Self Made: analisi del monologo di Madam C.J. Walker

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Articolo a cura di...


~ LA REDAZIONE DI RC

Introduzione al monologo

Questo monologo arriva in uno dei momenti in cui Sarah Breedlove in Selftmade sta cercando di convincere un pubblico di investitori (o di clienti) a credere in lei. Ma il punto non è la vendita del prodotto: il punto è la costruzione di un’identità. Si parte da un sogno, si attraversano miseria e umiliazione, si passa per la rinascita estetica e infine si arriva alla chiamata, al senso di missione. È un mini arco narrativo interno, una origin story intima ma costruita per essere condivisa.

I capelli sono vita

STAGIONE 1 EPISODIO 1
MINUTAGGIO:
00:50-8:00
RUOLO:  Madame C.J. Waker
ATTRICE:
Octavia Spencer
DOVE: Netflix



INGLESE

It came to me in a dream. Hair is beauty. Hair is emotion. Hair is our heritage. Hair tells us who we are, where we've been, and where we're going. My name is Sarah Breedlove. Making products for our hair is my passion. Hasn't been easy, but no matter what, I refuse to give up the fight. Heard of that stuff. Do it work? Saved my life. Hair is power. You can't imagine what it's like to lose it. Seems like I was born to struggle. The life of a washerwoman is hard. I'd scrub my fingers to the bone for pennies. Most days, I can't even make ends meet. After a while, I guess I just lost hope... forgot how to dream. That's when my hair started falling out. My husband Davis only made things worse. He was arrested, and when he came back, he was a changed man. You look like a mangy dog. I was devastated. Didn't know what I was gonna do. I used to wonder if God don't like ugly, why did he make me? With so much beauty in this world, how come I got so little? And then everything changed. I started using the Hair Grower that day. In a few months' time, my hair came back. Addie's Hair Grower worked. My hair grew back. And so did my confidence. Now I got me a new man, CJ, who loves me and treats me right. My hair grew back so good, I thought, maybe I could sell it myself. I was hesitant at first, but then I realized... this is my calling. That I could help others the way Addie helped me. And that's why I'm here. It worked for me. It'll work for y'all.


ITALIANO

L’idea mi venne in sogno. I capelli sono bellezza. I capelli sono emozione. I capelli sono il nostro retaggio. I capelli ci dicono chi siamo, dove siamo stati, e dove andiamo. Mi chiama Sarah Breedlove, e creare prodotti per capelli è la mia passione. Non è stato facile, ma nonostante tutto non ho mai rinunciato a lottare. I capelli sono… potere. Voi non potete immaginare che cosa si provi a perderli. A quanto pare ero venuta al mondo per lottare. La vita di una lavandaia è… dura. Strofinavo fino a sanguinare per pochi spiccioli. Il più delle volte riuscivo a stento a campare. Dopo un pò credo di aver perso la speranza di aver avuto un sogno. Fu lì che cominciai a perdere i capelli. Mio marito Davies? Lui peggiorava soltanto le cose. Fu arrestato, e quando tornò a casa non era più l’uomo di prima. Ero devastata. Non sapevo proprio cosa fare. Mi domandavo se a Dio non piace la bruttezza, perché mi ha creato. Con tutta la bellezza che c’è nel mondo, perché me ne è toccata così poca. E poi, un bel giorno, tutto cambiò. Iniziai a usare la crema il giorno stesso. E presto i miei capelli ricrebbero. La Magic Crema di Addie funzionò. I capelli ricrebbero, e io riacquistai la fiducia in me stessa. Poi incontrai un altro uomo, CJ, che mi ama e mi tratta con rispetto. Avevo capelli così presto che pensai: “Forse potrei venderla da sola”. All’inizio fui titubante, ma poi mi resi conto che era questa la mia vocazione: aiutare le altre donne come Addie aveva aiutato me, per questo sono qui. Ha funzionato con me e funzionerà con voi. 

Self made

"Self Made" è una miniserie prodotta da Netflix, composta da quattro episodi, che racconta una storia vera: quella di Sarah Breedlove, conosciuta come Madam C.J. Walker, figura centrale del primo capitalismo afroamericano e la prima donna nera a diventare milionaria con le proprie forze negli Stati Uniti.

Sarah Breedlove nasce nel 1867 in Louisiana da ex-schiavi. Orfana a sette anni, lavandaia a dieci. È in questo punto esatto che la narrazione prende forma: non da un momento di gloria, ma dalla fatica, dalla miseria, da un’esistenza segnata da lavori umili e mancanza di prospettive.

La svolta arriva quando, colpita da una condizione del cuoio capelluto che le fa perdere i capelli, Sarah trova il modo di reinventarsi: dapprima come venditrice dei prodotti per capelli di Annie Malone (nella serie ribattezzata Addie Monroe), poi come creatrice di una propria linea, frutto di esperienza personale e spirito imprenditoriale.

Costruire un’azienda di prodotti di bellezza per donne nere è quasi una dichiarazione politica. Madam C.J. Walker non vende solo shampoo e pomate, ma una visione: quella in cui le donne nere possono curarsi, valorizzarsi, sentirsi belle in una società che le ha sempre ignorate o denigrate.

Nel suo viaggio da St. Louis a Indianapolis e poi verso Harlem, la miniserie mostra la nascita di un impero, fatto di sacrifici, strategie, alleanze e battaglie interne alla comunità nera stessa. C’è il momento in cui Walker si scontra con Booker T. Washington, che la ritiene inadatta a parlare a una conferenza per imprenditori neri. Non perché non sia brillante, ma perché è donna. Ecco un altro strato del racconto: il sessismo, anche all’interno dei movimenti progressisti afroamericani. Parallelamente alla scalata professionale, la serie scava anche nel rapporto con il marito, C.J. Walker, interpretato da Blair Underwood, e con la figlia Lelia (Tiffany Haddish). Il matrimonio entra in crisi proprio mentre l’azienda cresce: lui si sente messo da parte, lei non vuole più fare compromessi. Anche qui, la serie lancia uno sguardo tagliente sulla difficoltà per una donna di potere di mantenere equilibrio tra ambizione e relazioni private, senza scivolare mai in stereotipi facili.

Analisi Monologo

“L’idea mi venne in sogno. I capelli sono bellezza. I capelli sono emozione. I capelli sono il nostro retaggio.”

La sequenza iniziale è poetica e assertiva. La ripetizione (“I capelli sono...”) costruisce un ritmo quasi musicale, come un mantra. I capelli non sono solo estetica: diventano veicolo di cultura, di memoria storica, di coscienza. E per una donna afroamericana dell’epoca, sono anche oggetto di stigma e di resistenza. In questa frase c’è l’intero sottotesto di una cultura costretta per secoli a rinnegare la propria immagine per conformarsi a uno standard imposto.

“Mi chiamo Sarah Breedlove, e creare prodotti per capelli è la mia passione.”

Qui c'è una dichiarazione semplice, diretta, ma carica di significato. Sarah rivendica il proprio nome anagrafico – non ancora “Madam Walker” – come se volesse far capire che questa è la voce della donna prima del personaggio pubblico. È Sarah che parla, con tutta la sua storia ancora addosso.

“Non è stato facile, ma nonostante tutto non ho mai rinunciato a lottare.”

Frase che suona come un’autoaffermazione, quasi uno spartiacque. Qui il monologo comincia a farsi personale, emotivo, viscerale. Dalla passione si scivola nel racconto della sopravvivenza: La vita di una lavandaia è… dura. Strofinavo fino a sanguinare per pochi spiccioli.” Questa è una frase importante perché rompe completamente il tono epico: ci mette davanti la realtà della fatica fisica, della povertà. Il “sanguinare” è concreto, corporeo. Questo è il punto più basso della curva narrativa del monologo: qui Sarah è spenta, svuotata, senza sogni. “Fu lì che cominciai a perdere i capelli.”

Ecco il momento chiave. La perdita dei capelli è simbolica e reale: rappresenta la perdita di dignità, di speranza, di sé. Da qui si inizia a salire. Mi domandavo se a Dio non piace la bruttezza, perché mi ha creato.” Una frase che lacera. La consapevolezza dell’invisibilità sociale e della mancanza di rappresentazione. La bellezza è un lusso, un’arma negata. E la protagonista se ne accorge con dolore.

Poi arriva il cambio di passo. E poi, un bel giorno, tutto cambiò. Iniziai a usare la crema il giorno stesso.Da qui in poi, la storia è una rinascita. Il prodotto (la crema di Addie) funziona, i capelli ricrescono, e con loro cresce l’autostima. Ma Sarah non si ferma lì: trasforma quell’esperienza individuale in una possibilità collettiva. Forse potrei venderla da sola.” Questa frase segna la svolta da cliente a imprenditrice. Non è solo un’idea: è la scintilla di un sistema nuovo.

Quello in cui le donne nere non si limitano a usare prodotti, ma ne creano, ne distribuiscono, ne diventano le padrone. Aiutare le altre donne come Addie aveva aiutato me.” Qui si capisce che il cuore dell’impresa non è il profitto. È la trasmissione di possibilità. E la forza del personaggio sta tutta in questo passaggio: non vuole solo migliorare la sua vita, ma rompere il ciclo di esclusione per molte altre.

Conclusione

Questo monologo è una dichiarazione di intenti, un manifesto. Usa il linguaggio della vulnerabilità per parlare di potere. È costruito come un piccolo racconto epico, con un inizio mistico, una discesa nell’abisso e una risalita luminosa. Ma senza retorica. Tutto è tenuto su un tono intimo, umano, diretto.

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