Il Falsario: analisi del dialogo tra Toni e Fabione prima dell’addio

Scopri i Corsi Ufficiali Online di Recitazione Cinematografica: I NOSTRI CORSI

Vuoi realizzare uno Showreel Professionale o un Book, scopri i nostri: SERVIZI

Articolo a cura di...

~ LA REDAZIONE DI RC

Contesto del film "Il Falsario"

Il film si apre con il rumore secco e ipnotico di una macchina da scrivere. Una voce racconta che, tra gli anni Settanta e Ottanta, a Roma è vissuto un falsario. Questa è solo una delle sue possibili storie.

Sotto una pioggia battente, sul Lungotevere, un uomo sale su un’auto parcheggiata. Racconta le sensazioni provate nel giorno della sua morte. Dentro l’abitacolo lo attende un killer che lo uccide senza esitazione. Subito dopo, un cartello riporta lo spettatore indietro nel tempo: tre anni prima, Lago della Duchessa.

Qui conosciamo Toni, un giovane pittore che disegna paesaggi davanti al lago. A raggiungerlo sono due amici d’infanzia: Fabio, operaio inquieto e sempre più vicino alla lotta armata, e Vittorio, un prete mite ma non privo di ambizioni. I tre partono insieme per Roma, convinti, forse ingenuamente, che stiano per fare qualcosa di grande. Nella Capitale Toni sopravvive come artista di strada, disegnando volti di sconosciuti e dormendo al freddo. La svolta arriva quando incontra una ragazza che lo introduce in un ambiente completamente diverso: una casa elegante dove si tiene una mostra. Qui Toni osserva un pittore famoso, chiamato semplicemente “l’artista”, e soprattutto Donata, gallerista carismatica e magnetica. Toni intuisce subito che quel mondo è fatto di apparenze, denaro e potere. Quando Donata scopre che è capace di copiare perfettamente un autoritratto del Bernini, lo mette alla prova: se riuscirà a replicare un Modigliani in modo indistinguibile dall’originale, lei tornerà.

Mentre Toni lavora ossessivamente alla copia, Fabio ricompare nella sua vita. È entrato nelle Brigate Rosse e gli chiede aiuto per un colpo in un’armeria. La rapina finisce nel caos: un carabiniere viene colpito, Fabio resta ferito, e solo l’intervento di Vittorio evita il peggio. Ma Toni ha ormai messo un piede in un mondo pericoloso. La copia del Modigliani è perfetta. Donata la vende per milioni e Toni scopre che il suo talento può renderlo ricco. La sua ascesa è rapidissima. Nei locali notturni entra in contatto con Balbo, boss della Banda della Magliana, che intuisce subito l’utilità di Toni. Da quel momento il pittore diventa il “falsario” della banda.

Balbo gli offre un atelier, protezione e soldi. In cambio, Toni deve lavorare per loro. È in questo contesto che assiste al suo primo omicidio: un uomo viene ucciso a sangue freddo perché sospettato di parlare troppo. Toni è sconvolto, ma sceglie di restare.

La sua vita cambia completamente. Vive con Donata, guadagna cifre enormi, realizza documenti falsi, passaporti, opere d’arte. Tra questi lavori conosce Sansiro, un giovane armato e ingenuo, con cui nasce un rapporto ambiguo, quasi affettuoso. Intanto Fabio continua a coinvolgerlo nelle attività delle Brigate Rosse. Gli chiede una macchina da scrivere, uno strumento apparentemente innocuo che diventerà centrale nella storia.

Quando alla radio arriva la notizia del rapimento di Aldo Moro, il film entra nella Storia con la S maiuscola. Toni viene contattato da un uomo misterioso e potentissimo: il Sarto. È lui a commissionargli un falso comunicato delle BR che annuncia la morte di Moro. Toni lo realizza con precisione chirurgica. L’Italia precipita nel caos.

Da questo momento Toni capisce di essere diventato qualcosa di diverso da un semplice falsario: è un ingranaggio di un sistema oscuro che muove politica, criminalità e istituzioni. La situazione degenera. Balbo viene eliminato, Donata non regge più quella vita, Fabio viene ucciso dalla polizia dopo aver consegnato a Toni un documento fondamentale: il memoriale originale di Aldo Moro. Toni prova a usarlo come salvacondotto per uscire dal sistema, ma il Sarto arriva sempre prima.

Finale del film "Il Falsario"

La sera della presentazione eccezionale del quadro di Napoleone a ze Pippo, che ne è estasiato, l’uomo torna a casa e trova Donata con le valigie, che non può più sopportare questo stile di vita. Le notizie non sono finite: Balbo muore in un incidente d'auto: qualcuno gli ha tagliato i freni. Toni capisce subito il nesso con il Sarto, e non appena lo vede al cimitero quasi gli salta addosso. Il Sarto non si scompone e gli chiede un’altra commissione con il suo amico delle BR, Bruno: vuole il memoriale integrale del Presidente, non quello messo in giro dai giornali.

Toni rifiuta e in tutta risposta riceve a casa degli uomini che gli rompono le mani. In ospedale riceve la visita di Ze Pippo, che gli dà una lezione: la pazienza, nella vita, è una virtù. Così come il silenzio, sembra addirittura il mandante dei malviventi. Toni ha perso l’uso delle mani, questo per diversi mesi, e non si sente più utile a nulla. Un giorno va a visitare Vittorio, al quale aveva donato dei soldi in beneficenza per una nuova mensa per i poveri. Qui trova anche Fabio, che gli chiede un nuovo passaporto, deve espatriare. Toni accetta, ma prima li invita a giocare a pallone, un ultima volta. Toni torna da Donata, chiedendogli di sposarlo e promettendole di cambiare, e scoprendo che la donna aspetta un figlio da lui.

Toni realizza il passaporto falso, e si congeda con Fabio, che gli consegna il documento di Moro, originale. I due si salutano, per l’ultima volta. Dopo poco la polizia arriva e uccide Fabio. Ma il documento ora è nelle mani di Toni, che sa che sarà il salvacondotto per uscire da qeusta situazione e con l’aiuto di Vincenzo lascia il prezioso documento in un deposito abbandonato. Con la banda organizza il colpo del secolo: ruba 30 miliardi di lire da un deposito sull’Aurelia, spacciandosi per le brigate Rosse.

Ma il Sarto sa che dietro c’è lui, e quando si incontrano, ora è Toni che ha il coltello dalla parte del manico, avendo il documento di Moro. Ma apparentemente, perché il Sarto va proprio da Vittorio, minacciandolo e ricattandolo, dato che sa tutto, del giro di affari in cui era anche lui, dei suoi legami con Toni, e soprattutto… dato che il Sarto stesso ha rapporti altissimi con il Vaticano. Toni riceve la visita di Sansiro, chiamato per ucciderlo. Ma Sansiro gli dice che ricorda il debito che aveva con lui e che è disposto ad aiutarlo, dicendogli che non ha tempo.

Toni corre al nascondiglio e scopre che i documenti non ci sono più, li ha già presi il Sarto, al quale Vittorio si è venduto. E Sansiro deve consegnare un corpo al Sarto. Toni ha un’ultima, folle ida: lui e Vittorio si somigliano tutto, e Toni deve andare via… Toni lascia una lettera a Vittorio, che l’uomo legge nel ristorante sul tevere dove si vedevano sempre. Nella lettera, Toni fa capire che sa tutto, e che sta cercando di scappare e lascia a Vittorio l’ultima cosa che gli è rimasta: la sua macchina. Lui e Toni sono uguali… lo diceva sempre anche sua moglie… e al Sarto, serve un corpo… Vittorio arriva al ristorante a piedi e legge la lettera di Toni, che ha anche le chiavi della macchina. Vittorio entra in auto. Nell’auto di Toni. Dentro, Sansiro, che uccide Vittorio. Sul tevere, Toni entra in un taxi, con Donata felice. Ma l’uomo non dice un parola. La donna non sa ma capisce.

Analisi dialogo

Fabione: Pierluigi Gigante

Toni: Pietro Castellitto

Fabione: Ammazza o. Cazzo, è perfetto. (Guardando il passaporto falso.)

Toni: Perché sono un artista, ao.

Fabione: Grazie, Tò. Tiè. Questo è il memoriale.

Toni: Quante pagine sono?

Fabione: Più del doppio di quelle pubblicate. 

Toni: Più del doppio…

Fabione: E a che ti serve? Ci fai altri soldi?

Toni: Questa è l’assicurazione sulla mia vita, Fa. Io di politica non c’ho mai capito un cazzo, c’hai ragione te. Ma se mi è rimasta una possibilità di rimanere vivo è grazie a questo. Dove te ne vai?

Fabione: Forse la Terra del Fuoco.

Toni: La Terra del Fuoco? Se era più vicino, ti venivo a trovare.

Fabione: Meglio di no.

Toni: E’ bella Roma, è?

Fabione: Meglio se io e te non ci vediamo più. 

Toni: Vattene prima che ci mettiamo a piangere.

Fabione: Tu devi andare, dove cazzo vado io?

Si abbracciano. 

Toni: Se non ci rivediamo speriamo che è per colpa tua.

Fabione: Mortacci tua, mi hai tolto la battuta di bocca. Ciao Tò.

Nel cuore di Il Falsario c’è un dialogo breve, asciutto, quasi dimesso, che riesce a raccontare molto più di quanto sembri. È lo scambio tra Toni e Fabione subito prima della fuga di quest’ultimo: una scena che funziona come addio mascherato, ma anche come snodo narrativo decisivo dell’intero film.

Analizzare questo dialogo significa entrare nel tema centrale dell’opera: la sopravvivenza come compromesso, l’amicizia che si scontra con la Storia, e l’identità che diventa merce di scambio. In superficie, la scena è costruita su uno scambio molto concreto: Toni consegna a Fabione un passaporto falso perfetto, mentre Fabione consegna a Toni il memoriale originale di Aldo Moro

Ma il senso profondo della scena non sta negli oggetti. Sta nel fatto che solo uno dei due può davvero salvarsi. Quando Toni dice: “Questa è l’assicurazione sulla mia vita” chiarisce definitivamente il suo arco narrativo. Toni non si considera un eroe, né un militante, né un uomo politico. È un artista che ha capito troppo tardi di essere finito dentro un meccanismo più grande di lui. Il memoriale non rappresenta potere, ma tempo. Tempo per restare vivo. Uno degli aspetti più interessanti del dialogo è il modo in cui Toni continua a dichiararsi estraneo alla politica: “Io di politica non c’ho mai capito un cazzo” È una frase apparentemente ingenua, ma profondamente tragica. Toni mente a se stesso solo in parte. Non perché non capisca la politica, ma perché ha capito che non importa capirla: quando sei dentro, sei già compromesso. Dal punto di vista recitativo, Toni parla senza enfasi. Non chiede perdono, non fa promesse, non pronuncia frasi solenni. È un uomo che ha già fatto i conti con la possibilità della morte, e proprio per questo usa un tono quasi quotidiano.

Fabione è il personaggio che in questa scena si spezza definitivamente. Quando parla della “Terra del Fuoco”, non sta davvero progettando una fuga: sta immaginando un luogo mitico, lontanissimo, irraggiungibile. È la fantasia di chi non ha più alternative reali. La battuta chiave è: “Tu devi andare, dove cazzo vado io?” Qui Fabione non è più un brigatista, non è più un combattente. È solo un uomo che capisce che l’amico ha ancora una possibilità, mentre lui no. L’ideologia, che avrebbe dovuto dargli una direzione, non lo protegge più. Il dialogo si chiude con uno scambio ironico, quasi scherzoso. È una scelta precisa di scrittura e di messa in scena. In Il Falsario non c’è spazio per i grandi discorsi d’addio. L’emozione viene compressa, trattenuta, spostata nelle pause e nei silenzi. La battuta finale serve a evitare il pianto, a rimandarlo. L’abbraccio che segue è muto, ed è proprio questo a renderlo potente. Lo spettatore capisce che è l’ultima volta, anche se i personaggi fanno finta di no.

Entra nella nostra Community Famiglia!

Recitazione Cinematografica: Scrivi la Tua Storia, Vivi il Tuo Sogno

Scopri 'Recitazione Cinematografica', il tuo rifugio nel mondo del cinema. Una Community gratuita su WhatsApp di Attori e Maestranze del mondo cinematografico. Un blog di Recitazione Cinematografica, dove attori emergenti e affermati si incontrano, si ispirano e crescono insieme.

Monologhi Cinematografici, Dialoghi, Classifiche, Interviste ad Attori, Registi e Professionisti del mondo del Cinema. I Diari Emotivi degli Attori. I Vostri Self Tape.