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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo di Trevor in Wonder Man è una dichiarazione potente su identità, dolore e senso dell’arte. In poche battute, Trevor aiuta Simon a separare ciò che gli accade da ciò che è, ribaltando l’idea di “mostro” in esperienza condivisa. Non è un discorso motivazionale, ma un atto di riconoscimento umano: lutto, gioia, desiderio e fallimento diventano materia viva per l’attore e per il pubblico. Questa scena chiarisce che recitare non serve a nascondersi, ma a far sentire gli altri meno soli.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 23:37-25:00
Durata: 1 minuto 20 secondi
L’episodio si apre con un ricordo di Trevor Slattery: il suo primo grande provino, quello che lo avrebbe portato a interpretare il Mandarino. È un frammento di passato carico di tensione e aspettative, che anticipa il tema centrale dell’episodio. Torniamo al presente. Trevor è alla guida, Simon Williams si sveglia di soprassalto sul sedile accanto. Sono diretti al callback per Wonder Man. Come sempre, discutono del ruolo, delle scelte, del senso del personaggio. È un dialogo ormai rituale, che tiene Simon ancorato.
Arrivati alla villa maestosa del regista Von Kovak, vengono accolti insieme agli altri candidati. L’ambiente è solenne e disturbante: uno studio tappezzato di riferimenti al cinema supereroistico e a Wonder Man, come se il personaggio fosse già un mito prima ancora di essere rifatto. Von Kovak fa partire un brano musicale che servirà da riferimento per l’apertura del film, poi divide i presenti in tre coppie per il callback, separando Simon e Trevor.
Il lavoro inizia in modo spiazzante. Dopo pochi minuti, Von Kovak getta via i copioni. Non vuole vedere attori preparati, ma uomini veri. Chiede improvvisazioni guidate da frasi e temi chiave, senza appigli. Trevor è il primo a esibirsi con il suo partner: è presente, istintivo, vivo. Poi tocca a Simon.
Simon fallisce. Invece di lasciarsi andare, si rifugia in una scena costruita, quasi caricaturale, che richiama Pretty Woman. Forza la situazione, rompe dei bicchieri, perde il controllo. Von Kovak lo ferma senza appello: è deluso. Se ne va, lasciando Simon a raccogliere i cocci, letteralmente e simbolicamente. Trevor prova ad aiutarlo, ma Simon esplode e lo tratta con durezza. È il momento di rottura tra i due. Trevor si allontana.
Più tardi, durante una pausa, Trevor racconta agli altri candidati un aneddoto del suo passato, condividendo una vulnerabilità che li unisce. Simon, isolato, cerca di rimettere insieme i pezzi. Quando Von Kovak torna per un nuovo esercizio, Simon si fa avanti per primo. Questa volta il partner è Richard. L’esercizio è semplice e crudele: simulare una telefonata dal proprio passato. Richard comincia a provocare Simon, chiamandolo “mostro”, insinuando che tutti conoscano il suo segreto. La tensione cresce fino all’esplosione: Simon colpisce Richard con un pugno devastante, distruggendogli il volto davanti a tutti.
È solo un sogno. Simon si sveglia di colpo, chiamato da Von Kovak in persona. È sconvolto. Esce a prendere aria, seguito da Trevor. Qui avviene il vero confronto. Simon ammette la sua paura: questo callback non è solo un casting, è un esame dell’anima. Se qualcuno guarda davvero dentro di lui, troverà un mostro. Trevor ribalta la prospettiva. Gli dice che non è un mostro, ma molto di più: emozioni, dolore, gioia, contraddizioni. Umanità. È un discorso che non suona come incoraggiamento, ma come verità.

Non è vero, tu non sei la tua condizione. Il vero te è il risultato delle tue esperienze. Lutto, gioia, tristezza, delusione, perdere qualcuno che hai amato. Volere tanto qualcosa da esplodere. Ferire qualcuno a cui tieni, o subire un tradimento. E’ la tua vita. E’ questo che sei. Lo specchio della natura. Questo facciamo. Condividendo la pena, il dolore, la gioia, il pubblico si sente meno solo. Siamo meno soli.
“Non è vero, tu non sei la tua condizione.”: attacco fermo ma non aggressivo; tono da mano sulla spalla, non da giudice; micro-pausa dopo “vero”; su “tu” guarda Simon come a “riportarlo nel corpo”; “condizione” detta senza paura, quasi clinica, per sgonfiarla.
“Il vero te è il risultato delle tue esperienze.”: rallenta leggermente; voce più calda; “vero te” va appoggiato con cura, come una definizione che salva; sguardo stabile, inclusivo; lascia un respiro dopo “esperienze” per aprire l’elenco.
“Lutto, gioia, tristezza, delusione, perdere qualcuno che hai amato.”: ritmo a rosario, una parola alla volta; non correre; piccoli micro-silenzi tra i termini; su “perdere qualcuno che hai amato” abbassa un filo la voce e lo sguardo per un istante: qui si sente che Trevor parla anche di sé.
“Volere tanto qualcosa da esplodere.”: una frase che va detta con un mezzo sorriso amaro, come riconoscimento di un impulso umano; “esplodere” non va urlato: va sussurrato, perché è la cosa che Simon teme; breve pausa subito dopo per farla arrivare.
“Ferire qualcuno a cui tieni, o subire un tradimento.”: tono più grave, ma contenuto; “ferire” con un piccolo peso in gola; pausa breve dopo “tieni”; “tradimento” pronunciato con semplicità, senza teatrino: è un fatto della vita, non una condanna.
“È la tua vita.”: frase-cerniera; detta netta, con un respiro pieno prima; sguardo diretto, come se stesse fissando un punto d’appoggio dentro Simon; niente compassione, solo verità.
“È questo che sei.”: quasi identica alla precedente ma più intima; leggero abbassamento del volume; qui Trevor non definisce un supereroe, definisce un essere umano; lascia un silenzio breve dopo.
“Lo specchio della natura.”: frase poetica, va “incisa”; rallenta; alza appena lo sguardo, come se guardasse oltre la stanza; non declamarla: deve sembrare un pensiero che gli viene in mente adesso.
“Questo facciamo.”: inclusivo, “noi”; piccolo cenno del capo verso Simon come invito a farne parte; tono pratico, quasi artigianale: riportare la poesia a mestiere.
“Condividendo la pena, il dolore, la gioia, il pubblico si sente meno solo.”: allarga il respiro; ritmo più fluido ma sempre controllato; non enfatizzare “pubblico” come fosse una platea: è una persona qualunque; su “meno solo” alleggerisci, come se stessi offrendo una soluzione possibile.
“Siamo meno soli.”: chiusura bassa, definitiva; pausa prima della frase (un mezzo secondo) come se Trevor decidesse di includersi; sguardo morbido, quasi una promessa; dopo, lascia silenzio: non riempire, non spiegare, lascia che la frase faccia effetto.
Il monologo di Trevor rivolto a Simon Williams è uno dei momenti più chiaramente “filosofici” di Wonder Man, ma la sua forza non sta nell’astrazione. Sta nel modo in cui un pensiero complesso viene reso umano, praticabile, immediatamente emotivo. Trevor non parla come un maestro, né come uno psicologo: parla come qualcuno che ha vissuto abbastanza da non avere più bisogno di dimostrare nulla.
Il monologo nasce da una paura molto concreta di Simon: l’idea che, spingendosi oltre nel lavoro con Kovak, la sua “condizione” verrà smascherata e lo definirà per sempre come un mostro. Trevor smonta questa paura non negandola, ma spostando il centro dell’identità. Il passaggio chiave è immediato: Simon non è la sua condizione. Non è ciò che gli accade, ma ciò che ha attraversato. In questa distinzione c’è tutto il senso del discorso.
Quando Trevor elenca lutto, gioia, perdita, desiderio, tradimento, non sta costruendo un elenco poetico, ma un inventario dell’esperienza umana. È fondamentale che questo elenco non venga recitato come un crescendo emotivo: Trevor non sta emozionandosi, sta riconoscendo. Ogni parola serve a dire a Simon: quello che temi di essere è esattamente ciò che ti rende comprensibile agli altri.
Il monologo funziona perché non idealizza il dolore. Ferire qualcuno o essere traditi non viene giustificato, ma accettato come parte della vita. Trevor non assolve Simon, né lo consola in senso stretto. Gli offre qualcosa di più solido: una cornice in cui il dolore può stare senza diventare identità. Quando dice “È la tua vita. È questo che sei”, non lo sta riducendo, lo sta restituendo alla sua complessità.
La svolta arriva con “Lo specchio della natura”. Qui Trevor non parla più solo a Simon, ma ridefinisce il mestiere dell’attore. Recitare non è fingere perfezione, ma riflettere l’umano così com’è, con tutte le sue contraddizioni. In questo senso, la paura di Simon non è un ostacolo al lavoro: è il lavoro stesso. Trevor lega identità e arte in modo indissolubile, rendendo il palco e lo schermo luoghi di condivisione, non di giudizio.
Il monologo si chiude con una frase apparentemente semplice: “Siamo meno soli.” È una frase inclusiva, che abbraccia sia Simon sia Trevor. Non promette salvezza, non promette guarigione. Promette qualcosa di più realistico e più profondo: la possibilità di non affrontare il dolore da soli. Ed è proprio questa promessa silenziosa a rendere il monologo uno dei pilastri emotivi della serie.

I due rientrano e ripropongono quel dialogo davanti a Von Kovak. È nudo, sincero, imperfetto. Funziona. Von Kovak prende la sua decisione: Simon è Wonder Man. Trevor sarà Barnaby.
I due amici sono euforici. Il sogno si è realizzato.
Simon accompagna Trevor sotto casa. Si salutano. Ma appena Simon se ne va, Trevor viene rapito e caricato a forza in un’auto. Ad aspettarlo c’è P. Cleary, agente del Department of Damage Control. Cleary vuole spiegazioni sulla sua sparizione. Trevor gioca la sua ultima carta: promette di poter dimostrare in tribunale che Simon ha dei poteri. Chiede solo altro tempo.
Cleary accetta. Il finale di Callback è una doppia consacrazione e una doppia condanna. Simon ottiene il ruolo della vita proprio nel momento in cui accetta la sua fragilità. Non vince fingendo, ma smettendo di difendersi. La recitazione coincide finalmente con la verità.
Ma quella stessa verità è ciò che il Damage Control vuole usare contro di lui. Il rapimento di Trevor chiarisce che il sistema non ha mai smesso di osservare. Trevor, pur proteggendo Simon, torna a essere una pedina. La sua promessa a Cleary è un atto disperato: guadagnare tempo significa rimandare l’inevitabile.
Creato: Andrew Guest
Cast: Yahya Abdul-Mateen II (Simon Williams / Wonder Man); Demetrius Grosse (Eric Williams); Ben Kingsley (Trevor Slattery); Byron Bowers (Demarr Davis / Doorman ); Arian Moayed (Agente P. Cleary)
Dove vederlo: Disney+

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