastanza da convincere le persone a sfidare le strade per assistere a questo spettacolo creato dall'uomo, per venire in questo spazio abbandonato che abbiamo salvato e restaurato affinché le persone si riunissero di nuovo.
Questo è ridicolo? La mia famiglia è ridicola. Sì, lo siamo.
Mio zio era composto? Sì. Era spaventoso? Sì. Era ignorante, volgare, narcisista? Sì, avete tutti ragione.
È divertente e stupido e fa paura e non ha assolutamente alcun senso.
Ma è successo.
Ho investito un'infinità di soldi in questa produzione per ricordare alle persone che è successo perché eravamo tutti inconsapevoli allora.
Distratti dai media, assorbiti dalle nostre futili polemiche, incantati dalle nostre stesse opinioni come voi due adesso.
Avete ragione entrambi.
Avete tutti ragione.
E ora siamo arrivati fin qui.
Tra poche ore entrerà il nostro primo pubblico.
Siete artisti di talento.
Più di quanto io meriti.
Finiamo questo cazzo di spettacolo.
Per ridurlo a circa un minuto conserverei la parte più personale. Il punto forte non è spiegare tutti i dettagli della produzione, ma vedere Kenny passare da vittima potenziale della satira a uomo che decide di finanziarla.
Ho visto Follie Fossili per la prima volta 15 anni fa in un piccolo teatro a Londra.
Ero lì a sentire degli sconosciuti ridere della mia famiglia, di mia madre, di me.
Alla fine dello spettacolo, quando lo zio Digger, sapete… applaudirono. Si alzarono in piedi e urlarono.
Che cos'era? Vendetta? Giustizia?
Penserete che fossi imbarazzato, umiliato, arrabbiato. Niente di tutto questo.
Mi sono alzato e ho applaudito insieme a loro, condividendo la loro furia.
Assolutamente soddisfatto, in quel momento.
E allora ho rintracciato l'autore, ho comprato i diritti.
Mio zio era spaventoso? Sì. Ignorante, volgare, narcisista? Sì.
È divertente e stupido e fa paura e non ha assolutamente alcun senso.
Ma è successo.
Ho investito tutto questo per ricordare alle persone che è successo.
Finiamo questo cazzo di spettacolo.
Cosa si perde: scompaiono il rapporto specifico con Hannah e Curtis, l'ambizione monumentale della produzione e soprattutto la riflessione sul teatro come luogo fisico nel quale far tornare le persone a riunirsi.
Cosa si guadagna: l'arco diventa molto pulito: Kenny racconta un trauma, sorprende l'interlocutore spiegando che ne ha condiviso la risata e rivela che quella esperienza ha generato tutto ciò che vediamo.
«Non adesso.»: Non partire emotivamente. Kenny interrompe la discussione e prende semplicemente il controllo della stanza. È abituato ad avere persone che si fermano quando parla.
«Non ha nessuna importanza.»: Non liquidare Curtis e Hannah: liquida la loro disputa. Hanno trasformato “satira o farsa?” in una questione enorme e lui vuole spostare il discorso altrove.
«Satira, farsa, dramma, tragedia...»: Non fare un elenco accademico. Kenny raccoglie le etichette che i due si stanno lanciando addosso e le mette sul tavolo una dopo l'altra.
«Non ha importanza.»: La ripetizione chiude la questione. Questa volta puoi essere più definitivo: state discutendo della cosa sbagliata.
«Ho visto “Follie Fossili” per la prima volta 15 anni fa...»: Cambio totale. Non annunciare “adesso racconto una storia”. Kenny entra in un ricordo. Il ritmo può abbassarsi naturalmente.
«...in un piccolo teatro a Londra.»: Vedi realmente quel luogo. Tutto ciò che hanno costruito oggi è monumentale; la sua origine era invece minuscola. Questa opposizione sarà importante più avanti.
«C'erano tre attori che recitavano una serie di monologhi...»: La memoria è concreta. Nessuna nostalgia obbligatoria: sta semplicemente ricostruendo qualcosa che lo ha colpito profondamente.
«Il presidente Thompson, Ganesh, il reverendo...»: Ogni personaggio può portare un'immagine di quella vecchia rappresentazione. Non serve rallentare molto, ma non trasformarli in parole astratte.
«...e mio zio Digger.»: Qui arriva l'informazione che cambia la percezione di Kenny. Non enfatizzarla artificialmente. Proprio la normalità con cui lo dice può renderla più forte.
«Ero in quel teatro a sentire degli sconosciuti ridere della mia famiglia...»: Adesso il ricordo diventa personale. Non correre. Immagina davvero di essere circondato da persone che stanno trasformando la tua storia familiare in comicità.
«...di mia madre...»: Stringi il campo. La parola può toccarlo diversamente: non è più l'astratta “famiglia Rockwell”.
«...di me.»: Ancora più vicino. Una piccola pausa prima o dopo può bastare. Kenny stesso era materiale comico.
«La stessa attrice che interpretava Ganesh, interpretava me.»: Qui può entrare una qualità quasi divertita. Sta ricordando una soluzione teatrale povera, artigianale, lontanissima dalla produzione enorme che ha finanziato oggi.
«Lei faceva molto ridere.»: Dillo sinceramente. Questo dettaglio è fondamentale: Kenny non finge di non essere stato ferito, ma riesce comunque a riconoscere che la caricatura di lui era divertente.
«Alla fine dello spettacolo, quando lo zio Digger, sapete...»: Non completare ciò che tutti sanno. Il non detto può contenere morte, vergogna familiare e memoria. È uno dei primi punti in cui Kenny potrebbe avere difficoltà a pronunciare direttamente ciò che ricorda.
«Applaudirono.»: Semplice. Ascolta mentalmente quell'applauso.
«Si alzarono in piedi...»: L'immagine cresce.
«...e urlarono ferocemente.»: “Ferocemente” cambia il significato dell'ovazione. Non era soltanto entusiasmo teatrale: dentro quella risposta c'era rabbia reale.
«Non lo so...»: Per la prima volta Kenny ammette di non avere una risposta. Non è un uomo che sta spiegando una teoria già perfettamente formulata.
«Che cos'era?»: Domanda vera. Può essere rivolta a se stesso più che agli altri.
«Vendetta?»: Prova l'ipotesi.
«Giustizia?»: Seconda ipotesi, moralmente molto diversa. Non dare necessariamente lo stesso colore alle due parole.
«Una libra di carne?»: Ora riconosce l'elemento quasi primitivo della reazione. Il pubblico voleva qualcosa dalla famiglia Rockwell, un pagamento simbolico.
«Voi penserete che fossi imbarazzato...»: Ritorna agli interlocutori. Kenny sa quale reazione Curtis e Hannah si aspettano dal racconto.
«Umiliato...»: Lascia che l'ipotesi esista.
«Arrabbiato...»: Terzo sentimento prevedibile.
«Niente di tutto questo.»: Qui avviene il vero ribaltamento. Non cercare il colpo di scena: è una constatazione che ancora oggi sembra sorprendere perfino lui.
«Mi sono alzato...»: Ricrea fisicamente il momento senza necessariamente mimarlo. Quella decisione è il punto di nascita di tutto ciò che è venuto dopo.
«...e ho applaudito insieme a loro...»: Non è resa. È partecipazione. Kenny smette per un istante di essere “un Rockwell” e diventa uno degli spettatori.
«...condividendo la loro furia.»: La parola importante è “condividendo”. Non tollera semplicemente la rabbia degli altri: la sente anche lui.
«Parte della folla reclamava la testa della mia famiglia.»: Non cancellare la brutalità del dettaglio. Stava applaudendo insieme a persone che simbolicamente desideravano punire anche lui.
«Soddisfatto.»: Fermati. La parola può essere quasi sorprendente anche per Kenny.
«Assolutamente soddisfatto...»: Rafforza qualcosa che sembra moralmente inspiegabile. Non deve esserci colpa immediata.
«...in quel momento.»: Questa precisazione è preziosa. Kenny non sta dicendo che il teatro abbia risolto tutto. Quella liberazione era temporanea.
«E allora ho deciso di rintracciare l'autore...»: Entra l'uomo d'azione. Non rimane a riflettere sull'esperienza: trasforma l'intuizione in progetto.
«Ho comprato i diritti...»: Molto Kenny: un'esperienza emotiva viene immediatamente tradotta anche attraverso il potere economico.
«Ho chiesto a Hannah di fare l'adattamento.»: Adesso collega quel piccolo teatro alla stanza nella quale sono tutti riuniti oggi.
«E ti ho assunta, Hannah, perché...»: Per un attimo sembra arrivare una grande dichiarazione sul talento della regista. Lasciala nascere.
«Nemmeno me lo ricordo.»: Taglia completamente l'aspettativa. È una delle battute che definiscono meglio l'eccentricità di Kenny. Non cercare necessariamente la risata: il personaggio può semplicemente essere sincero.
«Me l'avrà detto qualcuno...»: Continua lo smontaggio dell'importanza che Hannah potrebbe attribuire alla scelta. Un uomo con molto potere può prendere decisioni enormi con una casualità quasi offensiva.
«Andavi forte in quel periodo.»: Quasi una spiegazione sufficiente. Leggerezza, non crudeltà deliberata.
«Curtis, signore...»: Cambio di destinatario. Kenny modifica anche il registro: con Curtis mantiene una formalità particolare.
«Ho visto tutto quello che ha fatto...»: Questa, al contrario di Hannah, è una scelta studiata. Kenny conosce il lavoro di Curtis.
«...e lei mi ha sempre ricordato lui.»: Non enfatizzare subito Digger. Questa somiglianza sembra ancora misteriosa persino a Kenny.
«Non so nemmeno come.»: Importante. Non prova a razionalizzare tutto: riconosce un'intuizione.
«Quella costante insoddisfazione nei suoi occhi...»: Guarda Curtis. Non descrivere genericamente un attore: cerca davvero quella qualità nel volto che hai davanti.
«Sapevo che era perfetto.»: Conclusione semplicissima. In quel momento Kenny aveva già visto il suo Digger.
«Ho preso tutti voi...»: Ora il racconto personale diventa il racconto della produzione. Allarga fisicamente l'attenzione all'ensemble.
«Questo spazio...»: Guarda il teatro. Il luogo conta quanto gli attori.
«E questi schermi...»: Altro elemento materiale del progetto. Kenny sta elencando ciò che la sua visione ha reso possibile.
«E anche voi per fare le comparse...»: Può esserci una piccola soddisfazione infantile: voleva perfino le comparse in uno spettacolo teatrale.
«Hannah mi aveva detto che le comparse neanche esistono negli spettacoli...»: Qui ricorda un'obiezione pratica. Non trasformare Kenny in uno stupido: semplicemente, le regole del teatro non lo interessano particolarmente.
«...ma non importava.»: Perché disponeva delle risorse per ignorarle. La frase racconta molto del personaggio con pochissimo.
«Dovevamo farlo bene...»: Cambio: sotto l'eccentricità c'è una convinzione serissima. Questo progetto non poteva essere piccolo.
«Doveva essere grandioso...»: Lascia crescere l'ambizione.
«Grande come lo zio Digger...»: Qui capiamo che anche mentre lo condanna Kenny continua a misurarsi con la grandezza dello zio. Non necessariamente ammirazione: Digger rimane l'unità di misura.
«Grande abbastanza da convincere le persone a sfidare le strade...»: Il progetto finalmente trova il suo pubblico. Kenny non voleva soltanto produrre un'opera migliore: voleva che le persone uscissero di casa nonostante il mondo esterno.
«...per assistere a questo spettacolo creato dall'uomo...»: Il teatro è artificiale e proprio per questo profondamente umano. Puoi dare a questa frase una lieve meraviglia: dentro un mondo dominato dalla tecnologia, Kenny ha finanziato qualcosa di fisico.
«...per venire in questo spazio abbandonato...»: Vedi cosa era il luogo prima del restauro. Il progetto non riguarda più soltanto Fossil Fools.
«...che abbiamo salvato e restaurato...»: La parola “salvato” può avere un peso quasi parallelo al mondo che non è stato salvato. Il teatro, almeno, è qualcosa che sono riusciti a recuperare.
«...affinché le persone si riunissero di nuovo.»: Questa è una delle frasi più importanti dell'intero monologo. Rallenta. Tutta l'enormità della produzione viene finalmente ridotta a un obiettivo semplicissimo: mettere persone vere nella stessa stanza.
«Questo è ridicolo?»: Torna al conflitto da cui erano partiti. Ora però la domanda ha tutt'altro peso.
«La mia famiglia è ridicola.»: Non difenderla. È quasi una concessione.
«Sì, lo siamo.»: Si include. Kenny non pretende di essere moralmente esterno alla famiglia che mette alla berlina.
«Mio zio era composto?»: Riprende l'obiezione di Curtis. Non la respinge.
«Sì.»: Concessione.
«Era spaventoso?»: Seconda obiezione.
«Sì.»: Di nuovo: Curtis ha ragione.
«Era ignorante, volgare, narcisista?»: Accumula caratteristiche incompatibili con una lettura semplice del personaggio.
«Sì, avete tutti ragione.»: Questa è la chiave del discorso. Kenny non deve scegliere tra Curtis e Hannah.
«È divertente...»: Prima natura della storia.
«...e stupido...»: Seconda.
«...e fa paura...»: Terza, opposta alla prima.
«...e non ha assolutamente alcun senso.»: Kenny accetta la contraddizione invece di risolverla. Non tutto ciò che è accaduto può essere ricondotto a un genere teatrale ordinato.
«Ma è successo.»: Probabilmente la frase centrale del monologo. Rallenta e togli quasi tutto. Dopo tutte le discussioni su tono, realismo e satira resta questo fatto.
«Ho investito un'infinità di soldi in questa produzione...»: Non vergognarti del denaro. Kenny utilizza ciò che possiede come strumento. La frase può contenere la consapevolezza dell'assurdità della cifra.
«...per ricordare alle persone che è successo...»: Ecco lo scopo. Non celebrare Kenny: lui stesso presenta il progetto come memoria.
«...perché eravamo tutti inconsapevoli allora.»: Attenzione alla parola “tutti”. Non scarica ogni responsabilità soltanto su Digger. Include la società, e forse se stesso.
«Distratti dai media...»: Prima forma di distrazione.
«Assorbiti dalle nostre futili polemiche...»: Seconda. Puoi iniziare a riportare lo sguardo verso Curtis e Hannah.
«Incantati dalle nostre stesse opinioni...»: Questa è la trappola più sottile: essere così affascinati dalla propria posizione da smettere di vedere ciò che accade.
«...come voi due adesso.»: Atterra tutto nel presente. Non è un'accusa feroce: è una dimostrazione. Curtis e Hannah stanno ripetendo in piccolo lo stesso meccanismo che lo spettacolo racconta.
«Avete ragione entrambi.»: Sorprendili. Nessun vincitore.
«Avete tutti ragione.»: Allarga ancora. Il problema non è stabilire quale interpretazione sia corretta.
«E ora siamo arrivati fin qui.»: Guarda la stanza, il lavoro, il tempo trascorso. Questa frase chiude il passato e riporta tutti al presente.
«Tra poche ore entrerà il nostro primo pubblico.»: Improvvisamente compare una scadenza concreta. Dopo il grande discorso filosofico, c'è una prima teatrale da fare.
«Siete artisti di talento.»: Dillo davvero. Kenny smette di essere produttore e riconosce ciò che gli altri possono fare meglio di lui.
«Più di quanto io meriti.»: Piccolo cedimento interessante. Non giocarlo necessariamente come falsa modestia: potrebbe essere uno dei rari momenti in cui Kenny percepisce il proprio privilegio.
«Finiamo questo cazzo di spettacolo.»: La conclusione deve essere pratica, non solenne. Niente grande morale finale. Dopo aver spiegato perché esiste Fossil Fools, Kenny vuole semplicemente che tutti tornino al lavoro.
1. Se lo giochi come “voglio farvi smettere di discutere”
Kenny non entra per confessarsi: entra perché Curtis e Hannah stanno mettendo a rischio lo spettacolo. Il racconto personale diventa lo strumento con cui ridimensiona la loro disputa. Il ritmo può essere controllato e quasi pragmatico fino al finale.
2. Se lo giochi come “voglio capire anch'io perché l'ho fatto”
Il monologo diventa più fragile. Kenny racconta la prima rappresentazione come un'esperienza che ancora non comprende completamente. «Vendetta? Giustizia?» sono domande reali e alcune pause nascono dal tentativo di dare oggi un nome a qualcosa che allora aveva soltanto sentito.
3. Se lo giochi come “voglio tenere vivo il ricordo”
Il fulcro diventa «ma è successo». Kenny teme che la catastrofe venga trasformata in qualcosa di astratto o dimenticato. Curtis e Hannah possono discutere quanto vogliono sul genere: lui vuole che il pubblico ricordi e torni fisicamente a confrontarsi con quel passato.
Questo monologo è interessante perché Kenny non difende né Curtis né Hannah. Anzi, concede progressivamente ragione a entrambi. Curtis sostiene che Digger non fosse soltanto un pagliaccio: Kenny è d'accordo. Era composto, spaventoso e più complesso della caricatura teatrale. Hannah sostiene invece che quella storia sia anche ridicola, grottesca e divertente: Kenny è d'accordo anche con lei. Il punto chiave arriva con quattro parole: «Ma è successo.» Kenny sposta quindi la discussione dalla rappresentazione all'evento. Non importa se la forma perfetta sia satira, farsa, tragedia o dramma. L'arte non può restituire integralmente la realtà e forse non deve nemmeno provarci. Quello che può fare, secondo lui, è costringere le persone a riunirsi e ricordare.
Il sottotesto più interessante è: «Siete così occupati ad avere ragione che avete dimenticato perché siamo qui.» Ed è esattamente l'accusa che Kenny rivolge alla società del passato: distratta dai media, dalle polemiche e dall'innamoramento per le proprie opinioni. L'errore più comune per l'attore sarebbe trasformare il monologo nel “grande discorso sul significato dell'arte”. Kenny non è un profeta.
È anche strano, sarcastico, immensamente ricco e capace di dire a Hannah di non ricordare nemmeno perché l'abbia assunta. Questa leggerezza deve sopravvivere. Se ogni frase viene pronunciata come una verità universale, Jesse Plemons sparisce e rimane soltanto il messaggio. La forza sta invece nelle contraddizioni: può scherzare sulla regista e, trenta secondi dopo, parlare sinceramente del bisogno delle persone di riunirsi di nuovo.

Funziona per:
produttori, imprenditori o uomini molto ricchi: permette di mostrare potere senza ricorrere all'aggressività;
personaggi eccentrici e intellettualmente imprevedibili: Kenny alterna ironia, memoria e riflessione senza cambiare artificialmente registro;
eredi di famiglie ingombranti: il rapporto con Digger permette di lavorare sull'identità costruita dentro una storia familiare compromessa;
ruoli dramedy: il pezzo passa continuamente dal comico al doloroso senza indicare allo spettatore dove dovrebbe ridere.
Evitalo se:
cerchi un monologo basato su un'esplosione emotiva immediata;
il provino richiede forte azione fisica;
reciti ogni frase come un discorso motivazionale o filosofico.
Si abbina bene con:
un secondo monologo più aggressivo e fisicamente attivo, nel quale il personaggio debba ottenere qualcosa dall'interlocutore nel presente.
Al momento il monologo di Kenny è poco diffuso, quindi è particolarmente interessante come materiale contemporaneo. Per lavorare però su registri simili:
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Il personaggio di John Goodman si chiama President Compson ed è il presidente degli Stati Uniti nell'universo narrativo di Digger. Il nome è riportato nei crediti ufficiali disponibili per il film e nelle schede del cast.
Nel film il discorso è recitato con un ritmo molto sostenuto e occupa indicativamente circa un minuto e mezzo della sequenza. Il testo trascritto contiene però oltre 400 parole: in un provino, inserendo pause e ascolto, è realistico aspettarsi una durata superiore ai due minuti.
Sì, soprattutto per attori con un'età scenica indicativa tra 35 e 45 anni che vogliano mostrare controllo, ironia, vulnerabilità e capacità narrativa. È meno adatto se il casting richiede una forte escalation emotiva: la difficoltà del pezzo consiste principalmente nel pensiero e nei cambi di destinatario.
Kenny racconta di avere assistito allo spettacolo quindici anni prima e di avere provato una sorprendente soddisfazione nel condividere la rabbia del pubblico contro la propria famiglia. Decide quindi di acquistare i diritti e ampliare la produzione, anche per creare uno spazio nel quale le persone possano riunirsi e ricordare ciò che è accaduto.
Se lavori su questo pezzo, evita di cercare subito “l'emozione”. Parti invece da una cosa molto semplice: Kenny vuole far smettere Curtis e Hannah di discutere e ricordare loro perché stanno facendo lo spettacolo. La vulnerabilità arriverà dal ricordo. Il significato arriverà dal pensiero. E la frase più importante non ha bisogno di essere spinta: «Ma è successo.»

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