Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo di Mylonas da Legends è utile per chi vuole raccontare l’orrore senza compiacerlo. Se stai cercando un monologo maschile per provino che mostri durezza, memoria, ironia nera e un codice morale storto ma chiarissimo, questo fa per te. Il rischio, però, è altissimo: basta calcargli troppo la mano e diventa subito “uomo tormentato da serie crime”. E invece no. Qui serve precisione.
Film/Serie: Legends
Personaggio: Mylonas
Attore/Attrice: Gerald Kyd
Stagione/Episodio: Episodio 6, minutaggio 27:27-29:30
Durata monologo: circa 2 minuti
Difficoltà: 9/10 — trauma, rabbia e sarcasmo senza eccessi
Emozioni chiave: rancore, lucidità, gratitudine, disprezzo, lealtà
Adatto per: provini drama, thriller, crime, ruoli duri con passato bellico
Dove vederlo: Netflix
In Legends, Mylonas è un uomo che non parla mai da vittima. Porta addosso guerra, violenza, memoria fisica del dolore e una fedeltà personale molto precisa. In questa scena parla con Guy del suo rapporto con l’Inghilterra e con Blake, e lo fa mettendo una distanza netta tra istituzione e individuo. Questo è il punto del monologo: non è uno sfogo generico contro uno Stato, ma il racconto di un uomo che distingue perfettamente tra chi lo ha torturato e chi lo ha salvato. Per un attore, il nodo è proprio qui: non recitare solo l’odio. Devi far convivere odio, memoria e una forma storta ma profondissima di riconoscenza. (Sei interessato alla trama di Legends e al suo finale?)

Credi che dovrei preoccuparmi dell’Inghilterra? O che dovrei ringraziare l’Inghilterra? Ti parlerò dell’Inghilterra. L’Inghilterra mi catturò, mentre mi nascondevo tra gli ulivi, quando avevo 16 anni, con una pistola che non sparava, e una divisa cucita da mia madre. Venni portato nel loro avamposto, mi fecero delle domande a cui non risposi. Così l’Inghilterra mi spogliò, mi picchiò, mi bruciò, mi tagliò e… strofinò del sale sulle ferite. E mi legò al sole, e mi lasciò lì a morire, nel fango come un cane. Fin quando non arrivò un uomo che urlò contro gli altri, e poi mi diede ombra e dell’acqua, e… mi salvò la vita. Così… io servii lui, per il resto della guerra. Non servii l’Inghilterra. Servii solo lui. Il signor Blake. Quindi, se ti serve un ultimo aiuto da parte mia, devi sapere che lo farò per soldi, lo farò per il signor Blake, lo farò anche solo un pochino per te. Ma l’Inghilterra… può andare a farsi fottere.
“Credi che dovrei preoccuparmi dell’Inghilterra? O che dovrei ringraziare l’Inghilterra?”: Attacca con calma dura, non con rabbia aperta. Le due domande devono suonare come una messa in ridicolo dell’idea stessa. Sguardo fermo su Guy, quasi a dire: davvero vuoi sentire la risposta? Non accelerare: l’autorità nasce dal controllo.
“Ti parlerò dell’Inghilterra.”: Questa frase è una soglia. Fai una piccola pausa prima e dopo, come se aprissi un cassetto che di solito tieni chiuso. Tono più basso, più netto, senza teatralità.
“L’Inghilterra mi catturò, mentre mi nascondevo tra gli ulivi, quando avevo 16 anni…”: Non cercare subito il trauma, cerca il fatto. “16 anni” va appoggiato bene, senza lacrima: è lì che entra la sproporzione. Gli “ulivi” sono un’immagine forte: lasciala respirare un istante.
“…con una pistola che non sparava, e una divisa cucita da mia madre.”: Qui entra il dettaglio umano che spiazza. La pistola è impotenza, la divisa è casa. Su “cucita da mia madre” abbassa appena la voce: non sentimentalizzare, ma lascia passare il contrasto.
“Venni portato nel loro avamposto, mi fecero delle domande a cui non risposi.”: Tono secco, quasi amministrativo. Questo contrasto con l’orrore successivo è prezioso. Postura stabile, testa leggermente sollevata: Mylonas non si vergogna di aver resistito.
“Così l’Inghilterra mi spogliò, mi picchiò, mi bruciò, mi tagliò…”: Qui attenzione alla lista. Non fare il crescendo melodrammatico. Ogni verbo va detto pulito, quasi inciso, con ritmo uguale. È proprio la precisione a renderlo insopportabile.
“…e strofinò del sale sulle ferite.”: Pausa vera prima di questa immagine. È il dettaglio che rompe la frase precedente. Non calcate “sale”: lasciatelo cadere freddo, come un ricordo sensoriale che non se ne va.
“E mi legò al sole, e mi lasciò lì a morire, nel fango come un cane.”: Qui il corpo conta molto. Senza fare mimo, lascia che il busto si irrigidisca appena. “Nel fango come un cane” non va urlato: va sputato piano, con disprezzo asciutto.
“Fin quando non arrivò un uomo che urlò contro gli altri…”: Cambio netto di energia. Non addolcirlo troppo: non è ancora sollievo, è sorpresa. Piccolo sollevamento dello sguardo, come se quell’immagine fosse ancora nitida.
“…e poi mi diede ombra e dell’acqua, e… mi salvò la vita.”: Qui arriva la gratitudine, ma filtrata da un uomo che non si concede facilmente. Rallenta su “ombra e dell’acqua”: sono gesti minimi, e proprio per questo enormi. Pausa sui puntini prima di “mi salvò la vita”, come se ammetterlo costasse ancora.
“Così… io servii lui, per il resto della guerra.”: La fedeltà nasce qui. Non recitarla come devozione cieca; è una decisione precisa. Tono fermo, più raccolto, meno tagliente.
“Non servii l’Inghilterra. Servii solo lui. Il signor Blake.”: Questa è la spina dorsale del monologo. Stacca molto bene le tre frasi. La seconda deve stringersi, la terza va detta con rispetto quasi rituale. Su “signor Blake” niente enfasi patriottica: è lealtà personale, non ideologia.
“Quindi, se ti serve un ultimo aiuto da parte mia…”: Qui Mylonas torna nel presente. Respira leggermente più ampio, come a chiudere il passato e tradurlo in azione. Tono pratico, quasi da contratto morale.
“…devi sapere che lo farò per soldi…”: Prima motivazione: cinica, concreta. Concediti un’ombra di sarcasmo secco. Non sorridere troppo: basta un angolo della bocca che accenna e sparisce.
“…lo farò per il signor Blake…”: Seconda motivazione: la più vera. Abbassa la voce di mezzo tono. Questa è la parte che va detta più semplice di tutte.
“…lo farò anche solo un pochino per te.”: Qui c’è un’apertura minima verso Guy, e proprio per questo vale tanto. Non renderla tenera. Lasciala quasi inciampare via, come se Mylonas si fosse esposto già abbastanza.
“Ma l’Inghilterra… può andare a farsi fottere.”: Chiusura secca, memorabile. Pausa lunga sui puntini, come se assaporassi il verdetto prima di pronunciarlo. Non gridarla. Il disprezzo vero non ha bisogno di volume. Finisci e resta fermo un istante, senza smorzare.
Il centro di questa scena sta nella distinzione radicale che Mylonas fa tra un sistema e un uomo. È un monologo che inizia come accusa storica e finisce come dichiarazione di lealtà personale. E questa torsione lo rende molto più ricco di un semplice pezzo di rabbia. In Legends, Mylonas non sta dicendo “odio tutti”. Sta dicendo una cosa più precisa: lo Stato mi ha torturato, un uomo mi ha salvato, quindi la mia fedeltà non sarà mai per una bandiera ma per una persona.
Il punto chiave è che il testo tiene insieme brutalità fisica e codice morale. C’è il ragazzo sedicenne, la madre, la divisa, il sale sulle ferite, il fango, ma poi c’è anche la precisione etica del personaggio. Mylonas non dimentica niente e non confonde niente. È questa lucidità a dargli spessore.
L’errore più comune sarebbe recitarlo tutto sulla rabbia o tutto sul trauma. Attenzione a non cadere nella trappola del reduce feroce che sputa odio per due minuti. Qui servono più colori: sarcasmo, memoria sensoriale, fierezza, riconoscenza, e infine disprezzo. Se ne usi uno solo, il pezzo si appiattisce. Se li fai convivere, diventa un monologo potentissimo per attori.

Funziona per:
provini per ruoli maschili duri con passato bellico o criminale
crime drama e thriller con forte sottotesto morale
self tape in cui mostrare controllo, immagini e memoria
personaggi secondari forti che devono lasciare un’impronta netta
Evitalo se:
ti chiedono un pezzo leggero o con dinamica romantica
hai bisogno di mostrare vulnerabilità aperta e non difesa
il provino richiede energia giovane, brillante o immediata
Si abbina bene con: un secondo monologo più intimo e domestico, magari sul rapporto con la famiglia, per mostrare il contrasto tra durezza pubblica e crepa privata.
Se ti piace lo stile prova il Monologo di Quint da Lo squalo — trauma narrato senza pietà
Monologo di Guy da Legends — trauma e controllo
Se lavori su questo pezzo, concentrati sul ritmo della memoria e sui cambi di bersaglio: prima l’Inghilterra, poi Blake, poi Guy. È lì che il monologo respira davvero. E fidatevi, quando un testo ti permette di passare dall’orrore al rispetto senza perdere verità, hai tra le mani materiale ottimo da studio e da provino.

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