Monologo di Pierluigi Fourneau (Gianmarco Saurino) in La legge di Lidia Poët: testo e analisi

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Monologo di Pierluigi Fourneau (Gianmarco Saurino) da "La legge di Lidia Poët": testo, analisi e note per attori

Questo monologo Pierluigi Fourneau La legge di Lidia Poët è adatto a mostrare controllo, ambizione, cinismo e crepe interiori senza giocarsi tutto in modo esplicito. Se stai cercando un monologo maschile per provino che ti faccia lavorare sul doppio livello — quello pubblico della requisitoria e quello privato del conflitto — questo fa per te. Il rischio, semmai, è recitarlo come un cattivo puro: errore grave, perché qui la vera materia è la contraddizione.

Scheda tecnica

  • Film/Serie: La legge di Lidia Poët, stagione 3

  • Personaggio: Pierluigi Fourneau

  • Attore/Attrice: Gianmarco Saurino

  • Stagione/Episodio: Episodio 6

  • Minutaggio: 32:30-34:35

  • Durata monologo: 2 minuti e 15 secondi

  • Difficoltà: 8/10 — eloquenza fredda, sottotesto doppio, controllo assoluto

  • Emozioni chiave: freddezza, superiorità, tensione, ambizione, rimozione

  • Adatto per: provini drama, ruoli istituzionali, antagonisti eleganti, scene processuali

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

In La legge di Lidia Poët, Pierluigi Fourneau è la voce dell’accusa nel processo contro Grazia Fontana. Il punto, però, è che questa non è una requisitoria neutra. Pierluigi deve fare il suo lavoro fino in fondo, difendere la posizione dello Stato e ottenere la condanna, anche se la donna imputata è la migliore amica di Lidia, cioè della donna che ama. E qui si accende il monologo. Perché Fourneau non può permettersi esitazioni, né umane né professionali: una crepa lo esporrebbe, sul piano pubblico e su quello privato. La scena quindi funziona su due piani insieme: in superficie c’è un uomo di legge impeccabile, sotto c’è qualcuno che si costringe a sostenere fino in fondo una verità che, forse, gli conviene più che gli appartenga davvero.

Testo del monologo

Illustri giurati. Signor Presidente. Si è parlato molto di questo processo. Spesso in termini piuttosto inadeguati. Ho visto persino delle femministe, ora correggetemi, ma credo che si dica proprio così, femministe, che ne hanno fatto una questione personale. Come se chiedessero allo Stato il diritto di liberarsi dai propri mariti qualora la convivenza diventasse non più vantaggiosa.

La verità, signori, è una. Ed è semplice. Il capitano di vascello, Guido Fontana, è la vittima. La signora Grazia Fontana l’ha prima tradito, poi abbandonato, e infine crudelmente ucciso quando lui cercava solo di riportarla al lume della ragione.

E’ chiaro a tutti che la signora Fontana, dopo dieci anni di vita comoda e serena in casa di suo marito, si è trovata un amante, e ha deciso di abbandonare il tetto coniugale.

Ora, per tutte queste ragioni che sono state ampiamente comprovate durante il dibattimento, la procura generale del Regno chiede di comminare a questa donna, che ha osato mordere la mano amorevole di chi la nutriva, la pena di morte.

Note di recitazione riga per riga

“Illustri giurati. Signor Presidente.”: attacco asciutto, quasi notarile. Niente rabbia, niente fretta. La prima impressione deve essere quella di un uomo perfettamente a suo agio dentro il potere. Tieni il busto fermo e il mento leggermente alto.

“Si è parlato molto di questo processo.”: frase di apertura strategica. Dilla con un tono appena stanco, come se dovessi ristabilire ordine dopo troppo rumore inutile. Qui il personaggio si presenta come l’unico adulto nella stanza.

“Spesso in termini piuttosto inadeguati.”: sottolinea “piuttosto” con eleganza, non con cattiveria aperta. Il veleno qui dev’essere raffinato. Un micro-sorriso di sufficienza può funzionare.

“Ho visto persino delle femministe...”: questa battuta è delicatissima. Non trasformarla in macchietta. Fourneau non è un urlatore, è uno che disinnesca l’avversario con la condiscendenza. Appoggia “persino” con precisione, come se stessi già riducendo l’altro a fenomeno folkloristico.

“ora correggetemi, ma credo che si dica proprio così, femministe”: qui c’è ironia velenosa. Rallenta appena su “credo che si dica proprio così”. Lo sguardo può scivolare brevemente verso qualcuno come per cercare falsa conferma. È una presa in giro travestita da garbo.

“che ne hanno fatto una questione personale.”: lascia scendere la frase, come una sentenza. Nessun gesto grande. Più resti composto, più il giudizio pesa.

“Come se chiedessero allo Stato il diritto...”: qui il tono si allarga, diventa più propriamente oratorio. Attenzione a non accelerare: la forza sta nel ragionamento apparentemente lineare. Stai costruendo un nemico ideologico.

“...di liberarsi dai propri mariti qualora la convivenza diventasse non più vantaggiosa.”: questa è una frase che chiede fiato e controllo. Spezzala in due blocchi interni. Su “non più vantaggiosa” fai sentire un leggero disgusto morale, come se stessi descrivendo una degenerazione sociale.

“La verità, signori, è una.”: frase cardine. Va isolata. Piccola pausa prima e dopo. È il momento in cui il personaggio si incorona detentore del vero.

“Ed è semplice.”: secca, netta. Quasi più bassa della frase precedente. Come chi dice: smettiamola di complicare ciò che è evidente. Qui il potere passa attraverso la semplificazione.

“Il capitano di vascello, Guido Fontana, è la vittima.”: non caricare “vittima”. Dillo con freddezza amministrativa. È proprio questo che inquieta. Se lo fai troppo acceso, diventa teatrale.

“La signora Grazia Fontana l’ha prima tradito, poi abbandonato...”: qui lavora sull’accumulo. Ogni verbo è un gradino. Scandisci “prima”, “poi”, “infine” con ordine impeccabile. Il ritmo deve sembrare inesorabile.

“e infine crudelmente ucciso...”: su “crudelmente” non gridare: stringi. Un lieve irrigidimento della mandibola può bastare. È una parola scelta per orientare moralmente la giuria.

“quando lui cercava solo di riportarla al lume della ragione.”: questa è forse la battuta più interessante del pezzo. Se riesci, falla passare con una naturalezza quasi scandalosa. Non sottolinearne l’orrore: lascia che sia il testo a rivelarlo. Così il personaggio appare ancora più credibile e inquietante.

“E’ chiaro a tutti...”: ripartenza decisa. Qui Fourneau vuole chiudere ogni spazio di dubbio. Usa uno sguardo circolare, come a incorporare la giuria dentro un consenso già dato.

“dopo dieci anni di vita comoda e serena...”: attenzione alla trappola. Non calcarti su “comoda e serena” come fosse un insulto plateale. Piuttosto falla suonare come una premessa ragionevole. Il personaggio pensa di avere il buon senso dalla sua parte.

“si è trovata un amante...”: qui taglia netto. Nessuna esitazione, nessuna sfumatura romantica. Deve sembrare un fatto degradante, non una scelta sentimentale.

“e ha deciso di abbandonare il tetto coniugale.”: la formula va detta con tutto il peso dell’istituzione. Tono fermo, quasi sacrale. In questa visione del mondo la casa non è affetto, è ordine.

“Ora, per tutte queste ragioni...”: qui entri nella chiusura. Allarga il respiro e prepara la richiesta finale. È importante dare l’impressione che tutto conducesse inevitabilmente a questo punto.

“ampiamente comprovate durante il dibattimento”: torna il linguaggio tecnico. Usalo come armatura. Il personaggio si rifugia nella procedura per non mostrare eventuale conflitto interno.

“la procura generale del Regno chiede...”: qui non sei più un uomo, sei un’istituzione. Raddrizza ancora il corpo, togli ogni residuo personale dal volto.

“...a questa donna, che ha osato mordere la mano amorevole di chi la nutriva...”: frase terribile, e proprio per questo da dire senza sadismo scoperto. Più la dici come fosse una formula legittima, più funziona. Attenzione a non cadere nella trappola dell’antagonista che gode.

“la pena di morte.”: chiusura breve, glaciale. Non urlarla. Lasciala cadere. È una ghigliottina verbale: proprio perché non viene agitata, pesa di più.

Nel complesso, la recitazione qui vive di contenimento. L’errore più comune è pensare che, essendo il rappresentante dell’accusa, Fourneau debba essere duro in modo uniforme. No. Deve essere lucido, elegante, quasi impeccabile. È questa compostezza a rendere il testo disturbante. Se vuoi aggiungere il sottotesto legato a Lidia, fallo solo come minima tensione sotto pelle: una frazione di secondo in cui il respiro si trattiene, mai di più.

Perché questo monologo funziona

Questo monologo è interessante perché ti obbliga a lavorare contro l’istinto. Il testo sembrerebbe chiedere aggressività, ma in realtà funziona molto meglio se lo tratti come una costruzione impeccabile di potere verbale. Pierluigi Fourneau non vuole vincere una lite: vuole imporre una versione del mondo che sembri l’unica possibile.

Io credo che il cuore di questa scena sia nella rimozione. Fourneau parla come se fosse totalmente allineato a ciò che dice, ma proprio questo sforzo di compattezza lascia intravedere il contrario. Il punto chiave è che non puoi recitarlo come un villain consapevole di esserlo. Lui si sente dalla parte dell’ordine, della legge, forse perfino della necessità. Ed è questo che lo rende pericoloso.

L’errore più comune sarebbe trasformare il monologo in un comizio rabbioso. Attenzione a non cadere nella trappola del sarcasmo troppo esibito, delle pause “da cattivo”, del tono sempre alto. Qui serve un’altra cosa: credibilità. Se stai preparando un provino per un ruolo istituzionale, ambiguo o antagonista elegante, questo pezzo funziona proprio perché ti chiede di stare fermo mentre il testo fa male da solo.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini per ruoli istituzionali, magistrati, politici, uomini di potere

  • personaggi antagonisti ma raffinati

  • scene processuali o confronti morali ad alta tensione

  • self tape drama che richiedono controllo e autorevolezza

Evitalo se:

  • ti serve un pezzo emotivamente aperto e vulnerabile

  • il casting cerca spontaneità quotidiana o tono naturalista basso

  • tendi a caricare troppo sarcasmo e retorica

Si abbina bene con: un monologo più intimo e incrinato, magari di confessione o perdita, per mostrare il contrasto tra armatura pubblica e fragilità privata.

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  • Monologo di Enrico Poet da La legge di Lidia Poët — oratoria civile, visione opposta

Se lavori su questo pezzo, concentrati su una cosa: non interpretare il male, interpreta la convinzione. Fourneau deve sembrare un uomo che crede davvero alla struttura che difende, o che almeno ha bisogno disperato di crederci. Ed è proprio lì che il monologo diventa interessante per un attore: non nella condanna finale, ma nel prezzo interiore che serve per pronunciarla.

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