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~ LA REDAZIONE DI RC
Se stai cercando un monologo femminile per provino che mostri vulnerabilità, sensualità trattenuta e un sottotesto disturbante senza finire nel melodramma, questo fa per te. Il monologo di Cydney da A Perfect Getaway è una trappola perfetta: sembra una confessione intima, ma sotto c’è qualcosa di più ambiguo. Ed è proprio lì che un’attrice può fare la differenza.
Film/Serie: A Perfect Getaway - Una perfetta via di fuga
Personaggio: Cydney
Attore/Attrice: Milla Jovovich
Minutaggio: 45:00-48:00
Durata monologo: 3 minuti
Difficoltà: 8/10 — intimità, trauma e doppio fondo da tenere insieme
Emozioni chiave: vergogna, eccitazione, paura, nostalgia, allarme
Adatto per: provini cinema thriller, drama psicologico, ruoli femminili ambigui
Dove vederlo: Netflix Italia; disponibile anche per acquisto/noleggio digitale in Italia.
In A Perfect Getaway, thriller scritto e diretto da David Twohy, Cydney è una giovane donna in viaggio alle Hawaii con il marito Cliff, mentre intorno ai personaggi cresce il sospetto che una coppia di assassini stia colpendo turisti sull’isola. Milla Jovovich costruisce Cydney come una presenza apparentemente aperta, seduttiva, istintiva, ma mai del tutto leggibile. In questa scena, Cydney si apre con Gina e racconta un episodio del proprio passato legato a un ragazzo di nome Rocky. Il punto, per un’attrice, non è solo “raccontare un trauma”: è capire quanto Cydney stia davvero confessando, quanto stia manipolando il racconto e quanto stia usando quel dolore per creare vicinanza. Il film dura 97 minuti ed è del 2009.

Qualche volta mento sulla mia vita passata. Quando i miei smisero di gettarsi fango e si separarono, stabilirono di prendersi due figli ciascuno. Il problema era che eravamo cinque figli. Così io… io fui affidata per qualche tempo a una famiglia, fino a quando conobbi un ragazzo che si chiamava Rocky, aveva un paio d’anni più di me. E… e strano, perché tutti nel quartiere credevano che fosse un ragazzo carino, un vero gentiluomo… ma io vidi qualcosa di diversi in lui, qualcosa di sinistro, qualcosa di inquietante, di pericoloso. Con la macchina una sera arrivammo fino al lago. Faceva così caldo, pioveva… io avevo lasciato aperto il bottone degli shorts soltanto per eccitarlo.
Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.
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Sai, speravo che fossimo andati lì per quello. Oh, mio Dio… mi ricordo anche che era rotto il sedile di vinile, e che mi graffiava tutte le gambe. Provavo un fastidio enorme, ma quello che faceva con le dita mi dava fastidio. E così quando lo toccavo ed era bello, scivoloso, sul punto di scoppiare, e io stavo per venire per la prima volta nella mia vita… lui improvvisamente ha acceso i fari. E mi ha fatto scendere dalla macchina, per cercare qualcosa dietro un grande cumulo di foglie. E c’era Goldie, il labrador dei vicini. E aveva… aveva ancora stretti intorno al collo il collant con cui l’aveva impiccato a un albero. Disse che se l’avessi detto a qualcuno mi avrebbe ucciso.
“Qualche volta mento sulla mia vita passata.”: Attacca piano, quasi con pudore, non come una grande rivelazione.
“Quando i miei smisero di gettarsi fango e si separarono…”: Ritmo leggermente più veloce, come se volessi superare la parte familiare.
“Il problema era che eravamo cinque figli.” Qui fermati mezzo secondo prima di “cinque”.
“Così io… io fui affidata per qualche tempo a una famiglia…”: Ripetizione di “io” da usare come inceppo autentico, non da attrice che sottolinea.
“fino a quando conobbi un ragazzo che si chiamava Rocky…”: Non renderlo subito mostruoso. All’inizio è quasi un nome che torna da lontano.
“tutti nel quartiere credevano che fosse un ragazzo carino…”: Qui usa un mezzo sorriso che dura un attimo e poi sparisce.
“ma io vidi qualcosa di diverso in lui…”: Rallenta nettamente. Sposta gli occhi da Gina, come se vedessi davvero quell’immagine.
“Con la macchina una sera arrivammo fino al lago.”: Frase di transizione: tono quasi narrativo, come se stessi entrando in un ricordo sensoriale.
“Faceva così caldo, pioveva…”: Qui lavora di sensazione fisica: pelle, aria, umidità.
“io avevo lasciato aperto il bottone degli shorts soltanto per eccitarlo.”: Questa è la trappola più grande: non farla seduttiva per il pubblico. Dillo quasi con vergogna, ma senza moralismo.
“Sai, speravo che fossimo andati lì per quello.”: “Sai” va usato per cercare complicità con Gina.
“Oh, mio Dio… mi ricordo anche che era rotto il sedile di vinile…”: Ottimo punto per un cambio: da erotico a concreto.
“Provavo un fastidio enorme, ma quello che faceva con le dita…”: Qui il respiro si spezza.
“E così quando lo toccavo ed era bello, scivoloso…”: Fai sentire che il linguaggio ti costa fatica.
“e io stavo per venire per la prima volta nella mia vita…”: Questa frase va detta quasi incredula, come se la Cydney di oggi giudicasse quella ragazza.
“lui improvvisamente ha acceso i fari.”: Togli aria dalla voce: il piacere si rompe.
“E mi ha fatto scendere dalla macchina…”: Tono più piatto, quasi dissociato.
“E c’era Goldie, il labrador dei vicini.”: Non dire “Goldie” come nome carino. È il pugno nello stomaco. Pausa prima del nome.
“E aveva… aveva ancora stretti intorno al collo il collant…”: La ripetizione qui è shock puro.
“Disse che se l’avessi detto a qualcuno mi avrebbe ucciso.”: Chiusura quasi sussurrata.
Questo monologo è interessante perché non chiede all’attrice una sola emozione, ma tre linee contemporanee: confessione, memoria sensoriale e pericolo. Il cuore di questa scena sia proprio l’ambivalenza. Cydney non sta solo raccontando un trauma: sta anche testando chi ha davanti, sta misurando l’effetto delle sue parole, sta costruendo un rapporto.
Il punto chiave è che il testo alterna dolore e dettaglio fisico. Se lo fai tutto “traumatizzato”, diventa monocorde. Se lo fai tutto “sensuale”, sbagli film e sbagli personaggio. L’errore più comune sarebbe recitarlo come un monologo scandaloso o come una seduta terapeutica. Non è nessuna delle due cose.
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Monologo Femminile - Ana Polvorosa in "L'ultima notte a Tremor"

Funziona per:
provini per thriller psicologici
ruoli femminili ambigui, feriti ma lucidi
scene da camera in cui conta il sottotesto
self tape dove vuoi mostrare precisione emotiva
Evitalo se:
cerchi un pezzo comico o brillante
hai bisogno di un monologo più “esplosivo” e frontale
il casting chiede energia alta e immediata
Si abbina bene con: un secondo pezzo più secco e controllato, magari tratto da un drama familiare, per mostrare contrasto.
Se lavori su questo pezzo, concentrati meno sul “raccontare bene” e più sul far sentire cosa Cydney sta scegliendo di mostrare e cosa no. È lì che il monologo Cydney A Perfect Getaway smette di essere solo un testo e diventa materiale vero da attrice.
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