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Articolo a cura di...
~ CLAUDIA LAZZARI
Noi, di Jordan Peele, è un horror che si distacca presto dal genere per inglobare significati politici e sociali intersezionali, creando una storia pulita e ricca di suspance e simbolismi.
Una famiglia si reca a Santa Cruz, nella casa di proprietà, per trascorrere l'estate. La madre, Adelaide, appare subito inquietata da alcuni segnali e coincidenze che la gettano in una profonda inquietudine. Nella stessa spiaggia infatti, nel 1986, quand'era solo una bambina, era incappata in un qualcosa che le generò un vero e proprio trauma: il suo doppio. Una bambina identica a lei che l'aveva spaventata a morte. Ben presto i suoi timori, apparentemente infondati gli occhi del marito, diventano realtà. Una sera, quattro sagome che si tengono per mano appaiono ferme sul loro vialetto di casa. Fissano la villetta della famiglia di Adelaide, immobili. Sono i sosia di Adelaide, suo marito Gabe e i suoi due figli, Zora e Jason. Zombie vestiti di rosso con delle forbici in mano. Quella piccola catena di sosia è solo una parte della lunghissima fila di zombie che si tengono per mano. Il richiamo non è casuale: nel 1986, quando la piccola Adelaide gironzola per il luna park del suo inquietante incontro con una maglietta di Thriller di Michael Jackson, in tv uno spot pubblicizzava "Hands Cross America", un'iniziativa in cui sei milioni di persone si tennero per mano per sollecitare una campagna contro la povertà. Gli anelli della catena altro non sono che il doppio degli americani benestanti, vivono poveri e reietti nel sottosuolo e sono soggetti alle scelte del loro doppio fortunato. Qualsiasi cosa facciano gli americani "di sopra" accade in maniera costretta e identica agli americani "del sotto". Ma sempre e comunque in una copia misera e orrificante. Una sorta di legge del contrappasso, pena di colpe non commesse, se non quelle di esistere nel sottosuolo.
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Mentre Get out è stato un film dichiaratamente sul razzismo, Peele afferma che Noi riguarda l'America. Il punto focale è certamente la disparità di classe, ma non si può ignorare - intersezionalmente parlando - l'incrocio col razzismo: fa parte dell'America, come del mondo. Gli amici dei Wilson, infatti, sono una famiglia di bianchi e il loro tenore di vita, insieme al loro atteggiamento, sono in netta posizione di superiorità rispetto a quelli dei Wilson.
Non mancano elementi narrativi scontati all'interno del film, ma la cosa potente è che vengono ribaltati con colpi di scena spesso inaspettati, come l'epilogo finale e lo stile con cui Peele racconta allegoricamente i simboli e i significati. Preziosa è la lotta tra le due Adelaide, una vera e propria danza a colpi di forbici e spranga in cui, con montaggio alternato, le due Adelaide bambine danzano sul proprio suolo di appartenenza: quella fortunata, uno Schiaccianoci sognante su di un palco; quella sfortunata, una danza destrutturata e contemporanea nelle fogne.
Un film travolgente, suddiviso in più fasi ben collegate, che ti tiene incollato allo schermo e ti inchioda con performance brillanti, inquadrature inquietanti e una giusta dose di ironia. Il film, che ha ottenuto critiche decisamente più positive di Get out nonostante abbia un andamento inizialmente meno coinvolgente, conferma lo stile riconoscibile e pregevole del suo regista. Un cast altrettanto degno di nota, che annovera nomi come Lupita Nyong'o, Winston Duke, i giovanissimi Evan Alex, Shahadi W. Joseph, Madison Curry e la ormai onnipresente in campo Elizabeth Moss. Interpretazioni del doppio paurose e coreografate in movimenti zombie che mettono in scena vere e proprie danze corporee.
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