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~ LA REDAZIONE DI RC
Siamo di fronte a un momento di assoluta vulnerabilità in “C’era una volta in America“. Non c’è più il gangster, non c’è più l’uomo che ha tradito o che ha vissuto nell’ombra. C’è solo un uomo davanti alla donna che ha sempre amato. Il tempo, che ha diviso e logorato tutto, qui si ferma. È una dichiarazione d’amore, ma anche un tentativo di farsi comprendere, o almeno, di lasciare qualcosa di umano in chi lo ha conosciuto nel suo peggio.
MINUTAGGIO:
RUOLO: Noodles
ATTORE: Robert De Niro
DOVE: Amazon Prime Video
INGLESE
There were two things I couldn't get out of my mind. One was Dominic, the way he said, "I slipped," just before he died. The other was you. How you used to read me your Song of Songs, remember? "How beautiful are your feet / In sandals, O prince's daughter." I used to read the Bible every night. Every night I used to think about you. "Your navel is a bowl / Well-rounded with no lack of wine / Your belly, a heap of wheat / Surrounded with lilies / Your breasts / Clusters of grapes / Your breath, sweet-scented as apples." Nobody's gonna love you the way I loved you. There were times I couldn't stand it any more. I used to think of you. I'd think, "Deborah lives. She's out there. She exists." And that would get me through it all. You know how important that was to me?
ITALIANO
Per non impazzire dovevi non pensare che fuori c'era il mondo, proprio non pensarci. Dovevi dimenticarlo. Eppure, sai… gli anni passavano. Sembrava che volassero. Strano ma è così quando non fai niente. Ma due cose non riuscivo a togliermi dalla mente: la prima era Dominique, quando prima di morire mi disse: "Sono inciampato". E l'altra eri tu. Tu che mi leggevi il cantico dei cantici, ricordi? "O figlia di Principe, quanto sono belli i tuoi piedi nei sandali". Sai che leggevo la Bibbia tutte le sere? E tutte le sere io pensavo a te. Il tuo ombelico è una coppa rotonda dove non manca mai il vino. Il tuo ventre un mucchio di grano circondato da gigli. Le tue mammelle… sono grappoli d'uva. Il tuo respiro ha il profumo delicato delle mele. Nessuno t'amerà mai come ti ho amato io. C'erano momenti disperati, che non ne potevo più. E allora ti pensavo e mi dicevo: "Deborah esiste. E' la fuori, esiste". E con quello superavo tutto. Capisci ora cosa sei per me.
“C’era una volta in America” (1984) è il grande ritorno di Sergio Leone dopo tredici anni di silenzio dal suo ultimo film, ed è probabilmente il suo progetto più ambizioso. Un'opera che si muove su più livelli temporali, che scava nella memoria e nei rimpianti, e che mette al centro un'amicizia macchiata dal tradimento e dall'ossessione per il potere.
La trama non segue una progressione cronologica lineare. È costruita attraverso una serie di flashback, sogni e ricordi del protagonista, David “Noodles” Aaronson, interpretato da Robert De Niro. Leone frammenta il tempo e ci chiede di rimetterlo insieme pezzo dopo pezzo, come se stessimo entrando nella testa del protagonista, nel suo labirinto mentale.
Il film si articola in tre periodi storici principali:
Infanzia a Brooklyn negli anni ‘20, in una comunità di ebrei immigrati.
L’età adulta durante il Proibizionismo, quando Noodles e la sua gang diventano gangster di spicco.
La vecchiaia negli anni ’60, quando Noodles torna a New York dopo un lungo esilio volontario.
Il film si apre negli anni ’30, con una sequenza inquieta e notturna: Noodles è in fuga. Qualcosa è andato storto. Un tradimento, forse. La sua banda è stata sterminata, la sua donna rapita, e lui sparisce senza lasciare traccia, nascondendosi in una fumeria d’oppio. Questo incipit è fondamentale: è già un uomo sconfitto. Da qui, parte il primo salto temporale.
Negli anni ’60, Noodles torna a New York, convocato da una misteriosa lettera. Il suo ritorno è il motore della narrazione: vuole capire cos’è successo, chi lo ha tradito, e perché qualcuno si è preso la briga di invitarlo dopo 30 anni di silenzio.
Da questo punto inizia un continuo oscillare tra passato e presente.
Al centro di tutto c’è la relazione tra Noodles e Max (James Woods). I due si conoscono da ragazzini e diventano come fratelli. Il loro legame è profondo, ma minato da una diversa visione del potere e del destino. Max è ambizioso, ossessionato dall’idea di diventare un uomo di peso, un gangster leggendario. Noodles, invece, è più legato al quartiere, alle radici, e ha un senso del limite, seppur personale e ambiguo. Il punto di rottura arriva quando Max vuole spingersi troppo oltre. Noodles, per salvarlo, compie un gesto estremo: lo tradisce alla polizia. O almeno così pensa. Questo tradimento sarà l’inizio della fine per lui: fugge, perde tutto, e vive per trent’anni con il peso della colpa. Ma il tempo svela le sue verità: Max non è morto, ha inscenato la sua fine, si è rifatto una vita sotto falso nome, e ora — in un’ultima mossa — cerca il perdono di Noodles.
Un altro filo della trama è rappresentato dal rapporto di Noodles con Deborah (Elizabeth McGovern), il suo amore d’infanzia. Lei rappresenta l’unica vera fuga possibile da quella vita. Ma anche qui, il desiderio si trasforma in ossessione e poi in violenza. Noodles non riesce ad amare senza possedere. Il suo gesto verso Deborah (lo stupro durante il viaggio in macchina) è uno degli snodi più cupi del film, e definisce in modo netto il fallimento umano del protagonista. Deborah sceglierà di lasciarsi tutto alle spalle, tentando una carriera da attrice, recidendo ogni legame con il passato.
“Per non impazzire dovevi non pensare che fuori c'era il mondo…”
Qui Noodles descrive il tempo passato in prigione o in esilio (la frase vale per entrambi). La strategia per sopravvivere non è quella del coraggio, ma della rimozione. Isolarsi. Chiudere il mondo fuori. Ma c’è un problema: la memoria non ubbidisce.
“La prima era Dominique, quando prima di morire mi disse: ‘Sono inciampato’. E l'altra eri tu.” Dominique è il passato criminale, la morte, l’amico perduto per sempre. Un ricordo che ferisce. Deborah invece è l’amore perduto, mai davvero vissuto. È la speranza, l’ossessione, l’unica ancora mentale in un tempo fatto di nulla. “Tu che mi leggevi il Cantico dei Cantici…” La scelta di questo testo biblico è precisa. Il Cantico dei Cantici è il poema erotico per eccellenza della Bibbia. E Noodles lo rilegge ogni sera, cercando Deborah tra quelle parole. Non è fede religiosa: è fede nella memoria di lei. Le immagini sono sensuali, ma anche letterarie: "Ombelico come coppa", "Mammelle come grappoli", "Respiro come mele"...
C’è una disperazione che trasuda nella ripetizione della sua presenza mentale: “Tutte le sere io pensavo a te” E c’è anche un’estrema fragilità: “Deborah esiste. È là fuori, esiste.” Noodles si è aggrappato all’idea di lei per sopravvivere. Deborah è diventata un simbolo. Non è più una persona, ma un’idea fissa.
Questo monologo non serve a ottenere il perdono. È troppo tardi per quello. Serve a dire: “Non ero completamente morto. Ti ho pensato ogni giorno.” Ma il modo in cui lo dice, con il Cantico dei Cantici, con immagini sensuali e solenni, con la memoria di Dominique che si sovrappone a Deborah, ci fa capire che Noodles non ha mai fatto pace con la realtà. Vive in un passato poetico, intossicato, forse inventato. Paradossalmente, l’amore che descrive è più simile a una prigione che a una salvezza.
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