Il falsario (Netflix): trama completa raccontata e significato del finale

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~ LA REDAZIONE DI RC

Il falsario – Trama completa e spiegazione del finale

Il falsario è un racconto cupo e stratificato sul talento, sull’identità e sul prezzo da pagare quando l’arte smette di essere espressione e diventa strumento di potere. Seguendo l’ascesa di Toni, pittore capace di copiare qualsiasi cosa, il film attraversa criminalità organizzata, terrorismo e zone grigie dello Stato, fino a confondere verità e menzogna. La sua è una storia che cresce lentamente, si contamina con la Storia italiana e conduce a un finale tragico e amarissimo, che merita di essere raccontato e compreso fino in fondo.

Trama completa del film

Il film si apre con il rumore secco e ipnotico di una macchina da scrivere. Una voce racconta che, tra gli anni Settanta e Ottanta, a Roma è vissuto un falsario. Questa è solo una delle sue possibili storie.

Sotto una pioggia battente, sul Lungotevere, un uomo sale su un’auto parcheggiata. Racconta le sensazioni provate nel giorno della sua morte. Dentro l’abitacolo lo attende un killer che lo uccide senza esitazione. Subito dopo, un cartello riporta lo spettatore indietro nel tempo: tre anni prima, Lago della Duchessa.

Qui conosciamo Toni, un giovane pittore che disegna paesaggi davanti al lago. A raggiungerlo sono due amici d’infanzia: Fabio, operaio inquieto e sempre più vicino alla lotta armata, e Vittorio, un prete mite ma non privo di ambizioni. I tre partono insieme per Roma, convinti, forse ingenuamente, che stiano per fare qualcosa di grande. Nella Capitale Toni sopravvive come artista di strada, disegnando volti di sconosciuti e dormendo al freddo. La svolta arriva quando incontra una ragazza che lo introduce in un ambiente completamente diverso: una casa elegante dove si tiene una mostra. Qui Toni osserva un pittore famoso, chiamato semplicemente “l’artista”, e soprattutto Donata, gallerista carismatica e magnetica. Toni intuisce subito che quel mondo è fatto di apparenze, denaro e potere. Quando Donata scopre che è capace di copiare perfettamente un autoritratto del Bernini, lo mette alla prova: se riuscirà a replicare un Modigliani in modo indistinguibile dall’originale, lei tornerà.

Mentre Toni lavora ossessivamente alla copia, Fabio ricompare nella sua vita. È entrato nelle Brigate Rosse e gli chiede aiuto per un colpo in un’armeria. La rapina finisce nel caos: un carabiniere viene colpito, Fabio resta ferito, e solo l’intervento di Vittorio evita il peggio. Ma Toni ha ormai messo un piede in un mondo pericoloso. La copia del Modigliani è perfetta. Donata la vende per milioni e Toni scopre che il suo talento può renderlo ricco. La sua ascesa è rapidissima. Nei locali notturni entra in contatto con Balbo, boss della Banda della Magliana, che intuisce subito l’utilità di Toni. Da quel momento il pittore diventa il “falsario” della banda.

Balbo gli offre un atelier, protezione e soldi. In cambio, Toni deve lavorare per loro. È in questo contesto che assiste al suo primo omicidio: un uomo viene ucciso a sangue freddo perché sospettato di parlare troppo. Toni è sconvolto, ma sceglie di restare.

La sua vita cambia completamente. Vive con Donata, guadagna cifre enormi, realizza documenti falsi, passaporti, opere d’arte. Tra questi lavori conosce Sansiro, un giovane armato e ingenuo, con cui nasce un rapporto ambiguo, quasi affettuoso. Intanto Fabio continua a coinvolgerlo nelle attività delle Brigate Rosse. Gli chiede una macchina da scrivere, uno strumento apparentemente innocuo che diventerà centrale nella storia.

Quando alla radio arriva la notizia del rapimento di Aldo Moro, il film entra nella Storia con la S maiuscola. Toni viene contattato da un uomo misterioso e potentissimo: il Sarto. È lui a commissionargli un falso comunicato delle BR che annuncia la morte di Moro. Toni lo realizza con precisione chirurgica. L’Italia precipita nel caos.

Da questo momento Toni capisce di essere diventato qualcosa di diverso da un semplice falsario: è un ingranaggio di un sistema oscuro che muove politica, criminalità e istituzioni. La situazione degenera. Balbo viene eliminato, Donata non regge più quella vita, Fabio viene ucciso dalla polizia dopo aver consegnato a Toni un documento fondamentale: il memoriale originale di Aldo Moro. Toni prova a usarlo come salvacondotto per uscire dal sistema, ma il Sarto arriva sempre prima.

Finale approfondito del film "Il falsario"

La sera della presentazione eccezionale del quadro di Napoleone a ze Pippo, che ne è estasiato, l’uomo torna a casa e trova Donata con le valigie, che non può più sopportare questo stile di vita. Le notizie non sono finite: Balbo muore in un incidente d'auto: qualcuno gli ha tagliato i freni. Toni capisce subito il nesso con il Sarto, e non appena lo vede al cimitero quasi gli salta addosso. Il Sarto non si scompone e gli chiede un’altra commissione con il suo amico delle BR, Bruno: vuole il memoriale integrale del Presidente, non quello messo in giro dai giornali.

Toni rifiuta e in tutta risposta riceve a casa degli uomini che gli rompono le mani. In ospedale riceve la visita di Ze Pippo, che gli dà una lezione: la pazienza, nella vita, è una virtù. Così come il silenzio, sembra addirittura il mandante dei malviventi. Toni ha perso l’uso delle mani, questo per diversi mesi, e non si sente più utile a nulla. Un giorno va a visitare Vittorio, al quale aveva donato dei soldi in beneficenza per una nuova mensa per i poveri. Qui trova anche Fabio, che gli chiede un nuovo passaporto, deve espatriare. Toni accetta, ma prima li invita a giocare a pallone, un ultima volta. Toni torna da Donata, chiedendogli di sposarlo e promettendole di cambiare, e scoprendo che la donna aspetta un figlio da lui.

Toni realizza il passaporto falso, e si congeda con Fabio, che gli consegna il documento di Moro, originale. I due si salutano, per l’ultima volta. Dopo poco la polizia arriva e uccide Fabio. Ma il documento ora è nelle mani di Toni, che sa che sarà il salvacondotto per uscire da qeusta situazione e con l’aiuto di Vincenzo lascia il prezioso documento in un deposito abbandonato. Con la banda organizza il colpo del secolo: ruba 30 miliardi di lire da un deposito sull’Aurelia, spacciandosi per le brigate Rosse.

Ma il Sarto sa che dietro c’è lui, e quando si incontrano, ora è Toni che ha il coltello dalla parte del manico, avendo il documento di Moro. Ma apparentemente, perché il Sarto va proprio da Vittorio, minacciandolo e ricattandolo, dato che sa tutto, del giro di affari in cui era anche lui, dei suoi legami con Toni, e soprattutto… dato che il Sarto stesso ha rapporti altissimi con il Vaticano. Toni riceve la visita di Sansiro, chiamato per ucciderlo. Ma Sansiro gli dice che ricorda il debito che aveva con lui e che è disposto ad aiutarlo, dicendogli che non ha tempo.

Toni corre al nascondiglio e scopre che i documenti non ci sono più, li ha già presi il Sarto, al quale Vittorio si è venduto. E Sansiro deve consegnare un corpo al Sarto. Toni ha un’ultima, folle ida: lui e Vittorio si somigliano tutto, e Toni deve andare via… Toni lascia una lettera a Vittorio, che l’uomo legge nel ristorante sul tevere dove si vedevano sempre. Nella lettera, Toni fa capire che sa tutto, e che sta cercando di scappare e lascia a Vittorio l’ultima cosa che gli è rimasta: la sua macchina. Lui e Toni sono uguali… lo diceva sempre anche sua moglie… e al Sarto, serve un corpo… Vittorio arriva al ristorante a piedi e legge la lettera di Toni, che ha anche le chiavi della macchina. Vittorio entra in auto. Nell’auto di Toni. Dentro, Sansiro, che uccide Vittorio. Sul tevere, Toni entra in un taxi, con Donata felice. Ma l’uomo non dice un parola. La donna non sa ma capisce.

Conclusione

Alla fine, Il falsario lascia lo spettatore con una sensazione precisa: non esistono vere vie di fuga quando si diventa parte del meccanismo. Toni riesce a salvarsi, ma lo fa nel modo peggiore possibile, cancellando se stesso e sacrificando l’unica persona rimasta davvero pura nella sua vita. Il film si chiude così su un paradosso potente: il falsario più grande non è colui che copia quadri o documenti, ma chi arriva a falsificare la propria morte pur di sopravvivere. Un finale che non cerca consolazione, ma che restituisce tutta la tragicità di un’epoca e di un uomo che ha smarrito la propria identità lungo il percorso.

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