Monologo di Morgan a Sasha in Nobody Wants This 3

Articolo a cura di...

~ LUCA FERDINANDI

Il monologo di Morgan in Nobody Wants This 3 è la dichiarazione che fa a Sasha nell'episodio 8, Una su un milione: dopo la notte insieme a New York e la fuga col primo volo del mattino, Morgan (Justine Lupe) va a cercarlo al lavoro e gli dice la cosa più difficile che abbia mai detto, cioè che è stanca di scappare. Un minuto e un quarto, frasi corte, una parolaccia che arriva come una crepa. È un monologo femminile breve, drammatico più che comico, perfetto per attrici tra i 30 e i 45 anni.

Scheda tecnica

  • Serie: Nobody Wants This
  • Anno: 2026
  • Personaggio: Morgan
  • Interprete: Justine Lupe
  • Stagione/episodio: stagione 3, episodio 8 – Una su un milione (One in a Million), regia di Jaffar Mahmood, sceneggiatura di Ryann Werner
  • Minutaggio: 23:18–24:33
  • Durata del monologo: circa 1 minuto e 15 secondi
  • Interlocutore: Sasha (Timothy Simons), il fratello di Noah
  • Numero di battute: 12 unità di senso
  • Difficoltà: 7/10 – il testo è semplicissimo, ed è proprio questo il problema: non c'è niente dietro cui nascondersi
  • Emozioni chiave: paura, stanchezza, vergogna, coraggio, speranza
  • Adatto per: provini drammatici e romantici, self-tape in primo piano, ruoli di donne che si espongono per la prima volta
  • Età scenica consigliata: 30–45 anni
  • Grado di diffusione: basso (la stagione è uscita su Netflix il 22 ottobre 2026)
  • Dove vederlo: Netflix

Contesto: Morgan, Sasha e la fuga da New York

Morgan, con un cappotto rosso, e Sasha, con una giacca chiara e uno zaino in spalla, camminano su un marciapiede di New York in Nobody Wants This 3
Justine Lupe e Timothy Simons in Nobody Wants This, stagione 3 (2026) – © Netflix

Diciamocelo: che tra Morgan e Sasha sarebbe finita così, all'inizio della stagione non lo pensava nessuno. Lei è la sorella di Joanne, la metà del podcast, una che in amore ha collezionato più ripartenze che storie (un divorzio alle spalle e, nella seconda stagione, un fidanzamento rotto con Andy, il suo ex terapeuta). Lui è il fratello maggiore di Noah, appena separato da Esther, e vive in casa della madre di Morgan, Lynn. Due naufraghi sotto lo stesso tetto.

Poi succede quello che succede nelle commedie romantiche fatte bene: lavorano insieme. Sasha entra per caso nel podcast, la puntata va benissimo, lui la sprona a scrivere, lei lo prende in giro per gli appuntamenti disastrosi. Alla fine dell'episodio 6 Morgan viene invitata nel talk show di Andy Cohen, Watch What Happens Live, e chiede a Sasha di accompagnarla a New York. Lì, nell'episodio 7, lui le compra un abito di Valentino, le calma un attacco di panico prima della diretta, e quella sera lei gli racconta cose che non si raccontano a un semplice amico, compresa una vecchia lite con l'ex marito per Il Re Leone. Finiscono per baciarsi nel corridoio dell'albergo e passano la notte insieme.

Il mattino dopo Sasha si sveglia da solo. Morgan gli ha lasciato un biglietto ed è tornata a Los Angeles con il primo volo.

Ecco, tenetela a mente questa fuga. È la chiave di tutto il monologo.

Nell'episodio 8 Morgan torna a casa a pezzi, giura alla sorella che tra loro non succederà niente e piange da sola. È Joanne, durante una riunione di famiglia dopo il ritorno da New York, a trascinarla in bagno, a capire che la sorella è innamorata e a spingerla a dichiararsi. Morgan corre da Sasha, al parcheggio dove lavora. E parla. (Se vi siete persi qualche passaggio, trovate tutto nella trama degli episodi di Nobody Wants This 3.)

Testo del monologo di Morgan a Sasha

Ok. È tutta la vita che mi lancio verso le cose e poi scappo via quando mi spavento. E alla fine faccio tutto a metà. Tutto, ogni cazzo di cosa. E la verità è che sono stanca, è sempre la stessa storia che si ripete. E questo non lo voglio più. Io non voglio davvero più essere così. E non voglio esserlo con te, d'accordo? Non voglio fare tutto a metà, con te. Voglio provarci sul serio. Davvero. E sì, questa è la… la mia verità.

(Nobody Wants This, stagione 3, episodio 8 Una su un milione, sceneggiatura di Ryann Werner, regia di Jaffar Mahmood – Netflix, 2026; versione italiana del doppiaggio)

Versione ridotta a 60 secondi

Il monologo è già breve: nella scena dura un minuto e un quarto soprattutto per le pause. Se il provino impone il minuto netto, prima di tagliare accorcia le pause; se non basta, togli una delle due frasi che ripetono lo stesso concetto, "E questo non lo voglio più", e il "Davvero" isolato:

Ok. È tutta la vita che mi lancio verso le cose e poi scappo via quando mi spavento. E alla fine faccio tutto a metà. Tutto, ogni cazzo di cosa. E la verità è che sono stanca, è sempre la stessa storia che si ripete. Io non voglio davvero più essere così. E non voglio esserlo con te, d'accordo? Non voglio fare tutto a metà, con te. Voglio provarci sul serio. E sì, questa è la… la mia verità.

Cosa si perde: un po' di quell'insistenza goffa che rende Morgan così umana. Chi ha paura si ripete, e la ripetizione è un pezzo del personaggio.

Cosa si guadagna: una linea più tesa, che corre dritta da "scappo via" a "voglio provarci sul serio". Se la commissione è di fretta, questa versione arriva prima.

Note di recitazione riga per riga

"Ok."

È la parola più importante del monologo, e dura mezzo secondo. Morgan non sta salutando Sasha: sta convincendo sé stessa a cominciare. È il trampolino. Prendi fiato, guarda per terra o di lato, poi alza gli occhi su di lui e parti. Se lo dici già guardandolo, hai bruciato il salto.

"È tutta la vita che mi lancio verso le cose e poi scappo via quando mi spavento."

La frase più lunga, e la confessione più grande, messa subito all'inizio. Morgan si gioca la carta peggiore per prima: "lo so che sono scappata, e non è la prima volta". Attenzione a non dirla con autoironia, come fosse una battuta del podcast. È una diagnosi, non una gag. Quel "mi lancio" porta energia in avanti, "scappo via" la tira indietro: lascia che il corpo segua questo movimento, anche solo con il peso che si sposta.

"E alla fine faccio tutto a metà."

Qui la voce si abbassa. È il bilancio, ed è amaro. "A metà" è l'espressione che tornerà più avanti: segnala sul copione che è la parola chiave del pezzo.

"Tutto, ogni cazzo di cosa."

Eccola, la parolaccia. Non va né sottolineata né nascosta. È il momento in cui la rabbia contro sé stessa buca la compostezza: Morgan non sta imprecando contro Sasha, sta imprecando contro la propria vita. Se la spari forte diventa comica; se la mangi, perdi la crepa. Trova il punto in mezzo: un'esplosione breve, quasi trattenuta, e subito dopo un attimo di imbarazzo per averla detta.

"E la verità è che sono stanca, è sempre la stessa storia che si ripete."

"Sono stanca" è la frase più sincera del monologo. Dopo lo sfogo arriva la fatica, e il corpo si può svuotare: le spalle che scendono, il respiro che esce. È anche la prima volta che compare la parola "verità", che chiuderà il pezzo.

"E questo non lo voglio più."

Primo cambio di direzione: dal passato al desiderio. Non è ancora coraggio, è un rifiuto. Dilla con fermezza, come una decisione presa adesso, davanti a lui.

"Io non voglio davvero più essere così."

Morgan ripete quasi la stessa frase, aggiungendo "io" e "davvero". Chi è spaventato si ripete perché ha paura di non essere creduto. Non recitare la ripetizione come un errore: è un secondo tentativo, più vicino, più personale.

"E non voglio esserlo con te, d'accordo?"

Qui entra Sasha, per la prima volta. Fino a ora Morgan ha parlato di sé; adesso parla di loro. E quel "d'accordo?" non è un intercalare: è una richiesta. Morgan si ferma e chiede a Sasha di seguirla, di dirle almeno che ha capito. Lascia una vera pausa dopo il punto di domanda, e cerca la sua reazione. Il monologo vive di quell'attesa.

"Non voglio fare tutto a metà, con te."

Torna "a metà", e questa volta ha un destinatario. Nota la virgola prima di "con te": è uno spazio, quasi un ripensamento che diventa precisazione. Usala.

"Voglio provarci sul serio."

La frase più semplice ed è la dichiarazione vera e propria. Niente "ti amo", niente promesse: "provarci". È il massimo che una persona come Morgan riesce a promettere, ed è proprio per questo che commuove. Dilla piano, guardandolo, senza enfasi.

"Davvero."

Una parola da sola. Morgan ha paura che "provarci" sembri poco, e la rinforza. Può uscire quasi come una supplica, oppure come un sorriso timido: scegli tu, ma non sprecarla.

"E sì, questa è la… la mia verità."

La chiusa inciampa, e meno male. Quel "la… la" è Morgan che si sente ridicola nel pronunciare una frase così solenne, da podcast motivazionale, e insieme ci crede fino in fondo. Puoi lasciare un mezzo sorriso imbarazzato sul primo "la" e trovare fermezza su "mia verità". Poi fermati e aspetta. La scena continua nella faccia di Sasha.

Tre varianti di intenzione

1. Se lo giochi come una resa

Morgan è sfinita, ha smesso di difendersi. Il tono è basso, le pause lunghe, lo sguardo va spesso a terra e torna su Sasha solo nelle ultime battute. È la lettura più vicina alla stanchezza del testo ("sono stanca") e funziona benissimo in un primo piano stretto.

2. Se lo giochi come un salto nel vuoto

Morgan ha deciso in macchina e deve dire tutto prima di cambiare idea. Il ritmo è veloce nella prima metà, quasi un fiume, e rallenta di colpo su "d'accordo?". È la variante più dinamica e anche la più divertente da guardare, perché il pubblico sente la paura di lei sotto la velocità.

3. Se lo giochi come una sfida

Morgan è arrabbiata, con sé stessa ma anche un po' con lui, che avrebbe tutto il diritto di chiederle spiegazioni dopo che è scappata. "Ogni cazzo di cosa" diventa il centro, "d'accordo?" suona quasi come un "hai capito o no?". Attenzione: la rabbia deve sciogliersi in "Voglio provarci sul serio", altrimenti la dichiarazione diventa una lite.

Perché questo monologo funziona

Ve lo dico con sincerità: di tutti i monologhi della terza stagione, questo è quello che ho rivisto più volte. E non perché sia scritto in modo brillante. Anzi. È scritto come parla una persona spaventata, ed è esattamente il suo pregio.

Pensateci: Morgan è una che di mestiere parla. Ha un podcast, va in tv, dispensa consigli sull'amore a migliaia di ascoltatori. E quando deve parlare di sé, le parole le mancano. Frasi corte, ripetizioni, un "Ok" per prendere la rincorsa, un "d'accordo?" per chiedere aiuto, un "la… la" che inciampa proprio sulla parola "verità". La sceneggiatura mette in scena la distanza tra chi siamo quando abbiamo un microfono davanti e chi siamo quando abbiamo davanti una persona che può dirci di no.

E infatti lui dice di no. Sasha la rifiuta. E il rifiuto rimanda dritto alla prima frase di lei, "scappo via quando mi spavento": a New York, la mattina dopo, è stata Morgan ad andarsene. Per chi recita è un'informazione preziosa, perché ti dice che Morgan, mentre parla, sa benissimo che lui ha tutte le ragioni per dirle di no. Non sta chiedendo di essere amata. Sta chiedendo un'altra possibilità.

Justine Lupe lo gioca con una semplicità che è una lezione: nessuna enfasi, nessuna musica emotiva nella voce, solo una donna che si vergogna un po' di quello che sta dicendo e lo dice comunque. Ai provini e in aula vedo spesso il contrario: dichiarazioni d'amore recitate come arie d'opera, con la commozione già pronta alla prima riga. Questo testo, se lo carichi, muore.

Il mio verdetto? Un monologo breve, onesto, con una progressione chiarissima (passato, stanchezza, desiderio, richiesta) e un sottotesto che chiunque abbia avuto paura di una storia riconosce al volo. Il limite è la lunghezza: un minuto e un quarto, pause comprese, e una sola emozione di fondo. Se il provino chiede di mostrare più colori, va affiancato a un pezzo comico.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • Provini drammatici e romantici: è una dichiarazione senza retorica, ottima per mostrare verità e ascolto.
  • Self-tape in primo piano: vive di piccoli passaggi (lo sguardo dopo "Ok", la pausa dopo "d'accordo?", l'inciampo finale) che la camera legge benissimo.
  • Ruoli di donne fragili e brillanti: personaggi ironici che, per una volta, abbassano la guardia.
  • Allenare l'ascolto: anche se Sasha non parla, il monologo è costruito sulla sua reazione. Ottimo esercizio per recitare "verso" qualcuno.

Evitalo se:

  • Il provino chiede comicità pura: qui la commedia sta nel contesto, non nelle parole.
  • Hai bisogno di un pezzo lungo per mostrare un arco ampio: dura poco più di un minuto.
  • Ti senti a disagio con la parolaccia e pensi di tagliarla: senza quella crepa il monologo perde il suo punto di rottura. Meglio scegliere un altro testo.

Se stai preparando questo testo per un'audizione vera, trovi il metodo completo nella guida su come preparare un monologo per un provino in 7 giorni.

Altri monologhi da Nobody Wants This

Morgan, con una camicia nera, ride appoggiata al bancone di una cucina accanto a Joanne in camicia arancione, in Nobody Wants This 3
Justine Lupe e Kristen Bell in Nobody Wants This, stagione 3, episodio 3 (2026) – Foto di Katrina Marchinowski © Netflix

Se vi piace lavorare su questa serie, nella stessa stagione c'è il monologo di Joanne sulla conversione nell'episodio 10: un'altra donna davanti a una scelta, ma con la serenità di chi ha già deciso. Messi uno accanto all'altro, i due monologhi delle sorelle sono quasi speculari: Joanne smette di dubitare, Morgan smette di scappare.

Dalla seconda stagione, invece, vi consiglio il monologo di Abby, che chiede scusa proprio a Joanne e Morgan: più ironico e più adatto a un provino da commedia, ma con la stessa vulnerabilità nascosta sotto le parole.

FAQ sul monologo di Morgan in Nobody Wants This 3

In quale episodio di Nobody Wants This 3 c'è il monologo di Morgan a Sasha?

Nell'episodio 8 della terza stagione, intitolato Una su un milione, dal minuto 23:18 al minuto 24:33. Morgan lo dice a Sasha al parcheggio dove lui lavora, dopo essere tornata da New York.

Quanto dura il monologo?

Circa un minuto e quindici secondi nella scena, con le pause di Justine Lupe. Detto con pause più strette, il testo (poco più di 80 parole) sta sotto il minuto; la versione ridotta proposta nell'articolo dà un margine in più.

Cosa risponde Sasha a Morgan?

La rifiuta: Sasha non se la sente di iniziare una relazione con lei. Come prosegue la loro storia, fino al finale di stagione, lo spieghiamo nel finale spiegato di Nobody Wants This 3.

Morgan e Sasha stanno insieme alla fine di Nobody Wants This 3?

No. Dopo il rifiuto Sasha prova a restare suo amico, Morgan decide di non vederlo più, e il finale lascia il triangolo con Esther in sospeso. Al momento dell'uscita della stagione Netflix non aveva annunciato una quarta stagione. La piattaforma ha presentato la stagione, con il legame tra i due, nella pagina ufficiale della terza stagione (in inglese).

Come si recita il monologo di Morgan in un self-tape?

Primo piano o mezzo busto, con Sasha immaginato appena fuori asse rispetto all'obiettivo. Parti con lo sguardo basso su "Ok", alza gli occhi sulla prima frase e non lasciarlo più fino a "d'accordo?", dove serve una pausa vera. Chiudi restando in ascolto per un paio di secondi dopo "la mia verità": la reazione di lui fa parte della scena.

Chiusura

Prima di registrarlo, prova un esercizio semplice: di' il monologo una volta tutto d'un fiato, come se dovessi scappare subito dopo, e una seconda volta piantando i piedi a terra e costringendoti a restare. La verità di Morgan sta esattamente tra queste due versioni. Quando la trovi, "Voglio provarci sul serio" smette di essere una battuta e diventa una promessa che fa paura anche a te.

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Scritto da

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La redazione di Recitazione Cinematografica, coordinata da Alfonso Bergamo, regista e formatore: monologhi, dialoghi, film e serie analizzati con lo sguardo di chi lavora sul set e nei casting.

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