Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo di Lidia da La legge di Lidia Poët stagione 3 è adatto per attrici che vogliono mostrare intelligenza argomentativa, controllo emotivo e capacità di difendere una verità scomoda senza cadere nella retorica. Se stai cercando un monologo femminile per provino che lavori sulla precisione della parola più che sull’esplosione emotiva, questo fa per te. La difficoltà vera è un’altra: far sentire che sotto questa lettera c’è un cuore che combatte, non solo una mente che formula una tesi.
Film/Serie: La legge di Lidia Poët 3
Personaggio: Lidia
Attore/Attrice: Matilda De Angelis
Stagione/Episodio: Episodio 1
Minutaggio: 42:38-44:02
Durata monologo: 1 minuto e 26 secondi
Difficoltà: 7/10 — scrittura argomentativa, sottotesto affettivo, precisione assoluta
Emozioni chiave: lucidità, tenerezza, fermezza, malinconia, convinzione
Adatto per: provini drama, ruoli femminili intelligenti, scene epistolari, personaggi idealisti
Dove vederlo: Netflix
Siamo nel primo episodio di La legge di Lidia Poët stagione 3, serie storica Netflix ambientata nella Torino di fine Ottocento e guidata da Matilda De Angelis nei panni di Lidia. Questo monologo prende la forma di una lettera, e proprio per questo ha una natura particolare: non è una sfida frontale, non è un’arringa da tribunale, ma nemmeno una confessione intima. Lidia ragiona su un caso — quello della giovane trapezista Miranda Laforêt e dell’amica Susanna Garenne — cercando di spostare il giudizio dal gesto al sentimento che lo ha originato. Il punto per l’attrice è tutto qui: difendere una sfumatura morale difficile da accettare, sostenendo che all’origine dell’errore non ci sia l’odio, ma una forma distorta di amicizia. In scena, quindi, non basta “leggere bene”: bisogna pensare mentre si parla.

“Il più delle volte si uccide per odio, ma nel caso della giovane trapezista Miranda Laforêt la verità è una sola. Nessuno voleva uccidere. E’ stato commesso un errore, questo si. Ma all’origine dell’errore c’era il sentimento più nobile di cui gli esseri umani siano capaci: l’amicizia. E le vere amicizie sono eterne. Ma a volte l’amicizia è così intensa da diventare pericolosa, e la paura di perdere un amico può spingere la persona più delicata e sensibile a manifestazioni di tremendo egoismo. Susanna Garenne non voleva uccidere. Al contrario, avrebbe voluto che la sua amica vivesse per sempre insieme a lei. Questo era il suo obiettivo, non la morte. E, pertanto, l’accusa di omicidio volontario è assolutamente ingiusta, e non corrrispondente alla realtà dei fatti.”
“Il più delle volte si uccide per odio...”: attacco lucido, quasi da tesi. Non partire emozionata. Parti con un tono chiaro, pensato, come se stessi mettendo sul tavolo una verità condivisa per poi incrinarla. Lo sguardo deve essere fermo, non duro.
“...ma nel caso della giovane trapezista Miranda Laforêt la verità è una sola.”: qui entra la specificità. Rallenta appena su “la verità è una sola”. Non farlo solenne: fallo inevitabile. Il corpo può avanzare di un minimo, come a stringere l’attenzione.
“Nessuno voleva uccidere.”: frase chiave, da isolare. Piccola pausa prima e dopo. Va detta semplice, senza supplica. Più resta nuda, più suona forte.
“E’ stato commesso un errore, questo sì.”: qui correggi il discorso. Lidia non assolve in modo ingenuo, precisa. Appoggia bene “errore” e fai sentire il bisogno di essere onesta, non indulgente.
“Ma all’origine dell’errore c’era il sentimento più nobile...”: qui il tono si scalda appena. Non ancora commozione, ma una partecipazione più intima. Il rischio è gonfiare “sentimento più nobile”: meglio dirlo con convinzione piana.
“...di cui gli esseri umani siano capaci: l’amicizia.”: fermati un istante su “l’amicizia”. È una parola centrale. Lasciala cadere con delicatezza, non con retorica. Questa non è una morale da libro, è il cuore della lettera.
“E le vere amicizie sono eterne.”: qui c’è un passaggio insidioso. Se lo fai troppo poetico, si stacca dal resto. Trattalo invece come una convinzione personale, qualcosa in cui Lidia crede davvero. Un filo di dolcezza nel tono basta.
“Ma a volte l’amicizia è così intensa da diventare pericolosa...”: qui avviene la svolta. Fai sentire la contraddizione. Il ritmo rallenta leggermente, come se stessi entrando in un territorio delicato che va nominato con cura.
“e la paura di perdere un amico...”: su “paura” lascia appena un’ombra emotiva. Non tristezza piena, piuttosto consapevolezza. È il punto in cui il discorso giuridico incontra il sentimento umano.
“...può spingere la persona più delicata e sensibile...”: attenzione a non renderlo astratto. Devi vedere davvero quella persona. Lo sguardo può abbassarsi un attimo, come se stessi pensando a Susanna non come imputata, ma come essere umano.
“...a manifestazioni di tremendo egoismo.”: qui arriva la parte più complessa. Non edulcorare. “tremendo egoismo” va detto con fermezza. Lidia comprende, ma non finge che il gesto sia innocente.
“Susanna Garenne non voleva uccidere.”: seconda frase-cardine. Riprendila con più gravità rispetto alla prima volta. Ora non è solo una tesi: è una presa di posizione morale.
“Al contrario, avrebbe voluto che la sua amica vivesse per sempre insieme a lei.”: qui entra il paradosso affettivo del pezzo. Non trasformarlo in romanticismo oscuro. Tienilo sul filo dell’ossessione amorevole. Il tono deve far sentire che questa idea è commovente e inquietante insieme.
“Questo era il suo obiettivo, non la morte.”: frase molto utile per un’attrice. Distingui bene “obiettivo” e “morte”. La prima parola va detta come intenzione, la seconda come esito tragico non voluto.
“E, pertanto, l’accusa di omicidio volontario...”: qui rientri nella costruzione logica. Il corpo si ricompone, il tono torna più giuridico. È importante segnare questo passaggio: sentimento e ragionamento devono convivere.
“...è assolutamente ingiusta...”: sottolinea “assolutamente” senza strafare. Non è rabbia, è nettezza. Lidia qui non dubita.
“...e non corrispondente alla realtà dei fatti.”: chiusura fredda, precisa. Non chiuderla alta. Chiudila ferma. Come una conclusione che non chiede approvazione, ma esattezza.
Nel complesso, questo pezzo chiede un lavoro sottile sul doppio registro. Da una parte c’è la lettera, quindi una qualità più intima, quasi privata. Dall’altra c’è l’argomentazione, quindi la necessità di essere ordinata, limpida, credibile. L’errore più comune è scegliere una sola strada: o tutta emotiva, o tutta cerebrale. Invece il testo vive proprio nello stare in mezzo.
Questo monologo è interessante perché difende qualcosa di difficilissimo da sostenere in scena: non l’innocenza assoluta, ma la complessità morale. Lidia non sta dicendo che non sia successo nulla. Sta dicendo che il significato di quel gesto non coincide con la forma giuridica più brutale che gli viene attribuita. Per un’attrice, questa è una miniera: significa lavorare sulla sfumatura, sulla precisione del pensiero, sulla capacità di restare ferma dentro un terreno ambiguo.
Il centro della scena sta nella parola amicizia. Non come valore astratto, ma come forza che può salvare e deformare insieme. Il punto chiave è proprio questo: Lidia guarda Susanna come persona, non solo come imputata. E, nel farlo, si assume il rischio di difendere una verità scomoda. Se l’attrice coglie questo rischio, il monologo si accende.
L’errore più comune sarebbe farlo troppo letterario, troppo “bello”. Attenzione a non cadere nella trappola della voce impostata, delle pause poetiche, della malinconia elegante. Questo testo non vive di eleganza, vive di convinzione. Se stai preparando un provino per un ruolo femminile intelligente, analitico ma emotivamente presente, questo pezzo funziona benissimo proprio perché costringe a pensare e sentire nello stesso istante.

Funziona per:
provini per ruoli femminili colti, lucidi, idealisti
scene epistolari o riflessive ad alta densità verbale
personaggi che difendono una verità complessa
self tape drama che richiedono precisione e sottotesto
Evitalo se:
ti serve un pezzo esplosivo o fortemente conflittuale
il casting cerca naturalismo basso e colloquiale
tendi a rendere troppo astratti i testi argomentativi
Si abbina bene con: un monologo più diretto e scoperto, magari di rabbia o perdita, per mostrare il contrasto tra lucidità trattenuta e rottura emotiva.
Monologo di Lidia Poët da La legge di Lidia Poët (episodio 2) — parola morale e precisione
Monologo di Jo March da Piccole donne — intelligenza, sentimento, pensiero vivo
Monologo di Nora da Casa di bambola — verità interiore e lucidità
Monologo di Enrico Poet da La legge di Lidia Poët — argomentazione e visione etica
Se lavori su questo pezzo, concentrati su una cosa: non devi difendere un’idea, devi difendere una persona. È lì che il monologo smette di essere elegante e diventa necessario. E secondo me è proprio questo il suo valore per un’attrice: obbligarti a restare umana mentre cerchi le parole più giuste.

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